2011
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Archvi dell'anno: 2011

Ricette per mangiar sano: La macedonia calda Made in Gabriella

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: La macedonia calda Made in GabriellaEcco un modo nuovo per usare la frutta come dolce.

In realtà la frutta è,  se usata con intelligenza, un modo per mangiare il dolce e se presentata ad arte diventa veramente la sostituzione del tanto desiderato dolce per finire il pranzo con piacere.

Un mango maturo ben tagliato è un ottimo esempio, un arancio fatto a fettine sottili con uno spruzzo di kirsch, oppure una mela affettata finemente  e decorata con pinoli e caramello e ancora l’ananas a fettine sottilissme tagliate con l’affettatrice è un ottima idea semplicissima e fresca.

Un’altra splendida, anche se poco ricordata idea, è quella delle mele o pere al forno, le mele cotogne sono le mele favorite e le pere kaiser le pere ideali sia per dimensioni che per dolcezza del frutto. La ricetta prevede che  si utilizzi la buccia; è quindi indispensabile che sia frutta rigorosamente biologica.

Non dovete fare altro che lavarle, posizionarle sulla carta forno e se le volete dolcificare potete spruzzarle con  un po’ di succo di agave. In 15-20 minuti di forno il gioco è fatto e avete anche riscaldata la casa!

Vi suggeriamo come nuova idea di frutta dolce la macedonia calda; è una ricetta decisamente ghiotta e adatta al clima freddo.

Consigliamo sempre frutta biologica in modo da poter usare anche la buccia, soprattutto per le arance che assicurano un aroma delizioso, le mele, le pere,  e anche l’ananas meglio se sbucciato sono tutti ingredienti ideali.

Potete poi sbizzarrirvi con il vostro gusto personale: canella, succo di agave per dolcificare se siete golosi, pinoli, mandorle, noci, uva sultanina e susine. Anche una spruzzata di cacao, oppure due pezzetti di anice stellato  o ancora un pezzetto di vaniglia in bastoncino. La frutta a pezzetti piccoli o belli grossi a vostro piacere.

Potete usare delle coppette monoporzione di alluminio da infilare in forno; un  gioco  da ragazzi ghiotto, dolce, caldo e… assolutamente sano.

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Buon Natale 2011!

Catherine Bellwald Buon Natale 2011!

Natale: il significato del presente

Catherine Bellwald Natale: il significato del presenteOggi è la vigilia di Natale; molte persone sono in questo periodo più che mai appesantite dalle difficoltà, la sofferenza e la malattie toccano più o meno da vicino tutti e a molti sembra che ci sia davvero poco da festeggiare.

Non è così, questo è un momento unico non solo per i cristiani ma è per tutti un occasione per cogliere come sia il presente il vero dono per questo si chiama così.

E’ possibile cogliere in questi giorni la possibilità di ascoltarsi e capirsi, di guardarsi e vedersi e di toccarsi e sentirsi, non perdiamola.

Non importano il cibo, i regali e tantomeno il denaro che abbiamo in tasca.

Quello che possiamo vivere ora è prezioso e può nutrire e riempire il nostro cuore di un’energia inaspettata.

Buon Natale a tutti.

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Natale: regalare la frutta scelta come fosse cioccolato

Catherine Bellwald Natale: regalare la frutta scelta come fosse cioccolatoIn questa vorticosa settimana che precede il Natale e talora anche da prima,  gli inviti a cena, gli aperitivi e le piccole festicciole sono all’ordine del giorno, in tutti i luoghi di lavoro e di ritrovo come le palestre o gruppi, ma anche tra amici.

Tutti si vogliono fare gli auguri. Ecco che ci si ritrova il più delle volte con un calice, una fetta di panettone e un cioccolatino in mano  oppure già in bocca senza che  neanche sia abbia il tempo per pensare o magari averne voglia.

Un po’ la stanchezza che ci da’ il là, un po’ l’occasione e la gola e un po’ la semplice incapacità di sottrarci a queste abitudini iperglicemiche e ipercolesterolemiche o ipertranslipidiche, quel che succede è che prima ancora di arrivare alla vigilia ci siamo già riempiti di dolcezze, salumi e alcolici con bollicine talora di bassissima qualità. Che fare?

Semplice; aggiungiamo un pizzico di furbizia: ricordiamoci di usare anche la frutta! Clementine, arance tagliate a spicchi con la buccia, e le fantastiche ciliegie di primizie che si trovano in vendita dai fruttivendoli di fiducia  sono tutti facili da prendere in mano con la stessa eleganza con la quale si solleva  un cioccolatino o un torroncino,  non vi tagliano l’appetito,  e non vi stuccano ma vi rinfrescano, dissetano e facilitano la digestione.

La buona frutta, quella che in America non sanno neanche più che gusto abbia, da noi si può ancora trovare con facilità. Si può usare a qualunque ora. Quando lavoravo in reparto mi piaceva portare come pensiero per le infermiere e tutto il personale un cesto di clementine  decorato con cioccolatini: l’ambiente si profumava ed era un’occasione per scambiare due parole e il piacere di lavorare insieme.

Quello che dimentichiamo è che questi inviti e numerose occasioni conviviali non sono in realtà il desiderio di mangiare zuccheri e grassi a basso costo ma rappresentano un modo per guardarsi negli occhi, per ritrovarsi, un modo per stare insieme almeno per un pò.

Se dovete andare a trovare un malato in ospedale, oppure una persona anziana (ma vale per qualunque persona a voi cara), pensate anche alla frutta, quando di buona qualità il suo sapore nutre, disseta e ci consente di arrivare alla tavola della Vigilia , del giorno di Natale senza essere già ingolfati da troppi eccessi alimentari permettendoci di gustare maggiormente il cibo delle feste.

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Agopuntura: peccato non farla

Catherine Bellwald Agopuntura: peccato non farlaMolti pazienti arrivano a visita con disturbi e patologie presenti da un numero molto elevati di anni, talora oltre i 10, alcune volte anche da 20 o 30.

La visita è spesso molto lunga e impegnativa, perchè ai disturbi cardine si associano di solito altre problematiche e la raccolta anamnestica della storia clinica, delle varie e molteplici cure intraprese e la lista dei numerosi  esami eseguiti sembra infinita. Tuttavia si percepisce nel paziente come la sensazione di essere approdati ad una possibilità di cambiare finalmente le cose anche in modo definitivo.

Sono proprio questi pazienti che inspiegabilmente molto spesso rinunciano alla terapia  prima ancora di averla intrapresa.  Alla visita si definiscono pronti a tutto e decisi ad affrontare il problema con serietà. Il metodo e il professionista gli sono congeniali eppure senza un apparente motivazione che ne giustifichi l’arresto, si fermano.

Dopo le prime tre sedute, ma talora anche dopo la prima, pur percependo da subito piccoli o grandi miglioramenti, cominciano a chiedere quante altre volte dovranno venire e poi, rapidamente, smettono del tutto di curarsi: le loro priorità sono altre e non è possibile chieder loro di andare avanti.

Anni fa ci restavo quasi male, mi sentivo come defraudata da qualcosa:. Lo chiamavo “consumismo terapeutico”: l’antidolorifico per il dolore, l’ansiolitico per l’ansia, l’ipnotico per dormire, l’antiemetico per la nausea, l’antidiarroico per la diarrea. Siamo abituati a prendere un farmaco per togliere un sintomo senza preoccuparci minimamente del perchè questo si genera e di come evitarlo; semplicemente lo togliamo. Ovviamente il più delle volte senza nessuna risoluzione del problema che l’ha causato.

La maggior parte delle persone è abituata a consumare medicine e farmaci con grande leggerezza e senza farsi troppe domande. Questo produce un risultato negativo nei confronti del modo di curarsi. Ma in realtà è molto più di questo: è rinunciare alla possibilità di liberarsi dalla schiavitù della malattia.

Forse è la paura di non riuscire che prende il sopravvento oppure una sorta di accettazione del proprio star male come fosse una punizione o come se non si meritasse o potesse ambire a stare meglio. Manca la forza per andare avanti, la decisione di partenza viene a mancare. Si abbandona la battaglia dopo aver radunato l’armata e le armi anche se la forza del nemico è contrastabile e la vittoria potenzialmente in tasca.

Oggi, dopo anni di lavoro, non lo considero più un mio fallimento, ma un peccato. Un peccato nel vero senso della parola e non nel senso attribuito dalla morale. Un peccato è una possibilità non sfruttata; nessuna colpa, ne da parte del paziente ne da parte del medico, solo… peccato non aver provato.

