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Asessualità o anoressia sessuale?

E’ frequente parlando con i pazienti scoprire che sono molte le persone sui quarant’anni ma talora anche molto più giovani, prevalentemente del sesso femminile ad avere un totale rifiuto della vita sessuale, una  sorta di chiusura della sfera erotica, si diventa come assessuati.

Il più delle volte il problema inizia gradualmente con dei semplici “non mi va” “oggi non ho voglia” che però diventano sempre più frequenti. Infatti se una volta era necessario inventare il mal di testa oggi bastano queste frasi per chiudere il discorso e metterlo da parte.

Ci si chiude totalmente a questa espressione senza saper esattamente perché. Talora il tutto parte da dei malcontenti o insoddisfazioni di vario genere e come in tutti gli atteggiamenti potenzialmente patologici si pensa che è un momento passeggero e che poi passerà da solo. Ma non è sempre così, può capitare che  ci prenda lui la mano e diventi con il passar del tempo, sempre più difficile riportare la coppia a vivere una normale vita sessuale.

Quello che succede di solito è che l’uomo si sente ferito e rifiutato, la sua identità  maschile è respinta e diventa in parte inespressa, proprio nella connotazione per lui più fisica. L’uomo costretto alla asessualità non si sente veramente uomo anche se ovviamente non è vero. Un po’ quello che succede alle donne che non possono o non riescono a vivere la maternità anche loro non si sentono donne complete. Il problema si pone anche nell’altro sesso, la donna che non si sente più desiderata crede di non essere più attraente e può perdere sicurezza in se stessa.

Le conseguenze sono diverse  l’uomo può diventare aggressivo  verbalmente, talora anche fisicamente, inizia una vera e propria guerra psicologica fatta di risentimenti, chiusure, sensi di colpa, insoddisfazioni, battute e critiche. Per quello che riguarda la donna la sua reazione è di solito meno aggressiva e direttamente espressa e non è infrequente che si possa  chiudere in se stessa giudicando anche inconsciamente che la colpa possa essere la sua.  A meno che non vi sia un reale motivo, un benestare reciproco o la ricerca di una vita sessuale al di fuori delle mura domestiche, per evitare di scatenare il desiderio nel compagno si rischia di arrivare a  una eliminazione quasi totale dell’affettività, niente baci, niente carezze, nessuna espressione di affettuosità.

Una relazione non solo asessuata ma anche pericolosamente anaffetiva.

Ho recentemente considerato che questa modalità è molto simile ai disturbi comportamentali legati al cibo, l’anoressia per esempio parte da un desiderio di vedersi più magri e gradualmente si trasforma in un totale rifiuto del cibo. Entrambi questi atteggiamenti sono un rifiuto del nutrimento non solo fisico, ma anche emozionale e sensoriale, un rifiuto del piacere insomma, per arrivare nei casi più gravi a un  rifiuto della vita stessa. Molte volte è presente una  depressione del tono dell’umore sottostante magari mascherato.

E’ però da considerare che da alcuni anni la assessualità sta dilagando un pò come una moda tra i e le giovanissime oltre che tra personaggi dello spettacolo, che dichiarano apertamente di vivere molto più serenamente senza il sesso e senza questa ossessiva necessità e di ricercare una espressione più sentimentale e romantica dell’amore.  In questi casi la relazione assessuata è desiderata da entrambe le parti e come alcuni dicono “è il paradiso per gli uomini che soffrono di impotenza”  e a questo punto direi ma perché no? Basta che non lo si consideri un vanto o un orgoglio ma  una scelta individuale e rispettosa delle altrui necessità e desideri.

E’ possibile che questo sia  il risultato della nostra ricerca di perfezione, e dell’allargare il nostro spazio esperienziale: con quello vado a teatro, con quello faccio sport, con quello lavoro, con quello faccio il romantico, con quello faccio sesso e qui nasce il famoso scopamico. Anche questa è una novità di questo secolo molte amicizie, molta libertà, molta scelta e possibilità di vivere esperienze diversificate tra di loro e non per questo meno arricchenti.

Esiste la possibilità di dar vita a un puzzle di io con diverse personalità, che da un lato possono generare confusione e instabilità ma dall’altro possono essere un ottimo training e terreno per non fossilizzare la nostra mente in un unico personaggio che ripete se stesso fino alla morte. Un tempo si restava dove si nasceva si lavorara vicino a casa ci si sposava il più comodamente possibile. L’importante è non perdere il collegamento con la nostra unità e centralità, mantenendo il desiderio di creare una vera e profonda relazione con gli altri individui e non solo con noi stessi.

