Archivio per il mese di: agosto, 2010

La fitoterapia cinese: un importante strumento antidolorifico

30/8/10

Catherine Bellwald La fitoterapia cinese: un importante strumento antidolorifico

Ho iniziato ad usare la fitoterapia cinese per trattare il dolore negli ultimi anni. Prima infatti mi incaponivo sul trattamento solo con l’agopuntura per ridurre al minimo l’assunzione di sostanze medicamentose, seppur naturali.

Il primo caso che mi ha fatto cambiare idea è stato quello di un paziente con una frattura di bacino a causa della quale non poteva spostarsi dal letto per eseguire trattamenti. Ho così iniziato a studiare le ricette più idonee per il mio paziente trovandone molte di antiche usate dai monaci shaolin per curare  i traumi conseguenti ai combattimenti.

Ho quindi scoperto che la fitoterapia si pone nei confronti del dolore nella stessa identica ottica dell’agopuntura: far circolare l’energia nel punto del dolore e in particolare muovere il sangue.

Nelle ricette inoltre sono presenti dei prodotti che servono a drenare i liquidi che a causa dell’infiammazione  si possono accumulare localmente e solo pochi prodotti hanno una azione antinfiammatoria nel senso di riduzione della risposta infiammatoria.

Ho iniziato  ad usare queste ricette sui  pazienti agofobici, che non sopportano neanche l’idea di essere trattati con l’agopuntura, piuttosto la morte!  Prima cercavo di convincerli che un ago non poteva in nessun modo nuocere loro ma con gli anni ho imparato che in questi  casi è  meglio  trovare un’altra soluzione.

Oggi  al paziente agofobico non impongo più gli aghi ma lo tratto con la tecnica delle miofibrolisi e con l’ausilio della fitoterapia cinese oltre che con esercizi mirati e, devo dire, i risultati sono più che validi. Uno dei paziente trattato in questo modo è stato il marito di una mia collega agopunturista; il suo dolore alla spalla era iniziato già da diversi mesi ma il paziente non aveva proprio voluto saperne di trattarsi con l’agopuntura. Aveva quindi eseguito una visita ortopedica con diagnosi di tendinopatia inserzionale e lesione della cuffia dei rotatori, per il quale aveva poi subito intervento artroscopico.

Il decorso post operatorio era stato molto doloroso e aveva dovuto, nonostante tutto, accettare di sottoporsi ad alcuni trattamenti di agopuntura a scopo antalgico per riuscire a dormire e affrontare con  più beneficio la riabilitazione. Ma, non appena  iniziato a stare meglio, i trattamenti sono ovviamente stati sospesi.  Permaneva comunque, anche dopo i canonici tre mesi dall’intervento un dolore notturno molto fastidioso, oltre che un limitato utilizzo funzionale, motivi per i quali aveva deciso di farsi operare.

Dopo un po’ di insistenza sono finalmente riuscita a prescrivergli una ricetta fitoterapica a scopo antidolorifico. Dopo una settimana il paziente riferiva di poter finalmente dormire bene di notte e di muoversi più liberamente, senza paura di sentire dolore, ma non ha voluto proseguire con la cura.

Dopo circa  8 mesi  lamentava la comparsa di dolore alla spalla controlaterale, eseguiva nuovamente visita ortopedica che suggeriva un intervento artroscopico da programmare con calma, per tendinopatia inserzionale in  assenza di lesioni conclamate.

Questa volta il paziente  mi ha subito contattato e ha iniziato a prendere il suo rimedio fitoterapico con continuità, risolvendo completamente il dolore notturno alle spalle e migliorando anche la sua condizione generale. Oggi riferisce  maggior stato di benessere e remissione della fastidiosa sindrome diarroica cronica inveterata. E’ entusiasta del risultato e alla recente visita ortopedica la sua condizione di benessere ha convinto anche il chirurgo a rinunciare all’intervento artroscopico anche se neanche un accenno è stato fatto da parte del paziente a proposito della terapia fitoterapica ancora in corso.

Da allora ogni paziente agofobico viene da me trattato con miofibrolisi, eventuale taping, esercizi di fisioterapia mirati e con l’aggiunta della ricetta fitoterapica antalgica che cerco di associare alla sua costituzione di base.

L’utilizzo della fitoterapia cinese in senso squisitamente antalgico  è utilissima in associazione all’agopuntura in quei numerosi pazienti che, abitando troppo lontani,  non possono eseguire trattamenti troppo ravvicinati  e nei pazienti particolarmente acuti o con gravi dolori cronici presenti da oltre 20-30 anni  che non possono o non desiderano assumere terapia antalgica tradizionale.

