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Curare la blefarite con agopuntura e fitoterapia cinese: un caso pilota

La blefarite viene anche chiamata “disfunzione delle ghiandole di Meibomio”; siglata dagli specialisti MGD, è un disturbo tendenzialmente cronico dato da un malfunzionamento delle ghiandole localizzate nello spessore delle palpebre appunto chiamate ghiandole di Meibomio.

Queste piccolissime e utili  ghiandole si trovano all’interno delle tessuto palpebrale e il loro secreto finemente oleoso fuoriesce sul bordo palpebrale, appena dietro la linea delle ciglia impedendo l’ eccessiva evaporazione del fluido lacrimale.

In caso di disfunzione di queste ghiandoline  il fenomeno di lubrificazione dell’occhio viene alterato causando secchezza della superficie oculare e possibili infezioni batteriche. Si genera quindi un circolo vizioso dove l’irritazione genera un ulteriore peggioramento della funzione delle ghiandole di Meibomio.

In poche parole l’occhio perde per così dire la sua protezione fisiologica e diventa infiammato in modo permanente. I sintomi sono arrossamento, sensazione di sabbia nell’occhio, ipersecrezione lacrimale, bruciore e secchezza della superficie oculare con possibili acutizzazioni e infezioni ricorrenti.

Il collegamento tra occhi e i meridiani energetici è noto in diverse discipline olistiche e tutti sanno che come “effetto anticollaterale” di un buon trattamento di agopuntura  la vista può migliorare e rafforzarsi e lo sguardo diventare più luminoso e vivace.

Questo perchè tutti i meridiani o canali sono collegati in modo diretto o indiretto con gli occhi. Lavorando quindi su di essi è possibile interagire sulla microcircolazione dell’occhio rinvigorendola e sostenendola. Esistono cliniche in Cina dedicate unicamente ai disturbi visivi anche degenerativi e cronici trattati con successo attraverso i punti di agopuntura.

Non mi era ancora però capitato di avere una paziente che giungesse nel mio studio per risolvere unicamente un problema di blefarite cronicizzato e non responsivo alle cure farmacologiche tradizionali. In un campo così ultra specialistico come l’oculistica è difficile che i pazienti vengano inviati dal collega anche se emerge una difficoltà terapeutica evidente data sopratutto dalla mancanza di strumenti terapeutici che vadano oltre la detersione, oppure l’utilizzo di antibiotici e cortisonici.

Sono gli otorinolaringoiatri che più facilmente consigliano l’agopuntura per il trattamento degli acufeni ma anche in questi casi si tratta non tanto di una fiducia nel trattamento  ma piuttosto una sorta di “tanto non fa male”. Molti medici infatti consigliano l’agopuntura non perché nell’ottica di usare una medicina alternativa per trattare i disturbi poco sensibili alla terapia farmacologica classica ma per miglioare quella che una volta si considerava la componente psicosomatica.

Siamo ancora nell’idea che l’agopuntura possa essere un immaginario sedativo afarmacologico  per non dire un effetto placebo e niente più. Questo perchè non si riesce a capire come inserendo dei aghi sottilissimi in punti anche lontanissimi dal viso un acufene o una blefarite possano regredire completamente anche in casi avanzati e cronicizzati da anni.

Se avrete un po’ di pazienza posso provare a spiegarvelo prendendo  lo spunto da questo caso di blefarite cronica trattato con successo. Si trattava di un donna di  50 anni affetta da blefarite cronica da 2 anni senza nessun altra patologia o terapia in corso eccetto per la terapia sostitutiva che aveva dovuto prendere per controllarne le  importanti vampate e altri disturbi correlati come dolori articolari e depressione insorti con la menopausa anch’essa presente da circa 2 anni.

I suoi occhi alla prima visita erano totalmente arrossati e con una lacrimazione abbondante associata a bruciore e secchezza poco sopportabili che impedivano alla paziente di riposare di notte nonostante l’innumerevole numero di gocce e lacrime artificiali inserite negli occhi. La paziente aveva eseguito diverse visite oculistiche, seguito diverse cure e utilizzato diversi colliri ma senza successo. Manifestava una fortissima fotofobia ed era quindi costretta ad utilizzare occhiali da sole a qualunque ora del giorno e della notte.

Un problema che potrebbe sembrare a prima vista lieve e di scarsa importanza clinica ma che condizionava fortemente la vita sociale della paziente senza ovviamente parlare dell’aspetto estetico comunque da non sottovalutare.

L’occhio e la vista sono inoltre collegati al fegato come organo fondamentale. Ho quindi iniziato a lavorare sul fegato nutrendo la sua componente yin e drenando il suo possibile calore latente attraverso rimedi fitoterapici e trattamenti mirati di agopuntura nei quali usavo anche  punti che potessero raggiungere direttamente l’occhio muovendo in questo modo la circolazione locale.

I trattamenti di agopuntura  erano abbastanza impegnativi ma la paziente era davvero “paziente” e costante come pochi ne ho visti in questi ultimi 10 anni di lavoro in questo settore. La sua era una autentica speranza di guarire e completa collaborazione al trattamento da me proposto.

Dopo aver impostato un certo tempo di fondo ho richiesto la sospensione della terapia sostitutiva farmacologica sicura che i disturbi correlati con la menopausa sarebbero stati ben controllati dal mio lavoro mirato sullo yin  e sul calore interno. Il risultato a questo punto non ha tardato a mostrarsi.

La paziente iniziava ad arrivare in studio senza i suoi occhiali da sole sfoggiando uno sguardo brillante e soprattutto felice. Permaneva solamente secchezza sulla quale abbiamo continuato a lavorare dall’interno con i rimedi fitoterapici per bocca e dall’esterno con gocce lubrificanti prodotte dal suo stesso sangue attraverso una sorta di filtro e di purificazione della componente liquida.

Un lavoro di soddisfazione non solo per la paziente ma per tutti quanti, immagino anche per il suo oculista che spero in un futuro possa inviarmi di sua spontanea volontà i suoi casi più difficili e cronicizzati in un ottica di collaborazione reciproca.

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2 Comments

  1. Alessandra ha detto:

    Buongiorno,
    sono molto interessata a quanto a scritto riguardo alla sua paziente che soffriva di secchezza oculare.
    Mio figlio che ha 19 anni soffre di meibomite. Non può più uscire di casa, se non per un’ora al massimo, perché le polveri nell’aria gli fanno molto male ed è costretto a rimanere in casa.
    E’ seguito da più mesi ormai da una dottoressa attraverso l’agopuntura ma, purtroppo non sente alcun rimedio.

    Nel suo testo parlava di rimedi fitoterapici e di gocce prodotte dal suo sangue (immagino parli di siero autologo) che hanno portato rimedio alla sua paziente.
    Potrebbe gentilmente dirmi di più.
    La ringrazio veramente molto.
    Alessandra

    • Cathe ha detto:

      La ricetta fitoterapia cinese è una ricetta che viene fatta sulla condizione di fondo del paziente oltre che sui suoi sintomi. Viene costruita sul paziente e non è uguale per tutti coloro che hanno lo stesso identico disturbo per capirci, dipende dalla sua costituzione e radice che sono talora indipendenti dai sintomi. Per le gocce credo siano utili solo quando dall’interno il lavoro e la causa sono ormai in risoluzione e si fanno in cliniche oculistiche specializzate. Non si dia per vinta e auguri.

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