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Il potere terapeutico della parola

La parola è qualcosa che può raggiungere il cuore di un individuo e depositarci un seme, la parola può consolare e sostenere un animo che ha perso la speranza, può indicare la strada come un dito indice, può far chiarezza su una situazione come se avessero acceso la luce.

Allo stesso tempo la parola può ferire più della spada e può essere vuota e piena solo di cose inutili e inconsistenti ..aria fritta!

Secondo la medicina cinese il potere della parola e quindi la capacità di donare e toccare un altro essere umano con essa è una funzione propria del cuore. E se ci pensate bene ha un senso; solo ascoltando e cogliendo con il cuore il nostro interlocutore sapremo come e cosa è utile dire affincheé le ombre si dissipino e anche lui possa trovare la forza per fare qualcosa per se stesso.

Non servono tante parole, non serve spiegare e convincere nessuno, perchè la parola raggiunga e possa toccare l’ascoltatore basta solo trovare quello spazio di silenzio per poter seminare la speranza, la possibilità di un cambiamento, ma anche solamente il dubbio che alcuni sistemi e pensieri non siano magari più adeguati oppure vecchi o soltanto un retaggio che non ci appartiene più.

Affinchè si possa trovare quello spazio è necessario ascoltare, non solo con le orecchie, ma prima di tutto senza giudicare, cercare di sentire quello che l’interlocutore veramente dice con le sue parole, cosa si nasconde dietro la fretta, la cortesia oppure la mancanza di pazienza o di fiducia. Solo a quel punto è possibile dare con la parola la possibilità all’altro di aprire una porta su un’idea, sulla costruzione di una nuova idea non contaminata dalle vecchie convinzioni.

Non è facile, come per tutto bisogna addestrarsi. La parola sbagliata al momento sbagliato oppure il silenzio nel momento del bisogno producono nel primo caso, una ferita emotiva e nel miglior caso solo una chiusura da parte di chi ascolta, mentre il silenzio  quando lasciato cadere nel momento meno opportuno lascia spazio alle paure e dubbi più nascosti dell’animo umano anche nelle persone apparentemente più sicure e scaltre.

La parola usata con attenzione  è un grande strumento per donare ed è giusto capire e imparare come fare a essere attenti alle parole come alle non parole per usarle al meglio non solo per vendere qualcosa o sedurre professionalmente o sentimentalmente gli altri ma per la possibilità del tutto gratuita di generare armonia intorno a noi.

Credo che se considerassimo tutte le persone come cellule di un enorme organismo chiamato umanità, allora,  solo lavorando armonicamente le une con le altre potremmo garantire a questo corpo di mantenersi sano e in equilibrio.

 

 

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8 Comments

  1. enzo ha detto:

    Sono vittima della parola che non uso più.
    Anche perchè la mia voce diventa sempre più roca.
    Anche perchè la mia mente è scollegata dal cuore.
    Anche perchè il mio cuore è perso dietro le corde vocali immobili della solitudine, colpevole riconosciuta di inerzia, sopita di rancore pentrato, incapace di suoni appena appena percettibili.

    • valeria milano ha detto:

      Credo che dopo la consapevolezza del tuo stato non rimanga che la decisione di guarirlo e ricominciare a usare la parola e il silenzio, perdonando e perdonandoti! Buon percorso…

      • Franz ha detto:

        Cara Valeria, non riesco, sinceramente, a capire come tu possa liquidare parole come quelle di Enzo alla velocità con cui lo hai fatto. Ti sei illuminata dall’ultima volta che ci siamo visti?
        Te lo chiedo perchè, se così fosse, non mi rimarrebbe che inchinarmi. Diversamente… ti direi di provare ad essere un po’ meno superficiale. Quanto meno per rispetto dell’essere umano cui ti stai rivolgendo. Ma forse il rispetto non è una delle tue materie di studio.

    • Franz ha detto:

      La prima cosa che mi viene in mente, Enzo, è: desideri un dialogo? Una soluzione? Un aiuto? Oppure il tuo è “solo” l’espressione di un tremendo dolore che non trova requie?
      Franz

    • Cathe ha detto:

      Caro Enzo. Scusa se rispondo tardi…le tue parole mi hanno colpita, a me la tua sembra più una preghiera condivisa nella speranza di un cambiamento, una sorta di poesia che esorcizza la difficoltà che sinceramente ti auguro di superare e che onestamente credo sia la cosa che tu desideri proprio fare. E data la tua onestà sono sicura che ce la farai. Da parte mia una sincero augurio e un bacio.

    • heidi ha detto:

      Non credo Enzo che tu non usi più le parole….l’hai appena fatto, hai solo utilizzato un linguaggio non verbale che, nel tuo caso, è molto più efficace, penetrante e meritevole di riflessione. Sbaglio o la tua “voce roca” non è altro che il gemito del tuo cuore ferito?…non c’è dolore che non possa essere accarezzato, perdonato e lentamente relegato in fondo all’anima. Sarà proprio quello il momento in cui i suoni appena appena percepibili diventeranno canti di gioia.
      Nessuno è solo…nel cammino della ripresa, occorre solo il coraggio di giuardarsi intorno. Un accogliente abbraccio

      • enzo ha detto:

        Quando la solitudine non è la tua isola….E il coraggio è la quotidiana ricerca dell’uso della parola adattata con la precisione della pazienza, con la vigoria della ripresa. Con lo stimolo del futuro che non c’è.
        Quando ho letto il titolo “potere terapeutico della parola” non ho condiviso il contenuto del post ma ho accettato la sfida della mia vita
        1) che mi inquieta, come dice Franz
        2) che chiede cambiamento, come dice Cathe
        3) che non conosce la forza del perdono nè di me nè degli altri., come dici tu.
        Mi ha preso fortemente, seppure il concetto sia comune se non banale, l’espressione “potere terapeutico”. Anche perchè la mia vita è sempre stata una “parola”. Come espressione (spesso troppo completa, nel rapporto con gli altri, dai quali non ho ricevuto compensazione premiante) di condizione morale e intellettiva. Come espressione (sempre molto ricercata) del mio lavoro sia di formatore che di divulgatore (di cose umane e di scienza). Come espressione (sempre inopportuna quanto indelicata e inefficace) di lamento (alto, continuo, rabbioso, violento, sconfortante, impietoso) in cerca della parola (convinta, aperta, confortante) dell’isola.
        Una donna amata incapace di parlare d’amore? Senza potere terapeutico.

        • heidi ha detto:

          Perchè non stravolgiamo per un attimo il concetto base e definiamo “terapeutico” (parola impegnativa quanto azzardata) l’ascolto gratuito, incondizionato e partecipe…a volte può essere utile.

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