Infine offre uno strumento utile per mantenere gli effetti del trattamento durante la sospensione delle ferie e per quei pazienti ritardatari che  decidono di iniziare il trattamento a ridosso della partenza per le vacanze.

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L’agopuntura di oggi: un trattamento poco aggressivo

26/8/10

Catherine Bellwald Lagopuntura di oggi: un trattamento poco aggressivoMi viene da sorridere pensando a  tanti anni fa, quando  il primo paziente mi diceva mentre lo trattavo con l’agopuntura:

“Ma dottoressa… lei si diverte!”

Ancora  professionalmente acerba, mi ricordo di non aver gradito la battuta e di aver risposto che avevo altri modi per divertirmi.

A distanza di quasi 10 anni capisco da cosa possa scaturire una simile affermazione, che ancora oggi si ripete frequentemente.

Proprio ieri un paziente mi diceva: “Quando prende gli aghi in mano le “sberlusigano” gli occhi!”.

In effetti a  me piace davvero  il mio lavoro e presumo si veda chiaramente; gli aghi e gli strumenti della miofibrolisi sono la continuazione delle mie dita e le mie preziose e amate  armi per combattere il nemico numero uno: il dolore. A loro sono grata come a tutti gli insegnanti e maestri che ho avuto o che il mondo ha avuto affinché questa arte potesse arrivare fino a me.

Questo amore si vede e alcuni lo scambiano per sadismo ma si chiama in realtà intensità; è la stessa che proviamo quando si fa uno sport o un hobby che ci piace. La caccia,per esempio, avete mai visto un cacciatore non amare i sui fucili e non amare andare a caccia? Ecco è la stessa cosa,e lo stesso vale per altre passioni come lo sci o la vela. Ho potuto trasformare la mia passione nel mio lavoro e devo dire che questa è un grande fortuna perché riduce in modo assolutamente incredibile il carico e la fatica legati alla professione medica.

E’ anche molto interessante vedere come negli anni il mio modo di pungere sia via via diventato sempre più delicato e meno aggressivo. In particolare al rientro dal soggiorno e master in  Cina avevo imparato a pungere alla cinese. Prediligevo gli aghi grossi e lunghi, stimolazioni dirette sull’ago, l’utilizzo dell’elettroagopuntura e anche i sanguinamenti.

In Cina i pazienti anziani chiedevano espressamente ai medici di sentire l’effetto dell’ago in maniera forte. Un detto popolare presente anche da noi: più brucia e meglio è! Per un cinese essere punto da una dottoressa bionda metteva a disagio e dovevi in un certo modo dimostrare che sapevi maneggiare gli aghi con disinvoltura e grinta per essere accettata.

Tutti noi oggi sappiamo che non è affatto necessario che un disinfettante bruci per essere attivo sui germi e lo stesso vale per gli aghi. Anche in agopuntura abbiamo scoperto che  non è vero che più l’ago è grosso o più  è stimolato e più funziona, è una leggenda!  Oggi la produzione industriale degli aghi consente di avere a disposizione  aghi  monouso e sterili e soprattutto sempre più sottili.

Tenete conto che gli aghi che utilizzo oggi sono dalle 10 alle 20 volte più piccoli dei comuni aghi da prelievo ematologico. Certo con questi aghi non è possibile ottenere un  sanguinamento o esercitare una forte stimolazione diretta sull’ago, come non è possibile applicare gli elettrodi o pezzi di moxa perchè gli aghi non sopporterebbero il loro peso.

E’ però possibile utilizzare tecniche molto antiche di agopuntura dove solo la scelta di una specifica combinazione di punti costituisce l’anima del trattamento in assenza di qualunque altro strumento.  E’ sufficiente una bustina di aghi e niente altro. Niente fumo o odore di moxa che ti resta addosso a vita, niente sangue, niente fili o scariche elettriche. Un lavoro semplice, pulito e raffinato

Il mio maestro Dott Tan diceva ” per spegnere una lampadina potete romperla con un sasso  o molto elegantemente spegnere l’interruttore …. se sapete dove si trova!”

I giapponesi sono stati i primi a produrre questi aghi sottili e come sempre a raffinare il lavoro dei cinesi, ma oggi sono prodotti su larga scala e  basso costo anche in Cina dove stanno arrivando ma con un po’ di ritardo. Infatti loro sono rimasti ad un’agopuntura un po’ più grezza, ottenuta soprattutto dal recupero della fetta più superficiale della loro antica  tradizione millenaria che con la rivoluzione cinese ha rischiato di andare persa completamente.

L’agopuntura più occulta però si è salvata attraverso la trasmissione orale da padre a figlio come avveniva una volta e, non ci crederete, i migliori agopuntori cinesi e coreani oggi sono tutti residenti in America.

