Archivio per il mese di: settembre, 2010

Fitoterapia cinese: un modo naturale di cercare un figlio

30/9/10

Catherine Bellwald  Fitoterapia cinese: un modo naturale di cercare un figlioLa Medicina cinese e in particolare la fitoterapia nascono, a differenza della nostra medicina, non già per curare una ferita o una patologia conclamata, ma per evitare di ammalarsi, per mantenere il più a lungo possibile la salute e la forza, nonché  sostenere la virilità nei maschi e la fertilità nelle donne.

Il Viagra non nasce in questo secolo! Lo hanno inventato prima in Cina! Sono  numerose le sostanze fitoterapiche cinesi vegetali e animali il cui obiettivo è proprio quello di aumentare la prestazione sessuali.

La più conosciuta è il Geko; in Cina dove  le sostanze fitoterapiche  animali non sono vietate come da noi è usatissima e l’amorevole bestiola viene allevata tanto quanto noi alleviamo piccoli animali commestibili come le lumache o le rane, quindi non scandalizzatevi.

Sono innumerevoli i testi antichi di medicina cinese dove si parla ripetutamente e reiteratamente  di spermatorrea, a molti medici è venuto il sospetto che  la traduzione dal cinese all’inglese e poi all’italiano abbia tradotto con il termine spermatorrea anzi che con eiculazione precoce. Infatti il problema molto circoscritto della spermatorrea intesa come svuotamento del seme durante il riposo notturno, assai normale nell’adolescente ancora non sessualmente attivo, non sembra rivestire quasi nessun interesse medico scientifico e tanto meno un significato patologico

Sono altrettanto numerose le sostanze fitoterapiche e in particolare le ricette antiche rivolte a facilitare l’ovulazione e il ritmo regolare del ciclo mestruale oltre che favorire la possibilità di essere fertili.

Per un imperatore la prole sana e la nascita del figlio maschio erano di fondamentale importanza per assicurare stabilità al suo regno. Per una concubina o una sposa non parliamone neanche, la possibilità di avere un figlio maschio dava alla donna un riconoscimento e delle attenzioni preziosissime così come l’infertilità assicurava la perdita di qualunque potere e ruolo all’interno della famiglia imperiale.

Possiamo capire come così tanta attenzione e studio siano stati dedicati a quell’epoca, al potenziamento della virilità maschile e ai diversi  disturbi del mestruo. L’anemia per esempio è un disturbo prettamente femminile, spesso sottovalutato e non correttamente curato dalla medicina occidentale che si limita a trattarla aggiungendo solo ferro o acido folico e solo nei casi gravi a utilizzare le trasfusioni.

Si considera la consistenza del sangue mestruale che non deve essere a grumi ne troppo acquoso, la quantità del sangue mestruale che non deve essere eccessiva rispetto alla costituzione della paziente e la durata del mestruo che non deve superare i 5-7 giorni. Il ritmo del ciclo regolare corretto è inteso con una variazione di 5 giorni al massimo quindi massimo di 32 giorni e minimo di 24 giorni, infine il mestruo che stenta ad iniziare  e le piccole perdite intermestruali, sono tutti  sintomi precisi assolutamente curabili.

Nella medicina occidentale e in particolare nella branca specialistica ginecologica non sono previsti trattamenti specifici per i diversi disturbi del mestruo. Gli strumenti terapeutici farmacologici sono limitati alla possibilità di utilizzo di sostanze ormonali con l’obiettivo di mettere a riposo l’ovaio in caso di cisti ovariche o di dismenorea (cicli dolorosi e disturbati) o in caso di ipermenorrea (cicli troppo abbondanti) o per sbloccare un’amenorrea. Una volta esclusa una patologia di possibile pertinenza chirurgica il trattamento ormonale non lavora sulle cause che lo hanno generato.

Infine, in caso di infertilità,  viene usata la terapia ormonale con l’obiettivo di facilitare l’ impianto assistito. Queste cure sono  pesanti per la donna che le accetta suo malgrado solo perché le considera l’unica soluzione possibile per soddisfare il suo desiderio di maternità. Essa andrà infatti incontro  a svariati disagi e malesseri fisici talora anche pesanti da sostenere se non assistita da altri farmaci come la cefalea, l’irritabilità  e la vaginite cronica. L’ovaio infatti viene iperstimolato in modo artificiale con gonadotropine allo scopo di portare un numero molto elevato di follicoli a  maturazione in contemporaneo, cosa del tutto innaturale e che talora in caso di fallimento della FIVET porta le donne a diversi mesi  di sospensione del ciclo probabilmente per recuperare il loro equilibrio ormonale.

