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Vacanze e libertà

Succede a molte persone di tornare dalle vacanze quasi contenti e sollevati all’idea di tornare al lavoro! Questo avviene quasi sempre non perché veramente lavorare sia il nostro più grande desiderio ma di solito quando la famiglia o i nostri compagni di vacanza non ci lasciano vivere a modo nostro ma ci impongono sistematicamente il loro ritmo senza rispettare in nessun modo il nostro.

E’ normale che questo avvenga, siamo tutti diversi; a chi piace il mare a chi la montagna, a chi alzarsi presto a chi fare la grassa mattinéé, mangiare al ristorante invece che saltare il pasto con un frutto e così via. Ogni età poi ha i suoi must e anche l’appartenenza a un sesso piuttosto che a un altro ci dona delle possibile preferenze di gusti che non possono, evviva Dio, essere le stesse.

Ma le vacanze sono fatte anche per stare insieme a chi si ama e per così dire mettere in secondo piano le nostre esigenze rispetto a quelle dell’altro o degli altri. Credo sia sacrosanto, ma esiste un giusto equilibrio che deve essere rispettato, affinchè un genitore o marito/moglie non si ritrovi a iniziare un anno di lavoro più stanco di quando è partito oppure più teso di prima. La vacanza dovrebbe essere per tutti una vacanza soprattutto per la testa.

La libertà di essere se stessi potrebbe manifestarsi nell’andare in giro nudi per esempio, nel mangiare all’ora che ci piace oppure svegliarci all’ora che ci aggrada senza essere sistematicamente rimproverati o nell’impossibilità di poterlo fare. Nutrire le proprie passioni che possono essere la lettura oppure un particolare sport o attività ma anche il non fare assolutamente niente e non sentire l’esigenza neanche di parlare.

Esistono persone adulte che tale spazio di libertà altrui non lo concedono mai; se si sta insieme si deve stare insieme dalla mattina alla sera, dimostrando in ogni istante l’interesse di stare insieme, fiumi di parole senza lasciare neanche un vuoto, vicini vicini in ogni momento e azione della giornata. Alzarsi di mattino presto andare a fare colazione da soli magari all’alba e tornare a mattina tarda con i pasticcini o un altro pensiero è inaccettabile, quasi un tradimento!

Per queste persone tutto è programmato e deve esserlo nel dettaglio. In questo modo non esiste alcuna possibilità di fare secondo un proprio sentire per il semplice fatto che non era stato programmato, e quindi viene subito condannato come atteggiamento scorretto.

Il condividere un’esperienza è certamente un atto che avvicina molto le persone tra di loro e favorisce un senso di unità e questo è indiscutibile. Pensate al ramadan dei musulmani come da solo rafforza il loro senso religioso. Fare insieme qualunque cosa è un atto molto importante all’interno di una famiglia o di un rapporto di coppia ma vale anche l’esatto contrario; ogni membro della famiglia necessita di un suo spazio personale altrettanto importante, nel quale ogni atto non deve essere considerato o confuso con un atto di separazione in senso lato.

A quelli che fanno questa confusione sarebbe giusto spiegare che la vera separazione non dipende dalla lontananza fisica. L’unione, quella vera, può richiedere talora anche una distanza e comunque si mantiene in qualunque caso e per due esseri che si amano lo spazio fisico che li separa è solo quello che i buddhisti definiscono un inganno, una illusione bella e buona.

Il rischio è che per non amareggiare o deludere le persone a noi care attaccate al bisogno di fare tutto insieme, si finisca per assecondarle stando insieme notte e giorno, come si fa con i bambini  piccoli e viziati, ma nella testa si viaggi molto lontano per prendere aria o peggio non si veda l’ora che la vacanza finisca. Ma vi sembra normale?

Il desiderio di passare del tempo con se stessi o con altre persone  rispettando i nostri del tutto personali gusti non è un tradimento della coppia, della famiglia o dell’amicizia ma una necessità di qualunque individuo che bisognerebbe non solo rispettare  nei confronti di sé stessi ma anche saper spiegare quando non compresi dai rispettivi amici o compagni.

E’ un modo per imparare a vivere  fianco a fianco con tempi di unione e di distacco non obbligatoriamente dettati dal ritmo lavorativo ma contenuti nel nostro tempo personale cioè nella cosiddetta vacanza.

Una possibilità di vivere insieme quindi non dovuta al solo fatto che, lavorando per il 95% del nostro tempo, per il restante 5% sia obbligatorio sopportarsi vicendevolmente.

 

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3 Comments

  1. jessica ha detto:

    Grazie,
    mi hai chiarito le idee,per anni i miei famigliari mi hanno fatto sentire un’egoista,una strana ,per non rispettare i così detti loro tempi,mentre ognuno ha i suoi,l’importante è rispettarsi e venirsi incontro.

  2. Lucia ha detto:

    Condivido appieno!
    Io stessa spesso mi sono sentita “costretta” in ritmi e abitudini non mie, marcando le orme di mia madre, che è sempre pronta a sacrificare qualunque desiderio personale in nome del suo matrimonio.
    A volte non è facile capire fin dove questo ci sia imposto dagli altri e dove invece siamo noi stessi a crearci delle limitazioni “pensando” che sia meglio per i nostri cari.
    Mi accorgo che oltre a sentirmi vittima di questo comportamento, a volte sono anche aguzzino. Io stessa faccio fatica a capire il bisogno del mio compagno di stare da solo, di essere triste senza che io debba per forza cambiargli l’umore, di dedicarsi alle cose che gli piacciono senza di me. Entrambi per anni ci siamo castrati a vicenda, senza saperlo, in tanti piccoli aspetti della vita che sembravano poco importanti.
    Per fortuna poi ce ne siamo accorti, e ora siamo più consapevoli. Ora ogni volta che lui si prende i suoi spazi, anzichè sentirmi esclusa, mi sento serena, perchè sento che lui è più sincero con me, e che io gli sto dando l’appoggio di cui ha bisogno. E viceversa, ovviamente. E’ molto bello, ci si sente così liberi! E ci amiamo di più.

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