Osteoporosi e fratture spontanee

Osteoporosi e fratture spontanee

Catherine Bellwald Osteoporosi e fratture spontaneeMolti autori considerano l’osteoporosi come un evento fisiologioco di demineralizzazione ossea collegato con l’età, trasfomato in una franca patologia per motivi di business.

Anche alcuni esami specifici come la MOC (minelalometria ossea computerizzata) sono stati considerati spesso tarati in modo esagerato.

Se da un lato questo può anche essere stato parzialmente vero, è da considerare che le osteoporosi lievi, medie e gravi esistono, e colpiscono una fetta sempre più estesa della popolazione adulta e anziana dei paesi  industrializzati.

Quali siano le reali cause di questo incremento epidemiologico, se l’innalzamento della mortalità, la possibilità di eseguire i test di screening specifici, fattori quali razza e costituzione, alimentazione, condizioni climatiche e abitudini di vita, non ci è ancora dato di saperlo con certezza.

Una cosa però è certa; i pazienti trattati con terapia cortisonica e antiacida a lungo termine  ne sono particolarmente colpiti.

L’osteoporosi  non è dolorosa ne sintomatica ovvero da segno di sè solo quando è veramente severa. Si considera che la possibile causa del dolore in fase avanzata sia nelle micro fratture. Un’altra problematica è  data dalla facilità di insorgenza di fratture che possono essere anche spontanee oltre che per traumi di lieve entità o semplici cadute a terra e costituiscono una spesa sanitaria molto elevata.

Le fratture spontanee più frequenti sono i crolli vertebrali e le fratture costali. In questi casi si assiste ad un dolore  molto acuto che insorge repentinamente dopo un movimento di rotazione, uno sternuto oppure senza un apparente movimento. Il dolore di solito impedisce il riposo notturno e risponde poco ai farmaci antidolorifici. La diagnosi è possibile anche alla sola palpazione e si accerta con una semplice radiografia.

Molto più complessa è la diagnosi di frattura di femore spontanea. In questi casi, infatti, il femore si rompe ed il paziente cade a terra, ma diventa difficile capire se è la caduta a rompere il femore o vice versa, mi spiego? Ecco che non se ne parla molto perchè non si può verificare con certezza. Posso però affermare per esperienza che i casi di questo tipo non sono poco frequenti. Soggetti anziani lucidi capaci di segnalare l’evento con precisione ne ho incontrati parecchi durante i miei otto anni in Riabilitazione. Ecco che a questa ipotesi non si da credito in quanto non è verificabile, ma è lecito porsi il dubbio.

Ma come mai l’osso a un determinato momento in modo del tutto imprevisto cede?  Non lo sapremo mai, è come un quadro appeso a un muro o un vecchio ponte in equilibrio precario, e  come dice il saxofonista del film un pianista sull’oceano “ad un dato momento.. senza preavviso..  senza una ragione precisa…vlamm…cede!”

Certo è l’osteoporosi severa la causa ovvero la precarietà dell’impalcatura ossea di sostegno, è difficile che un bambino o un adulto sano cadendo si fratturi un femore. A meno che non caschi da una scala, o  in modo davvero violento, di solito chi cade, si alza, magari ammaccato ma con le proprie gambe.

Si fa un gran parlare di fabbisogno giornaliero e assunzione di calcio, collegato all’osteoporosi. Anche se si conoscono le relazioni tra livello di calcemia e la produzione di alcuni ormoni, il livello di mineralizzazione ossea dipende da fattori molto più complessi che non la semplice assunzione di calcio.

Non vi è infatti nessun dato scientifico che confermi che una maggior assunzione di calcio e tanto meno l’utilizzo di prodotti caseari, riducano l’insorgenza di osteoporosi .

Nell’età adulta il metabolismo del  calcio è considerato pari a zero, ovvero per 800-1000 mg di assunzione giornaliera di calcio con la dieta, mediamente 200 mg vengono assorbiti dall’intestino e 200mg secreti con le urine.