Oggi il riflettore dell’infertilità  si accende anche sull’uomo che partecipa  alla così detta infertilità di coppia qualora si riscontri uno spermiogramma che evidenzia spermatozoi poco mobili o  poco numerosi o entrambi i problemi. Anche in questo caso non è una patologia o un sintomo ma un segno di uno scarsa vitalità per lo più associata a una   limitata circolazione  di sangue nella regione dei genitali talora  accompagnata dalla presenza di un varicocele ma anche in questo caso non esistono vere e proprie terapie se non il ricorso alla chirurgia.

Potremmo dire che la seconda  arma, o meglio la prima risposta della branca specialistica per affrontare l’infertilità è ancora quella chirurgica. Anche in questo caso si opera sul risultato della patologia e non sulla sua causa, rimuovendo quando presenti patologie conclamate come endometriosi, fibroma uterino, polipi o una stenosi delle tube e nell’uomo appunto il varicocele. Questi interventi sono molto utili in quanto determinano un significativo  miglioramento della circolazione sanguina e possono sbloccare una situazione ma talora non è ancora sufficiente proprio perchè la causa che le ha generate resta ancora presente.

Nella medicina cinese ogni disturbo collegato al ciclo mestruale è stato attentamento studiato; nel libro “Le acque lunari” la Ginecologa Dott. Alessandra Guli,  affronta in modo molto preciso tutti i disturbi del ciclo dando loro una spiegazione e un significato: il ciclo corto o lungo, il ciclo anticipato o ritardato, il ciclo doloroso, l’ansia, le afte , la diarrea e l’insonnia durante il ciclo, sono tutti argomenti di riflessione.

Ma non esiste un capitolo dedicato all’infertilità.

Ebbene questo deve far pensare, l’infertilita infatti è  un pò come la zoppia, un segno non un sintomo, ovvero il risultato di altri disturbi non trattati talora anche messi insieme.

La fitoterapia e l’agopuntura trattano i diversi disturbi del mestruo e in caso di desiderio di maternità forniscono un valido supporto per normalizzare e quindi ottimizzare la possibilità di essere fertili sia per l’uomo che per la donna. Le ricette fitoterapiche saranno calde in caso di diagnosi di utero freddo, in caso di anemia nutriranno  e muoveranno il sangue e in caso di circolazione  bloccata avranno lo scopo di muovere il sangue energicamente  in alcuni casi anche rimuovendo stasi e calore locali se presenti.

Pensate che esiste una sostanza fitoterapica il cui nome tradotto significa  nutri la madre o l’erba della madre e un agopunto chiamato la porta della vita ma questo è solo una briciola della possibilità di applicazioni terapeutiche offerta dalla antica scuola di medicina cinese.

Un modo naturale di cercare un figlio e allo stesso tempo il proprio benessere fisico e mentale.

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Ricette per mangiar sano: lo spezzatino

27/9/10

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: lo spezzatinoPer settembre una ricetta con la carne rossa che, dosata soprattutto con l’arrivo dell’autunno e dei primi cambi di clima, può avere un senso.

Lo spezzatino è la ricetta con la quale stendo mio marito, nel senso che ha l’effetto di un balsamo lenitivo e  di un antidepressivo.

Forse la ricetta gli ricorda momenti affettuosi famigliari, una cosa è certa; quando voglio coccolarlo, vado a colpo sicuro.

Una volta si diceva “attenti alle donne che ti prendono per la gola” come se fosse una cosa disonesta!  Mettere all’ingrasso il proprio compagno così come i propri figli solo perché così ci sentiamo generosi e buoni nel non far loro mai mancare nulla è una cosa disdicevole ma conoscere intimamente i gusti del proprio compagno e centrare al momento giusto il bersaglio del piacere del palato è un’attenzione e a mio parere solo un gesto d’amore.

Gli uomini in realtà sono esseri molto semplici e meno contorti delle donne spesso più calcolatrici. Alcune volte basta davvero poco per trasformare la loro giornata in un momento di vacanza. Preparare e servire il loro piatto preferito, con attenzione e la magia è già a portata di mano, perché no.

Mangiar sano è importante e talora richiede di eliminare e sacrificare  alcuni piccoli piaceri come il pane, la pasta, i dolci e il vino sistematico. Il piacere della tavola può essere capire i gusti personali e, senza esagerare, colpire nel segno.

