Fitoterapia e componenti chimici

Sempre più le case farmaceutiche cercano nei prodotti di derivazione naturale sostanze terapeutiche da inserire nel mercato della farmaindustria. Anche i medici purtroppo sono giocoforza sempre più costretti ad attribuire l’effetto terapeutico di un alimento piuttosto che di un fitoterapico a una singola molecola.

L’uva si associa al resveratrolo, il pomodoro al licopene, per l’effetto terapeutico dei semi di zucca ancora non si è deciso a quale costituente attribuirne l’ azione se allo zinco al magnesio oppure ad altre molecole.  Fatto sta che oggi non si guarda più l’azione di una sostanza naturale presa nel suo insieme ma la si disseziona  cercando di attribuire a una singola molecola effetti terapeutici eccezionali.

Rendiamoci conto che questa modalità è fatta esclusivamente per produrre un integratore alimentare ad hoc! Vale a dire per confezionare un bel blister da vendere al maggior numero di persone possibili. Non si cerca di capire quali alimenti o sostanze naturali  siano davvero efficaci e come utilizzarle al meglio attingendo dalle antiche tradizioni di fitoterapia ayurvedica e cinese. Questa triste ricerca e vari esperimenti  vengono fatti su molte sostanze come il conosciuto ginseng  (Renshen) e molti fitoterapici  spesso senza neanche chiedere agli esperti del settore informazioni adeguate sulle diverse sostanze.

Come ben dice la dott France Guillan anche l’acqua (composta da idrogeno e ossigeno), se dovesse essere somministrata in capsule separate ognuna contenente uno dei due gas, potrebbe essere considerata pericolosa anzi esplosiva. Sono poi molte le sostanze fitoterapiche che sono state tolte dal mercato e date per pericolose perché in realtà utilizzate in modo scorretto e non adeguato dai non addetti ai lavori.

Un mondo quello della fitoterapia estremamente complesso  di ricerca e di studio che implica la volontà di impegnarsi a lungo prima di essere dei veri esperti. Pensate che nonostante la Scuola di Fitoterapia e diversi corsi sulla materia la lettura e rilettura dei testi di base  offre sempre una  nuova prospettiva. Un territorio così vasto da impedire alla farmaindustria un  guadagno facile, perché da una parte l’antica arte della fitoterapia non si brevetta e dall’altra, soprattutto perché la natura non si mette in scatola e non si disseziona senza snaturarla!

 

 

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