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Mastectomia preventiva, cancro e hpv… il dubbio è legittimo!

Una volta gli attori si limitavano a lanciare mode: sul vestire, portamento, stile, pettinature e magari anche qualche vizio e vezzo come le macchine, gli orologi. Per diverse e molteplici firme i personaggi dello spettacolo diventano l’immagine pubblicitaria, la facciata, il cosiddetto testimonial. Ma qualcosa oggi sembra cambiato in una direzione discutibile e forse anche allarmante.

Prima la Jolie che proclama al mondo intero la sua scelta di eseguire un intervento di mastectomia bilaterale preventiva. Una dichiarazione che sembra proporla come una paladina della salute e della prevenzione del tumore alla mammella nei casi con famigliarità positiva, ma lasciando comunque sgomenti le maggiori autorità in campo oncologico.

Qualche giorno fa, la dichiarazione di Micheal Douglas lasciata alle maggiori testate giornalistiche mondiali.  L’attore da tempo noto per la sua frenetica vita sessuale dichiara che la causa della sua patologia neoplastica è data alla sua dedizione al sesso orale. Il famigerato papilloma virus diventa l’indiscusso colpevole.

Non gli sembrava vero di aver trovato un responsabile alla malattia più temuta al mondo il cancro. Oggi tutti gli occhi sono puntati solo lì. I biologi che lavorano alla ricerca contro il tumore di cose interessanti ne hanno scoperte davvero tante, una quantità di informazioni così dettagliate da fare paura, ma forse difficili da mettere insieme e da sfruttare al meglio per combattere questa malattia. A quanto pare l’unica informazione che è ormai partita per una strada tutta sua, che nessuno credo potrà fermare, è questa del virus HPV.

Il fatto di aver trovato tracce di HPV nel DNA delle cellule tumorali è stato sufficiente per associarlo a questa infezione virale, tanto che oggi si dice tumore correlato alla infezione HPV, da cui il grande salto per definire l’infezione HPV come la causa di questi tumori, più semplice che bere un bicchiere d’acqua e lo stesso si può dire per alcuni tumori dell’orofaringe.

Questo è il nuovo volto della medicina in genere e nella fattispecie di quella oncologica. Da sempre le cause della patologia neoplastica come di moltissime altre  patologie croniche sono ancora grandemente sconosciute. Ci sono i cosiddetti fattori di rischio che sono da sempre fattori infettivi, genetici, irritavi come fumo e alcolici. L’attribuzione a uno di questi fattori del ruolo principale diventa un metodo più semplice per fare quella che potremmo definire la nuova caccia alle streghe degli anni 2000. La lotta al papilloma virus, con vaccini già in commercio e vaccini in nuova produzione e il progetto di vaccinare 30 millioni di bambine in 40 paesi entro il 2020.

Un vaccino per prevenire alcuni tumori, un test del DNA per valutare la percentuale di possibilità di sviluppare una neoplasia in un determinato organo sono un possibile nuovo boom economico per le lobby farmaceutiche decisamente più allettante del vaccino antinfluenzale che invece quest’anno è crollato di interesse  e di credibilità per molti pazienti e per molti medici.

D’altronde cosa spaventa di più del cancro? Cosa non saremmo disposti a pagare e a fare per evitarlo? Ed eccolo qua un bel capro espiatorio: il brutto e cattivo papilloma virus già solo a dirlo vengono i brividi!

E’ giusto però sapere che questo virus sta ai genitali come un virus parainfluenzale sta all’orofaringe. Ovvero  la sua propagazione è estesissima oltre che normalissima, conseguenza di una vita sessuale assolutamente di nuovo normale. Una volta, quando andavo all’Università, si diceva che la possibilità di entrare in contatto con l’HPV durante la vita sessuale superava il 90%. Inoltre essendo un virus che entra nelle cellule per moltiplicarsi, non vedo nulla di così strano nel fatto di trovarlo nelle cellule tumorali del collo dell’utero.

L’attenzione a mio parere dovrebbe focalizzarsi sulle difese immunitarie insufficienti ovvero sul fatto che dalla semplice e innocua infezione senza alcun sintomo tipica di questa infezione virale si possa generare un’infezione cronica e prolungata oppure una sorta di incapacità di proteggersi dalla malattia oncologica. Quale contributo possono avere in questa incapacità di risolvere un’infezione altrimenti innocua alcuni farmaci come ad esempio antibiotici e cortisone che alterano completamente il microambiente vaginale e la normale flora batterica di protezione?

Il mio timore è che come sempre si guarda la malattia come attrvavrso un microscopio e ci si ferma sull’evidenza che salta maggiormente al naso perdendo completamente di vista l’intera situazione che l’ha generata e sostenuta alla sua radice: un atteggiamento che fa comodo perchè lineare e che può far girare molto denaro e interessi economici  ma che personalmente trovo pericolosamente fuorviante.

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1 Comment

  1. jjjj ha detto:

    bell’articolo. concordo. siamo veramente preda delle informazioni parziali che ci vengono vendute

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