Il concetto di pausa e di elasticità

Tutti noi oggi sappiamo con assoluta certezza e senza dubbio alcuno che una giornata di 24 ore non basta a compiere tutte le attività che desideriamo; lo stesso vale per una settimana, un mese, un anno e, ovviamente, per la vita intera.

Come si fa quindi, verrebbe da chiedersi, a soddisfare il più possibile quei vasti e tutti egualmente importanti aspetti della vita senza trascurarne nessuno? E poi… è possibile vivere la velocità e l’intensità della vita senza essere fagocitati dalla frenesia, dall’ansia di anticipazione, dalla tensione del non riuscire a fare tutto e ancora dalla paura di stancarsi troppo?

Mi faccio queste domande in quanto la mia vita ha preso ultimamente una certa accelerazione; le nuove attività, la cura della mia persona, dall’alimentazione attenta alle attività motorie e ludiche, alla cura dell’ambiente dove vivo e infine non per ultimo il coltivare i rapporti interpersonali soprattutto con le persone a me più care, non sono sempre facili da conciliare senza cadere nel ben noto stress che poi è solo capace di togliere energie e tempo senza regalare niente in cambio!

La mia riflessione parte dal concetto di prendersi una pausa, che non significa fermarsi, nossignore, significa principalmente essere presenti: facciamo un esempio; abbiamo  solo 5-10 minuti per mangiare oppure stiamo camminando o viaggiando di corsa per raggiungere un appuntamento con i minuti contati. A chi non succede sistematicamente tutti i giorni? Possiamo vivere il tutto con un ansia ingravescente che poi ci accompagna per tutta la giornata e talora anche per la serata oppure… possiamo decidere di respirare…

Respirare? Ma che diamine respiriamo comunque sempre non è forse così?  Si ma se guidando, camminando di corsa, mangiando in fretta e furia ci ricordiamo di noi e ci mettiamo a respirare in modo consapevole ovvero assaporando e prolungando ogni istante del respiro come fosse un nettare e un nutrimento, credetemi qualcosa di diverso succederà!

Quella brevissima pausa presente tra l’inspiro e l’espiro è capace di aprire una porta nel nostro spaziotempo e nella percezione che noi abbiamo di esso. Quella piccolissima pausa respiratoria, non è inspiro non è espiro non è respiro è il non respiro in termini di logica matematica si traduce nel meccanismo ancora non del tutto inquadrato ma conosciuto come logica ternaria in antitesi con la binaria, definibile con “si”, “no” e.. “boh!”

Non serve però essere delle menti scientifiche e degli scienziati per cogliere questa possibilità di espansione data solo dalla consapevolezza che noi stiamo respirando. Per quello che posso dire dalla mia esperienza personale succede che le dinamiche si invertono. Non sono più io a essere di corsa ma tutto intorno a me rallenta come in un film al rallenty e allora esiste il tempo nel tempo per correre senza correre.

Non serve la mente per arrivare questo stato ma  solo il respiro e una buona educazione a questa antichissima arte di respirare che si apprende in moltissime discipline per prima nello yoga (ovviamente quando di vero yoga si tratta e non di semplici ripetizione di esercizi fisici).

Un’altra osservazione sta sulla scelta; se in una giornata tutto non si riesce a fare, è come con l’alimentazione: bisogna saper variare. Non è possibile bere e mangiare tutti i giorni  tutto quello che sappiamo essere benefico per la salute, dobbiamo continuamente variare: un giorno quello, un giorno quell’altro. Così il poco tempo che abbiamo a disposizione un giorno dedicarlo al relax, un giorno ai nostri affetti e amori, un giorno al nostro piacere fisico, un giorno alla lettura e così via… cercando di distribuire le nostre scelte a seconda delle priorità del momento che a loro volta cambieranno stagione dopo stagione.

La rigidità e la fissità così come la la continua ripetitività senza variazioni sono il vero problema del tempo e ci logorano come farebbero con un giunto meccanico.

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