Ormai riconosco la tipologia del paziente anche dalla prima visita e sono arrivata a dire a queste persone che è meglio per loro non iniziare neppure se non hanno veramente deciso di partire e di mantenere la rotta.

Questo per tre motivi: il primo è economico, ovvero il paziente che interrompe subito o troppo velocemente il trattamento perde altrettanto velocemente i benefici acquisiti oppure non li raggiunge affatto e spreca il suo tempo e il suo denaro,

Il secondo è di ordine idealistico: perdere i benefici velocemente o non averne affatto mina la fiducia nella terapia e nel terapeuta: un atteggiamento che deve iniziare a cambiare nel paziente se vuole ottenere qualunque risultato, qualunque tecnica si utilizzi.

Il terzo motivo è che, se il disturbo è molto acuto o profondamente radicato, è come decidere di partire in barca con il mare mosso; si può fare, anche se richiede molta energia per contrastare  la forza delle onde e della corrente. In questo caso però, mollare dopo i primi sforzi può essere addirittura causa di un peggioramento momentaneo dei sintomi; è come se la barca venisse travolta dalle onde e riportata bruscamente alla riva dalla mareggiata infuriata.

Ritengo che anche in questi casi sia giusto e corretto avvisare il paziente prima di iniziare, anche a rischio di non trattarlo nemmeno una volta, proteggendo così la persona ma anche l’agopuntura come tale e non solo il proprio portafoglio.

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Cifosi: esercizi e sport più adatti

Catherine Bellwald Cifosi: esercizi e sport più adatti Iniziamo dal principio; la cifosi o meglio l’ipercifosi è in parole povere la schiena curva in avanti. Si tratta di una deviazione del rachide sul piano sagittale che si vede di profilo.  Il classico gobbo (modello “gobbo di Notre Dame”, per intenderci) invece è una cifoscoliosi grave con tanto di gibbo che si vede di profilo ma che corrisponde alla rotazione delle coste  (in gergo costole) dovute ad una grave scoliosi che invece è una deviazione del rachide sul piano frontale complicata da una cifosi.

La prima distinzione da fare è tra l’atteggiamento cifotico e l’ipercifosi vera e propria. L’atteggiamento si corregge completamente o quasi completamente con un atto volontario di estensione attiva ovvero impegnando i muscoli estensori  del rachide, che sono in primis il gran dorsale e il trapezio che insieme a un elevato numero di muscoli più profondi agiscono dall’interno verso l’esterno per sostenere la schiena verso l’alto. La cifosi consolidata invece non si modifica in modo sufficiente con il semplice atto di raddrizzare la schiena.

L’ ipercifosi colpisce normalmente il tratto dorsale che nella assoluta normalità è già in leggera cifosi, può essere a piccolo raggio ovvero descrivere una piccola gobba oppure ad ampio raggio e coinvolgere anche il tratto lombare e cervicale che normalmente sono in lordosi. Un’alterazione in tal senso del tratto dorsale  si ripercuote funzionalmente sempre sugli altri due segmenti, cervicale e lombare, oltre che su entrambe le spalle determinando inevitabilmente un quadro di rigidità articolare.

La cifosi è solitamente  conseguenza di un atteggiamento protratto e consolidato nel tempo ma può anche insorgere a causa di uno stato infiammatorio che colpisce le cartilagini di accrescimento delle vertebre in età adolescenziale. Questa patologia si chiama “morbo di Sheuermann” e può causare  anche in pochi mesi una cifotizzazione del rachide dorsale sulla quale è necessario intervenire tempestivamente ed energeticamente con esercizi attivi e passivi, talora con busti rigidi estensori e, nei casi più gravi, anche con la chirurgia.

A parte questa particolare e specifica patologia, la cifosi normalmente peggiora gradualmente nel corso degli anni, esattamente come farebbe un piano inclinato di una qualunque mensola. La gravità, con il passar del tempo, prende il sopravvento a meno che non si produca un’azione muscolare contraria detta appunto antigravitaria. La cifosi quindi è in agguato come lo sono le rughe con l’invecchiamento.

Non tutti gli sport sono adatti a migliorare e  correggere questo atteggiamento patologico. Dobbiamo analizzare il rachide e capire quali specifici movimenti sono idonei e quali non lo sono  per una schiena già compromessa.

Le indicazioni motorie che seguono non sono quindi quelle classiche adatte a tutti ma sono indirizzate esclusivamente a quei  soggetti che tendono alla cifosi o che già ne soffrono. Ma attenzione: non sostituiscono una valutazione fisiatrica e tanto meno un trattamento fisioterapico o rieducativo personalizzato che sono sempre consigliati.

La caratteristica dei pazienti cifotici è quella di incurvare spontaneamente le spalle in avanti durante tutti i movimenti che coinvolgono le braccia, peggiorando così il problema. Il modo per riconoscere un dorso cifotico non è solo quello di misurare i gradi della sua gobba, ma di verificare quanto le spalle siano rigide in estensione, il che significa che il paziente supino o in piedi non riesce a sollevare le braccia oltre le orecchie  ma si ferma prima. Nei casi più gravi, molto prima.

A questi soggetti è controindicato ovviamente il sollevamento di pesi; fanno eccezione movimenti mirati fatti con piccoli pesi e con le braccia in apertura o in estensione eseguiti con cura e attenzione e meglio se da sdraiati.

Sono sconsigliati il golf,  la canoa,  il kajak, la boxe e tutti i tipi di combattimento dove la difesa sia in chiusura e l’attacco possa favorire la cifosi e tutti gli hobby che coinvolgono le braccia come il giardinaggio, la maglia, l’uncinetto.

Sono decisamente poco indicati il nuoto a stile libero e, anche se in minor modo, lo stile a rana, in quanto possono favorire la cifotizzazione soprattutto se fatti con poca attenzione e in soggetti già compromessi. Il nuoto quindi non è la panacea per tutte le schiene; è vero lo stile a dorso è un ottimo esercizio correttivo ma sfido chiunque a fare solo quello una volta in piscina, soprattutto se sono evidenti le sue difficoltà nell’eseguire questo stile, cosa praticamente garantita quando la schiena è già in cifosi. Infine è poco indicata la bicicletta e ancor peggio la mountain bike per la posizione statica che non corregge in nessun modo il difetto.

Passiamo agli sport di squadra: giocare a calcio, a pallavolo, a pallacanestro possono essere molto utili a socializzare e a sfogare le proprie tensioni emotive; sembrano non nuocere direttamente alla deformazione del rachide ma in realtà questi sport non sono indicati ai cifotici veri in quanto l‘attenzione non può essere rivolta a se stessi perchè focalizzata alla vittoria della squadra. Il proprio errore posturale quindi salterà automaticamente fuori senza essere corretto da un’opportuna consapevolezza.

La corsa è un potenziale  pericolo per il rachide già curvo; le braccia e le spalle durante la corsa tendono a chiudersi senza correggere la schiena in modo efficace, inoltre quando arriva la stanchezza il corpo non allenato tende spontaneamente a portarsi in avanti, rischiando di peggiorare il difetto; un vizio che purtroppo molti sportivi occasionali non si accorgono di avere.

Ma ancora non è tutto: anche i tanto amati  addominali, indispensabili per stabilizzare il rachide in senso antero posteriore se fatti in modo classico, ovvero con le macchine oppure eseguiti dinamicamente da sdraiati a pancia in su sollevando la testa, possono essere dannosi e francamente poco indicati per le schiene già deviate in cifosi.

Gli addominali corretti in questi casi sono quelli isometrici eseguiti sempre mantenendo i tratti dorsale e cervicale allineati, meglio se mantenuti in modo statico. Possono essere fatti da sdraiati, meglio se  con braccia estese dietro il capo ma possono essere eseguiti  da seduti e in piedi anche durante tutti i movimenti di correzione attiva del rachide dorsale richiamando l’ombelico verso la colonna vertebrale.

Gli esercizi mirati alla correzione del rachide cifotico sono in realtà semplici e vertono su due principi base: estendere o iperestendere il tratto dorsale ed elevare ed extraruotare le spalle a fondo corsa.  Ci si può sbizzarrire con la fantasia oppure insistere sempre con gli stessi ma devono essere fatti in modo preciso e costante per ottenere una graduale correzione o perlomeno evitare un peggioramento della cifosi già consolidata.

Yoga e Pilates sono attività che prevedono svariati esercizi utilissimi al dorso ricurvo ma lezioni di gruppo non sono ancora sufficienti a correggere il problema quando questo sia serio; in questi casi è infatti necessario lavorare in modo mirato e personalizzato.

