I diversi modi per non spegnersi

Capita di pensare di se stessi o di altri che si stiano lasciando andare come se all’interno una microscopica parte si stesse spegnendo o morendo. In campo biologico è ormai scientificamente provata l’esistenza di una sorta di orologio biologico inscritto in ogni cellula vivente che allo scadere di una certa età ne determina la fine dell’esistenza.

In termini meno scientifici ma antichi come il mondo si parla di invecchiamento inteso come riduzione graduale della vitalità  delle cellule e del loro buon funzionamento. In medicina cinese si considera un periodo rispettivamente di 7 anni per le donne e 8 per gli uomini che scandisce come degli scalini di invecchiamento graduale, all’interno del quale si possono evidenziare riduzioni delle diverse forme di energia fisica più o meno rarefatte conosciute come jing, qi, yin e yang.

Questo però è quello che accade inesorabilmente al corpo fisico ovvero più denso; i corpi invece più sottili si presuppone che siano al di fuori delle leggi fisiche appunto collocabili come tempo e spazio. Ecco che esiste o dovrebbe esistere la possibilità di nutrirsi di energia e di funzionare al meglio indipendentemente dall’orologio biologico.

Ne consegue che per spegnersi fisicamente è possibile accelerare i tempi con una vita malsana, dove stress, fatica, agenti tossici abbiano quotidianamente il sopravvento, come la pessima qualità del cibo, alcool, fumo e tensioni emotive e psichiche continue, e per finire la limitata o assente attività motoria che influenza negativamente l’intero sistema corpo-mente.

Tutto questo segue una logica che non fa una piega e per questo motivo viene ormai accettato da tutti ed è di dominio pubblico. Ma per quello che riguarda il modo interiore, quello più sottile, le cose sono ben diverse: ci sono ciarlatani di ogni sorta pronti a vendere l’illuminazione o il benessere o il contatto con parenti morti oppure con le vite passate come se fosse una cosa da distribuire un tanto al chilo. Ogni giorno ci vengono proposte nuove macchine e tecniche per potenziare la nostra energia, per aprire e chiudere i chakra. Questo perché il maestro o guru come si usa definire ormai in termini dispregiativi ha perso per molti il suo potere di attrazione: si preferisce una sterile macchina o tecnica per essere più sicuri e protetti.

E’ comprensibile: qualunque essere umano con un po’ di sale in zucca dovrebbe quanto meno essere diffidente talora anche nei confronti dell’intero dominio del non calcolabile e non ponderabile quale appunto è il modo sensibile o sottile.

Diventa quasi imbarazzante, oltre che assai difficile, distinguere la vera guida o maestro intesa come colui che conosce maggiormente i fatti o è più vicino alla verità e per questo può assumersi il compito di aiutare gli altri e per il rispetto che è giusto dare a questi esseri annoteremo con la M maiuscola come nei testi che si rispettano.

Già dagli inizi del 900 molti autorevoli personaggi ritenevano che la figura di questi Maestri come li si descriveva nella vecchia letteratura spirituale  non avessero più lo stesso significato. I tempi sono cambiati, gli uomini sono diversi e anche le loro esigenze evolutive. Per Rudolf Steiner la creazione di un gruppo religioso è già di per sè  una sorta di fallimento nel senso di crescita interiore pura. Allo stesso modo lascia molto da pensare nel testo “Il Discepolato della Nuova Era” la descrizione della difficoltà e delicatezza della formazione di un gruppo spirituale seppur agli altissimi livelli evolutivi descritti dal Tibetano.

Ognuno infatti dovrebbe avere un suo sentire e percorso del tutto individuale, al di là del compito del gruppo dove la libertà di espressione, di pensiero e di azione dovrebbe regnare sovrana senza alcuna costrizione diretta o indotta. Ma questo è difficilissimo in termini pratici, le dinamiche di gruppo, a causa di diversi ruoli che si creano nelle “retrovie” è ricca di azioni che nulla hanno a che vedere con la ricerca interiore e il compito del leader è difficilissimo.

Il rischio è quello di scimmiottare tutti la stessa cosa, pensare tutti nello stesso modo, fare tutti gli stessi gesti perdendone il significato profondo e spegnendosi comunque lentamente pur nella convinzione di essere in cammino.

Il contatto con il mondo sottile è un percorso individuale fatto  di incontri con uomini e donne straordinari ma anche di solitudine, dolore, gioia, impegno, rinunce, preghiera e della costante certezza prima di tutto di non essere solo un insieme di cellule e di non essere mai veramente soli ma interiormente immersi in una oceano di possibilità e di luce.

Una ricchezza questa che si coltiva giorno per giorno ma che poi ci nutre al di là del nostro tempo biologico o DNA fisico.

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