Il tempo per fare cosa?

Credo sia importante considerare come l’affermazione classica “mi dispiace non ho tempo” sia oggi una delle frasi più usate in senso lato. Questa frase la innalziamo a bandiera.

Sembra strano a dirsi, ma quasi sempre in questo modo ci difendiamo da ogni desiderio personale o di altrui persona. Protetti, anzi convinti di essere e di sentirci in una vera botte di ferro. Riecheggia in noi come una voce incisa su un nastro (sempre quello) che ci urla “che diamine adesso non posso!!”

Quello che è davvero inquietante è che ci siamo abituati a dire continuamente “non posso”;  “non posso venire domani perché devo andare a prendere mio figlio a scuola”, “non posso stare con te perché devo andare a fare la mia lezione di ginnastica”. Sono solo due esempi ma se ci fate un po’ di attenzione, il “non posso perchè devo” è un intercalare continuamente ripetuto.

Quello che è importante vedere è che dietro a questa frase si nasconde un mondo di voluta inconsapevolezza, un sistema pratico per  rendere le nostre scelte apparentemente obbligate e quindi non sotto la nostra responsabilità. Un sistema definito da Gurdjieff  un ammortizzatore, un cuscinetto capace di farci vivere con meno conflitto e senza la necessità di scegliere tra una e l’altra cosa, l’una e l’altra persona.

La scelta esiste sempre se una cosa è davvero importante: facciamo un esempio; un’emergenza di salute oppure un atto notarile da firmare, il figlio da prendere a scuola stranamente si risolve mandando un parente, il vicino di casa, l’amica/amico. Quello che voglio dire è che normalmente anche se il figlio da prendere a scuola è reale, il modo in cui ci si esprime verbalmente indica una nostra assoluta non scelta. Diverso sarebbe dire: “Ho deciso di andare a prendere mio figlio a quell’ora, non riesco ad accontentarti” oppure “Ho promesso e ci tengo ad andare a prendere mio figlio” .

Capite la differenza? Nella prima espressione noi non siamo i responsabili del non potere fare una determinata cosa ma la subiamo, nel secondo caso abbiamo scelto e dato la priorità  al figlio oppure a una promessa fatta. E’ solo un modo di dire, potrebbe arguire qualcuno, certo che è un modo di dire forse anche per essere gentili e cordiali verso il prossimo ma è diventato talmente abituale e inconsapevole che nasconde la vera natura delle nostre azioni.

Non posso fare tutto quello che voglio e non posso dire a tutti di si, quindi a qualcuno dirò di si e a qualcuno di no. Se giro a destra non posso girare anche a sinistra nello stesso momento, la scelta si impone senza offesa per nessuno le priorità esistono e le fissiamo noi o almeno dovremmo farlo noi!

Il rischio è che con questo giochino di falsa cortesia, ci dimentichiamo che siamo noi i protagonisti delle nostre scelte, alcune volte lo dimentichiamo talmente bene che se qualcuno ci dice, “beh non puoi… dì che non vuoi!” ci arrabbiamo pure e facciamo gli offesi o le vittime e sapete perché?

Perché è verooo! E non vogliamo che qualcuno se ne accorga, neanche noi stessi! Crediamo o vogliamo credere di comportarci nel modo in cui ci comportiamo per amore di quello o di quell’altra persona o per dovere. Lo pensiamo davvero ma non lo diciamo agli altri: “Sai… lo faccio per amore” e sapete perché?

Perché non è verooo!

Se le nostre priorità sono tutte legate a desideri altrui e ci sentiamo una sorta di vittima o di santo della situazione, facciamoci venire un dubbio! Ma grosso però!  Non è che forse  faccio il bravo per paura? Paura di non essere accettato, di non essere amato, di essere licenziato, di essere messo da parte… e la lista è ancora molto lunga: paura di non aver abbastanza denaro e ancora.

Secondo Osho ” la paura è soltanto l’assenza di amore”, se c’è amore allora non può esserci paura. Ed è vero; una volta un mio maestro per spiegare questo aspetto mi diceva “se il vostro amato o amata  si trova alle vostre spalle con una pistola oppure un coltello in mano voi non avrete paura alcuna ma se dietro di voi si trova una persona che non amate non potete non avere paura.”

Ma cerchiamo di analizzare bene di cosa stiamo parlando. Prima di tutto il tempo è qualcosa che si possiede? E’ davvero nostro il tempo ed è quindi logico dire che  non lo abbiamo oppure che lo abbiamo perso ?

Non è forse il contrario’ Ovvero noi apparteniamo al nostro tempo, è il tempo a farci invecchiare e cambiare, chi in una direzione chi un’altra. Il tempo ci trasporta come una nave, è un mezzo per raggiungere quello che desideriamo. Il tempo è come dice Geko nel film Wall Street: il  bene più prezioso e noi molto spesso lo ignoriamo convinti che lui sia già nostro.

Il tempo ci passa attraverso e noi anno dopo anno siamo alla ricerca del nostro tempo che non abbiamo mai avuto e che mai avremo se non decidiamo di viverlo. Il tempo è senza tempo, quando vivi il momento presente non esiste il passato ne il futuro, solo il presente che riempie ogni cosa e la satura completamente.

Questa è la magia del tempo che ben conoscono i bambini; quando giocano non esiste più il dolore o la collera di pochi istanti prima e non esiste il pensare che presto si dovrà smettere per fare altro: esiste solo il momento da vivere al massimo.

Invecchiando invece ci succede che sentiamo la vita e il tempo a nostra disposizione accorciarsi e le cose da fare sembrano non starci tutte. Allora con forza cerchiamo di metterne dentro il più possibile. Me lo diceva recentemente un mio paziente di 76 anni, affermando che lui non riesce più a stare senza fare niente perchè gli sembra di sprecare tempo e allora mi spiegava anche: “quando devo aspettare mi porto un libro per non perdere tempo”.

Ma non è forse la fobia che colpisce chiunque quella di svegliarsi pensando a tutte le cose che si vorrebbero fare e la rincorsa per farcene stare comunque il maggior numero possibile? Ma in questo modo non sfugge forse di nuovo il momento presente? Si perché ogni istante vive la smania di quello successivo nel rimorso di non aver fatto abbastanza nell’istante passato.

Se davvero pensassimo che ci resta poco da vivere non ci fermeremmo a gustare il piatto che stiamo mangiando assaporandone a fondo il gusto? Non faremmo l’amore con la persona che amiamo con tutta la gratitudine immaginabile? Non eviteremmo di perdere tempo con le cose e le persone che non ci interessano affatto? Non cercheremmo di fare le cose e di stare con le persone che ci piacciono oppure di fare le cose che dobbiamo fare nel modo e con le persone che ci piacciono?

Questo è il nostro tempo e non sappiamo quanto ne avremo al di là del calendario maya che stabilisce la fine del mondo con il 21 dicembre; la verità è che nessuno sa esattamente quanto tempo ha a sua disposizione ma si comporta come se non gli importasse affatto.

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Una risposta a Il tempo per fare cosa?

  • Valeria scrive:

    “beh non puoi… dì che non vuoi!”

    Buongiorno Cathe, anche il non volere sarebbe una scelta. Penso che invece molti di noi ne “vogliono” ne “non vogliono”, semplicemente ci si fa sorprendere dalla routine. È una sorta di stato letargico, inerziale, di atteggiamento passivo. Proprio il peggiore, io credo. Perfino peggiore di una “sana” scusa/giustificazione (insana, in realtà) detta per non ferire.
    Grazie per questo bell’articolo, stimola molte riflessioni!
    Valeria

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