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Agopuntura: un caso clinico di dolore incoercibile atipico

Ho spesso parlato del dolore indicando la sua tripla natura, infiammatoria, motoria o miofasciale e viscerale. Soffermandomi sulla presenza dei triggers points che si generano comunque sempre con un dolore prolungato e cronicizzato nel tempo e sulla necessità di eliminarli.

Questa volta volevo descrivere un caso davvero particolare che mi è capitato recentemente e che è migliorato progressivamente e rapidamente con l’agopuntura e la miofibrolisi fino alla totale risoluzione. Si tratta di un uomo di 54 anni  che dal pieno e completo benessere scopre in seguito a un picco glicemico di rilievo di soffrire di diabete mellito.

Inizia quindi una terapia prima insulinica poi velocemente passa agli ipoglicemizzanti orali con un ottimo controllo  della sua glicemia, favorito anche da un regime dietetico controllato. Da quel momento inizia a lamentare  un forte dolore dorsale bilaterale localizzato tra D7 e D12 ( tra la 8° e 12° vertebra dorsale) irradiato lungo il decorso costale fino in regione anteriore e poi discendente fino alla regione lombosacrale. Dolore  atipico rispetto alle solite algie del rachide, descritto ai limiti del sopportabile, presente in modo continuo 24 ore su 24  e non responsivo ai comuni farmaci antinfiammatori. Contemporaneamente scatta un velocissmo dimagramento con il quale perde 12 kg in 2 mesi e mezzo arrivando a un record minimo “pelle  e ossa”.

La sua qualità di vita cambia completamente: non riesce a lavorare, non riesce a riposare e anche camminare diventa un problema, anche dopo pochi passi. Visto il suo stato di grande prostrazione e di debilitazione fisica progressiva si sottopone dapprima a un check up completo strumentale alla ricerca di una purtroppo ormai molto sospetta quanto possibile neoplasia, che invece, fortunatamente, non viene riscontata. Tutto negativo!

Segue  una visita fisiatrica dove viene evidenziato un atteggiamento in lieve cifosi dovuta a una postura viziata  collegata da un lato con il lavoro e dall’altro con la tendenza a scappare dal dolore. Si sottopone a una ginnastica correttiva che però non lo aiuta minimamente sul fronte del suo dolore. Lo stesso avviene con le terapie eseguite con l’osteopata.

Solo una terapia specifica con farmaci di derivazione oppiacea ad alto dosaggio ( 300mg di tramadolo / die) sembrano dargli sollievo parziale  e possibilità di riposare la notte. Solo dopo alcuni mesi di terapia a pieno dosaggio il farmaco viene finalmente ridotto a 150mg al giorno, il tentativo eseguito precedentemente aveva riportato il dolore a livelli di intolleranza. Acquista finalmente  alcuni kili ma restano uno stato di dipendenza dal farmaco e una vita lavorativa e sociale molto limitata con un dolore  controllabile  ma continuo. Andare in macchina per esempio era molto faticoso oltre che doloroso.

Arrivato a questo punto il paziente non si dà per vinto e di sua iniziativa decide di cercare una soluzione diversa e si rivolge a me con due obiettivi già formulati nella sua testa: il primo era quello di ridurre il  dolore e gradualmente non assumere più farmaci, il secondo era capire quale potesse essere il legame tra il suo dolore alla schiena e il suo diabete che egli stesso sentiva collegati. Fino a quel momento nessun medico aveva potuto spiegarli e neanche confermare la sua intuizione e percezione interna del possibile collegamento tra i due disturbi: dolore-patologia dismetabolica.

Dalla medicina cinese in regione dorsale ed esattamente all’altezza della 7° vertebra toracica  che si colloca su una linea immaginaria che passa per il bordo inferiore della scapola, si trova ai due lati della colonna il punto Bl 17 detto shu  del diaframma, una vertebra più sotto si localizza il punto Bl 18 detto punto shu del fegato, un’altra vertebra più in basso troviamo il punto Bl 19 o shu della vescica biliare, sotto ancora il punto Bl 20  shu della milza e ancora sotto al livello della 12° vertebra dorsale  troviamo il punto Bl 21  shu dello stomaco.

Un rettangolo di 10 punti tutti vicini e localizzati ai lati della colonna tra D7 e D12 in diretto rapporto con gli organi contenuti sotto il diaframma fra i quali ricordiamo da destra verso sinistra: fegato, vescica biliare o colecisti, stomaco, pancreas e milza o in gergo la coppia milza -pancreas. Secondo la medicina cinese questi punti, detti shu, sono una sorta di collegamento con gli organi interni e quando dolorosi possono essere un segnale di un disagio funzionale dei detti organi.   In questo caso quindi il dolore fisico così importante e poco responsivo alle comuni terapie fisioterapiche e antinfiammatorie potrebbe si avere una corrispondenza con la patologia metabolica e con il cambiamento e la rivoluzione interna che il metabolismo aveva messo in piedi negli ultimi mesi.

Il fatto che il dolore si irradiasse lungo il costato seguiva ovviamente il decorso dei nervi intercostali sicuramente sollecitati e irritati in regione paravertebrale, punto di partenza del dolore che poi scendeva  lungo tutto il rachide fino in regione lombosacrale.

In questo caso il meridiano o canale di vescica urinaria Bl (Urinary Bladder), che decorre  ai lati della colonna vertebrale, veicolava il dolore  lungo le strutture miofasciali paravertebrali.

La possibilità di un collegamento tra il dolore fisico e il disturbo metabolico di recente insorgenza poteva certamente avere una sua logica, una relazione intesa come squilibrio energetico collegato agli organi interni.

Questo spiegherebbe perché così velocemente, in meno di 10 sedute, il trattamento di agopuntura sia stato in grado di eliminare completamente il dolore e ovviamente la terapia farmacologica riportando il paziente a una vita motoria e sociale assolutamente adeguata alla sua età e alle sue abitudini.

Un peccato che ancora in questo caso sia sempre il paziente a dover cercare delle alternative terapeutiche e non il sistema sanitario a proporle.

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