Ma per tornare all’assesualità in senso lato credo che  una cosa sia scegliere di non far sesso e un’altra sia il non riuscire a fare sesso in modo soddisfacente; la differenza è sostanziale, direi.

Quando iniziamo a capire di avere una totale mancanza di desiderio è necessario correre subito ai ripari, e girare subito il timone nella direzione giusta. Il primo passo è capire che il problema siamo noi, infatti il più delle volte si tende a dare la colpa alla stanchezza ma soprattutto al compagno, troppo grasso, alito pesante, si trovano difetti sicuramente presenti ma ai quali si da troppo peso. In realtà sono delle scuse o meglio si vede l’altro come se indossassimo degli occhiali che distorcono la realtà, esattamente l’opposto degli occhiali rosa dell’innamorato.

Una volta individuato che di un problema si tratta, è necessario  non accettare passivamente questa condizione di chiusura ma cercare tutte le possibili soluzioni per facilitare una riapertura. E’ importante condividere il problema ovvero parlarne con il proprio compagno cercando in prima istanza di spiegare che non è lui il problema e che desideriamo cambiare velocemente. Si tratta di una richiesta di aiuto per superare il momento difficile, un po’ come quando si decide di smettere di fumare. In questo modo si dà la possibilità al compagno di diventare più attento ad alcuni dettagli che ci danno fastidio, si potranno fare dei viaggi o dei week end insieme per uscire dal tran tran.

Il problema è  più subdolo  quando non esiste un compagno; in questo caso è più facile credere che siamo così solo perché siamo sole, ma  è spesso il contrario e spetta a noi uscire da questo torpore.  A parere mio è sbagliato e troppo facile concludere che non essendoci più desiderio sessuale il rapporto tra due persone è da considerarsi esaurito. E’ più facile chiudere e  ricominciare con un altro compagno dove tutto è nuovo e possibile.  Facilmente le stesse dinamiche si riproporranno nel tempo magari anche peggiori. Si  può rimettersi in pista anche con il compagno di oltre 20 anni.

Come fare? Prima di tutto bisogna volerlo! esattamente come quando si decide di smettere di fumare, quindi ci deve essere una motivazione forte questo è il punto di partenza e non è facile. E’ più semplice rinunciare  ad essere felici che lottare per la nostra felicità e poi è necessario darsi da fare in più direzioni.

L’attività motoria è la più semplice e prima raccomandazione, soprattutto se fatta all’aria aperta, da una parte perchè il movimento aumenta la produzione di testosterone e quindi aumenta l’appetito  sessuale, dall’altra perchè la natura apporta sempre la sua meravigliosa armonia intrinseca e ci dona la possibilità di ritrovare un equilibrio.

Quando questo non basta è utile affrontare l’argomento con uno specialista psicologo o sessuologo per vedere di risolvere la causa del problema magari anche in coppia. L’agopuntura può essere un valido supporto specialistico non verbale uno strumento capace di far circolare l’energia in tutto il corpo evitando che si concentri e blocchi in alcuni distretti. Il trattamento di agopuntura si può paragonare a un motore acceso capace di far circolare la benzina  nel carburatore  senza che si ingolfi riattivando e armonizzando il network ormonale e bioumorale alla base del desiderio sessuale.

Si attiverà il corpo come una ventata di energia aggiuntiva che potete utilizzare fisicamente ma anche mentalmente per aggiustare il tiro ovvero per essere più elastici. Il corpo e la mente si influenzano vicendevolmente  se alle donne serve una cena romantica, alcune attenzioni e comodità per mollare la fatica della giornata e della settimana, uomini perchè non provate ad assecondarle? E per le donne  se a un uomo serve un bel pasto caldo servito con affetto e un bell’intimo e la vostra disponibilità, anche se di fronte a una richiesta non programmata e talora troppo istintiva, perché negarglieli?