Ai giovani e giovanissimi che hanno solamente un atteggiamento scorretto del tratto dorsale e non consolidato, consiglio la danza, la ginnastica artistica o l’ equitazione; in tutti e tre questi sport  l’eleganza e la regalità dell’atteggiamento posturale sono il fulcro del lavoro e la parte alta del torace è costantemente in apertura.

Invece  per correggere veramente una postura cifotica già consolidata serve in primo luogo apportare modificazioni al modo in cui si dorme e ci si siede quotidianamente. E’ assolutamente indispensabile evitare di usare due cuscini per il riposo notturno oltre che  appoggiare costantemente la schiena da seduti. Sono utilissimi i cuscini lombari da spinta oppure ancora meglio sarebbe utilizzare sedie con appoggio sulle ginocchia utili a sostenere meglio il rachide a partire dal tratto lombare che ne costituisce la base di sostegno.

Sono altresì indispensabili l’apprendimento e l’esecuzione costante e corretta di tutti gli esercizi più utili ad aprire il petto e le spalle e ad allineare l’intero rachide. Infine  è necessario mantenere un’attenzione e una correzione posturale prolungate  nel tempo, conseguibili esclusivamente tramite una focalizzazione mentale e una volontà determinata. In questo caso diventa molto importante che la figura del coach sia non solo specializzata sulla conoscenza tecnica del corpo ma anche su motivazioni e significato emozionale profondo del movimento stesso.

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Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cinese

Catherine Bellwald Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cineseSe per il nostro calendario il mese di dicembre è l’ultimo mese dell’anno, per quello cinese il mese lunare che inizia quest’anno il 7 dicembre chiamato Da Xue o grande neve è in realtà il penultimo mese del ciclo lunare. L’organo collegato è la vescica biliare, penultimo canale della circolazione energetica del corpo, il suo animale correlato è il ratto, il suo orario è compreso tra le 23 e 1 che però corrisponde alla prima fascia oraria dell’orologio cinese e non all’ultima; nascendo anche 10 minuti dopo le 23 si considera il giorno successivo del calendario cinese per l’analisi del Ba zi.

Ultimo, penultimo, primo.. un bel garbuglio. Un animale, il ratto, che di solito piace poco e incute timore, senso di sporcizia e possibilità di ammalarsi anche se dopo il film Ratatouille può essere diventato simpatico a molti. Un organo, la colecisti, molto sensibile e suscettibile, direi!  Sono moltisime le persone che presentano colelistaisi ovvero calcoli della colecisti che per i cinesi sono sempre l’espressione di un calore e ristagno di questo particolare viscere.  Il suo secreto è la bile che tutti sanno essere utile a digerire i grassi ma anche collegato ad emozioni quali la rabbia e il rancore e soprattutto la paura.

Sulla paura si potrebbe scrivere un trattato; questa emozione è radicata nel nostro DNA come protezione della nostra specie. In realtà nessun essere umano ne è immune o manca della sua conoscenza; la paura non si manifesta soltando quando dobbiamo lottare o quando veramente rischiamo la pelle come opportunità per darci una sferzata di energia in più, ma è presente come un fantasma in moltissime altre situazioni: la paura di non essere amati, di essere lasciati, di non essere riconosciuti, di restare da soli, di essere giudicati, di essere senza valore, di restare senza denaro, di essere dei falliti, di essere accusati ingiustamente e di soffrire. La specifica paura di ammalarsi e di morire sono invece strettamente collegate all’organo rene che come abbiamo già visto è intimamente collegato  all’essenza del concetto di vita.

Mamma mia…solo a nominarle tutte e non sono tutte… si rischia che ci si ribelli il coledoco contro! Scherzi a parte credo che la paura sia subdola e mini nel profondo la nostra esistenza, un pò come possono fare proprio i ratti nella cantina di casa nostra o nelle fogne della nostra città.  Un orario quello compreso tra le 23 e 1 del mattino dove è più facile che le nostre paure si facciano forza nella più profonda oscurità che ci rende maggiormente incapaci di metter luce e far chiarezza su queste pericolose emozioni.

La vescica biliare come meridiano è collegata al fegato con cui fa coppia organo-viscere ovvero interno-esterno, è collegata poi con il tripplice riscaldatore che la precede nella circolazione energetica con cui forma il livello o grande canale detto shao yang. Quello che meno persone sanno, anche fra gli agopuntori, è che la vescica biliare è collegata direttamente al cuore attraverso il sistema “opposit clock” ovvero nel calendario e nell’orologio è posizionata esattamente all’opposto rispetto alla massima espressione della luce solare, collegata con il cuore.

Quando voglio lavorare sulla vescica biliare utilizzo  sempre il cuore e non solo il fegato e il triplice riscaldatore in quanto lo ritengo più potente ed efficace nel controllarne l’eccesso. Circa un anno fa scrivevo in merito a questo periodo sull’importanza delle luci di Natale non solo per tradizione e per favorire un semplice gioco economico e redditizio dei negozianti ma come uno specifico e insostituibile valore collegato alla luce e all’emozione che il cuore contiene: la gioia, nutrimento fondamentale per qualunque essere vivente.

Non è un caso se molti dolori che ci affliggono con aggressività decorrono proprio lungo il meridiano di vescica biliare. Guardate con attenzione il suo decorso e riconoscerete la posizione esatta di molte  emicranie classiche, nevralgie del trigemino e  delle lombosciatalgie più perniciose.

Un mio personale consiglio per questo mese di dicembre è quello di accendere il cuore, ovvero di ricercare  le emozioni collegate alla gioia e alla luce e allontanare per quanto possibile l’incedere della paura e dell’oscurità che in questo periodo sociale economicamente instabile e difficoltoso  sembrano essere più aggressivi che mai.

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I catarri e il flegma nella medicina cinese

Catherine Bellwald I catarri e il flegma nella medicina cineseI catarri sono nell’opinione comune confinati alle vie respiratorie e sono l’espressione di uno stato infiammatorio o infettivo acuto o cronico. Essi sono il risultato di una eccessiva produzione di muco da parte delle cellule chiamate mucipare caliciformi presenti nel rivestimento epiteliale di numerose mucose del tratto respiratorio e digerente.

Ecco che compare un altro apparato dove potenzialmente si può accumulare il muco ed è l’intestino crasso. Infatti in numerose coliti è possibile avere feci rivestite da un eccesso di muco.

In medicina cinese i catarri detti anche “tan” hanno una localizzazione e un significato molto più esteso. Ecco che la traduzione di tan non è catarro o flegma ma un concetto che potremmo considerare come il risultato  di un errore del metabolismo dei liquidi.

I tan possono avere una forma e si parla di muco ma possono anche essere invisibili e partecipare alla creazione di sintomi e patologie croniche anche molto severe potenzialmente presenti in tutti i distretti corporei.

Niente paura, comunque: i catarri prodotti con una patologia acuta delle vie respiratorie non sono potenzialmente pericolosi, in quanto il buon funzionamento del sistema immunitario consente di combattere contro i patogeni e l’energia degli organi colpiti consente gradualmente di smaltire i catarri con una completa guarigione.

Diverso è il quadro di una patologia cronica e appunto croniche sono le forme patologiche che generano i tan invisibili. In questi casi abbiamo sempre un rallentamento della circolazione energetica e un quadro che potremmo genericamente associare ad una infiammazione cronica di fondo .

Inoltre si genera come un circolo vizioso; il tan tende a produrre un ulteriore rallentamento della circolazione, con possibile aumento del calore locale e aumento degli stessi tan fino alla formazione di una stasi di sangue e di energia e nei casi più avanzati alla formazione di masse.

Per la medicina cinese la patologia tumorale diventa la manifestazione finale di un  processo patologico che inizia con un rallentamento della circolazione e coinvolge sempre la formazione graduale di tan in altre parole più occidentali è il risultato di uno stato infiammatorio prolungato: niente di tanto diverso dalle moderne conoscenze. L’esempio che mi viene in mente è sempre quello di un torrente dove l’acqua scorre velocemente chiara, limpida e fresca, che si contrappone a una pozza di acqua dove l’acqua si ferma e si sporca sempre più .

Un eccesso di umidità interna può essere dovuto a una particolare costituzione di deficit di milza come nei bambini; in questo caso avremo solamente una maggior suscettibilità a formare catarri e a ammalarci più facilmente con gli sbalzi di temperatura in questi casi non si parla di tan mucosità.

I tan invisibili o tan calore sono forme più subdole  è possibile  anche in questi casi avere una predisposizione costituzionale ma l’alimentazione e le disarmonie emozionali possono a loro volta accentuare il problema in quanto aumentano l’umidità e il calore interno  oltre che la costrizione energetica in senso lato.

