Fitoterapia cinese: I freddolosi si scaldano da dentro

images-4Credo siano  pochi a sapere che esiste; il freddo interno. Il freddo, a differenza del caldo interno, come il vuoto rispetto al pieno, da meno segno di sè ma quando presente i suoi disturbi correlati sono inequivocabili.

I freddolosi lo sanno! Molto  spesso vengono derisi e trattati come fobici, ” ma non fa mica freddo” viene detto loro, ma se qualcuno si prendesse la briga di toccare le mani, i piedi e il naso del freddoloso in questione, forse potrebbe capire che non si tratta di un modo di sentire o una presa di posizione o un’abitudine  ma di freddo bello e buono.

Le persone anziane che dicono di avere sempre freddo con le ginocchia e i piedi gelati, le persone (per lo più donne) che quando sono stanche non riescono a dormire fino a che non hanno i piedi caldi. In questi casi spesso non bastano le coperte ne una doccia calda ne un buon riscaldamento a scaldarle.

Attenzione non confondiamo il freddo interno con il freddo preso dall’esterno che si toglie facilmente scaldandosi appunto dall’esterno e non confondiamo neppure con quei soggetti molto ansiosi con mani e piedi freddi tutto l’anno. Questi due casi non sono la stessa cosa; nel  caso di freddo esterno, scaldarsi bene al fuoco di un camino o con un super riscaldamento così come bere o nutrirsi di alimenti piccanti oltre che caldi  con azione diaforetica permette di far uscire il freddo entrato dall’esterno. In queste cose i nordici e i montanari sono esperti e ci insegnano: il vin brulée come la sauna sono due esempi a tutti noti ma con funzioni molto precise oltre che terapeutiche per trattare il freddo esterno potenzialmente patogeno.

Mentre avere  mani e  piedi sempre freddi e il centro caldo, è un tipico problema dei soggetti  ansiosi è una tipologia ancora diversa, in questo caso il freddo si trova alle estremità non perché non vi è sufficiente calore interno o troppo freddo esterno ma perché non vi è sufficiente circolazione, il calore interno  resta bloccato al centro senza arrivare in periferia. E’ la stessa cosa che succede quando si subisce un trauma il corpo si raffredda per lo shock ovvero per la circolazione sanguigna bloccata.

Si tratta di tre tipi di freddo diversi che secondo la fitoterapia cinese  vanno curati con rimedi totalmente diversi.

Nel caso del freddo esterno i rimedi e la ricetta fitoterapica avranno carattere caldo, piccante e soprattutto diaforetico, l’obiettivo oltre che scaldare è quello di fare uscire il patogeno freddo dalla superficie quindi anche di fare sudare. La sudorazione però è un arma a doppio taglio e consente di aprire i pori e quindi di fare uscire ma anche entrare;  quindi il momento dell’assunzione deve essere ben calibrato e mirato, prescritta solo all’inizio del cosiddetto attacco di freddo e moderata a seconda della costituzione del paziente. Un paziente molto robusto e pletorico può essere fatto sudare senza problemi  ma un anziano o soggetto più debole devono essere fatti sudare con molta attenzione e delicatezza.

Ecco che si sceglieranno rimedi e dosaggi diversi a seconda del paziente,  Ma Huang o Herba Ephedrae per esempio è indicata nelle costituzioni forti e nella assenza di sudorazione ( è presente in 14 ricette antiche del testo Discussion on Cold Damage e ben 23 ricette del testo Essenzials from the Golden Cabinet), mentre Gui Zhi  o Ramulus Cinnamoni che si differenzia dalla corteccia di cannella chiamata Rou Gui  è più delicata e adatta alle costituzioni deboli (è pesente in ben 43 ricette del testo Discussion on Cold Damage e 66 ricette del testo Essenzials from the Golden Cabinet).

Il caso del freddo presente solo alle estremità per mancata circolazione prevede a differenza dei due precedenti che utilizzano  rimedi sintomatici, un rimedio che possiamo definire  costituzionale chiamato Chai Hu o Radix Bupleuri, rimedio utilizzatissimo per diversi disturbi su base ansioso emotiva.

Infine per il freddo interno vero e proprio al di la della possibile patologia da ipotiroidismo che va verificata e per la medicina cinese si tratta di un vuoto di qi e nei casi più gravi di yang che vanno corretti con rimedi che dovranno essere caldi e tonici. Tra i rimedi con caratteristiche calde e di tonificazione si possono scegliere una enorme varietà di fitocomposti, più o meno  maneggevoli da utilizzare, anche se bisognerà stare attenti a non usarli troppo a lungo per non asciugare  il paziente. Ecco perché bisogna dosarli sula costituzione del paziente e possibilmente utilizzare le ricette antiche che di solito riescono  a limitare i danni del singolo fitocomponente  moderandolo con altri ingredienti. Fra i più conosciuti possiamo citare Ren shen o Radix e Rhizoma Ginseng e Huang qi o Radix Astragali entrambi tonici del qi ovvero potenti ricostituenti come si dice in occidente, il primo usato in particolare negli stati di debilitazione e il secondo come protettivo e come rinforzo delle difese corporee.

Per il freddo interno infine possono essere utilizzati dei prodotti definiti tonici dello yang, fra questi il più discusso proprio perché delicato da utilizzare è il Fu zi o Radix Aconiti Praeparata questo rimedio possiede una elevata tossicità che lo rende poco maneggevole, in Italia non è possibile procurarlo mentre all’estero è prescrivibile con ricetta medica tanto quanto i farmaci della normale farmacopea. E’ un rimedio potente e unico come efficacia per trattare alcuni tipi di dolore sempre che lo si sappia dosare e adattare alla costituzione del paziente.

Insomma ho scritto un trattato scusatemi! L’intento non era di annoiare ma di far capire quanto ricco e poco conosciuto anche dagli stessi medici e naturopati sia  il panorama della fitoterapia cinese e quanto invece versatile ed efficace sia il suo utilizzo quando mirato e costruito sulle caratteristiche interne del paziente.

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