Che la concentrazione di calcio sia un fattore determinante per il corpo umano ne siamo più che certi, non a caso il calcio concorre in moltissime reazioni biochimiche essenziali fra cui la conduzione dell’impulso nervoso, la contrazione muscolare e quindi anche la contrazione del cuore, organo principe. Un’altra cosa notevolmente importante è che solo l’1% del calcio corporeo è presente nel liquidi corporei; tutto il resto si trova nel tessuto osseo. Inoltre il calcio deve trovarsi con una proporzione sempre inferiore al fosforo per non precipitare, calcificando i tessuti molli. Il suo assetto e mantenimento stabile è quindi non solo di vitale importanza per la vita ma anche estremamente raffinato. Si conoscono tre  ormoni che concorrono al mantenimento  dell’omeostasi calcica, la Vitamina D, la calcitonina e il paratormone.

Non mi stupirebbe se scoprissimo in futuro altri ormoni ancora sconosciuti, in grado di interagire sulla concentrazione di calcio nei diversi tessuti organici.

Il fatto che il corpo umano  con l’età perda calcio e che questa perdita sia a favore di una demineralizzazione ossea è un fatto considerato fisiologico, ma la precoce perdita di massa ossea o la sua eccessiva riduzione sono oggi una patologia conclamata per la quale numerose case farmaceutiche ricercano una soluzione preventiva.

La domanda corretta dovrebbe essere: quali sono i fattori che determinano un aumento della perdita di calcio da parte del corpo adulto e anziano e cosa determina la sua incapacità di conservarlo nelle ossa? Il problema non è quindi come assumerne di più con la dieta, magari anche in età giovanile ma come trattenerlo e usarlo al meglio in età avanzata.

Negli anni 80 una grande speranza e spinta da parte dell’industria farmaceutica fu data alla calcitonina, un ormone prodotto da alcuni tipi di cellule, dette “C”, presenti nella tiroide, che veniva usato sistematicamente per curare l’osteoporosi. Questo ormone sembrava la chiave di volta in quanto agente direttamente sul tessuto osseo stimolando la mineralizzazione. Pertanto dopo la resezione della tiroide non si riscontra un peggioramento dell’osteoporosi. Oggi si ritiene che la calcitonina abbia un ruolo prevalentemente durante la crescita e l’allattamento e il suo uso sistematico è stato accantonato.

L’assorbimento di calcio da parte dell’intestino e la sua eliminazione con le urine dipende dalla concentrazione del paratormone e dalla concentrazione di Vitamina D attiva presenti in circolo. La quantità di paratormone secreta dalle piccolissime ghiandole della paratiroide aumenta con i bassi livelli di calcemia.

Ne risulta che più la calcemia è alta più si riduce la  possibilità di assorbirla per via alimentare e di eliminarla per via renale. Ecco perché  oggi il calcio come integrazione viene prescritto sempre associato alla Vitamina D che ne facilita  sia l’assorbimento che il riassorbimento renale.

Negli anni ’90 sono iniziate le terapie con la classe dei bis-fosfonati o difosfonati ritenuti in grado di inibire l’azione degli ostoclasti e di aumentare la massa ossea  facilitando la rimineralizzaione. Questi farmaci sono stati usati in abbondanza proprio per la loro marcata efficacia su tutti i quadri conclamati di osteoporosi anche per la prevenzione delle fratture. Oggi, a causa degli elevati effetti collaterali, la tendenza  resta  quella di limitarne l’uso ai casi davvero gravi, con fratture spontanee e nelle metastasi ossee demineralizzanti anche per la loro efficacia antidolorifica.

La coppia di sostanze calcio e Vitamina D  resta in questo momento la terapia più usata nelle forme di osteoporosi,  anche in prevenzione. In pediatria esiste una corrente di pensiero che tende a consigliare l’assunzione di Vit D anche ai neonati perchè il latte materno ne sarebbe troppo povero. E qui mi sorge veramente un dubbio; ma se il latte materno ne contiene poco, non è che per caso in quella particolare fascia di età ne serve anche poco?

E’ ovvio che  nelle prime fasi della crescita, le ossa rappresentano un tessuto che ha bisogno di essere nutrito e irrobustito, ma se fino ad ora abbiamo fatto senza vitamina D, non è che  somministrandola così allegramente  andiamo a scombinare un equilibrio? E’ una domanda lecita a mio parere, lo scopriremo fra qualche anno.