Ancora niente di nuovo ovvero attraverso il cibo fisico ed emozionale possiamo fare prevenzione anche della patologia più temuta da tutti quella neoplastica ed è per questo che  l’agopuntura viene da sempre  intesa come uno strumento terapeutico di prevenzione creatosi dalla sua possibilità intrinseca di generare armonia interna.

Quando i tan invisibili invece sono già formati  la fitoterapia cinese diventa uno strumento terapeutico insostituibile. La diagnosi può essere fatta anche solo con l’ascolto dei polsi in grado di evidenziare i tan sui diversi organi ma anche su alcuni sintomi e disturbi fra cui le vertigini, gli acufeni, i gonfiori e i noduli articolari, le cisti ovariche o tiroidee.

Tutte patologie che in Cina vengono trattate quasi esclusivamente con la fitoterapia come tutte le patologie da raffredamento delle vie respiratorie. Ci sono numerose ricette antiche dedicate ai catarri e ai tan visibili e invisibili, alcune capaci di muovere il sangue e il qi con vigore, alcune specifiche per drenare l’umidità e il calore attraverso le urine o le feci ma senza aggredire i reni o l’intestino come fanno i diuretici e i lassativi comuni.

Una delle tante sostanze  che si può trovare in molte ricette come rimedio dell’umidità articolare è il seme di orzo o  Lacrime di Giobbe, in latino Coix Lacrhryma Jobi, in cinese Yiyiren. E’ un rimedio molto maneggevole  che si può usare a lungo in quanto tonifica anche la milza  e  si può introdurre anche per uso alimentare. Terapie purtroppo ancora troppo poco conosciute in Italia e con effetti collaterali molto inferiori rispetto ai farmaci antinfiammatori comunemente usati.

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Come sfruttare le preziose proprietà del cardamomo

Catherine Bellwald Come sfruttare le preziose proprietà del cardamomoIl cardamomo è la terza spezia più cara dopo lo zafferano e la vaniglia; si può trovare in polvere ma è consigliato consumarlo nei suoi baccelli o frutti ovvero ancora con i semi rinchiusi nel loro piccolo involucro protettivo. In questo modo viene garantita una miglior conservazione della profumazione e del tipico aroma agrumato e piccante, molto simile allo zenzero di cui infatti è considerato parente in quanto appartenente alla stessa famiglia di piante: le zinziberaceae.

Il cardamomo era già conosciuto e sfruttato per la sua profumazione e le sua proprietà terapeutiche nell’antico egitto.

Ancora oggi viene consumato in molti paesi arabi e in india insieme al caffe o al tè nero nei quali viene usato per aromatizzarne il gusto. La cosa interessante è che l’aroma fresco del cardamomo è in grado di rendere meno amaro il gusto del caffè.

E’ quindi estremamente utile ai tutti coloro che non riescono a bere il caffè amaro ma che vorrebbero ridurre la quantità di zucchero o di dolcificanti. Potete portarvi dietro in borsa o in tasca una scatolina con i baccelli di cardamomo, aprite il baccello e versate i semi nel caffè insieme a una dose ridotta di zucchero o di dolcificante o, se preferite, da solo.  Con il cucchiaino cercate poi di frantumare e rompere i semi di  cardamomo contro le pareti della tazza per esaltare il loro sapore. Il gusto del caffè diventerà delizioso e vi resterà in bocca un aroma molto gradevole e profumato.

Il cardamomo è conosciuto dall’alba dei tempi per combattere alitosi e per contrastare l’alito di aglio o di cipolla di solito molto usati nei paesi arabi e decisamente molto sgradevoli. Anche in Italia l’utilizzo di aglio  e di cipolla può appesantire il nostro alito, senza alcuna pietà!  I vegetariani e i molti salutisti che ne fanno uso rischiano a volte, poprio per questo, di essere compagnie sgradevoli. Un problema non solo in campo lavorativo ma anche se si desidera far conquiste. Non vi servirranno gomme da masticare che vi riempiranno lo stomaco di succhi gastrici e faranno aumentare con essi anche l’appetito e non vi serviranno spray a contrastare l’alitosi; basta masticare pochi semi di cardamomo e la vostra bocca sarà freschissima e profumata in modo molto più permanente ed efficace.

Il cardamomo è storicamente considerato una pianta dalle proprietà abortive, afrodisiache, antilitiasiche, antisettiche, antispastiche  e soprattutto antifermentative.  Tra le indicazioni maggiormente accreditate possiamo elencare: l’alitosi, le coliche addominali, le disbiosi intestinali, il meteorismo,  gli spasmi digestivi e la tosse spastica.

Preso in frutto il cardamomo è un alimento davvero delizioso per il palato  sfruttabile in diverse ricette culinarie, un modo per profumare naturalmente ed efficacemente l’alito, oltre che limitare lo zucchero nel caffè e inoltre un aiuto semplice per il  tanto odiato e diffuso gonfiore intestinale.

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L’inverno sta arrivando:raccomandazioni utili

Catherine Bellwald Linverno sta arrivando:raccomandazioni utili L’inverno sta arrivando è’ il motto della famiglia Stark di Grande Inverno, protagonista della serie “Il trono di spade”, una nuova serie televisiva diventata molto famosa negli States e già presente  sul web da alcuni mesi in lingua originale decisamente di grande impatto. In questa saga fantasy  basata sulle opere di Robert Martin (autore che conta una serie rimarchevole di libri scritti), l’inverno riveste un inquietante e catastrofico ruolo chiave. Secondo l’idea dell’autore  il periodo invernale non solo è estremamente rigido, ma potrebbe avere una durata  così lunga da arrivare fino a oltre 10 anni oltre che essere momento propizio per il dilagare incontrollato di esseri malvagi definiti “bruti” o “ombre bianche”.

Al di là del racconto fantasy che non nego essere una tipologia di romanzo che mi piace molto e, se ben scritta come in questo caso, un’ottima pausa relax, l’inverno sta realmente arrivando o meglio pottremmo dire “l’inverno sta montando” tanto per essere più vicini al concetto delle medicina cinese che chiama questo periodo la salita dell’inverno o Li Dong.  Già da alcune settimane il freddo ha iniziato a farsi sentire e con esso sono usciti allo scoperto un sacco di capellini, sciarpe e golf di lana col collo alto. La moda quest’anno favorisce i cappellini e le sciarpe molto alte e questo è un bene.

E’ giusto sapere quali sono i punti del corpo che è meglio proteggere con cura dal freddo. Fra le parti anatomiche di cui maggiormente dobbiamo avere cura citiamo in primis l‘addome e il rachide lombare. Entrambi vanno assolutamente riscaldati. Molto dannose sono infatti le mode con i pantaloni a vita bassa, e golf e giacche molto corte in quanto lasciano scoperta ed esposta al freddo questa importante area corporea causando lombalgie, gastroenteriti sia acute che croniche oltre che quello che i cinesi definiscono la dismenorrea da utero freddo.

Il torace e il rachide dorsale sono in realtà meno esposti ma quando il freddo è pungente e siamo vestiti in modo inadeguato come per una serata di capodanno è possibile  avere un dolore traffitivo sia anteriore che posteriore da colpo di freddo capace di mimare un attacco cardiaco e di portarvi dritti al pronto soccorso. Quindi occhio a non rovinarvi una bella serata per il gusto di indossare un bell’abito e occhio ovviamente anche ai veri cardiopatici che sono  più sensibili al freddo sul torace in grado realmente di aumentare la costrizione dei vasi coronarici.

Arriviamo alla parte più esposta al freddo del rachide: il tratto cervicale e la nuca, queste parti sono in effetti dopo i piedi e la mani, le aree dove il freddo riesce ad entrare con più facilità soprattutto se accompagnato dal vento. Per i cinesi il vento è il vettore con il quale i patogeni esterni caldo, freddo e umido riescono maggiormente ad entrare nel corpo superando le barriere naturali di difesa. Pensate a una giornata di vento e guardate come le finestre magari costruite anni fa riescono a far passare lo sporco direttamente in casa. La finestra di entrata del vento per i cinesi si trova sulla nuca in una linea immaginaria che passa da un orecchio all’altro esattamente all’attaccatura dei capelli. I cappellini e le sciarpe spesso lasciano quest’area scoperta ed è quindi importante quando fa molto freddo oppure quando dovete stare fuori a lungo, coprire con attenzione questa zona; scalda-orecchie, scalda colli molto alti, cappellini con le orecchie ribaltabili alla mongola, per intenderci; questi sono strumenti molto utili. Eventualmente anche scalda-collo termici di nuovissima generazione per coloro che hanno la parte più sensibile e delicata. La raccomandazione importante per i bambini e per tutti coloro che frequentano le palestre e le piscine è quella di uscire con i capelli molto asciutti anche se avete poco tempo e di dedicare alcuni minuti a scaldare proprio l’attacccatura dei cappelli.

