Medicina: arte o scienza?

Da quando siamo piccoli veniamo educati a separare sistematicamente il nostro mondo in quello che si può calcolare e quello che non si può calcolare; il primo lo consideriamo scientifico e il secondo empirico.

Da questa artificiale separazione si generano a mio parere atteggiamenti che mi piace considerare squillibrati oppure incompleti e potenzialmente pericolosi. Albert Einstein affermava che le persone si dividono in due categorie: quelle che vedono in tutto un miracolo e quelle che non lo vedono in niente.

Da un lato i materialisti fedeli alla sola materia calcolabile e dall’altro lato gli empirici fedeli a un loro credo o meglio sarebbe dire un loro sentire non oggettivabile, confutabile o riproducibile. Quando parliamo di energia parliamo di un aspetto più rarefatto della materia, più difficile da misurare e potenzialmente manipolabile dalla nostra fantasia che resta ancora a sua volta una possibile forma di energia.

Per questo motivo siamo abituati culturalmente a temerla e a giudicarla con estremo pregiudizio in quanto facente parte di un mondo non controllabile. L’istituzione religiosa cattolica per prima tende per quanto possibile a negare forze occulte e guarigioni miracolose  anche quando evidente. Come nel caso di di Padre Pio  per anni sottoposto a valutazioni e giudizi severissimi da parte di prelati e intonacati.

Ouspensky scriveva nel 1915 che la geometria intesa come scienza per calcolare la terra considera solo tre linee perpendicolari reciprocamente tra di loro eppure l’universo è descritto e noto come infinito. Il filosofo matematico Ouspensky ipotizza un infinità di linee potenzialmente perpendicolari tra di loro non calcolabili e attribuisce questa limitatezza non già alla geometria in sé bensì alla coscienza umana. Una scienza la nostra limitata solo dalla nostra stessa limitazione coscienziale.

Ne consegue che non possiamo avere una fede cieca nella scienza come nei confronti di niente altro. Dobbiamo invece avere un occhio attento e critico verso le nuove scoperte e metodiche scientifiche esattamente come verso quelle empiriche. Non è la fede irrazionale che ci deve guidare ma sempre il buon senso e il nostro sentire profondo. Soprattutto quando ci troviamo nel campo della medicina e della salute. Entrambe queste due fazioni hanno una visione magari anche molto precisa e raffinata ma pur sempre incompleta e rischiano di arrivare a conclusioni e quindi azioni scorrette.

Credo sia ormai giunto il tempo di unire la materia alla sua componente energetica, il materialismo con il magnetismo, la carne con lo spirito. Solo unendo queste inseparabili componenti diventa possibile avere una visione e quindi un’azione più completa ed efficace per curare e lenire, una saggezza nell’usare i farmaci e i nuovi strumenti di indagine diagnostica cogliendone i limiti.

Una nuova possibilità di unire le antiche e intramontabili conoscenze mediche e filosofiche con le nuove scoperte tecnologiche; entrambe al servizio le une delle altre e non già assorte in una lotta ideologica, assurda e senza fine, da cui l’uomo non può che uscire perdente e privo della sua vera identità e natura duale.

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Una risposta a Medicina: arte o scienza?

  • ivabellini scrive:

    sarebbe ora di unire spirito e materia! eeeee!!! Eccome no!….ma non oltre il prossimo venerdì sera alle 19 perchè dopo “stacco”…..c’ ho da fare…..non c’ ho voglia…..nel caso avvertitemi………….

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