La vitamina D è prodotta per l’80% dalla cute grazie alla radiazione solare e solo in minima parte assunta con l’alimentazione (per lo più presente nei pesci e nell’olio di pesce) dove deve comunque essere attivata attraverso un meccanismo collegato alla luce.

Resta il fatto che alte dosi di Vitamina D o l’assunzione prolungata di questa sostanza non sono scevre da possibili effetti collaterali. Si consideri che quando un farmaco o una sostanza vengono usati in prevenzione è giusto che i loro possibili effetti collaterali siano più che limitati anche a distanza di tempo. E’ lo stesso discorso  fatto per il colesterolo.

Ecco che più che  “dopare” i bambini e i neonati affinché crescano con ossa più robuste, forse sarebbe più giusto porre un accento sui modi naturali  di limitare la perdita di osso con l’età,  senza cadere nella banale affermazione di mangiare e bere latte, formaggi e yogurt.

Darei un forte accento alla necessità di fare regolarmente dei bagni di luce in ambienti con ridotto tasso di inquinamento e di limitare per quanto possibile  una vita interamente al chiuso che inizia già da piccoli tra banchi di scuola e corsi di lingue, musica, sport in palestra. La luce solare intesa quindi come nutrimento non solo delle piante ma anche delle persone.

Ma anche il tipo di alimentazione e non solo la quantità di calcio assunta giornalmente  potrebbero essere determinanti nel lavoro di prevenzione dell’osteoporosi

Il rapporto calcio-fosforo sembra un altro fattore di rilievo, si ritiene che il calcio e il fosforo nel sangue e nei tessuti debbano mantenere un rapporto fisso di 1 a 2,5, e che questo rapporto debba essere mantenuto anche durante l’assorbimento intestinale. Ovvero il fosforo sempre ad un livello più che doppio rispetto a quello di calcio. Il fosforo è altamente rappresentato nei cibi e si ritiene che gli unici alimenti in cui il calcio supera il fosforo siano i derivati dal latte che tanto vengono reclamizzati come fonte indispensabile di calcio. E questo spiegherebbe perché gli Americani che pasteggiano a latte sono fortemente colpiti da questa patologia.

Sono molti gli autori a che considerano che l’eliminazione, ovvero la perdita, di calcio con le urine sia favorita da una dieta ricca in proteine animali.

Si ritiene inoltre che il calcio venga assorbito con più difficoltà in caso di assunzione di alcolici, e nei fumatori.

Infine l’assenza di movimento e la sedentarietà sono sicuramente un sicura causa di demineralizazione ossea; il movimento inteso anche e soprattutto come movimento  in presenza della  gravità. Non a caso il paziente allettato e l’astronauta sono i primi a evidenziare un immediato peggioramento della mineralizzazione ossea.

Camminare e correre sono certamente le attività motorie che maggiormente causano una stimolazione vibrazionale forte a tutto il sistema scheletrico. E anche qui spezzerei un’altra lancia nel ridurre i trasporti in macchina sia essa privata che pubblica a favore della sana e vecchia camminata all’aperto. E’ che abbiamo sempre fretta, non è vero? Altro che Vitamina D: via i passeggini il prima possibile!

Per concludere, secondo la medicina cinese il trofismo delle ossa è collegato all’energia del rene che decade con l’età senza aver la possibilità di essere rinnovata.  Si ritiene però che la continuativa pratica di discipline orientali e  arti marziali  sia un modo per conservarla più a lungo nel tempo e che un corretto stile di vita ne limiti la progressiva riduzione nel tempo. In altre parole, una dieta ricca di sostanze vegetali, frutta e verdura (le famose 5 porzioni al giorno che pochi mangiano), una limitata o nulla assunzione di alcolici e di fumo inteso anche come smog e  per finire una corretta circolazione non solo energetica  ma anche  delle famigerate emozioni.

In modo più occidentale e scientifico potremmo dire che l’omeostasi calcica ovvero il sistema che regola la concentrazione di calcio nel sangue e negli altri tessuti del corpo è di nuovo un complesso equilibrio di un numero elevato di ormoni che interagiscono l’uno con l’altro: estrogeni, testosterone, cortisolo e forse molti altri ancora non conosciuti, esattamente come per la glicemia che risulta essere un parametro controllato da un network ormonale complesso e ancora sconosciuto.

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