La scelta della carne è importante; di solito preferisco un taglio di vitello come la noce o il pesce che poi taglio da sola piuttosto che le confezioni già tagliate a pezzettini; sono di solito di miglior qualità.

Importante sarebbe avere un macellaio di fiducia che utilizzi carni allevate in modo naturale senza cibi contenenti carni animali, riducendo  gli additivi e farmaci. Oggi queste attenzioni sono sempre più a portata di mano e quella volta che ci concediamo la carne vale la pena di prenderla buona, anche se sicuramente non è economica.

Una volta tagliata la carne con un coltello ben affilato,  si passa in padella con un filo di olio di oliva e cipolla. Di solito utilizzo un wok di grandi dimensioni per poter aggiungere  le verdure in abbondanza. Una volta che la carne ha preso un minimo di colore dorato aggiungo carote, patate, piselli, zucca e due confezioni di pomodori pelati o sugo o pomodorini.

Si aggiungono sale, maggiorana, basilico, pepe e si lascia cuocere a fuoco basso con coperchio per circa mezz’ora, dipende dalla grandezza del vostro taglio di carne e dalla quantità delle verdure.

Consiglio di lasciar riposare per un’altra mezzora, meglio se per un tempo maggiore perché il piatto acquista sapore e gusto. Servire tiepido o a temperatura ambiente con  olio di oliva a crudo sul piatto. Può essere un antipasto o un secondo o un piatto unico: dipende dal vostro appetito, dalle vostre esigenze dietetiche e magari anche dalla stagione in corso.

In questa stagione può essere un piatto unico magari accompagnato da un bel  grappolo d’ uva, mentre in inverno può accompagnarsi a riso e polenta, per esempio. A voi la capacità di mischiare i sapori ma anche di capire quali siano le sostanze nutrizionalmente più idonee per i diversi  momenti della vita.

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L’equinozio d’autunno: i disturbi correlati

23/9/10

Catherine Bellwald Lequinozio dautunno: i disturbi correlatiIl 23 settembre è l’equinozio d’autunno; per noi occidentali questa data corrisponde all’inizio dell’autunno, per i cinesi corrisponde alla massima espressione dell’autunno iniziata in sordina il 7 agosto con Li Qio.

In autunno  l’organo imperatore è il polmone e in effetti in questa stagione non sono poche le persone che hanno avuto difficoltà di questo organo vuoi con sinusiti, bronchiti e talora gastroenteriti. Che c’entra direte voi?

Il polmone si correla a tutto l’albero respiratorio ma è anche direttamente collegato all’intestino quindi le patologie di questo organo possono essere considerate ancora una sua debolezza e viceversa.

Le allergie ovviamente ne sono un esempio ma anche le forme virali e in questa stagione anche le infezioni batteriche veicolate facilmente tramite i filtri degli apparecchi di aria condizionata non adeguatamente disinfettati per incuria o dimenticanza.

In questa particolare stagione  è facile stancarsi e soffrire anche di una maggior tendenza alla depressione del tono dell’umore, il polmone si ritiene sia collegato come emozione alla tristezza coloro che facilmente incedono in questa emozione o che hanno sofferto di una perdita o di un forte cambiamento possono essere più fragili anche da questo punto di vista.

Il polmone in un certo senso  si collega con la nostra prima difesa dall’esterno, pelle, naso, bocca sono gli accessi più comuni delle patologie veicolate dall’esterno, anche se l’occhio è collegato al fegato può essere colpito anche lui sia per vicinanza e collegamento fisico diretto che per collegamento interno tra fegato e polmone.

Ma non è finita; i colpi della strega ovvero i dolori lombari improvvisi da movimenti scorretti o colpi di freddo possono essere un altro punto delicato, soprattutto per alcuni soggetti già predisposti per tipologia fisica o tipo di attività lavorativa.  La schiena corrisponde alla parte esterna più estesa e può risentire degli sbalzi di temperatura, inoltre il canale di vescica urinaria corrispondente è collegato anch’esso internamente con il polmone attraverso un legame molto stretto di livello; tai yin per il polmone e tai yang per la vescica urinaria entrambi corrispondenti al livello più superficiale rispettivamente dello yin e dello yang.

Insomma in questa stagione è necessario avere più attenzioni,  gli eccessivi sbalzi di temperatura soprattutto quando siete stanchi e poco protetti dovranno essere evitati. Evitiamo però di coprirci troppo in quanto il sudore apre le porte all’esterno e facilita ulteriormente l’entrata della patologia da esterno sia essa virale che batterica.

