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Aghi per agopuntura e aghi da iniezioni: non sono la stessa cosa…

L’agopuntura in Italia è ancora molto limitata tant’è che molti pazienti pensano ancora che gli aghi contengano una sostanza chimica come nel principio dell’iniezione.

Gli aghi dell’agopuntura sono molto più piccoli dei normali aghi da siringa e sono solitamente senza buco  per questo sono meno pericolosi come rischio infettivo qualora il medico si buchi per errore spesso infatti non si fora neanche la pelle e quindi non si raggiunge il sangue.

Gli aghi usati nell’agopuntura infine non possono rompersi ne infilarsi erroneamente nel corpo cosa che può invece accadere con gli aghi usati nella mesoterapia e nelle infiltrazioni e iniezioni. Questo perchè gli aghi utilizzati in agopuntura a differenza di quelli da siringa sono fatti con una lega metallica morbida che conserva una discreta elasticità e possono piegarsi con facilità ma non è assolutamente possibile romperli neanche appositamente.

Un altro vantaggio di questi strani aghi senza buco è che possiedono un mandrino che fa parte integrante dell’ago, a differenza degli aghi da siringhe che possono staccarsi dal loro cappuccio di plastica ma soprattutto degli aghi delle placche di mesoterapia, gli aghi di agopuntura non possono assolutamente migrare nel corpo proprio perchè il mandrino ne impedisce l’avanzamento.

E ancora gli aghi sono così morbidi e sottili che è praticamente impossibile creare dei danni a strutture fisiche come nervi, vasi, tendini, muscoli, ossa. Il massimo del danno può consistere in piccolissimi ematomi assolutamente ben tollerati anche nei pazienti scoagulati.

E’ invece frequente  sottovalutare i possibili danni legati non solo agli aghi ma soprattutto alle sostanze chimiche iniettate talora con troppa leggerezza non solo endovena dove ognuno è consapevole della assoluta adeguatezza della dose somministrata ma anche di pratiche ormai considerate sicure come le iniezioni intramuscolo, intratendineo.

L’iniezione intramuscolo è spesso la via più rapida per risolvere uno stato acuto come una colica renale, sono molti i pazienti che  preferiscono l’iniezione alla terapia per bocca anche per un maggior effetto placebo ma soprattutto perchè convinti delle ridotta gastrolesività del farmaco iniettato, cosa peraltro assolutamente non vera.

Quello che però non si sa è che non è poco frequente che nel muscolo si generino dei trigger point dolorosi, ovvero le fibre del tessuto muscolare per la presenza del liquido iniettato localmente possono richiamare uno stato infiammatorio di risposta che in alcuni casi può restare parzialmente bloccato nel tessuto muscolare generando una zona più compatta di fibre spesso dolenti.

Mi è capitato un runner che dopo aver fatto alcune iniezioni intramuscolo eseguite appunto per trattare una colica renale ha lamentato dolore al gluteo per circa 3 mesi, presente solo durante la corsa.  Ci sono volute ben 6 sedute di miofibrolisi per risolvere il quadro doloroso completamente. Il tessuto del muscolo gluteo era inizialmente infiammato e gonfio, poi si percepiva una zona della grandezza di una ciliegia nettamente più compatta e dolente che gradualmente si è fatta più piccola fino a diventare grande come una capocchia di spillo lasciando durante il trattamento profondo la sensazione di una puntura.

Un caso particolare, si potrebbe pensare, ma il fatto che il paziente corresse è stato l’unico vero motivo perchè ci accorgessimo del problema. Sono molti i pazienti che producono trigger point che restano silenti fino a quando non si attivano magari tutti insieme.  Non è da escludere che le iniezioni intramuscolari possano essere a distanza anche di anni corresponsabili di dolori muscoloscheletrici irradiati come le sciatalgie.

E’ possibile che l’iniezione  generi una sorta di disordine e ingorgo nelle fibre muscolari e fibrose  capaci di generare trigger pointa sia muscolari che tendinei.

Un’altra osservazione deve essere fatta sulle infiltrazioni cortisoniche intratendinee che ossono generare lesioni fino alla rottura del tendine infiltrato e in alcuni casi anche retrazioni dello stesso, evenienze sicuramente rare ma presente nella casistica delle possibilità . Quindi prima di suggerire un’infiltrazione cortisonoca tendinea è preferibile eseguire altre terapie meno invasive tra cui la miofibrolisi che, se correttamente applicata, è una delle più efficaci perchè in grado grazie alla presenza di strumenti a punta e di ganci di eliminare i trigger point tendinei riordinando e  srotolando le fibre.

In sintesi è preferibile non ricorrere con troppa leggerezza  a iniezioni intramuscolari e soprattutto intratendinee; potreste odiare gli aghi per il resto della vita e finire per non accettare mai un trattamento di agopuntura anche se molto utile alla vostra salute.

 

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