Bevande energetiche, fitoterapia, dietetica e tossicità: quali confini?

Ha fatto poco scalpore in Italia la recente notizia della morte di una ragazza per presunta overdose di bibite energizzanti, ma non sembra essere neanche il primo caso segnalato di questo genere. In Francia i nutrizionisti hanno per questo motivo deciso di sconsigliare l’assunzione di questo tipo di bevande in assenza di informazioni chiare in merito all’accaduto.

Ovviamente ci troviamo di nuovo di fronte a un grosso conflitto di interessi essendo questo tipo di bibite in largo e crescente consumo soprattutto negli USA. Sono di sapore dolce, si comprano ovunque e soprattutto promettono solo vantaggi. Sulla confezione in bella vista troviamo scritto: “Migliora le prestazioni, migliora la capacità di reazione e di concentrazione, migliora la soglia di attenzione, migliora lo stato di benessere,  stimola il metabolismo”.

Uauuuu! E’ comprensibile immaginare che una persona con tempo limitato per cucinare o procurarsi cibo,  che desidera dimagrire, oppure  sotto stress fisico e mentale possa ricevere un invito piuttosto consistente nel farne uso sistematico. Inoltre esiste un attuale consenso e sostegno da parte della comunità scientifica, che si poggia su una vistosa serie di ricerche scientifiche che confermano l’esistenza di multipli effetti positivi della caffeina e della taurina  sul corpo umano, entrambe sostanze contenute in molte di queste nuove bevande definite energizzanti. Poca anzi direi minima attenzione viene data in questo momento ai possibili effetti collaterali della caffeina come per esempio irritazione nervosa, insonnia, ansia, tachicardia, ipertensione arteriosa, gastrite solo per citarne alcuni.

Come in ogni studio scientifico che si rispetti il problema sta nel fatto che l’osservazione è sempre limitata a quello che si vuole osservare o dimostrare e mai all’intero effetto di una determinata sostanza in esame. Ecco perché diventa comunque sano e leggittimo farsi due domande in più e assumere un atteggiamento più critico e sospettoso nei confronti di tutte quelle molecole “tuttofare” e di supporto per tutti e per tutte le età lanciate in commercio e variamente mischiate dalla’industria farmaceutica e adesso anche da quella alimentare.

La prima considerazione che mi viene da fare è che stiamo confondendo il cibo con le droghe.

Si definiva una volta droga una sostanza di origine naturale, per lo più vegetale, assunta per ottenere un effetto terapeutico, in primis i rimedi fitoterapici, ma anche le spezie, il caffè, il tè  e anche l’alcool erano tutte sostanze definite comunemente  droghe. Ogni sostanza o droga possiede un effetto terapeutico di solito a basso dosaggio o dosaggio definito moderato e  di solito anche effetti collaterali o tossici ad elevati dosaggi. Le droghe possono diventare dei rimedi oppure essere usate in cucina  ma non sono propriamente dei cibi nel vero senso della parola. Si tratta di sostanze che normalmente vengono assunte a piccole dosi o dosaggi terapeutici a seconda del caso,  utilizzati da secoli a secondo delle necessità e delle usanze di un etnia piuttosto che di un’altra.

Se la caffeina diventa letale superato un certo dosaggio considerato di 150-200mg per kilogrammo di massa corporea la cosa deve far pensare. E’ chiaro che si tratta di un dosaggio altissimo, ma a dosi anche decisamente inferiori può essere responsabile di disturbi anche di rilievo soprattutto, come sempre se l’assunzione è prolungata nel tempo oppure compulsiva e magari associata ad altre situazioni psicorganiche contingenti.

La chimica è una scienza perfetta solo in laboratorio e in vitro, ricordiamocelo sempre, non vi è nulla di più sconfinato e poco controllato anche da parte della cosiddetta scienza moderna delle infinite possibilità di interferenza biochimica del corpo umano.

Quello che oggi succede è che la maggior parte delle droghe vengono considerate e classificate come integratori alimentari e con questa bella parola possono essere commercializzate e utilizzate in aggiunta a varie preparazioni senza alcun controllo purché nei limiti dei dosaggi consentiti e considerati ragionevoli o innocui per la salute.

Le bibite energizzante sono in effetti l’evoluzione della mitica cola, una volta venduta come elisir ovvero come un rimedio costituito da diverse droghe variamente mischiate in una specifica ricetta. Non dico che dobbiamo demonizzare la caffeina o la più recente taurina sulle quali in effetti mancano ancora dati sufficienti per capirne l’azione ma facciamo attenzione a non confondere una droga con un alimento, il rischio è che poi la si assuma con troppa leggerezza e frequenza oppure in condizioni non idonee.

L’essere umano è di per sè ripetitivo e abitudinario e tende a mangiare e nutrirsi sempre degli stessi cibi e a differenza degli animali non si sa ne ascoltare ne dosare, ha perso questa capacità. Il cibo è diventato uno sfogo emotivo, una moda oppure come in questo caso un possibile sostegno psicologico che promette di tutto e di per di più con poca fatica.

Avere nel frigorifero alla portata dei bambini e dei ragazzi queste bevande magari belle fresche, può invitare a dissetarsi  senza troppi pensieri e può condurre con grande facilità all’ abuso di queste sostanze. Inoltre associandola al fumo e agli alcolici diventa facile  fabbricare in casa dei veri e propri cocktail bomba, con ovvie  e quanto meno temibili conseguenze sulla salute fisica e psichica.

Ritengo sia poco corretto non informare le persone in modo più completo e soprattutto commercializzare la caffeina come se fosse un toccasana e una panacea per risolvere numerose problemi della vita quotidiana, come la stanchezza, la sonnolenza, la mancanza di lucidità mentale.

Sono convinta che  per migliorare queste condizioni soprattutto se croniche ci voglia ben altro!

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