Arriviamo alle parti più in periferia che sono piedi e mani; sono quelle che vanno più velocemente in ipotermia e che in caso estremo possono andare in necrosi per eccessiva vasocostrizione periferica da freddo. Guanti e scarpe calde sono indispensabili per i lunghi viaggi fuori porta e andrebbero tenuti in macchina durante la stagione invernale per qualunque evenienza e non in casa a non far niente. Anzi direi che solette e imbottiture riscaldanti e termiche possono anche essere uno splendido e poco ingombrante strumento in caso di emergenza freddo. Le scarpe calde col pelo e le calze di lana sono invece molto dannose quando tenute in ambienti superriscaldati perchè favoriscono l’insorgenza di vene varicose soprattutto nei soggetti predisposti.

Piccoli ma utili accorgimenti questi dell’abbigliamento che possono risparmiarci fastidiosi problemi e disturbi fisici nonché giorni di malattia indesiderati.

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Gabriella campanella, la ceramica e le “Ricette per mangiar strano”

Catherine Bellwald Gabriella campanella, la ceramica e le Ricette per mangiar stranoGabriella Campanella è nata in Sicilia nel Ragusano, ha studiato archittettura a Firenze e oggi vive e lavora Milano, non senza un pò di nostalgia della sua terra e del suo mare.

La buona cucina è una sua passione e soprattuto la ricerca di alimenti nutrizionalmente sani e genuini.

Gabriella però a differenza dei tanto comuni consigli culinari che si fanno forza a suon di dosi poderose di burro, zucchero e dadi, ha elaborato ricette con il minor utilizzo di zucchero bianco, latte e  farine e mi aiuterà ad arricchire di idee la rubrica “ricette per mangiar sano” .

Inoltre ha personalmente messo a punto delle ricette per rallegrare la tavola dei soggetti celiaci soprattutto per le occasioni conviviali che entreranno in una nuova rubrica “Ricette per mangiar strano“, interamente dedicata ai celiaci.

Da alcuni anni si dedica anche alla produzione artigianale di originali oggetti in ceramica fra cui anche gioielli. Trovate il suo sito qui.

La ceramica intesa come oggetto di terra nei  cinque elementi può secondo il feng shui essere un oggetto non solo elegante e bello da indossare ma anche un monile che ci armonizza con l’elemento terra.

La ceramica diventa particolarmente utile ad alcuni soggetti terra ma anche ai soggetti metallo sopratutto se deboli;  è altresì utile anche ai soggetti legno e fuoco particolarmente  forti.

L’elemento terra rappresentato dall’oggetto in ceramica diventa esso stesso armonizzante ovvero sostiene gli elementi deboli e scarica gli elementi troppo forti seguendo le relazioni e regole dei cinque elementi e dei Ba zi.

Ci tengo a segnalare agli amanti dell’artigianato la sua prima mostra che si terrà il giorno 3-4 Dicembre a Milano.

Catherine Bellwald Gabriella campanella, la ceramica e le Ricette per mangiar strano


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Farmaci: troppi o troppo pochi

 

Questo è un bellissimo sketch del mitico Walter Chiari il cui fulcro è l’abuso di farmaci. Oggi giorno uno scherzetto come questo sarebbe inaccettabile, senza denunce a raffica da parte delle diverse case farmaceutiche dei farmaci menzionati. Sotto accusa però non sono i farmaci e i possibili effetti collaterali ben elencati sui rispettivi bugiardini bensì il loro utilizzo eccessivo e i frequenti poco controllati e nocivi cocktail farmacologici.

Ci sono soggetti che assumono un farmaco per ogni piccolo fastidio senza la pazienza di capire da cosa si genera il sintomo e quale è il suo significato. Così facendo si rischia di  trattare ogni effetto collaterale con un altro farmaco generando un circolo vizioso perverso e senza fine.

Ci sono molti pazienti che possiedono in casa delle autentiche minifarmacie dotate di qualunque sostanza farmacologica. Pertanto mi capita con il mio lavoro di avere a che fare molto spesso con pazienti del tipo opposto, ovvero pazienti che rifiutano il farmaco in senso lato anche quando necessario. Di solito si tratta di naturisti che hanno una avversione per il farmaco chimico  e sono pronti ad assumere qualsiasi sostanza naturale di solito autoprescritta o peggio si tengono le patologie; questi pazienti se possibile sono ancora più pericolosi dei precedenti in quanto rifiutano la patologia negandola e sottovalutandola. Di solito non si curano veramente affidandosi a uno o più professionisti e se lo fanno lo fanno quando sono al limite della loro sopportazione e quindi in condizioni talora ad elevato rischio.

Ritengo che la fitoterapia cinese e l’agopuntura siano ottimi strumenti terapeutici ma esistono situazioni che necessitano dell’utilizzo di specifici farmaci di nuovissima generazione:  per controllare la glicemia, per controllare l’ipertensione, per controllare uno stato di agitazione, di instabilità psichica o di  depressione del tono dell’umore e anche per controllare il dolore  e ovviamente per sfruttarne l’azione antibiotica quando necessaria. Il farmaco non va rifiutato a priori ma limitato: è un concetto completamente diverso.

Le diverse terapie possono essere sfruttate a seconda del caso e delle necessità senza schierarsi dalla parte dei naturisti estremi ne dalla parte di coloro che sono convinti che solo la terapia farmacologica è in grado di risolvere tutto e non sono in grado di farsi venire neanche un dubbio sulla possibilità di agire in modo diverso.

Catherine Bellwald Farmaci: troppi o troppo pochi

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Ricette per mangiar sano: porridge a colazione

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: porridge a colazioneLa  colazione in inverno diventa più complessa per gli habitués del muesli o dei corn flakes. II latte di riso o di soia caldi  alterano il loro sapore e diventano francamente poco appetibili.  Inoltre nel latte caldo i fiocchi di cereali tendono a spappolarsi in un pappone che perde consistenza e il piacere del palato.

In questa stagione però è facile che il corpo ci chieda proprio qualcosa di caldo da mettere sotto i denti soprattutto appena svegli. E per evitare il solito caffè o tè con i biscotti o le fette prodotte industrialmente o decisamente carissime quando di produzione artigianale, il porrigde diventa una soluzione al problema, economica ed estremamente sana.

Il porridge è velocissimo da preparare e non richiede più di 10 minuti, inoltre può essere preparato e conservato in frigo e scaldato appena prima di mangiarlo. La preparazione del porridge richiede come unico ingrediente i fiocchi di avena. L’avena purtroppo non è adatta ai celiaci ma è un cereale nutrizionalmente ricco e con basso picco glicemico. I fiocchi di avena piccoli si preparano più velocemente rispetto a quelli più grossi che hanno bisogno di più minuti di cottura. Per una tazza di fiocchi di avena si aggiungono due tazze circa di acqua e un pizzico di sale, si mette in un pentolino antiaderente si gira un pò per evitare di fare attacare tutto al fondo e si aspetta che la consistenza diventi quella di un budino.

Due bei cucchiai di porridge caldo stemperati con un pò di latte di riso fresco consente al latte di non essere scaldato e quindi di non alterare il suo sapore, il piatto diventa così  della temperatura giusta ovvero leggermente caldo e quindi perfetto per questa stagione.  Senza neanche dover aspettare che si raffreddi per poterlo mangiare come si deve fare con il tè che per giunta nutrizionalmente è  inesistente oltre che irritante per lo stomaco. Se lo provate capirete quanto questo piatto sia estremamente digeribile e adatto anche agli stomaci dei più delicati compresi bambini e anziani. Nessun paragone con la scarsa digeribilità di un cappucino con briosche che può restare sullo stomaco per ore.

Potete poi addolcire il vostro porridge a piacere con succo di agave, miele, sciroppo di acero, estratto di dattero, cannella o  cacao in polvere e arrichirlo con frutta secca o fresca come un kako per esempio. Il modo di prepararlo è molto personale. Non ci sono  grassi trans, zuccheri raffinati, ne farine industriali, ne latticini, ma non temete: è un piatto delizioso oltre che delicatissimo. Se prendete questa abitudine i vostri bambini ne diventeranno ghiotti. Capirete perchè gli inglesi vi sono tanto affezionati e guarderete con il sorriso sulle labbra alcune pubblicità che declamano le “colazioni sane” che di sano a volte proprio non hanno un bel niente!

