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Il potere terapeutico della meditazione

Qualche giorno fa, durante una meditazione, il lama che la conduceva cercava  di spiegare come questa pratica che in realtà appartiene a molte religioni e non solo al buddhismo tibetano sia in realtà non una condotta religiosa ma una tecnica utile a tutti coloro che sono interessati a migliorare la propria esistenza senza per questo essere relegati al credo della religione buddhista ma restando tranquillamente aderenti a qualunque appartenenza religiosa o filosofica si desideri.

La meditazione è un sistema sperimentabile da ogni essere  umano, utile per affrontare le questioni interiori dall’interno e non dall’esterno come siamo abituati a fare.  Il mondo tecnologico, la possibilità di comunicare e di viaggiare di questi tempi  ci portano sempre più  verso l’esterno e  meno verso l’interno. Molte persone oggi non sono più abituate ad ascoltare il silenzio perchè produce disagio in quanto facilita l’ascolto di sè, al quale nessuno più ci ha educati da tempo.

L’utilizzo di alcune tecniche respiratorie codificate da millenni serve per facilitare l’equilibrio delle energie interne talora non sufficientemente equilibrate dalla presenza di emozioni quali rabbia, orgoglio e altre emozioni negative. La pratica respiratoria corretta è inizialmente come accendere una sorta di motore interno che permette di rimuovere i blocchi e gli squilibri interiori e di eliminare le scorie accumulate appunto da queste emozioni negative. Una volta ottenuta questa pulizia e equilibrio interni è possibile fare il passo successivo, richiamare dentro di noi la similitudine con la nostra essenza più spirituale o essere,  svilupparlo e sentirlo come una parte integrante di noi stessi il cui principio e scopo è unicamente muoversi nella completa armonia e quindi nell’amore verso gli altri.

ll Lama diceva “Ci sono Lama come me che sono meno buddhisti di persone che non sono buddhiste!”, intendendo con questo dire che essere buddhisti è una attitudine volta a migliorare se stessi per gli altri.  Ricercare per gli altri è considerato il livello più alto di pratica ma praticare semplicemente  per stare meglio con se stessi, migliorare la propria  salute fisica e psichica è il primo passo  per vivere con meno sofferenza.

Come per qualunque altra tecnica ci vuole pratica e dedizione per far crescere e germogliare il seme dell’equilibrio e dell’armonia che abita in ognuno di noi. Non si tratta di assimilare dogmi o applicare condotte  strane ma di cercare  al contrario di cogliere dalle usanze nostre e di altre culture quali sono le motivazioni e le spiegazioni che hanno un senso.

La filosofia, come  dice  anche Steiner, è la possibilità di usare e sviluppare attraverso il nostro pensiero ciò che leggiamo o studiamo facendolo nostro, interiorizzandolo e cogliendone il significato profondo, non una accettazione e imitazione cieca da bambini.

Non serve solamente  leggere e studiare e neanche  sedersi in posizione perfetta e basta: è l’insieme di queste azioni che genera la perfetta possibilità di crescere interiormente; da una parte usare il proprio pensiero in modo costruttivo cercando di cogliere il significato profondo e le relazioni tra i diversi pensieri filosofici e dall’altra eseguire le tecniche da seduti. Nell’insieme si tratta di ricercare una sorta di collegamento con  leggi  superiori al regno umano, un modo per aprirsi alla luce e disgregare le ombre dell’ignoranza.

Un lavoro nel quale la  nostra mente bambina, abituata a essere al centro dell’attenzione e a cambiare interesse in continuazione senza riposo, lentamente  cresce, si arricchisce, si struttura e  si stabilizza sempre più in un centro che si avvicina a quello che veramente siamo e diventa capace di ascoltare quello che intorno a noi semplicemente esiste:  ci si armonizza con il creato.

All’inizio è necessario stare attenti a non cadere nei classici atteggiamenti che rendono impossibile entrare in uno stato di meditazione, come ad esempio la sonnolenza o il continuo chiaccericcio del pensiero automatico di una mente che, al posto di stare ferma, si agita  guardando verso l’esterno anziché dentro di noi.

Impariamo a guardare a “Noi stessi come la fonte della nostra la cura e noi stessi come la fonte della nostra malattia” , un  prezioso alleato per curarsi da dentro educando la nostra mente a svilupparsi e radicarsi.

Un modo infine per trovare la bellezza naturale che alberga dentro ognuno di noi, una bellezza che da fuori si vede (altro che trattamenti anti aging!)  e che poi ci aiuta in tutto: dal lavoro ai rapporti umani, dalla crescita personale a quella professionale.

 

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1 Comment

  1. gianluca ha detto:

    Molto chiaro, utile e preciso il tuo post.
    E’interessante notare come si possa stabilire una correlazione fra un apprendimento cognitivo-razionale e un’apprendimento del corpo (influenzato dalle emozioni). Se fra questi 2 tipi di apprendimento c’è connessione, la persona è in grado di trasformare se stessa ed anche il mondo circostante.
    La meditazione è una grande via da percorrere per arrivare a questo risultato. Richiede molta disciplina e applicazione.
    Ci sono molti stereotipi che dipingono la meditazione come un affare per monaci fuori dal mondo reale. Forse un approccio meno serioso e più giocoso può avvicinare alla pratica un maggior numero di persone.
    Sorridere per i pensieri che attraversano la mente durante la meditazione può, ad esempio, essere più utile che disperarsi per l’attenzione persa.

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