Evitiamo l’aria condizionata, non è davvero più necessaria e facciamola controllare prima di accenderla la prossima stagione. Evitiamo si sollevare pesi senza farci aiutare pensando di essere forti come Maciste.

Per chi è debole in questo organo esistono fitoterapici mirati specifici molto utili per irrobustire il polmone e fronteggiare l’arrivo del freddo senza difficoltà.

Mangiamo correttamente evitando soprattutto i dolci e il pane che irritano l’intestino e iniziamo a limitare i cibi freddi soprattutto alla sera.

L’agopuntura può essere indirizzata in favore e a sostegno del polmone ma anche su tutti i suoi organi e canali collegati, attraverso un lavoro di riarmonizazzione con la stagione autunno.

Buon equinozio

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Tracce di Profumo: Il tempo è adesso – by Valeria

17/9/10

Catherine Bellwald Tracce di Profumo: Il tempo è adesso   by ValeriaCi sono istanti della nostra vita di completa espansione durante i quali noi, immersi in una sorta di tempo senza tempo, assorbiamo ogni goccia del presente che ci circonda portandolo all’interno, dilatandolo. Momenti in cui non abbiamo occhi abbastanza per guardare, polmoni sufficienti ad inspirare.

Sembra la descrizione di uno stato alterato della mente tanto ci siamo disabituati a viverlo.

Eppure, cercando nel nostro passato, lontano passato, possiamo facilmente ricordare di averli sperimentati.

Ricordo un pomeriggio piovoso, a casa di una zia. Attraverso i vetri delle finestre della sua cucina guardavo il giardino fiorito ed il melo carico di frutta. Nella stanza si diffondeva il profumo che la terra restituisce quale ringraziamento alla pioggia che la nutre, la disseta, la irrora.

L’ambiente si era riempito della gioia sprigionata dal terreno, dai fiori bellissimi, dall’albero che levava i suoi rami, se possibile, ancora più in altro, e da ciascun filo d’erba che aveva intensificato la sua verde colorazione.

E noi ridevamo. Io bambina, lei anziana. Complici, agli antipodi della vita e proprio per questo entrambe capaci di ascoltare quella gioia. Lei perché non aveva più nulla da perdere, io perché avevo ancora tutto da scoprire.

Quel momento non aveva confini, non aveva ne impegni ne pesi, non aveva paure ne aspettative.

Era solamente l’attimo. E bastava a se stesso.

Poi la vita prende ad accelerare. Prima nella ricerca di sempre nuove esperienze, poi nella fuga da nuove possibili delusioni.

Ma accelera. E noi perdiamo ogni goccia di profumo. Qualcuno vive nel ricordo, molti hanno del tutto dimenticato.

Carichi di pesi e frustrazioni viaggiamo portando fardelli che hanno completamente sostituito la gioia del presente.

Come sistemi chiusi non comunichiamo più con l’esterno, non ascoltiamo più la forza misteriosa della vita.

Ma se potessimo riappropriarci qualche volta, anche per soli pochi minuti, di istanti di completa immersione nel presente, produrremmo un contatto talmente profondo e intimo con noi stessi da toccare corde da tempo assopite e vibranti del piacere di esistere.

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Perchè la medicina cinese resta attuale?

14/9/10

Catherine Bellwald Perchè la medicina cinese resta attuale?Il libro della guerra di Sun Tzu è ancora oggi uno dei  libri  più letti di tutto il mondo, peccato non prendere le royalties! La sua applicazione  è sfruttata ai più alti livelli decisionali, da manager ed economisti di tutto il mondo. Questo libro nonostante abbia un’età superiore a qualunque altro testo di lettura, resta di grande attualità e  sembra non avere tempo. Vi siete mai chiesti perchè?

E’ così anche per la medicina cinese; nonostante abbia più di duemila anni resta infatti un punto di riferimento immortale per le profondità delle leggi alle quali si rifà, pieno-vuoto, caldo-freddo, interno-esterno, sono semplici concetti  che diventano indispensabili per poter trattare con efficacia qualsiasi patologia, sia essa ginecologica, ortopedica o otorinolaringoiatrica.

Lo stesso apparente dolore lombare può essere una forma di vuoto o di pieno, anche un’anemia che corrisponde indubbiamente a un vuoto di sangue può essere  calda o fredda, da interno o da esterno e la terapia di queste diverse forme sarà totalmente diversa a seconda della tipologia e non già della patologia tout court.

