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Il freddo interiore: la malattia del non essere

calore interioreMolte persone sono abituate a lamentarsi continuamente; il tempo, il lavoro, il governo, i figli, il marito o la moglie. Non che manchino argomentazioni più che valide per lamentarsi ma il problema è che, lamentandosi, non cambia assolutamente nulla.

Lo stipendio non aumenta, i figli non studieranno di più, il marito non sarà più disponibile, le tasse non diminuiranno e così via…. Alla fine per fare una sintesi matematica, abbiamo dato aria ai denti e abbiamo appesantito ulteriormente noi stessi e chi ci è stato ad ascoltare.

Non dico che bisogna essere sempre contenti e felici di tutto e non farsi valere e sentire quando serve. Non sono le sfighe quotidiane che devono dare adito ai nostri dialoghi e alle nostre conversazioni, ma qualcosa d’altro, qualcosa che provenga da una parte un po’ più profonda di noi stessi.

Un altro modo comunemente usato per non comunicare nulla di sé è parlare solo di quello che faremo o abbiamo già fatto, senza mai considerare l’altro ma solo se stessi; in alcuni casi l’intento è quello di sottolineare  quanto pesantemente siamo impegnati, in altri il desiderio è quello di complimentarci con il nostro fare, i nostri viaggi, i nostri successi e così via, ve ne accorgete perché di solito non sono dialoghi ma monologhi. Insomma anche se non sembra,  si parla  solo di quello che si fa e mai di ciò che si prova  e tanto meno si cerca un confronto con l’ascolatore.

Sappiamo ascoltare chi ci sta vicino e chi diciamo di amare, sappiamo cogliere le sue sfumature e le sue più profonde qualità? Sappiamo dire e mostare quello che sentiamo e proviamo? Siamo  riconoscenti per la nostra salute e per la salute di chi amiamo? Ci rendiamo conto che domani tutto quello che abbiamo oggi potrebbe non esserci più, noi compresi? Ci diamo il tempo per ascoltare le nostre emozioni positive e non solo quelle negative?

Ho parlato del freddo interno inteso come fisicamente e se vogliamo materialmente presente nel corpo di chi ne soffre, in questo caso uso non a caso il termine interiorità, riferendomi alla sfera della personalità. Questi sono atteggiamenti, pose, abitudini talora  neanche sentiti veramente da noi, ovvero spesso molto dissimili dal nostro vero sè profondo. Sono quello che potremmo definire la schiuma di noi stessi e delle nostre emozioni, niente più.

Sempre di fretta, ci accontentiamo di presentare agli altri e purtroppo finiamo per farlo anche con i nostri cari e con noi stessi, questa carta d’identità falsa. La usiamo  come un  passe partout  per non metterci in gioco. Il vero problema è che  continuando a fare così  rischiamo di dimenticarci come si fa a entrare in contatto con noi stessi. L’interiore rischia di congelarsi lì, bloccato in questa falsa idea di sé,  del mondo e della vita.

E’ un pericolo enorme che rischia di tagliarci fuori ovvero farci vivere totalmente staccati dal nostro vero interiore, anche per un intera esistenza.

Non pensate che sia un pericolo solo per gli altri, tutti noi possiamo cascarci senza neanche accorgercene, fino a quando non succede qualcosa di davvero serio: una malattia grave, un lutto di una persona cara. Solo allora ci svegliamo da questo torpore e diventiamo nuovamente in grado apprezzare l’istante così come è, le persone così come sono, la vita come un dono che è e il tempo che abbiamo come il valore più grande, ovvero la nostra unica possibilità di esserci davvero e non come surrogati di noi stessi.

E’ come dare una fiammata, il ghiaccio non può che sciogliersi e la cosa davvero bella è che possiamo farlo in ogni momento e quando lo facciamo le persone intorno a noi non possono che esserne contagiate. “L’epidemia di esseri” si diffonde a macchia d’olio. Non esiste un vaccino contro questa “malattia del non essere”, patologia che potremmo definire dilagante in questi tempi moderni, complici il sentirsi sempre vittime e l’aspettarsi sempre qualcosa.

L’unico rimedio è rimanere in contatto con noi stessi il più  possibile, frequentare  persone in grado di richiamare in noi questa modalità e  dedicare del tempo a delle attività capaci non solo di nutrire il nostro portafoglio, gonfiare il nostro ego e  stimolare  nostri appetiti sessuali ma di toccarci dentro.

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2 Comments

  1. Valeria ha detto:

    Articolo bellissimo! Grazie Cathe…

  2. wfal ha detto:

    Brava proprio un bell’articolo….grazie
    Walter & Lucia

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