L’atto chirurgico: una soluzione estrema anche se talora necessaria

Oggi la tendenza è quella di risolvere molte patologie che possono avere anche risvolti internistici con un atto chirurgico. La fila per eseguire piccoli interventi è ovunque elevatissima.

Si va dal tunnel carpale,  spesso collegato a disturbi ormonali, alle tendinopatie delle spalle frequentemente correlate a disturbi viscerali, alle emorroidi e ragadi per lo più secondarie a un calore interno, fino ad arrivare all’inseminazione assistita proposta oggi in modo decisamente frequente anche a coppie che potrebbero arrivare al concepimento in modo naturale con semplici aiuti mirati. Senza parlare del cesareo sempre più frequente per fare un altro esempio.

La chirurgia è oggi molto più sicura e precisa di una volta; le sale chirurgiche sono molto più asettiche, i farmaci antibiotici dati in modo corretto e sistematico; gli strumenti come i bisturi, gli aghi così come l’attrezzatura a scopo emostastico e come supporto visivo quali, lenti, endoscopi, TAC, ecografi, sono  all’avanguardia e rendono il lavoro sempre più preciso, un balzo tecnologico in avanti incredibile anche solo rispetto a 20 anni fa.

La soluzione chirurgica, evidentemente di prima scelta in numerosi casi, come nelle malformazioni fisiche, neoplasie, e ovviamente nelle urgenze mediche, ovvero nelle svariate patologie che mettono a repentaglio la vita e la salute del paziente, non dovrebbe  a mio parere essere sempre la prima scelta per diverse altre patologie che potremmo invece definire minori.

In molte patologie oggi esclusivamente o prevalentemente chirurgiche, come le dita a scatto, le algie articolari, le piccole ernie sottolegamentose senza segni neurologici e quando le condizioni lo consentono, naturalmente, bisognerebbe prima tentare strade conservative fra cui sicuramente un lavoro sulla ricerca delle possibili cause interne e di soluzioni dalla minor invasività.

La medicina occidentale possiede in effetti pochi strumenti terapeutici e molti strumenti diagnostici sempre più raffinati mentre la medicina cinese possiede moltissime soluzioni terapeutiche utilizzabili con beneficio e minimo rischio allo scopo di recuperare un equilibrio interno e la salute.

Ho conosciuto in questi anni tantissimi pazienti operati anche un numero elevato di volte senza aver risolto il problema e talune anche peggiorandolo;  interventi di asportazione di diverticoli per risolvere dolori addominali causati da una lombalgia, protesi d’anca per risolvere un dolore irradiato nevralgico da discopatia lombare completamente risolti invece con l’agopuntura, ad esempio.

Purtroppo ho conosciuto anche un paziente operato 15 volte al rachide lombare per un dolore che non voleva passare e una paziente che dopo numerosi interventi è arrivata fino all’amputazione della gamba per risolvere un dolore nevralgico molto severo che comunque non è passato nonostante l’intervento.

Provare con l’agopuntura in modo serio e continuativo su qualunque dolore importante prima di procedere alla scelta e soluzione chirurgica mi sembra una proposta assai sensata e decisamente più economica in tutti i sensi.

Pensate al costo di un intervento, ai giorni di malattia e di riabilitazione per una spalla operata. Ma a quanto pare è una proposta decisamente out! Non si fa! Troppo pochi specialisti e troppo poca conoscenza del settore: sono moltissimi gli ortopedici convinti che il trattamento con agopuntura non possa risolvere una comune tendinopatia della spalla o sciatica su base discopatica.

Questo perchè non conoscono il meccanismo d’azione dell’agopuntura che considerano solo simil-anestetico e non curativo.

Lo stesso vale per le emorroidi; sono pochissimi i medici a sapere che un adeguato trattamento con fitoterapia cinese mirata è in grado di risolvere in modo decisivo un quadro di emorroidi infiammate.

La soluzione chirurgica, ovvero togliere e tagliare via, dovrebbe, anche in senso psicologico, relazionale e affettivo, essere l’ultima scelta da fare in qualunque rapporto umano.

Prima bisogna cercare di capire quali siano le nostre reali esigenze e non i nostri capricci o desideri egoici, poi una volta chiarito questo punto, esattamente come quando si fa una diagnosi, si deve procedere con la possibilità di trovare delle strategie per risolvere il problema e per far capire le nostre esigenze a chi ci sta intorno .

Questa fase non va saltata a pie’ pari per comodità, ma… attenzione; neanche bisogna soffrire a priori perchè “tanto non vi è rimedio”.

Nella prima situazione non ho dato all’altro la possibilità di vedere e provvedere, nella seconda ho dato per scontato che tanto non potesse capire negando questa possibilità.

E se dall’altra parte le richieste cascano sempre nel vuoto senza che  vi sia alcuna possibilità di incontro per trovare una soluzione comune… ebbene a questo punto, e solo a questo punto, è giustificato, anche se talora molto doloroso, tagliare o se preferite rompere, per poter vivere ciò che per noi è davvero importante vivere.

Il paragone calza alla perfezione, un comportamento sano ed equilibrato dovrebbe essere  simile sia che si parli di patologie fisiche che di disagi psicorelazionali.

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