Anche se in Cina è stato evidenziato un aumento del ricorso alla medicina occidentale, non vedo cosa ci sia da stupirsi; alcune patologie conclamate come il diabete o l’ipertensione arteriosa non possono di certo rinunciare alla terapia farmacologica ma bisogna sottolineare che sono i giovani medici cinesi che non hanno più la formazione completa della loro stessa medicina,  molto è andato perso con la rivoluzione cinese e poi  goffamente ricostruito a tavolino in modo standardizzato e pratico.

Ma a tutt’oggi in Italia non c’è cinese che si rivolga al pronto soccorso o che venga ricoverato; si curano tra di loro, probabilmente attraverso una tradizione orale che forse non prevede neanche la laurea in medicina.

Le basi della medicina cinese, esattamente come l’arte della guerra di Sun tzu, possono essere applicate alle situazioni più varie e disparate con grandi possibilità di interagire su di esse proprio perché interamente comprese nella loro essenza e radice.

Una gastrite non verrà trattata con antiacidi o antispastici o magari i due farmaci insieme ma verrà considerata come il risultato di un equilibrio alterato la cui origine è strettamente collegata con altri organi come il pericardio e quindi le emozioni e il diaframma e ancora con il fegato anche questo collegato alle tensioni emotive. Le relazioni tra organi e sistemi e la loro ciclicità spiegano molti sintomi e alcuni dettagli come per esempio il perché ci si sveglia o si soffre di insonnia sempre in un orario ben preciso.

Le basi della medicina cinese  ci  danno la spiegazioni  di molte frasi che ci sono state insegnate per il loro significato religioso.

“Come in alto così in basso”

“Gli ultimi saranno i primi”

Sono frasi che sembrano sottolineare  l’ugualianza e la giustizia, come la parità dei diritti,   spesso  usate come stendardo del moralismo più comune. Queste frasi se le guardiamo onestamente da vicino e le spogliamo da tutto quello che ci è stato insegnato, seguono  semplicemente la legge dello yin e dello yang, ovvero si rifanno ad un concetto naturale di ciclicità, vita-morte, felicità-sofferenza e così via.  Il mese di gennaio, che nel calendario solare è il primo dell’anno, per il calendario cinese diventa l’ultimo; possiamo capire come anche qui non si tratti affatto un caso o di un errore.

Infine la possibilità di applicare queste leggi a tutta la nostra vita,  saper aspettare e soprattutto non considerare il fallimento di un intento come un evento definitivo e di cui farsi interamente colpevoli è di vitale importanza per la nostra salute.  Non ritenere sempre noi stessi al centro di ogni evento ma considerarlo il frutto di un insieme di fattori anche indipendenti dalla nostra volontà.

Non siamo noi a far girare il mondo, il mondo gira  e continuerà a girare anche senza di noi.

Togliersi questa importanza, o meglio questa responsabilità, ci consente di essere molto più leggeri; sapere che ogni situazione può anche finire da un giorno all’altro, compresa la nostra stessa esistenza, ci deve dare il piacere del viverla punto e basta. La morte o la fine di qualsiasi situazione è sempre in agguato. Il saperla accettare sta solo a noi.

La flessibilità dell’acqua che vince su tutto sta proprio nella possibilità di cambiare e di adeguarsi alle circostanze esterne. Vi ricordate il bellissimo film “la leggenda del pianista sull’oceano”? Il protagonista, detto Novecento, è un genio del pianoforte e sembra essere dotato di una sensibilità al di sopra della norma ma è completamente incapace di pensare e di vivere in un contesto diverso da quello della nave che lo ha visto nascere e  ospitato per tutta la vita fino a decidere di morire con essa. Un finale che ritengo tristissimo ma che purtroppo rappresenta la sofferenza  e difficoltà del non voler cambiare.

Molte sono infatti le persone, eccessivamente critiche nei confronti di loro stesse, che sono anche convinte tristemente che ogni giorno sarà uguale all’altro e che non cambierà mai niente. E’ questa rigidità mentale ad impedire loro di vivere qualsiasi cambiamento.

Il cambiamento è parte della natura che ci circonda, talora può anche sembrare di tornare indietro ma resta il passaggio di un percorso che invece va sempre avanti.

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Il momento migliore per mangiare l’uva

9/9/10

Catherine Bellwald Il momento migliore per mangiare luva L’uva si può ormai mangiare in tutte le stagioni dell’anno, ma in questo particolare periodo, ovvero tra fine agosto e settembre, l’uva rappresenta un frutto di grande capacità nutrizionale e terapeutica.