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Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie croniche

Catherine Bellwald Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie cronicheRipeto continuamente ai miei pazienti che l’agopuntura non è una questione di fede, non serve crederci come molti pensano. Funziona al di là dell’azione mentale esercitata in suo favore, benchè comunque sempre favorevole come in ogni azione e terapia. All’inizio del trattamento l’agopuntura, se ben praticata, produce quasi sempre una modificazione del quadro sintomatico ovvero dei disturbi e il paziente grazie a questo piccolo o grande passo nella direzione giusta si sente rafforzato nella scelta di andare avanti.

Il paziente potrà sentirsi più sgonfio se vuole dimagrire,  più carico nella sua decisione, che sia di mettersi a dieta, di fare attività motoria o di smettere di fumare, riposerà meglio oppure inizierà a sentire il dolore meno aggressivo e continuo rispetto a prima e questo di solito accade abbastanza velocemente dopo le prime tre sedute talora anche dopo la prima.

Diventa facile  osservare questi i miglioramenti in quanto percepiti dal fisico è come se ci fossimo spostati in avanti partendo dal punto A= disturbo percepito al momento della visita, per andare a punto  B=condizione ottimale per quell’individuo e per la sua patologia. All’inizio del viaggio quindi quando la nave salpa, il paziente si sente confortato in quanto gli basta girarsi indietro per vedere che è partito e che si è spostato da dove si trovava prima: è iniziato il suo viaggio.

Fin qui tutto facile, quando però la patologia è cronicizzata da diversi anni oppure radicata in profondità il paziente  potrà sentire altri disturbi in transizione, espressione di strati più profondi dello stesso quadro patologico. Oppure potrà trovarsi in una condizione di modificazione solo parziale del disturbo. Queste condizioni vanno intese come stadi o gradini diversi del percorso di cura.

La situazione iniziale è ormai lontana dalla mente del paziente che farà quasi fatica a ricordarla con precisione in quanto si tende a rimuovere il dolore vissuto nel passato vecchio o vicino. In questa fase il paziente può scoraggiarsi e abbandonare il lavoro e il percorso di cura intrapreso. La sua condizione mentale è incapace di vedere il percorso già compiuto e soprattutto lui considera un fallimento il non essere ancora approdati alla terra promessa! La verità è che la lunghezza del viaggio non è affatto programmabile e soprattutto superato un certo punto non è più possibile vedere a che punto ci troviamo del viaggio.

Ipotizziamo di salpare dalla Francia per andare  in America; una volta abbandonata la costa fino a perderla totalmente dalla vista, per tutto il resto del viaggio non ci è dato (in assenza di un GPS) di sapere la distanza esatta, fino all’avvistamento della costa americana. La distanza reale e il tempo necessari all’arrivo sono incalcolabili per il passeggero e anche per il comandante  quando il viaggio è unico.

Trattando con l’agopuntura un paziente cronico o con una patologia della radice è la stessa identica situazione, diventa difficile dopo un certo tempo di cura avere un atteggiamento oggettivo sulla situazione complessiva. E’ importante che il paziente e il medico non si facciano  influenzare dalla paura di non arrivare a destinazione.

E’ necessario  imparare ad ascoltare e valutare con lucidità la situazione,  sono le piccole modificazioni lo strumento fondamentale per cogliere lo spostamento della nave in mezzo all’oceano. La fiducia della relazione paziente -medico è fondamentale così come la capacità di andare oltre la visione classica del solo e unico aspetto economico. In questi casi per non mollare il lavoro a metà è richiesta determinazione e pazienza da parte sia del paziente che del  medico agopuntore. Per questo motivo nei pazienti cronici a quadro anche stabilizzato il lavoro potrà essere diluito con trattamenti ogni tre o quattro settimane ma il viaggio deve andare avanti sapendo che la rotta è conosciuta dal corpo e gli aghi sono il motore che ci consente di avvicinarci sempre più al traguardo.

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Correzione posturale: attenti alla vista

Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alla vistaUn altro serio problema spesso poco considerato quando si parla di postura è la vista.

La presenza di un severo difetto della vista, soprattutto da vicino, produce sul corpo una postura viziatissima che potremmo definire secondaria. Ovvero non è essa stessa un atteggiamento dovuto al carattere della persona ma una risposta a una difficoltà; di solito quella nel leggere.

Il paziente di solito non avvicina il giornale o il pc agli occhi ma avvicina il volto! In questo modo il tratto cervicale si trova in anteroposizione con tendenza alla cifosi del tratto inferiore e rettilinizzazione del tratto superiore.

Inoltre l’asse di allineamento  della testa è totalmente perso e il peso del cranio  grava interamente sui muscoli cervicali scaleni, trapezi e talora anche sui muscoli strenocleidomastoidei che  inevitabilmente si contraggono in modo anomalo.

Ne consegue, nel migliore dei casi, una cervicalgia muscolotensiva e nel peggiore un  quadro di discopatie cervicali anche severo con possibilità di protrusioni multiple, ernie estruse o frammenti erniari a cui possono accompagnarsi dolori chiamati brachialgie, non solo cervicali ma irradiati alle braccia e alle mani; questi sintomi sono spesso molto dolorose e fastidiosi in quanto corrispondono a vere e proprie nevralgie.

La cosa più logica è certamente correggere il difetto visivo con una valutazione oculistica completa, ma non basta; resta comunque l’atteggiamento che in questo caso è una memoria corporea o psicomotoria ovvero anche se ci sono gli occhiali correttivi più idonei il corpo ricorda la schema di movimento che è diventato un atteggiamento automatico.

La persona tende così a ripetere quegli schemi corporali, prima conseguenti alla patologia visiva, e che rimangono in atto anche dopo che il difetto visivo è stato corretto, continuando ad aggravare la situazione cervicale muscolare e osteoarticolare.

L’unico modo per agire su di essi è in primo luogo consapevolizzare e osservare il difetto posturale acquisito, successivamente correggerlo continuamente fino a riprogrammare lo schema corporeo.

E’ sbagliato affermare “io sono così” pensando di non poter modificare la situazione oppure ancora peggio offendersi se qualcuno ci fa osservare la nostra posizione scorretta: ben venga qualcuno che ce la fa osservare; la consapevolezza della propria postura non è infatti, nella gran parte dei casi, qualcosa con cui si nasce, ma va costruita giorno per giorno.

Come per ogni cosa bisogna impegnarsi e lavorarci sopra con energia magari facendosi aiutare da specialisti del settore rieducativo e posturale.

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Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinese

Catherine Bellwald Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinesePer il calendario cinese con il 9 di novembre entriamo in Li Dong inizio o salita dell’inverno, questo mese è collegato al triplice riscaldatore. Il triplice riscaldatore altrimenti chiamato in inglese triple burner o triple warmer e in cinese san jiao non corrisponde a un organo come gli altri 11 meridiani. Corrisponde a un sistema energetico piuttosto complicato che controlla quello che in medicina cinese viene definito il metabolismo delle acque.

San in cinese tre, jiao il cui ideogramma rappresenta un pentolone scaldato è non a caso collegato con l’elemento fuoco come il cuore. A differenza del  cuore che si trova nella stagione estiva, fuoco nel fuoco, in questo caso siamo all’inizio della stagione invernale il cui elemento è l’acqua, avremo quindi fuoco e acqua.

L’ orario del san jiao è compreso tra le 21 e 23. Interessante vedere che in questo orario  le persone tendono ad avere un calo energetico e molto spesso si addormentano per la stanchezza anche quelle che poi soffrono di insonnia nelle ore mattutine o nelle ore più avanzate della notte.

L’animale di questo mese è il maiale, una ricchezza per l’infinita possibilità di utilizzare tutte le sue parti, ” non si butta niente del maiale“! In un certo senso potremmo dire che l’energia del triplice riscaldatore è come un motore in più, una risorsa in più, una ricchezza utile a tutti gli organi nessuno escluso.

La funzione del triplice riscaldatore si divide in tre aree distinte da cui il nome triplice riscaldatore. L’area superiore o jiao superiore o fuoco superiore corrisponde alla cavità toracica ed è collegata agli organi cuore e polmone. Il jiao medio è l’area epigastrica e ipocondrica e comprende gli organi stomaco-milza-pancreas-fegato e il jiao inferiore gli organi rene-vescica urinaria e piccolo-grosso intestino.

