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Accettare il cambiamento

Dall’organo cuore apprendiamo che l’assenza di movimento porta alla morte cellulare, dalla biochimica apprendiamo la stessa cosa. Ecco perchè si insiste tanto sul movimento fisico, ma anche sul cambiare cibo con le diverse stagioni e situazioni o il rinnovare il guardaroba o qualche complemento di arredo.

Sono attività che hanno la loro importanza. Quello che bisogna evitare è di ripetere e circondarsi sempre delle stesse identiche cose. Non è necessario esagerare, qualche accorgimento è sufficiente a produrre un cambiamento.

Un copridivano o copriletto con colori diversi, la tovaglia o dei cuscini colorati, oppure un orecchino estivo, una maglietta o un profumo adatto alla stagione. Lo stesso vale per gli uomini: circondarsi sempre delle stesse persone con la stessa identica modalità e ritualità è il  vero pericolo di non produrre movimento ma solo noia. Non fraintendiamoci non è che cambiando sistematicamente amici, compagno o compagna questo significa che siamo più vivi, direi che significa che non abbiamo creato dei veri rapporti e legami,  è la modalità del vedersi, ascoltarsi e comunicare che rende lo scambio vivo o morto.

Alcuni cambiamenti non sono voluti da noi ma ci accadono; è il modo in cui li viviamo a trasformali in cambiamenti comunque utili di passaggio o di transizione  verso quello che desideriamo vivere e diventare. Ecco che un cambiamento contiene in sè  la possibilità di sfruttare una nuova situazione e opportunità a nostro favore oppure una occasione per piangersi  addosso e generare disagio e  profondo senso di infelicità.

Purtroppo capita a tutti di ricevere delle sorprese indesiderate, scoprire di non essere amati dall’uomo o donna che ci interessa, ricevere uno sfratto quando meno ce lo aspettiamo, perdere il lavoro e essere lasciati dal proprio marito o moglie senza preavviso o possibilità di cambiare le cose. Sono momenti di sofferenza dai quali alcuni non sono in grado di riprendersi.

Conosco molti pazienti che potrei definire infelici indefessi, non vi è situazione che non sia per loro fonte di nuova sofferenza e  difficoltà, non riescono a adattarsi a nessun cambiamento. Sono come dire sempre in ritardo sui tempi come avere addosso il maglione e il cappotto in estate e  il costume da bagno in inverno pronti a lamentarsi e soffrire della terribile situazione.

Insomma si muovono in modo da soffrire sempre capite? Non si tratta di cosa accade loro ma di come lo vivono. Non c’è modo di aiutarli la loro infelicità è recidiva, potremmo definirla invasiva e maligna ovvero si infiltra ovunque rovinando qualunque rapporto umano, qualunque opportunità lavorativa e qualunque esperienza personale.

Una malattia più frequente di quanto non si pensi, purtroppo molto femminile e che chiamerei una “malattia alla Rosella O’hara”. Quello che accade a queste persone non è mai quello che vorrebbero anche se è esattamente quello che è più adatto a loro, rifiutano il cambiamento e le esperienze  che si presentano loro, solo perchè hanno deciso a priori che doveva essere altrimenti, da in lì in poi, ogni situazione è la possibile fonte di ulteriore sofferenza e allontanamento dalla realtà e dalla possibilità di adattarsi e cogliere le diverse opportunità che si presentano.

Un’autentica maledizione, che necessita  un profondo e radicale cambiamento interno e talora anche delle cure di un buon psicologo

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2 Comments

  1. Wfal ha detto:

    …e si maledetto attaccamento….alla sofferenza…..ed a volte alla propria malattia….ne ho conosciute persone così….che amano soffrire e che sono aggrappate alla malattia come unica ragione di vita….a volte il tutto si è talmente cronicizzato che oltre che soffrire loro stesse amano far soffrire , a volte inconsciamente, anche gli altri…..

    come diceva un antico saggio…..al posto di preoccuparti del buio….
    accendi una candela…..
    ciao Catherine

  2. rossana ha detto:

    facile a dirsi, difficile a farsi! Credo purtroppo di fare parte anch’io di questa grande comunità: Cerchi di negare l’evidenza ma in breve ti ritrovi depresso e insoddisfatto della tua vita e di quanto ti circonda. A volte passa presto, a volte ti sta addosso per settimane. E’ colpa della società in cui viviamo? Sono convinta che cambiare ( è dura xò!!) aiuti almeno in parte ad affrontare certe situazioni. Purtroppo entra in gioco anche il carattere di una persona, se sei chiuso e poco socievole sarà + dura, sicuramente!!
    Personalmente ho scelto la pratica dello yoga per cercare stimoli diversi ( una sorta di cambiamento , una variante alla solita routine : casa, famiglia e lavoro) e trovare una maggiore serenità interiore. Piccoli passi , fiducia…….e tanta pazienza.

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