Variare il cibo significa anche utilizzare a pieno le risorse delle specifiche stagioni. Inoltre consideriamo che l’Italia è la maggior produttrice di uva da tavola e  anche le risorse del luogo dove si abita hanno una specifica ragion d’essere anche economica.

Per i cinesi l’autunno inizia in agosto con Li Qio  e il suo mese centrale  è settembre, il mese dell’uva.

Questo frutto contiene una grande quantità di acqua, dal 74% al 86%, circa e il minerale più presente è il potassio, questo consente di ripristinare le perdite di liquidi che il caldo estivo può aver determinato. Contiene una grande varietà di zuccheri monosaccaridi e disaccaridi che certamente vanno comunque considerati in corso di regime dietetico ipocalorico o ipoglicemico.

La sua caratteristica è inoltre è quella di contenere elevatissime quantità di polifenoli e di flavonoidi, con azione antiossidante, antinfiammatoria, oltre che fluidificante del sangue.  In particolare contiene importanti quantità di resveratrolo sostanza attualmente inserita in alcuni integratori alimentari proprio per il suo importante ruolo antiossidante e per la sua azione protettrice sul sistema cardiovascolare. Sono inoltre in corso numerosi studi in campo antitumorale, ancora non conclusi, ma che hanno evidenziato azioni mirate in vitro di questa sostanza nei confronti di alcune patologie neoplastiche.

L’uva ha un potere leggermente lassativo e diuretico e questo contribuisce a renderla ideale per contrastare il caldo che tende da un lato ad asciugare, talora aumentando la stitichezza in chi già è predisposto e dall’altro a facilitare la ritenzione idrica negli arti inferiori sempre in chi è già predisposto costituzionalmente.

Per i cinesi il calore dal corpo si drena primariamente attraverso le feci e le urine.

Inoltre l’uva è un frutto facile da mangiare fuori casa senza rischiare di sbrodolarsi! Una volta sciacquato il grappolo, staccati gli acini e deposti in un qualsiasi contenitore, piattino o ciotola  il lavoro è già fatto! Insieme a un pezzetto di pecorino e qualunque snack salato o dolce diventa un ottimo spuntino ed è ideale anche per la  prima colazione. Alcuni acini  sono perfetti come frutto di chiusura sia a pranzo che a cena e possono essere offerti per rinfrescare la bocca a qualunque ora del giorno e della notte in guisa del classico cioccolatino.

Nutrirsi solo di uva per una o due  settimane è  da molti considerata una terapia depurativa, ma senza arrivare agli estremi, e cercando sempre l’equilibrio, proviamo ad ascoltare il nostro corpo e cosa ci chiede.

In questa stagione scegliere l’uva come frutto al posto delle fragole, del melone, dell’anguria e delle pesche significa armonizzarsi con la stagione esattamente come alcune antiche tecniche di agopuntura. Possiamo con la tecnologia generare figli a menopausa inoltrata, possiamo modificare il DNA di alcuni alimenti e farli crescere in qualsiasi stagione dell’anno, ma il ritmo e la ciclicità  della natura anche se non più imposti  hanno una loro ragione d’essere e una loro intrinseca relazione tra microcosmo e macrocosmo.

Cerchiamo quindi al rientro dalle vacanze di non andare a far la spesa con la testa nel sacco, comprando sempre le stesse cose per comodità, abitudine e pigrizia mentale. Insegnamo ai nostri figli a mangiare la frutta di stagione.

Sfruttiamo quindi le potenzialità  benefiche di questo meraviglioso frutto nella sua stagione per apprezzarne a fondo le qualità depurative e terapeutiche.

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L’agopuntura non è psicoterapia

6/9/10

Catherine Bellwald Lagopuntura non è psicoterapiaAccade molto spesso che il paziente che viene a fare agopuntura, una volta sdraiato o accomodato sulla poltrona, senta la necessità di parlare al medico agopuntore con la stessa modalità dell’incontro con lo psicoterapeuta.

Tutti i miei Maestri hanno sempre precisato che l’agopuntura nulla ha a che fare con un trattamento di psicoterapia e tanto meno gli assomiglia. L’agopuntura lavora senza bisogno  di alcuna fede e tanto meno necessita della parola.

L’antica arte medica dell’agopuntura lavora con la conoscenza degli agopunti e delle diverse tecniche di agopuntura. Si ritiene importante anche l’energia dell’agopuntore e del paziente. Tradotto in termini semplici e pratici, potremmo dire che conta anche l’intensità e l’ intenzione da parte dell’agopuntore nonché la disponibilità del paziente come in qualunque atto terapeutico e non.

