Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturale

colesteroloApriamo un capitolo di grande interesse medico scientifico oltre che divulgativo:  per dislipidemie si intende un aumento della concentrazione plasmatica di grassi nel sangue, per lo più colesterolo e trigliceridi o entrambi.

Oggigiorno, con il miglioramento della biochimica, l’attenzione si è focalizzata non solo sull’aumento del colesterolo e dei trigliceridi presi singolarmente come si faceva una volta ma sul rapporto presente tra i diversi tipi di colesterolo e i trigliceridi.

I pazienti più aggiornati sanno che bisogna avere un buon rapporto tra colesterolo totale e HDL  compreso tra 4 e 5 per essere in buona salute. Secondo il biochimico Barry Sears anche il rapporto tra trigliceridi e HDL è fondamentale e deve essere inferiore a 4.

Ma torniamo un pò indietro cosa sono i trigliceridi e il colesterolo per il corpo umano?

Innanzi tutto sono grassi e su questo non si discute, quindi sono insolubili in acqua, questa caratteristica fa si che  i grassi presenti nel corpo non possano  essere assorbiti senza un processo di esterificazione mediato dai sali biliari, prodotti dal fegato e immagazinati nella colecisti e non possono viaggiare liberamente nel sangue senza essere legati alle lipoproteine a bassa o alta densità ( vedi LDL, VLDL, HDL)

La seconda cosa importante è  sapere che possiamo produrre lipidi in modo endogeno partendo sia da glucidi che da proteine, la fonte maggiore di produzione proviene certamente dai glucidi.

Si ritiene che ben l’80 % del colesterolo dipenda dalla produzione interna e non dalla quantità di colesterolo introdotto con l’alimentazione. Sono gli zuccheri in eccesso che aumentano la loro produzione e in particolare come dice alle sue conferenze il Dott Berry Sears sono i glucidi a basso costo e i grassi idrogenati o trans ad aumentare, attraverso l’alimentazione, la capacità di produrre il colesterolo endogeno dannoso ovvero LDL.

Un altro aspetto su cui è opportuno fare una riflessione è il considerare il colesterolo come un elemento di vitale importanza e non solo un pericolo; esso infatti entra nella costituzione di sostanze  complesse come gli ormoni steroidei, fra cui testosterone, cortisolo, estrogeno, progesterone e molte altre molecole altamente specializzate come la Vitamina D per fare un esempio.

Il livello di colesterolo nel paziente anziano è inoltre considerato come un importante  indice di salute. Nel paziente ultraottantenne infatti avere un colesterolo basso è strettamente collegato con una aumento della morbilità (possibilità di ammalarsi) e della mortalità (possibilità di morire) ed è considerato come un segno di fragilità.

Un altro fattore sul quale è utile riflettere è che il valore di allarme del colesterolo sembra abbassarsi sempre di più con il passare degli anni così come i valori di ipertensione arteriosa. Una volta il valore critico era 260 mg oggi è 200mg e per soggetti a rischio sembra scendere ulteriormente.

E’ di grande interesse la diatriba sui reali rischi ed efficacia della classe di farmaci più usati per ridurre il colesterolo: le statine. Le statine inducono una riduzione della produzione endogena di colesterolo attraverso un’azione diretta sull’ enzima che lo genera, un’azione parallela sarebbe però anche presente sul tessuto muscolare per analogia di molecola.

Le ultime metanalisi hanno messo insieme i dati della prevenzione primaria (pazienti aventi solo un colesterolo alto) e della prevenzione secondaria (pazienti con ipercolesterolemia e pregressi eventi cardiologici o neurologici come un infarto o un ictus per intenderci) e secondo il parere di numerosi medici  del settore questo dato ha  alterato significativamente i valori di NNT (Number needed to treat) ovvero quanti pazienti devo trattare per evitare un evento patologico.

I valori di NNT sono discordanti; alcuni parlano di valori fino a 71 altri dati di valori compresi tra 20-40, per tempi compresi tra 3-5 anni di terapia.  In parole povere significa che avrò trattato nel primo caso 70 pazienti per 3-5 anni senza aver riscontrato alcun beneficio comprovabile.

Inoltre il NNH (Number needed to harm) ovvero dopo quanti pazienti trattati insorge un evento collaterale indesiderato è davvero notevole: i valori per la rabdomiolisi conclamata sembrano alti e non sono certi (si intende per rabdomiolisi un evento grave capace di condurre a morte il paziente per distruzione del tessuto muscolare), ma ci sono cifre molto più basse per altri eventi come insufficienza renale (434),miopatia in senso lato(259), alterazione della funzionalità epatica (136) e cataratta (33).

Da alcuni lavori sembra che la popolazione femminile così come quella con età superiore a 65 anni non abbia gli stessi benefici rispetto alla popolazione maschile sotto i 65 anni con episodi ischemici pregressi.

