Dry needling: cosa è e chi la pratica

Il dry needling consiste nell’inserire e manipolare un singolo ago di agopuntura nella sede del dolore e in quello che in campo riabilitativo viene definito trigger point attivo. Lo scopo è quello di distruggere questo punto di addensamento tessutale,  considerato da molti esperti neurofisiologi come una possibile causa della cronicizzazione del dolore e dei dolori ricorrenti  muscoloscheletrici, nonchè il risultato di contratture,  vizi posturali e traumi.

Si tratta di una tecnica da secoli usata nella medicina cinese. Sono moltissimi gli agopuntori che la usano  per togliere la sintomatologia dolorosa localizzata in uno specifico  punto muscolo scheletrico chiamato Ah shi point. In Cina viene praticata quasi sempre insieme a un lavoro sui meridiani perchè è veloce, facile e soprattutto efficace sul dolore.

All’estero come in Olanda, Germania, Svizzera  e in molti paesi, tranne in Italia, questa tecnica è inserita nelle cure riabilitative e praticata da fisioterapisti  che abbiano frequentato  il relativo corso di addestramento. L’ideatore della tecnica chiamata dry needling era appunto un fisioterapista che per primo ha voluto separare  la metodica dalla sua origine  considerandola indipendente dalla medicina cinese e appartenente piuttosto alla branca delle più moderna medicina manuale.

In effetti il dry needling, per essere efficace, non richiede all’agopuntore grandi conoscenze anatomiche dei diversi muscoli, ne delle fasce o della neurofisiologia muscolare come non richiede al fisioterapista nessuna  conoscenza dei meridiani dei principi della medicina cinese; richiede sterilità, igiene della cute e dell’ago, una buona capacità di individuare con precisione il trigger point e infine una buona manualità nell’inserzione e manipolazione dell’ago, cosa facilmente acquisibile con un po’ di esperienza pratica sul campo.

Il Dott Picozzi, a cui devo la gratitudine di avermi  fatto conoscere quelli che oggi io considero i veri gioielli segreti della medicina cinese, diceva sempre un po’ come critica nei confronti di numerosi colleghi agopuntori:
“Non serve studiare 4  anni di medicina cinese, sapere il decorso dei meridiani,  i diversi collegamenti tra di loro e  la funzione dei singoli agopunti  per poi limitarsi a inserire un ago sul punto del dolore”!

Il mio maestro Dott Tefhu Tan  spiega ad ogni suo corso come è possibile agire sul dolore usando le relazioni fra i meridiani e non solamente il punto locale (“per spegnere una lampadina si può tirare un sasso, oppure usare l’interruttore”).

Inoltre lui descrive l’esistenza di sistemi  basati  sui 5 punti antichi in grado di ottenere quelli che definisce come una specie di  interrutori digitali del dolore con i quali è possibile modulare in modo preciso il nostro intervento dall’esterno come quando accendiamo la luce, un lavoro decisamente più complesso e sofisticato che rischiava di essere perduto se non avesse iniziato a insegnare a tutti medici e fisioterapisti quello che da sempre era stato unicamente tramandato e gelosamente custodito  all’interno dalla sua famiglia.

Usare il dry needling, che significa puntura a secco proprio perchè non usa un ago di una siringa per iniettare una qualsivoglia sostanza antidolorifica, significa, che lo si voglia o no, accettare un tipo di agopuntura; e funziona, funziona molto bene sul dolore. E non vedo perchè non usarla. Io stessa la uso per rinforzare il mio lavoro nei casi molto acuti.

L’importante è capire che si tratta di un frammento  di un’antica medicina manuale tramandata da secoli e la cui ricchezza non si limita alla semplice puntura del trigger point ma è decisamente più vasta.

Usare il dry needling per rimuovere i trigger point  e  poi usare manovre ed  esercizi per agire sul sistema motorio e posturale evitando che si rigenerino altri trigger è comunque un lavoro completo ed efficace in campo fisioterapico e riabilitativo. Conoscere anche i meridiani energetici, sapere dove decorrono sul corpo e come sono collegati tra di loro è come conoscere i diversi muscoli, dove si inseriscono e come si contraggono uno rispetto all’altro: aumenta l’efficacia del trattamento motorio.

Sarebbe ora di smetterla di considerare la fisioterapia per i materialisti e le persone concrete e l’agopuntura per i mistici e  i sognatori. Parliamo di aspetti diversi della materia, uno più denso e l’altro più rarefatto e sottile, entrambi importanti, entrambi presenti nella nostra vita di tutti i giorni e soprattutto entrambi utilizzabili per stare meglio e per curarsi.

Conoscere oltre a  muscoli e tendini di una specifica articolazione anche i percorsi energetici dei diversi meridiani che la attraversano, consente all’operatore non solo di indicare i movimenti e le manovre più utili da fare ma permette di far circolare e drenare l’infiammazione dal luogo del dolore verso l’esterno in modo più veloce  de efficace.

Si tratta di una conoscenza globale del corpo e di tutte le sue  leggi fisiche, dalle più materiali ed esterne a quelle più interne e sottili; un approccio culturale di ampio respiro senza fanatismi o settarismi, senza che si debba fare la guerra per aggiudicarsi l’appartenenza della tecnica.

Una possibilità invece  questa di  affiancare conoscenze antiche e di nuova generazione in un’unica e sempre più ricca visione della cura di sé stessi.

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