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10 Comments

  1. Aurora ha detto:

    Cara Catherine,
    condivido solo in parte il tuo punto di vista e avrei da proporre una diversa versione; ovviamente una non ne esclude l’altra…
    Un giorno mi trovavo a pranzo con un’amica e le nostre rispettive figlie.
    La mamma si lamentava spesso con me del fatto che la figlia era troppo magra e mangiava sempre svogliatamente.
    Quel giorno, a tavola, continuava a intimare la sua bambina di mangiare.
    All’ennesimo “mangia, sbrigati”, la guardai e le dissi: “se lo dici un’altra volta farai passare la fame perfino a me”.
    Tornando alla sessualità, un tempo la donna doveva inventare un mal di testa col proprio marito/compagno; oppure tacere e accondiscendere.
    Non ci trovo nulla di “anoressico” nel rifiutare il compagno di una vita, forse fa semplicemente parte del “cambiamento”, quello che tutti temiamo ma che è insito nel ciclo dell’esistenza.
    Il problema dell’anoressia sessuale talvolta nasce perché le convenzioni morali e sociali impongono alla donna di “nutrirsi del cibo istituzionalizzato” e di negarsi quello veramente desiderato.
    Allora è un momento scivolare nella tentazione di non nutrirsi affatto. Più semplice, meno casini, nessun giudizio da affrontare. Infondo, in un certo senso, una forma di liberazione…
    Al “compagno rifiutato” suggerirei di imparare a gestire il rifiuto perché la guerra psicologica sicuramente non favorirà il riaccendersi del desiderio sessuale da parte della sua donna… anzi… lo spegnerà irreversibilmente.

      • Cathe ha detto:

        Gentile Aurora lungi da me, il favorire la costrizione e la forzatura! Che si tratti di un bambino o di una donna, la libertà individuale è certamente da proteggere a tutti i costi. Ma non è sempre così facile, bambini che costringono l’intera famiglia a mangiare sette giorni su sette il risotto alla milanese oppure peggio ancora il fast food vanno contenuti. E se la pazienza di alcuni genitori viene meno di fronte a evidenti manifestazioni di svogliatezza e lentezza, espressione di una richiesta di attenzione credo sarà opportuno trovare il modo di colmare queste richieste nel modo più corretto e sano. Quello che però mi sta a cuore precisare è che non dobbiamo confondere un rifiuto di un piatto oppure di finirlo con una forma di anoressia e lo stesso vale per un rifiuto di attenzioni sessuali occasionale con un rifiuto sistematico e reiterato. E’ proprio quel ” scivolare nella tentazione di non nutrirsi affatto” che diventa pericoloso e soprattutto incapace di essere una liberazione e tanto meno una soluzione al problema.

      • Lady ha detto:

        “Ma per tornare all’assesualità credo che una cosa sia scegliere di non far sesso e un’altra sia il non riuscire a fare sesso in modo soddisfacente; la differenza è sostanziale, direi.”

        Sta scherzando?
        Perchè confonde l’assessualità con la scelta di non fare sesso, l’incapacità di fare sesso e il calo del desiderio? Sono cose molto differenti – la mancanza di cura nello stilare il suo articolo è ridicola, le sarebbero bastati cinque minuti su Wikipedia per considerare i vari aspetti dell’assessualità in maniera molto più completa.

        Le consiglierei di non tirare in ballo un orientamento sessuale quando tutto quello che vuole è dare consigli su come ravvivare il desiderio, sta abassando il QI dell’intera rete.

        • Cathe ha detto:

          Mia cara Sig.ra Lady , se avesse letto il resto del testo con attenzione probabilmente avrebbe visto che la confusione dei termini è voluta allo scopo di far distinzione fra i vari casi, che nella vita reale, che che se ne dica, non sono così ben distinti come nel dizionario! Una situazione può essere il preludio dell’altra e vice versa. Inoltre come ben saprà la così detta scelta che taluni dicono e sostengono di compiere talora di veramente libero non ha proprio nulla. Ma se non gradisce la lettura e il contenuto del mio pensiero limitato è pregata di andare a leggere altrove adeguandosi al suo elevato QI.