E’ inoltre ormai accettato che la somministrazione di statine riduce la concentrazione di Coenzima Q10 nell’organismo anche fino al 40%, favorendo lo stress ossidativo da parte delle cellule  in senso lato e molti sono i medici che consigliano di assumere coenzima Q10 a tutti i pazienti in terapia con statine per bilanciare questo problema.

Il biochimico Barry Sears sostiene che le statine aumentino anche l’ AA ovvero l’Acido Arachidonico inteso come fonte primaria di eicosanoidi detti “cattivi”, considerati come degli ormoni prodotti dalle cellule dell’intero organismo in grado di promuovere la distruzione cellulare. Il loro eccesso sembra essere stato riconosciuto appunto alla base dello sviluppo delle malattie croniche.

Infine le associazioni farmacologiche con le statine sono molto pericolose e possono aumentare il rischio di rabdomiolisi, anche per farmaci apparentemente innocui come gli antibiotici e la cimetidina. Purtroppo queste associazioni sono difficili da  sorvegliare e limitare nei pazienti anche per una scarsa informazione da parte loro e talora anche sottostima del pericolo da parte del medico che  somministra le statine.

La correzione farmacologica mediata dalle statine è attualmente in rivalutazione; se da un lato è provato che diminuisca il rischio di infarto nei soggetti ad alto rischio, alcuni sostengono che possa essere aumentato il rischio di cardiopatia congestizia legata ad una minor funzionalità del muscolo cardiaco e altri che la terapia sia troppo rischiosa in caso di sola prevenzione di pazienti sani.

Le statine rappresentano per l’industria farmacologica il più grande business di questi ultimi tempi, sono i farmaci più venduti e con maggior incasso al mondo. Sono moltissmi i medici che richiedono un’ulteriore metanalisi che divida bene la prevenzione primaria da quella secondaria.

Prima di trattare un soggetto sano senza storia di patologie ischemiche solo perche ha dei valori alti di colesterolo è necessario pensarci bene, in particolare se si tratta di donne o di pazienti con età superiore a 65 anni.

Inoltre la possibilità di evitare questi farmaci esiste; si tratta di ragionare in modo diverso, non introdurre sostanze che interferiscano così drasticamente sulla capacità di produrre il colesterolo tout court, ma lavorare sulla possibilità di aumentare il colesterolo HDL e ridurre il coletesrolo LDL attraverso modificazioni del regime alimentare e dello stile di vita.

Non solo limitarsi ad evitare  di assumere dosi elevate di alimenti contenenti colesterolo come le ostriche,  e il rosso dell’uovo e i formaggi ma soprattutto, eliminare  l’assunzione di grassi translimitare l’ingestione di eccessive quantità di carboidrati sotto forma di glucidi a basso costo ovvero farine e zuccheri lavorati industrialmente.

Consigliare di mangiare cibo spazzatura insieme a una bella pastiglia di statina come abbiamo sentito dai giornali, sembra  una battuta ma c’è chi ragiona in questo modo ed è assolutamente in linea con il modo di pensare di molte persone e delle case farmaceutiche!

L’utilizzo della soia per esempio, al di là degli slogan allarmistici anti soia presenti sulla rete, che hanno un sentore di anti propaganda guidata presumibilmente da interessi economici. Questo alimento è considerato fra i più poveri. La soia è usata in Asia da secoli come ingrediente base della dieta  sembra aver dimostrato da recenti studi non solo di limitare l’assorbimento di colesterolo ma anche di aumentare la frazione di HDL.

Gli steroli e polifenoli sono anche queste categorie di sostanze presenti in numerose specie di verdura e frutta , assunte regolarmente ogni giorno dalle 3 alle 5 porzioni,  hanno la caratteristica di ridurre  lo stress ossidativo in modo significativo.

L’assunzione di olio di pesce oltre che alimentarsi regolarmente con dosi di pesce di vario tipo, è  un altro utilissimo sistema per modificare  i valori di di LDL e di colesterolo totale.

Anche l’allenamento fisico regolare di grado medio sembra poter limitare la concentrazione di colesterolo LDL.

E infine anche la fitoterapia può essere un valido aiuto per limitare la produzione di colesterolo endogeno, il Monascus  o Hong qu o riso rosso, è il riso fermentato dalla presenza di un lievito che ne conferisce il colore rosso appunto. Da secoli in Oriente questo prodotto è considerato sia un alimento che un fitoterapico.

Il Monascus è capace di ridurre i valori di colesterolo endogeno, per il suo contenuto naturale di lovastatina e per questo  andrà comunque dosato e somministrato con attenzione e cura ma con una maggior maneggevolezza e limitata tossicità rispetto alle statine sintetiche in commercio.

La scelta di assumere statine in prevenzione primaria deve essere a mio parere eseguita solo dopo il fallimento di queste metodiche, suggerimenti dietetici, stile di vita e utilizzo di fitoterapici.

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