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I pazienti non sono più pazienti

Il nome paziente sembra ormai volgere al tramonto dalle nuove direttive sanitarie in effetti i pazienti sempre meno sono pazienti, sia nel senso di “sapersi dare del tempo” sia in quello canonico, ovvero paziente uguale “che patisce”. Per curarsi bisogna prima di tutto riconoscere uno stato patologico, è chiaro: rifiutare questo e pretendere di recuperare con la stessa fretta con cui si mangia un panino, non ha senso.

Si tratta del frutto di questo stile di vita e della frenesia che il mondo del lavoro ci impone o per lo meno cerca di imporci.

Curarsi e trovare il tempo per curarsi è quasi un miraggio, suona come una vecchia melodia, qualcosa che non ci appartiene più. Un appuntamento settimanale  per fare un trattamento di agopuntura richiede al paziente …una fortissima determinazione per liberarsi dagli impegni lavorativi che sembrano fagocitare sempre di più il tempo degli adulti e anche dei bambini.

La nostra società non lo condivide e non lo approva: ci spinge verso cure farmacologiche e terapie che al massimo prevedono un ciclo di 10 trattamenti.

Ma per molti disturbi non basta; una lombalgia o una cefalea presenti da 20 anni, così come un disturbo di ansia profondamente radicato nella personalità, o un disturbo dell’alimentazione consolidato negli anni non passano in 10 sedute.

Ci vuole pazienza! Tanta pazienza per guarire veramente e non solamente per tamponare i sintomi di una patologia conclamata, perchè quest’ultima, anche se non è di vecchia data, è comunque il risultato da uno squilibrio che si è protratto nel tempo prima di manifestarsi, oppure di una costituzione: in entrambi i casi per migliorare un terreno e lavorare sulla radice di un disturbo ci vogliono tempo e impegno.

Occorre un buon medico che sappia ascoltare, guardare, toccare, diagnosticare e discriminare la cura più adatta; in breve  un medico che sia un medico e poi ci vuole un paziente che sia paziente. Senza questo binomio il trattamento non sarà un vero trattamento ma un palliativo oppure sintomatico e niente più.

Manca la cultura per tutto questo; quando pensiamo che basti una molecola per trattare un reflusso gastroesofageo e un’ipersecrezione gastrica abbiamo già ragionato in modo assurdo: qualunque molecola più o meno efficace su un sintomo, rende il corpo dipendente da questa somministrazione e non ne cura la causa e lo squilibrio alla sua origine ma lo sposta generando un altro squilibrio.

Un lassativo, un diuretico, un antiacido, un’antidepresivo sono farmaci che, se assunti regolarmente, creano dipendenza ovvero non è pensabile poterli rimuovere senza causare danni ancora più gravi; ma tutti pensano senza batter ciglio che è normale perchè la malattia è ancora presente. Non solo è ancora presente ma può anche essere peggiorata nuovamente ma questo non sconvolge più di tanto, perchè siamo proprio abituati a ragionare che è normale così. Quando si inizia una terapia è facile che sia a vita.

Eppure si pretende che l’agopuntura debba idealmente in 10 sedute (meglio in 3) trattare un disturbo anche severo e di vecchia data e questo vale anche per altre terapie. In questo caso il discorso è diverso ma ci rendiamo conto di quanto sia distorto il modo di ragionare?

Un peccato  e un vero pericolo ragionare in questo modo consumistico sulla propria salute: si rischia di perdere di vista quello che si può fare veramente per stare meglio fermandosi a quello che appare più veloce e facile come appunto assumere una pastiglia.

Non vi è niente di male nell’essere pazienti soprattutto quando c’é di mezzo la propria salute.

La tutta nuova volontà di cambiare il nome è proprio il segno che questa visione è ormai perduta forse per sempre.

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2 Comments

  1. ivabellini ha detto:

    Io non mi dispiacerei. Quello che conta è il sentire, se il malato non sente alcun minimo miglioramento nel tempo….o è “de coccio” o la cura non va! Semplice! Se uno ha la sensibilità per accorgersi di una mutazione in corso….non si dispiace di aspettare, diversamente….non aspetta! Quindi può anche chiamarsi “Filiberto arcidiacono della grandissima immacolata celeste” anzi chè “paziente”….perchè questo non cambierebbe nulla nella sostanza! :mrgreen:

  2. Cathe ha detto:

    Certamente cambiarli il nome non ha nessun senso ..sono perfettamente d’accordo :mrgreen:

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