          • Sidhe ha detto:

            Cara Cathe,
            Lei usa spesso la parola “scelta”, ma rispettare quello che si sente dentro di sé non è semplicemente una “scelta” come fra due opzioni ugualmente allettanti o ugualmente indifferenti. Lei direbbe a una ragazza lesbica che ha fatto la “scelta” di andare con ragazze anziché con ragazzi, perché ha “scelto” di rispettare quello che sente dentro di sé? O più semplicemente, rispettare quello che sente dentro di sé è sempre l’unica scelta per vivere al meglio con noi stessi?
            L’unico problema di una persona asessuale è di natura sociale. Alcune persone sessuali che hanno una relazione stabile con persone sessualmente attive, scelgono la via del compromesso. Altre persone, cercano a monte un compagno o una compagna che abbia uno scarso o nullo interesse per il sesso, in modo da non entrare in conflitto con i suoi desideri, ma può ben immaginare quanto questo filtro restringa il campo! Non è terribile innamorarsi di qualcuno e sapere che “non funzionerà” perché si è sessualmente incompatibili?
            Riconosco che se avessi un compagno “sessuale” (non è una parola molto bella ma è il modo in cui sbrigativamente chiamiamo le persone con desiderio sessuale, togliendo l’alfa privativo) la mia mancanza di desiderio sarebbe per lui frustrante, in quanto il suo desiderio di avere rapporti sarebbe tanto naturale e legittimo quanto il mio di non averne, anzi, essendo lui un rappresentante della normalità statistica, probabilmente non riuscirebbe a comprendermi del tutto e vivrebbe malissimo la cosa, come una mancanza di affetto nei suoi confronti.
            Per questo ho deciso che non mi metterei mai con un/a partner sessuale: anche se acconsentissi ad avere rapporti quando mi venissero richiesti, ho notato che di solito il partner prende molto male anche la mancanza di propositività, sentendosi indesiderato o inadeguato. Tutto questo per me è un bel problema perché mi piacerebbe un giorno diventare mamma, ma per dirla in termini scherzosi, “manca la materia prima”.
            Una scelta, una moda? Santo cielo, sono refrattaria alle mode, e se potessi scegliere mi creda che non sceglierei questo.

              • Cathe ha detto:

                Gentilissima Sig. ra intanto grazie per il suo commento, dal quale si coglie una grande onestà e sincerità. Lei dice “ho deciso che non mi metterei mai con un partner sessuale”, si direbbe una scelta dettata dal desiderio di non far soffrire il suo/sua compagna. Quello che mi viene da dire è proprio davvero sicura che le cose non possono e non potranno mai cambiare? e che magari con la persona giusta e magari con qualche aiuto e soprattutto con la sua dote maggiore che è la sincerità e l’onestà, la situazione non possa prendere un altra direzione. Per quello che so io c’è ben poco nella vita di definitivo per non parlare della nostra mente. Quindi opto per un sincero augurio di trovare l’equilibrio giusto, tra ciò che desidera lei e ciò che desiderano gli altri da lei. Grazie

                  • Sidhe ha detto:

                    Credo che cambiare sia un’opzione poco probabile. Non credo che un orientamento sessuale sia modificabile. Non ho mai provato interesse per il sesso, l’asessualità non è una cosa che abbia accompagnato solo un periodo della mia vita, ma tutta la mia vita fin’ora.
                    Qualche anno fa mi sono innamorata di un ragazzo. Era un mio grandissimo amico, lo sentivo compatibile con me sotto molti aspetti, pensavo che saremmo stati una bella coppia. A un certo punto mi sono anche posta il problema delle sue esigenze sessuali – ci tengo a specificare che all’epoca non conoscevo il termine “asessualità” e non mi definivo tale. La cosa mi preoccupava un po’ perché non sentivo desiderio sessuale nei suoi confronti, anche se esteticamente mi piaceva molto, e morale della favola solo dopo nove o dieci mesi che ero pazza di lui sono arrivata a considerare l’idea di andarci a letto senza che il pensiero mi creasse dubbi o disagi. Non mi allettava come idea, ma nemmeno mi disturbava. Poi non è comunque mai successo perché lui era innamorato di un’altra, ma se è mai esistito al mondo qualcuno con cui sarei arrivata a un compromesso quello era lui, e si sarebbe trattato comunque solo di un compromesso…

                      • Cathe ha detto:

                        Cambiare veramente è sempre poco probabile! ma come dice un lama tibetano il seme della sessualità come il seme di ogni altra cosa in tutti noi esiste, c’è! Questo seme può restare chiuso oppure aprirsi e svilupparsi. Buona Pasqua

                  • Fede ha detto:

                    Cathe, mi sa tanto che la Sig.ra Lady non meritava il tuo prezioso tempo e impegno…

                    • paolo ha detto:

                      x un asessuale è praticamente difficilissimo incontrare una ragazza asessuale
                      non solo vicino a casa ma anche in tutta la regione
                      io sono Lombardo e sembra k qui non esista una ragazza asessuale

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