Ma è mai possibile che…

cessoMa è mai possibile che i bagni pubblici siano tanto antifemminili, antigienici e poco pratici?

La prima cosa che immancabilmente manca in un bagno pubblico è la carta igienica, ma a questo siamo preparate e portiamo in tasca se siamo fortunate almeno un fazzoletto di carta per l’emergenza.

La seconda mancanza un po’ più pesante è che molto facilmente manca un qualsivoglia appendi abiti o appendi borsetta. La soluzione diventa più complessa, se si è in compagnia niente problema si scarica al compagno o compagna borsa, giacca, eventuale casco o altro, in caso contrario soprattutto in inverno, può diventare un vero gioco di maestria; tenere tutto in mano senza appoggiarsi in possibili punti non igienici.

Ma  non è finita… le porte dei bagni sono spesso fatte in modo da aprirsi verso l’interno, immagino per evitare in spazi ristretti di atterrare con una porta in faccia al primo malcapitato che passa di lì. Ma gli spazi dei bagni sono talora così ristretti, da far passare la porta a pochi centimetri dal water, uno spazio talmente ridotto da costringere ad avvicinarsi al water quasi a doverlo toccare.

Se indossate una gonna vi assicuro che l’idea di spolverare l’asse del water con il bordo è assolutamente agghiacciante, quindi una mano dovrà occuparsi all’istante di questo dettaglio.. oltre che della borsa e della giacca, ovviamente.

Ancora la lista non è affatto finita, questi problemi sono gli inconvenienti classici dei bagni presenti nei luoghi affollati da molte persone, vedi autogrill o cinema. La cosa è diversa nei locali, dove di solito è presente un antibagno e un bagno per signore e un bagno per signori. Il bagno delle signore è normalmente in comunione con quello per disabili.

Anche qui il problema sembra stupido ma è più serio di quanto non si possa pensare. Gli accessori per facilitare il disabile prevedono che il water sia rialzato di oltre 20 cm rispetto al normale, le donne mediamente più basse degli uomini, hanno spesso anche la sfortuna di non essere dotate come i fratelli maschi di alcun ausilio per fare la pipì a distanza non ravvicinata. Sedersi senza toccare l’asse è la classica manovra femminile. Con quell’altezza, non toccare l’asse senza  essere troppo sul bordo e quindi magari non riuscire a centrare il water è per le donne più piccole di statura una vera impresa.

Per le bambine e i bambini in genere un problema da non sottovalutare. Se è vero che i bambini piccoli vengono accompagnati  al bagno dagli adulti, qui le dimensioni ristrette  di cui sopra diventano estreme. Inoltre esiste un età di svezzamento e in questo caso l’altezza del water per  disabili per una bambina  può essere un problema insormontabile.

Insomma un vero disastro, avete poi mai notato che in caso di affollamento la coda per i bagni delle donne è semplicemente dalle quattro alle dieci volte più lunga che per i bagni maschili? Niente da ridere cari signori, primo le donne sono di più numericamente parlando e poi hanno un’uretra decisamente più corta, il che significa che in caso di vescica urinaria piena la resistenza è inferiore; infine non possiamo mediamente farla sul bordo della strada!

Ma allora dopo tutte queste semplici e banali considerazioni, possibile… dico… possibile che a nessuno venga in mente di cambiare le cose?

Basterebbe davvero poco, intanto dimensioni più grandi o porte a soffietto, appendi abiti sistematici, altezza medio bassa dei water o ricorso alle turche, un numero maggiore di bagni femminili rispetto ai maschili, oppure nessuna distinzione tra maschi e femmine; che diamine siamo adulti e se proprio vogliamo mantenere i vespasiani aperti per i nostalgici lo facciamo in luogo separato.

Infine i bagni per disabili sono un discorso ancora più delicato e importante; se da un lato ormai è obbligatoria la loro presenza è anche vero che questi bagni sono tutto fuorché utilizzati e utilizzabili dai disabili. Dovrebbero essere molto più puliti o igienizzabili ricordiamo le maniglie e il water molto alto prevedono appunto che ci si debba appoggiare a pieno.

All’estero sono comunemente presenti dei dispenser con salviette disinfettanti per pulire l’asse e la carta igienica è sempre presente, oltre che gli appoggi e appendi abiti, senza parlare dell’igiene nel suo insieme.

Non ditemi che è un problema di spesa, non è vero, è che da noi si fa così e nessuno pensa di fare in modo diverso. Ci vuole un disegno di legge anche per questo? Il buon senso e le novità in questo campo non possono bastare?

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Una risposta a Ma è mai possibile che…

  • Paolo scrive:

    Ciao, condivido e dico che riguardo l’igiene non esiste distinzione tra i bagni (anzi, i cessi) maschili e quelli femminili. In alcuni luoghi esiste un addetto con ingresso a pagamento e mediamente questi bagni sono piuttosto accettabili perché la monetina per l’ingresso serve a mentenere il servizio in efficienza. Resta da discutere se sia logico applicare questa regola ovunque o se in alcuni luoghi il pagamento sia un’ulteriore gabella. Inoltre segnalo che in molte città la diffusione di bagni pubblici è praticamente vicina allo zero assoluto. Tempo fa iniziai a scrivere un articolo sulla carenza di questi servizi pubblici nella mia città, ma mi fu chiesto di sospendere per cercare un contradditorio con qualcuno dei pubblici amministratori. Se vuoi scrivimi in privato. In ogni caso tutta la mia solidarietà alle donne. Paolo

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