Il metabolismo delle acque e la funzione del san jiao  rispecchiano in realtà il complicato meccanismo di circolazione sanguigna e il delicato network ormonale che dal sangue è veicolato. E’ incredibile pensare che questo modello di comprensione unitaria del corpo esisteva già oltre 4.000 anni fa. Ma solo oggi possiamo cogliere l’esteso  significato di questo meccanismo in senso chimico e fisico.

Partendo dalla  piccola circolazione sanguigna che consente di pulire il sangue venoso proveniente dal  cuore destro facendolo transitare dal polmone e ritornare al cuore sinistro ricco di ossigeno, per poi distribuirlo  a tutto il corpo ( jiao superiore), al sistema di assorbimento di sostanze nutritizie  e di pulizia del sangue a carico del  sistema digestivo e delle sue ghiandole ( jiao medio), per finire con l‘ eliminazione dell’impuro attraverso le urine e le feci ( jiao inferiore).

I cinesi dicono “il qi muove il sangue“. Gli occidentali invece hanno scoperto che il sangue consente agli ormoni di trasportare informazioni da un distretto del corpo all’altro. Il sangue inteso anche come  fonte di energia per ogni singola cellula e  la possibilità di rimuovere l’impuro da ogni singolo distretto. In realtà a voler ben guardare a migliaia di anni di distanza il concetto è lo stesso solo che è espresso in modo diverso. Se per un cinese senza qi non c’è vita e per un un occidentale senza sangue  le cellule non sopravvivono, viene logico capire che la coppia sangue-qi può essere intesa come una medesima entità funzionale e non già come due entità separate o ancora peggio come il diavolo e l’acquasanta.

San jiao ha  rapporti diretti con il pericardio con il quale è in rapporto interno-esterno, e con la vescica biliare con la quale forma il livello shao yang. Da questi due importanti legami è possibile intuire l’importanza della sfera emozionale e dello stress sul sistema sanjiao cosa assolutamente verificabile anche con il sistema ormonale.

I punti del triplice riscaldatore sono utili in numerosi disturbi  dolorosi del territorio shao yang come le cefalee temporo-parieto-occipitali,  nelle insonnie e in tutte le disfunzioni ormonali.

Ma ancora san jiao è in rapporto con il Rene attraverso un legame di livello, shao yang(san jiao)-shao yin(rene) e con la Milza (9-11 am) perchè in esatta contrapposizione sull’orologio cinese. Entrambi questi due rapporti ci fanno intuire il suo ruolo nella gestione dei liquidi e  dell‘umidità. Il triplice punto viene infatti comunemente usato per trattare le diarree, il sovrappeso e anche l’edema.

In questo periodo dell’anno è importante iniziare ad alimentarsi con cibi cotti, evitando di abusare di cibi troppo freddi come le insalate, le mozzarelle e gli agrumi. Questi alimenti  rallentano e raffreddano il jiao medio mettendolo in difficoltà e aumentando l’umidità interna che già esternamente è in continuo aumento.

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Temperature fuori controllo negli spazi chiusi

Catherine Bellwald Temperature fuori controllo negli spazi chiusiNon capisco! Veramente faccio fatica a capire la logica; in settembre e ottobre molti, anzi moltissimi, esercizi hanno mantenuto un ambiente condizionato alla pari dei mesi di giugno, luglio e agosto.

Oggi, ai primi di novembre, quasi tutti presentano un riscaldamento decisamente esagerato viste le temperature miti presenti all’esterno.

Ma quale è la logica di questo consumo ingiustificato? Non esiste nel 2011 la possibilità di avere un condizionatore e un riscaldamento con temperature regolabili? Oppure è la testa delle persone che non presenta la possibilità di essere  regolata?

Lo so, lavoro anch’ io, non è affatto facile trovare la temperatura perfetta, ogni ora è diversa per esempio! E anche ogni giorno ovviamente! Beh che c’è di strano? In settembre e in ottobre, per esempio al mattino, il clima esterno era decisamente fresco, mentre nell’ambiente chiuso del luogo di lavoro era quasi torrido. Nessun problema: bastava lasciare aperte le finestre per rinfrescare velocemente senza spesa alcuna, ma con il lavoro delle braccia e della testa.

Durante il giorno era il sole ha riscaldare ancora moltissimo, bastava anche in questo caso creare una minima ventilazione e ombreggiatura per godere ancora del caldo in modo piacevole.

In questo periodo è quasi il contrario, al mattino fa più caldo per il riscaldamento acceso da numerose persone alla sera e il calore accumulato dalla terra e dai muri dalla recente stagione estiva. Alla sera invece arriva il fresco ma è ancora molto moderato e basta davvero poco per ottenere una temperatura piacevole.

Insomma quel che succede è che oggi negli ambienti chiusi il calore è quasi insopportabile e talora supera il calore spontaneo che si correggeva con il condizionatore fino a tre settimane fa!

Solo che quando si accendevano i condizionatori eravamo vestiti con una maglietta e oggi che si accendono i riscaldamenti siamo vestiti con un cappotto, senza parlare dei soggetti che hanno già tirato fuori cappelli, guanti e sciarpe!

I grandi magazzini e centri commerciali sono l’apoteosi di questa problematica, ma anche edifici come il Palazzo di Giustizia o la Questura Centrale,  enormi strutture antiche super riscaldate non solo nelle stanze ma in tutto l’edificio. Più è grande l’ambiente e più è grande il controllo della temperatura. Ma chi paga alla fine siamo sempre noi!

Ci rendiamo conto che questa gestione acefalica della temperatura è causa di numerose patologie respiratorie da raffredamento?   Quest’anno sinusiti, laringiti, faringiti, otiti, bronchiti, hanno non solo colpito durante tutta l’estate ma  stanno già mietendo vittime con numerosi ceppi di rinovirus molto imbufaliti prima ancora dell’arrivo della classica epidemia stagionale di influenza.

Ma al di là della salute, l’economia e lo smog  sono altre pesanti conseguenze di questo comportamento decisamente poco  equilibrato e sconsiderato. Possibile che si debba arrivare alla vigilanza esterna  delle temperatura interna e alla possibilità di prendere delle multe magari con sanzioni fuori dal bollo e con limiti altrettanto poco ragionevoli come spesso lo sono quelli della velocità stradale?

Forse fra vent’anni ci saranno gli specialisti della temperatura, con consulenze annuali obbligatorie e  sistemi costosissimi di riscaldamento e condizionamento computerizzati e saranno obbligatori per tutti i poveri mortali che non sapranno come pagarli e magari nel palazzo della Questura tutto resterà come oggi! Un pò come in molti ospedali pubblici dove le rubinetterie sanitarie a leva sono arrivate molti ma molti anni dopo la normativa che le aveva rese obbligatorie negli esercizi pubblici.

Non sto dicendo di fare i puristi che non accendono il televisore per non consumare l’elettricità, oppure che non vanno mai in macchina per non consumare la benzina  o altri estremismi di questo tipo. Il controllo della temperatura richiede che vi sia un responsabile, che si occupi durante l’intera giornata di alzare o abbassare la regolazione e se necessario di spegnerla per alcune ore o aprire e chiudere le finestre all’occorrenza  e magari alzare e abbassare le tende!

Un interesse che dovrebbe essere comune a tutti noi. Sono in verità solo piccole questioni queste, ma se non sappiamo come risolvere le piccole questioni, senza il buon senso, come possiamo pensare di risolvere quelle grosse?

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La speranza durante la malattia

Catherine Bellwald   La speranza durante la malattiaSignora si rassegni suo figlio non piangerà più” è la frase che hanno detto alla mamma di un paziente uscito dal coma dopo un incidente in moto. Al paziente veniva poi detto al suo risveglio ” ci vorranno anni per tornare a camminare e non correrai mai più!”

Il paziente oggi a distanza di meno di un anno non solo piange ma cammina e corre e si allena esattamente come faceva prima dell’incidente. Certo non è lo stesso di prima, ma nessuno di noi è lo stesso di prima.

Affermare che che non c’è speranza è come affermare il suo contrario ovvero che non ci sono problemi, in entrambi i casi sono posizioni troppo rigide e la  verità è che a noi medici non è dato di sapere come andranno le cose, non siamo maghi ne veggenti, non sappiamo se una situazione che sta migliorando continuerà a migliorare oppure se, viceversa, una situazione che sembra stazionaria non possa iniziare a migliorare.

Possiamo grazie alle conoscenze e alla nostra esperienza considerare i fattori favorevoli e sfavorevoli per il recupero e spiegarli al paziente con calma senza assicurare un miglioramento ma senza fare l’esatto contrario ovvero negandolo in senso assoluto come un dato certo. La medicina non è una scienza perfetta e tanto meno certa; ogni individuo risponde in modo del tutto individuale.

