La natura che insegna

Recentemente sono stata in montagna per alcuni giorni dormendo in rifugi del Cai. Ho potuto innanzitutto osservare che mentre molti hotel sono vuoti i rifugi sono invece al completo. Prezzi di pernottamento e di ristoro ridotti, ulteriormente ridotti per i tesserati, viste mozzafiato, oltre che il vantaggio di trovarsi già in pista per partire per le escursioni più impegnative e panoramiche.

Ho potuto, camminando, pensare a quanto la montagna ma in realtà la natura tutta, siano degli insegnanti perfetti per noi uomini. Messner ha scritto un libro dedicato a questo argomento dove descrive come scalare una vetta segua gli stessi principi della scalata in qualunque altro ambito.

Non sono che una principiante montanara alle prime armi e le cose che ho colto, sono ancora più basilari.

Prima di tutto si deve partire per una destinazione precisa; e questo è davvero importante. Questa destinazione va studiata prima sulla carta, distanza in km, dislivello, tipo di percorso e poi ovviamente si deve decidere di partire.

Ogni grande viaggio inizia quindi dall’intenzione ma come si fa ad arrivare alla meta che appare  così lontana? Come per tutto ma proprio per tutto, ci si arriva solo ed esclusivamente in un modo; passo dopo passo. Banale ma di nuovo fondamentale,  non abbiamo che gli strumenti di cui disponiamo e anche se potrà sembrare  talora impossibile  o difficile, questi sono sufficienti.

Ma andiamo avant: il ritmo, il ritmo del passo è un altro aspetto cruciale, possiamo camminare veloci oppure lenti non è importante ma è il ritmo il nostro vero sostegno, si perchè con il ritmo non sentiamo la fatica e procediamo con una determinazione che non ha eguali. Il ritmo è tempo in assenza di tempo, mette tutto il nostro corpo e mente  in sintonia. Il ritmo diventa lo strumento chiave per affrontare lo sforzo.

Lo sforzo esiste ed è innegabile, non  vi è modo di sfuggirgli, rinunciare per non fare sforzo significa non muoversi. Lo sforzo poi non dipende da cosa si fa ma da come si fa. Esiste per tutti una linea che risulta difficile da superare  che una volta superata ci riporta al punto di partenza, la fatica come per magia si annulla. Per ognuno  questa linea è diversa ma produce una sorta di passaggio che consente di costruire spessore nella nostra personalità. Superare questa linea di confine ci da forza, carattere e la possibilità di andare in altre direzioni oppure di andare ancora più lontano.

Un altro concetto sostanziale è quello di mantenere un’attenzione continua. L’attenzione è rivolta al presente ovvero ad ogni passo un pò come il respiro nella meditazione o nello yoga. Nessun passo può essere fatto con leggerezza senza rischiare di appoggiarlo in modo scorretto. Inoltre è indispensabile non perdersi ovvero non perdere il sentiero.  Ogni buon montanaro impara a guardare non solo dove mettere i propri piedi ma guarda sempre un pò più in là del suo naso. Si usa il principio di pollicino si seguono i segnali; senza questa attenzione costante  perdere la strada è una garanzia in quanto è facile farsi trascinare dalla meccanicità del passo.

E non è tutto, pensate a come ci si prepara per una passeggiata in montagna. Non si parte mai senza acqua o senza una piccola scorta di cibo energetico,  si organizza una specie di piccolo ristoro sapendo bene quali sono le nostre esigenze fisiche o debolezze. Si porta una giacca impermeabile in caso di pioggia, una maglietta in caso di grande sudore, una maglia in caso di freddo insomma si prevede e si cerca di essere prudenti e premurosi nei nostri confronti come se dovessimo accudire un figlio. Gesti questi di attenzione di cui troppo spesso manchiamo nella vita di tutti i giorni anche se solo per inconsapevolezza.

Per farla breve in montagna ci comportiamo nel modo in cui dovremmo comportarci nella vita, con entusiasmo, con curiosità, con prudenza e con grande attenzione e cura della nostra e delle altrui persone.

Un peccato non essere così anche nella vita di tutti i giorni.

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