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Libertà di cura: un miraggio

Si parla di libertà di cura ma nel nostro paese siamo a secoli di distanza da questo concetto. Solo un anno fa usciva sul giornale un articolo dal titolo “Agopuntura in ospedale allora ben vengano maghi e fatucchiere”, solo il titolo  faceva ben capire il livello di comprensione e di conoscenza delle medicine complementari.

Un articolo  a dire poco raccapricciante che come sempre metteva il dito esclusivamente sulla tanto amata medicina dell’evidenza che grazie a dio non è l’unica e soprattutto non è l’unico indiscutibile modo di valutare l’efficacia a 360° di una terapia.

Ma in Italia i problemi non ci sono solo con le medicine complementari che non sono conosciute e non vengono riconosciute come valide e sufficientemente scientifiche, esistono severe difficoltà di accettazione su tutta la medicina specialistica eseguita fuori dall’unico e supremo servizio sanitario nazionale.

Sono molti i pazienti che essendo dipendenti statali non possono neanche fare una visita medica specialistica senza dover chiedere le ferie. neanche andassero in una beauty farm a farsi il botox. Il permesso dal lavoro per eseguire cure e visite è riconosciuto solo se il paziente esegue cure erogate dal servizio sanitario nazionale.

Non fa niente se le liste d’attesa in strutture ospedaliere per una visita specialistica sono lunghissime e talora superano i tre mesi, non fa assolutamente niente se le necessità del paziente possono anche essere diverse dalle terapie fisiche convenzionali e soprattutto non fa niente se il paziente è seguito e ha fiducia in quello che ha scelto come suo medico o fisioterapista personale.

Si perchè una qualunque visita specialistica se fatta con il servizio sanitario nazionale non prevede che si possa scegliere il medico specialista ma la specialità. Mi ricordo molto bene le discussioni telefoniche e il disappunto dei miei pazienti ai quali davo a voce il trucco per ritrovarmi alla visita successiva ” chieda la visita il martedì pomeriggio e non la Dott Bellwald vedrà che nessuno avrà da commentare”.

Lo stesso facevano i fisioterapisti  per la seconda settimana di lavoro compresa nel ciclo di 10 sedute. Il rapporto medico-paziente e fisioterapista-paziente è molto importante nella cura, possibile che non si possa considerarlo senza farlo cadere dall’alto in basso con frasi acide ” il servizio sanitario non prevede che lei possa scegliere il suo fisioterapista ne il suo medico”

E ancora è mai possibile che una qualunque visita specialistica vuoi fisiatrica per prescrivere dei plantari o un busto,  vuoi  neuropsichiatrica per dare una valutazione di un bambino utile alle insegnanti non sia approvata nel primo caso dall’ufficio protesi e nel secondo caso dalla scuola? Si pensa forse che, dato il carattere privato della visita, allora sia più facile che il medico specialista privato sia portato a certificare il falso per accondiscendere il paziente che ha pagato?

Ma ci rendiamo conto del livello? E’ vergognoso, i medici specialisti che esercitano privatamente non sono più a rischio di corruzione di quelli che esercitano per il servizio sanitario, questa è a parer mio discriminazione basata su un pensiero vecchio e stantio. Chiunque lavori con  pazienti invalidi sa quanto bisogno esiste per alcuni lati e quanto eccesso e spreco ci sia sotto altri versanti.

Non è in questo modo che si scoprono i falsi invalidi, sospettando a priori dei medici non dipendenti dal servizio sanitario nazionale, ma richiedendo una valutazione precisa da parte del medico prescrittore o specialista e magari una relazione scritta sulle motivazioni di una richiesta piuttosto che di un’altra oltre alla modulistica dettagliata e completa e alla visita da parte della commissione invalidi. Per la mia esperienza personale oggi sono più i veri invalidi che non sono riconosciuti tali piuttosto che i falsi invalidi. Come sempre si cade da un eccesso a un altro.

Ho lavorato per 12 anni come specialista fisiatra  in ambulatori convenzionati con il sistema sanitario e mi ricordo molto bene la lista serrata di pazienti che in 20 minuti secchi dovevano fare la visita, la prescrizione e ricevere consigli relativi alle loro necessità. Avevo il callo dello scrivano, si perchè gli incartamenti da soli sono un incubo se poi si vuole fare una relazione, visitare e dare una cura e dei consigli bisogna fare i salti mortali perchè il paziente ha magari aspettato 3 mesi per fare la visita e non è pensabile di dirgli  “di questo aspetto ci occupiamo la prossima volta”.

Perchè non si dovrebbe alleggerire questo carico e fardello consentendo a chi può permettersi una visita specialistica  di farla privatamente e utilizzarla per tutti i modi consentiti dalla legge, non solo da parte dei dipendenti del sistema sanitario nazionale che ovviamente possono esercitare privatamente nella struttura pubblica senza avere questi problemi ma di tutti gli specialisti che lavorano privatamente  sul territorio?

Non sarebbe un modo facile per snellire le liste di attesa  e consentire ai pazienti di curarsi con il medico e la metodica che hanno scelto loro?

Possibile che in Italia ci sia questo monopolio della cura non senza enormi interessi in ballo e che non si possa fare un passo avanti verso una maggior libertà di cura e di pensiero?

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1 Comment

  1. santina bassanetti ha detto:

    Come lei ben sa, essendo io una dipendente comunale, le mie assenze dal lavoro per recarmi nel suo ambulatorio non mi sono giustificate. Invano abbiamo cercato di far cambiare questo stato di cose. A margine le dico che, per prenotare un’ecografia presso le strutture convenzionate, la tempistica andava da un minimo di un mese e mezzo a un massimo di quattro mesi (tutto ciò è accaduto a fine maggio 2012), e che anche per questo ho rinunciato a farla. Non siamo autorizzati neppure a recarci presso il nostro medico curante, se non utilizzando le ferie o recuperando le ore perdute. Evidentemente qualcuno crede che sottoporci a una visita medica, per noi pubblici dipendenti, sia un’occasione per festeggiare e far baldoria, non un diritto e una improrogabile necessità. Cordiali saluti, Santina

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