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Il valore terapeutico della scrittura

Dal settecento e dal romanticismo nasceva il desiderio sempre più esteso di mettere nero su bianco le proprie emozioni e il proprio sentire profondo; per molti vi era il  diario inteso come rifugio dell’anima che si scriveva e nascondeva segretamente.

Un’altra occasione di scrittura era data dalle lettere di corrispondenza tra amanti lontani, amici o colleghi; missive ricche di un desiderio reale di comunicare  al lettore selezionato emozioni e vissuti di uno spessore ormai sconosciuto.

E ancora  per gli scienziati  di quell’epoca e per tutti i diversi  studiosi vi erano gli appunti personali che costituivano il percorso del ragionamento compiuto e i passaggi fatti per arrivarci, cogliendo e immortalando intuizioni che hanno fatto la storia.

Oggi la parola scritta è sottovalutata e per molti un canale di espressione considerato inferiore, talora superficiale e incompleto. Questo avviene perché si associa la scrittura e il suo valore agli sms, ai messaggi su skype o su Facebook o alle fredde mail che non riescono emotivamente a sostituire le lettere. In effetti questi mezzi di comunicazione possono essere semplici mezzi di lavoro, del tutto vuoti di contenuti profondi, talora anche strumenti per mettere in bella mostra magari cose che non sono neanche reali, oppure gesti compulsivi per tentare di sentirsi accettati e sempre più diffusi sui social network.

Per i giovani di oggi il messaggio scritto anche se  estremamente sintetico, confinato all’essenziale, con abbreviazioni di ogni genere può ancora essere uno strumento di contatto e di introspezione come lo è sempre stato. Certo siamo lontani dalla bella calligrafia, dalle parole e frasi poetiche che si scrivevano una volta ma anche la punteggiatura, la scelta delle maiuscole e delle parole stesse, anche se operata attraverso un mezzo tecnologico, permette comunque di rivelare qualcosa di più intimo di chi sta scrivendo. Si possono scrivere frasi molto profonde con un semplice sms cose che a voce talora non si riesce a esprimere di persona vuoi per via della costante fretta nella quale viviamo oppure per un senso di timidezza. Resta il fatto che oggi sono molti gli adulti che non amano esprimersi in questo modo per paura di essere giudicati o fraintesi e in molti casi per semplice pigrizia mentale. Si perché per scrivere bisogna prima pensare (oltre che imparare come funziona il mezzo tecnologico ovviamente) e  poi quel che è scritto è scritto! ” Verba volant scripta manent!”

Per me la parola scritta e il contenuto degli scritti di questi post sono un metodo di introspezione e di studio che mi consente di focalizzare la mente su un argomento piuttosto che un altro. Non si tratta di leggere qua e là informazioni e fare il copia incolla, questo sistema non funziona  nello stesso modo. Ripetere non significa capire. La differenza è sostanziale. Si tratta di leggere, informarsi e poi internamente collegare, unificare, mettere un legame e un senso tra le diverse ipotesi e pensieri comuni e creare un pensiero nuovo non perché è stato scritto per la prima volta, ma perché frutto di un’esperienza personale la nostra.

Il lettore si accorge della differenza perché solo un pensiero veramente interiorizzato può essere spiegato con semplicità e chiarezza senza la maschera della prosopopea e della tracotanza di chi crede di sapere. La parola scritta inoltre è un sistema per conservare un’intuizione della nostra mente che talora velocemente come è arrivata può anche disperdersi.

Infine ancora oggi attraverso la scrittura la mente può elaborare un dolore o una sofferenza scavando nell’intimo degli stessi e nei relativi processi di pensiero, mettendoli a nudo senza vergogna. Scrivere quello che si prova quando difficilmente potremmo parlarne a qualcuno senza essere fraintesi, può diventare un ottimo specchio per vedersi e capire dove si trova la via di uscita.

Gli occhi della mente possono vedere quello che normalmente non vedono: noi stessi.

 

 

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3 Comments

  1. Wfal ha detto:

    ….dal prossimo anno mi sembra di aver capito che scompariranno i libri alle superiori in favore dei tablet o portatili per decreto….
    i ragazzi si adatteranno sicuramente….ma dopo cinque anni passati a leggere uno schermo retroilluminato riusciranno a leggere un giornale stampato in modo classico ?, riusciranno a tenere una penna in mano e scrivere il proprio nome….?
    nella storia l’essere umano si è sempre adattato ai cambiamenti climatici di inquinamento e scientifici, ma in questo ultimo secolo il salto è stato notevole dal punto di vista intellettuale, mentre il nostro corpo è un po più lento e risponde a leggi non degli ultimi cent’anni….
    Sono normalmente ottimista ma gli squilibri che si notano sono già molti….

      • Cathe ha detto:

        Scusa ma è come se qualcuno si chiedesso ora se sapremmo ancora scrivere sulla pietra? non credo sia questa la questione… penna.. carta..si cambia ..questo però è il mio parere, un saluto.

      • Wfal ha detto:

        Paragonare la scrittura su pietra all’epoca attuale in contrapposizione a 30 anni fa ed ora non mi sembra che regga…
        L’adattamento del corpo è più lento, il corpo risponde ancora a leggi invariate da secoli…..ma la mente si è velocizzata molto…soprattutto nel progresso tecnologico….
        Il corpo a stento riesce a stare dietro a questa corsa per cui nascono nuove patologie e malattie….
        L’optimus sarebbe un evoluzione della mente in armonia con il corpo….
        Ma questo forse hai ragione è un altro argomento….

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