Il falso mito dell’eterna giovinezza e della super efficienza

Si parla continuamente di come essere sempre super efficienti e di come non invecchiare. Ma sarebbe veramente molto utile per tutti noi capire che è innaturale e assurdo se non folle e patologico voler perseguire questo ideale. E’ come se volessimo che la notte non giungesse mai e fosse presente la luce sulle 24 ore.

Dobbiamo imparare il significato  del ritmo e dei tempi assolutamente naturali di tutto quello che ci circonda e comprendere che nel mondo materiale siamo immersi e dalle sue leggi dobbiamo imparare a cogliere il significato, imparando a rispettare e considerare l’intrinseco valore delle pause e accettare i nostri reali limiti fisici.

L’invecchiamento è processo di cambiamento che avviene da quando veniamo al mondo e non cessa mai. Un po’ come il valore di un’automobile che inizia a decrescere da quando la compriamo. Cambiamenti che certamente sono più gratificanti nella fase ascendente della vita in quanto sono continue e possibili acquisizioni. Ma è giusto ricordare che ogni cambiamento è comunque sempre collegato a una perdita; pensate al bambino che non ha più il ciuccio o che non viene più allattato.

Nella fase discendente della vita la forza vitale decresce anno dopo anno e questa è un evidente perdita ma si accompagna a una possibile crescita interiore di una forza che potremmo considerare immateriale o spirituale  data da tutte le nostre esperienze. Una forza di cui spesso ignoriamo totalmente l’esistenza e di cui il mondo materialistico nega perfino l’esistenza.

Il mito dell’eterna giovinezza e della super efficienza non sono solo fasulli ma  anche pericolosi in quanto non ci permettono di  dare ascolto a noi stessi ai nostri personali tempi e di accettare i passi che via via ci conducono in una dimensione più interiore o di cambiamento; rifiutiamo di ammalarci e di invecchiare.

Rifiutiamo di fermarci  per un raffreddore, ma anche per patologie più serie; conosco persone che vanno avanti a lavorare per anni con dolori insopportabili prima di fermarsi e accettare di curarsi o di sospendere il lavoro. Alcune volte si ha paura di perdere il posto, la stima e il livello raggiunto nella scala sociale e professionale, oppure si teme di non poter reggere economicamente. Sono tutti timori fondatissimi in quanto la società nella quale viviamo ci vuole super efficienti e non c’è spazio per la malattia intesa come pausa necessaria per la cura e il ripristino dell’equilibrio e delle forze. Si mette la testa sotto la sabbia e si va avanti.

Per l’invecchiamento è ancora peggio; la maggior parte delle persone si ritrovano di botto vecchie e non se ne sono accorte. Sono tante le testimonianze di questo tipo che i miei pazienti mi confidano. Si lavora incessantemente tutta la vita per stare al passo con i ritmi che la società ci impone, ritmi sempre più incalzanti ai quali siamo costretti a stare. Abbiamo sempre  meno tempo per noi. E per finire i social network dallo smart phone in poi come strumenti che ci rendono talora incapaci anche nella vasca da bagno di restare in compagnia di noi stessi.

E poi boom….  come una doccia fredda…scopriamo di essere invecchiati. Non ci si prepara, non ci si accorge o non si da peso ai  piccoli cambiamenti che il corpo ci manda giorno dopo giorno.

Oggi si tende a nascondere i capelli bianchi  ben oltre i 70 anni, si tolgono le rughe iniziando già talora dopo i 30 anni per non finire più ed essere pian piano completamente irriconoscibili a noi stessi. La medicina estetica non è certamente un aiuto in questo senso soprattutto sulle persone insicure e fragili

Anche sulla la medicina classica è lecito farsi due domande; i valori di colesterolo nel sangue, i valori di pressione arteriosa, di  densità ossea, di artrosi non sono forse considerati ideali facendo riferimento a soggetti giovani? Non rischiamo di voler correggere in modo eccessivo definendo patologiche alterazioni che possiamo considerare  squisitamente correlate con l’invecchiamento? E’ un rischio al quale dobbiamo prestare attenzione senza fanatismi in nessuno dei due sensi.

L’equilibrio tra trascurarsi, non curarsi e il suo opposto è una linea molto sottile e per niente facile da valutare e soprattutto è diversa da persona a persona e dipende da un infinità di variabili da tenere in considerazione; lo stile di vita, la personalità, le condizioni generali di salute, la famigliarità, le condizioni ambientali e sociali, la costituzione.

Non è quindi possibile avere un opinione che si adatti a tutti ma è sacro santo cercare di capire quando è il momento di accettare un nostro limite sfruttando quello che da esso possiamo imparare.

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