Facciamo un banale esempio: un cuoco deve sapere cucinare e avere una certa esperienza con i fornelli, ma molto importante sarà che nel momento in cui si dedica a cucinare lo faccia con passione e rinnovato entusiamo, ma se il piatto viene servito a un soggetto inappetente o magari desideroso di mangiare altro cibo potrà risultare non gradito e non avrà portato alcun piacere.

Per i cinesi un atto non è giusto o non giusto; è l’insieme delle circostanze a renderlo perfetto.

Ecco che un agopuntore non dovrà solo praticare molto e studiare dai migliori insegnanti ma dovrà mantenersi in salute e coltivare le proprie energie affinché la sua focalizzazione ed energia non si disperdano.

Il paziente dal canto suo, dovrà cercare di considerare lo spazio e il tempo che dedica all’agopuntura come qualcosa all’interno del quale poter rigenerare le proprie energie e trovare tranquillità. Indossare indumenti comodi, morbidi e non stretti è un’ attenzione utile. Spegnere o silenziare il cellulare, a meno che non si aspetti una telefonata importante, è altresì di fondamentale importanza.

Imparare a rilassarsi durante il trattamento favorisce il lavoro degli aghi accelerando il risultato. Il mio maestro Dr Tan considera questo ingrediente non indispensabile per il risultato ma dimezza il numero delle sedute necessarie al conseguimento dello stesso.Ecco che il dilungarsi in discorsi non sempre è indicato.

Peraltro il risparmio o la mancanza assoluta di parola se poteva avere un senso per gli orientali, non è sempre adatta agli occidentali.

Personalmente ritengo che sia necessario condurre il paziente in modo dolce alla possibilità di trovare un proprio equilibrio, imparando a rilassarsi, anche attraverso l’uso della parola, talora anche con l’utilizzo di tecniche manuali come il massaggio. Oltre che capire, anche se in modo molto semplice, su cosa stiamo lavorando e in che modo.

Una mia paziente, mamma e nonna dolcissima, nonché donna attenta ed estremamente sensibile,  ascoltando le mie parole mi diceva “peccato che queste cose non le scriva”. Il mio blog è nato proprio come risposta a questa sua affermazione.

Alcune parole al momento giusto possono dare molto, di questo dobbiamo essere consapevoli, allo stesso tempo troppe parole possono essere inutili e dispersive per il paziente e per l’agopuntore. Solo l’esperienza e il continuo lavorare su di se permette di trovare l‘equilibrio perfetto, tra il detto e il non detto.

Ho aperto il blog scrivendo un post in cui indicavo un libro come una medicina, e in questa ottica quest’anno sono partita per il mare con libri totalmente diversi  dal solito.

I tradizionali libri da spiaggia, dal romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi, alle avventure del super figo Dirk Pitt di Clive Cussler, per finire con i thriller di Robert Ludlum sono stati soppiantati da libri di saggistica!

L’obiettivo era trovare altri libri da consigliare ai pazienti in difficoltà, semplici da leggere e utili per fare capire quali dinamiche perverse e malsane si nascondono dietro alla frequente quanto spesso radicata tendenza alla autocommiserazione.

In particolare ho trovato splendido il libro di Paolo Crepèt dal titolo “Sull’amore”; la sua è una sintesi lucida e molto chiara dei meccanismi mentali che consentono ad alcuni di vivere l’amore e ad altri di passarci costantemente vicino.

La distinzione e definizione di infatuazione, innamoramento e amore, sono precise e permettono di capire la grande differenza tra queste tre fasi del rapporto di coppia. Mi hanno affascinata le squisite spiegazioni del fenomeno della gelosia come mancanza di sicurezza e di stima personale così come di totale antitesi all’amore che deve basarsi invece sulla complicità. Oltre che la considerazione che l’indifferenza è la fine dell’amore in senso lato.

Un libro da leggere, da consigliare a giovani e meno giovani, e a tutti coloro che  usano difendersi con il cinismo  sentimentale e hanno congelato il proprio cuore per paura di soffrire. Un aiuto per considerare la propria maturità sentimentale come punto fondamentale per vivere e non solo sopravvivere e per imparare a volersi bene e ad amare.

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Ma è mai possibile che…

2/9/10

Catherine Bellwald Ma è mai possibile che...Ma è mai possibile che i bagni pubblici siano tanto antifemminili, antigienici e poco pratici?