La classe medica per eccellenza si glorifica del non voler dare al paziente false speranze e punta spesso il dito contro coloro che si pongono in modo diverso e con maggior speranza nei confronti di una  patologia indipendentemente dalla gravità. Quel che succede in ambiente sanitario è  spesso che si eccede nello sparare sentenze drastiche piuttosto che il contrario.

E’ diverso dire “non lo farai mai più, scordatelo” e dire “la situazione è grave, non so davvero fino a che punto potremmo recuperare” e ancora  dire ”finirai in carrozzella”  piuttosto che affermare “se non ti curi o non prendi la cosa seriamente, potresti peggiorare in modo anche severo“. Frasi come “se lo deve tenere”  e “non c’è niente da fare” sono all’ordine del giorno in medicina.

L’idea che mi sono sempre fatta a questo riguardo è quella di pensare che sono proprio i medici ad avere maggiormente paura delle malattie e con questi atteggiamenti di superiorità quasi gelida e distaccata esorcizzano la loro paura e la paura delle responsabilità. Questo giustificherebbe come mai il comportamento di “ammazza speranza” è così diffuso in alcuni ambienti come le unità intensive o la rianimazione.

In effetti la responsabilità di fare o dire la cosa giusta al momento giusto è talora pesante e non basta dare il farmaco o consigliare l’intervento o la visita specialistica per avere in cura una persona nella sua interezza. Ci sono tempi da rispettare e bisogna saper ascoltare le problematiche fisiche, chimiche, psichiche e sociali di quella specifica persona e non è affatto semplice!

Credo che si possano dare informazioni anche gravi senza essere cinici e senza calcare la  mano. E’ possibile dire a un paziente che è affetto da una malattia grave come una neoplasia maligna senza sotterrarlo sotto la nostra paura pur sapendo che già da solo lo starà facendo.

Nello stesso modo aprire una speranza terapeutica soprattutto per malattie meno gravi ma croniche come le frequenti algie articolari su base artrosica è sacrosanto. Sono tantissimi i pazienti che arrivano all’agopuntura convinti di non poter fare niente e ai quali non sembra possibile essere migliorati così tanto solo perchè  ormai si erano convinti di non potersi più liberare dal loro problema o dolore.

Credo fermamente che la speranza non debba mai e poi mai essere tolta, fino alla fine. Ovvero fino a quando non ci si trova faccia a faccia con la morte, a questo punto il lavoro è completamente diverso; si tratta di aiutare l’intero nucleo famigliare ad accettare questo inevitabile distacco.

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La festa dei morti.

Catherine Bellwald La festa dei morti.Festeggiare i morti non credo significhi solamente ricordare e porgere gli omaggi ai nostri cari defunti. Credo che festeggiare i morti possa essere un occasione per avvicinarsi a questo mistero: la morte. In tutte le culture antiche e moderne la morte è e resta il più grande mistero irrisolto e da tutti temuto.

Per alcuni la fine di tutto, per altri di un’esistenza terrena, di un percorso, di un ciclo, comunque la fine di qualcosa alla quale teniamo tutti molto: la nostra vita fisica, la nostra pellaccia!

Un momento per pensare che non esiste conto in banca, rango sociale, amicizia altolocata che ci raccomandi, ne interventi chirurgici o farmaci in grado di sottrarci alla morte quando essa ci chiama.  Accompagnare dolcemente alla morte i pazienti terminali è  diventata una branca della moderna medicina. Nei migliori  hospices l’intero nucleo famigliare viene preso in considerazione e sostenuto nel percorso di distacco.

Le attenzione al confort fisico e psichico del paziente sono innumerevoli, dalla musica alla possibilità di prendere del sole sulla terrazza. E ovviamente  avere vicino i propri cari anche tutta la notte, non come profughi ma comodamente sistemati su appositi divanoletti, con piccole cucine per prepararsi un tè o una tisana al bisogno. La possibilità di avere cure mediche continuative 24 ore su 24 e la sensazione di essere a casa.

Per i parenti più stretti è una vera medicina dell’anima oltre che delle loro schiene. La patologia definita terminale ovvero senza più speranza di recupero è difficile da accettare sia per il paziente che per i famigliari e spesso rende ancora più complessi i rapporti interpersonali. Inoltre la cura di una persona in questa fase, quando interamente a carico di un singolo famigliare o di una famiglia non è da tutti realizzabile. Non tutti hanno la forza, la capacità e la possibilità di sostenerla in quanto è un lavoro pesantissimo e talora anche devastante per i parenti che se ne occupano.

La presenza di personale medico qualificato e degli infermieri diventa un modo efficace di sistemare al meglio alcuni problemi logistici, permettendo a tutti di essere se stessi e facilitando la creazione di un’atmosfera di comunione. Nel libro “Un modo di morire ” edito alla fine degli anni ’80, venivano descritte molto bene le qualità terapeutiche del nascente concetto di hospices.

Posso inoltre affermare che tutte le volte che  sono entrata in un hospice sia per lavoro che per visita, sono rimasta affascinata. Ritengo siano strutture sanitarie di eccellenza dove il rispetto altrui ha la precedenza sulla prepotenza e l’ascolto è sovrano. L’accettazione della morte da parte di tutti; medici, infermieri, famigliari e pazienti si percepisce molto bene e diventa essa stessa la cura.

E’  interesante analizzare come sempre più il cinema e la televisione siano farciti di film sui morti viventi altrimenti chiamati zombi e di quanto crescente interesse sia rivolto ai tavoli autoptici nell’ultimo decennio. La morte e la paura della morte vengono comunemente esorcizzati e il fenomeno di Halloween ne è un altro esempio.

Ritengo che conoscere e accettare gli hospices sia un  modo certamente diverso ma utile per provare a fare pace con quest’ospite indesiderato che è la morte.

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Ricette per mangiar sano: Triglia in vellutata di carote e mango – by Gabriella

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: Triglia in vellutata di carote e mango   by GabriellaIn questa ricetta useremo i filetti di triglia, questo pesce  nei nostri mercati dovrebbe essere quasi tutto di provenienza mediterranea anche se si trova in abbondanza nei mari tropicali.

Essendo di piccola taglia, viene considerato più povero in metalli pericolosi e sostanze tossiche purtroppo presenti nel mare e  ricco in omega 3 oltre che molto gustoso.

Lo trovate già pulito e pronto in vaschette nei comuni supermercati ben forniti, risparmiando così tempo nella pulizia talora farraginosa.

Mettete i filetti a marinare per alcune ore con olio, abbondante buccia di un limone rigorosamente biologico e zenzero fresco grattugiati, una manciata di semi di sesamo, un pizzico di sale e pepe.

Anche per le carote consiglio che siano biologiche in quanto come i limoni sono troppo ricche di nitriti nella buccia al punto da alterare il sapore dei cibi rendendole decisamente più aspri.

In questo modo è possibile non pelare ma solo pulirle e tagliate a pezzi grossi risparmiando tempo prezioso. Le carote si fanno insaporire con qualche rondella di porro, olio e peperoncino.

Si aggiunge acqua, abbondante zenzero in polvere, curcuma e sale. Con questi sapori è possibile limitare il dolce della carota, evitando di usare il dado che copre i sapori e spesso contiene sostanze non proprio salutari. Coprite con coperchio, e cuocete per circa 15-20  minuti.

Prima di spegnere il fuoco aggiungete negli ultimi minuti la polpa del mango sbucciato e tagliato.

Il mango è un frutto esotico non sempre facile da procurare, ma in questa stagione si trova facilmente. E’ necessario che sia maturo al punto giusto, ovvero non legnoso ma morbido come una pesca ma senza essere innerito.

L’ideale per il mango, che troviamo comunque in tutte le stagioni dell’anno, è comprarlo verificando che la buccia non sia ingiallita o annerita ma colorata con colori vivi come un pappagallo verde e rosso!

E’ utile e  tenerlo in casa per qualche giorno insieme alle mele senza farli prendere freddo come le banane per portarlo a maturazione giusta.

Frullate le carote e il mango a piacere a seconda della consistenza che preferite e dosate l’acqua di cottura per valutare la densità ideale. Ponete le triglie con la marinata in un tegame e fate cuocere per circa 10-15 min e se sarà necessario aggiungete un po’ d’acqua per non fare attaccare il filetto.

A cottura ultimata distribuire la vellutata nei piatti adagiando nel mezzo i filetti di triglia e decorate con prezzemolo. Buon appetito

 

 

 

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