La prima cosa che immancabilmente manca in un bagno pubblico è la carta igienica, ma a questo siamo preparate e portiamo in tasca se siamo fortunate almeno un fazzoletto di carta per l’emergenza.

La seconda mancanza un po’ più pesante è che molto facilmente manca un qualsivoglia appendi abiti o appendi borsetta. La soluzione diventa più complessa, se si è in compagnia niente problema si scarica al compagno o compagna borsa, giacca, eventuale casco o altro, in caso contrario soprattutto in inverno, può diventare un vero gioco di maestria; tenere tutto in mano senza appoggiarsi in possibili punti non igienici.

Ma  non è finita… le porte dei bagni sono spesso fatte in modo da aprirsi verso l’interno, immagino per evitare in spazi ristretti di atterrare con una porta in faccia al primo malcapitato che passa di lì. Ma gli spazi dei bagni sono talora così ristretti, da far passare la porta a pochi centimetri dal water, uno spazio talmente ridotto da costringere ad avvicinarsi al water quasi a doverlo toccare.

Se indossate una gonna vi assicuro che l’idea di spolverare l’asse del water con il bordo è assolutamente agghiacciante, quindi una mano dovrà occuparsi all’istante di questo dettaglio.. oltre che della borsa e della giacca, ovviamente.

Ancora la lista non è affatto finita, questi problemi sono gli inconvenienti classici dei bagni presenti nei luoghi affollati da molte persone, vedi autogrill o cinema. La cosa è diversa nei locali, dove di solito è presente un antibagno e un bagno per signore e un bagno per signori. Il bagno delle signore è normalmente in comunione con quello per disabili.

Anche qui il problema sembra stupido ma è più serio di quanto non si possa pensare. Gli accessori per facilitare il disabile prevedono che il water sia rialzato di oltre 20 cm rispetto al normale, le donne mediamente più basse degli uomini, hanno spesso anche la sfortuna di non essere dotate come i fratelli maschi di alcun ausilio per fare la pipì a distanza non ravvicinata. Sedersi senza toccare l’asse è la classica manovra femminile. Con quell’altezza, non toccare l’asse senza  essere troppo sul bordo e quindi magari non riuscire a centrare il water è per le donne più piccole di statura una vera impresa.

Per le bambine e i bambini in genere un problema da non sottovalutare. Se è vero che i bambini piccoli vengono accompagnati  al bagno dagli adulti, qui le dimensioni ristrette  di cui sopra diventano estreme. Inoltre esiste un età di svezzamento e in questo caso l’altezza del water per  disabili per una bambina  può essere un problema insormontabile.

Insomma un vero disastro, avete poi mai notato che in caso di affollamento la coda per i bagni delle donne è semplicemente dalle quattro alle dieci volte più lunga che per i bagni maschili? Niente da ridere cari signori, primo le donne sono di più numericamente parlando e poi hanno un’uretra decisamente più corta, il che significa che in caso di vescica urinaria piena la resistenza è inferiore; infine non possiamo mediamente farla sul bordo della strada!

Ma allora dopo tutte queste semplici e banali considerazioni, possibile… dico… possibile che a nessuno venga in mente di cambiare le cose?

Basterebbe davvero poco, intanto dimensioni più grandi o porte a soffietto, appendi abiti sistematici, altezza medio bassa dei water o ricorso alle turche, un numero maggiore di bagni femminili rispetto ai maschili, oppure nessuna distinzione tra maschi e femmine; che diamine siamo adulti e se proprio vogliamo mantenere i vespasiani aperti per i nostalgici lo facciamo in luogo separato.

Infine i bagni per disabili sono un discorso ancora più delicato e importante; se da un lato ormai è obbligatoria la loro presenza è anche vero che questi bagni sono tutto fuorché utilizzati e utilizzabili dai disabili. Dovrebbero essere molto più puliti o igienizzabili ricordiamo le maniglie e il water molto alto prevedono appunto che ci si debba appoggiare a pieno.

All’estero sono comunemente presenti dei dispenser con salviette disinfettanti per pulire l’asse e la carta igienica è sempre presente, oltre che gli appoggi e appendi abiti, senza parlare dell’igiene nel suo insieme.

Non ditemi che è un problema di spesa, non è vero, è che da noi si fa così e nessuno pensa di fare in modo diverso. Ci vuole un disegno di legge anche per questo? Il buon senso e le novità in questo campo non possono bastare?

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