Non ho niente contro l’utilizzo dell’ agomoxa, dell’elettroagopuntura  e dei sanguinamenti; ho praticato queste tecniche per tanti anni ma dopo aver imparato a spegnere le lampadine con l’interruttore non posso più tornare in dietro! Con questa antica metodica si costruiscono dei trattamenti che, oltre che essere molto più tollerati sono anche esteticamente eleganti quasi come una composizione floreale o un piatto di sushi.

E se il dolore coinvolge la parte tendinomuscolare o osteoarticolare  aggiungo  la tecnica della miofibrolisi e l’applicazione di esercizi specifici e mirati.  Come ho esposto al convegno di agopuntura di Bologna  gli strumenti metallici della miofibrolisi ricalcano in modo sorprendente le diverse forme dei Guasha ancora usati nella medicina orientale popolare ma andati in disuso per la forte reazione infiammatoria della cute.

l vantaggi di questi nuovi strumenti sono innanzitutto di consentire la sterilità e la possibilità di eseguire un lavoro preciso e  specifico, capace di raggiungere i diversi tessuti anche quelli più profondi come le inserzioni periostiali dove spesso di annidano le tensioni più interne.

Anche la conoscenza sul movimento e delle leggi meccaniche di ogni singolo muscolo sono state sviscerate nell’ultimo secolo in modo preciso da numerosi fisioterapisti. Dal generico “non stia fermo ma muova pure la parte dolente” oggi si può aggiungere in modo preciso, quale esercizio è indicato e quale no e come farli nel modo più conveniente  con l’obiettivo di allungare o distendere un determinato distretto tendinomuscolare piuttosto che un altro.

Il massaggio, il movimento, la dieta e la fitoterapia erano da sempre incluse nelle arti mediche orientali, aggiungere nozioni precise sui componenti biochimici o muscolari piuttosto che utilizzare strumenti più sicuri dal punto di vista della sterilità ma anche della accettazione del paziente mi sembra un buon passo nella direzione giusta.

Ovvero unire e integrare le antiche conoscenze mediche orientali con le nuove  aquisizioni della medicina occidentale.

Usare l’agopuntura non significa essere non aggiornati sulle nuove scoperte in campo scientifico e neanche essere dei masochisti. Avete mai notato che nei i film  dove fanno vedere trattamenti di agopuntura i pazienti sono leteralmente ricoperti da aghi, oppure l’agopuntura è rilegata a un mondo magico e di occultismo?

L’agopuntura non è una fede e non è in grado di trascinare i pazienti verso la via della perdizione religiosa come sono convinti alcuni cristiani evangelisti.

L’agopuntura è una tecnica antichissima di medicina la cui applicazione moderna ne consente un utilizzo estremamente poco invasivo ed assolutamente sicuro e la cui efficacia ne permette una applicazione  molto più vasta di quanto non si pensi anche su casi impegnativi e presenti da lungo tempo.



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Allergia all’Ambrosia: come finire ko al rientro dalle ferie

23/8/10

Catherine Bellwald Allergia allAmbrosia: come finire ko al rientro dalle ferie

Ebbene si: tutti gli anni sono sempre di più i soggetti, in particolare i Lombardi, che al rientro dalle loro attese ferie estive si fanno mettere in ginocchio dalla famigerata Ambrosia.

Tutti gli anni ci cascano! Si, tutti gli anni pensano “forse ‘stavolta mi risparmierà” e così facendo non si mettono al lavoro con il dovuto anticipo per limitare la fatidica allergia.

Dai dati regionali la stima di soggetti lombardi allergici all’Ambrosia è pari al 10% della popolazione e si ritiene che sia in continua crescita.

L’Ambrosia, a differenza delle altre piante potenzialmente allegeniche come il nocciolo, l’ontano, il frassino, le graminacee e l’artemisia, è considerata come infestante ovvero cresce in modo incontrollato e tende ad invadere sia campi incolti che coltivati.

Inoltre il suo polline è considerato uno dei più potentemente allergenici per le sue minuscole dimensioni che ne consentono l’inalazione in profondità da parte dell’uomo. L’ambrosia, infine, è capace di produrre un’elevata quantità di pollini e la sua concentrazione massima viene raggiunta tra metà agosto e metà settembre, quindi esattamente al rientro dalle ferie dei malcapitati soggetti allergici.

Oculoriniti e asma bronchiale sono le sintomatologie più comuni ed estremamente fastidiose che costano alla stato una crescente spesa e impegno sanitario da non sottovalutare.

La prima considerazione che viene da fare è che non bisogna aspettare agosto o settembre per urlare al pericolo e pensare a questo grave inconveniente con il dovuto anticipo.

Studiare per esempio come limitare la divulgazione della suddetta Ambrosia, incentivare i coltivatori e i proprietari di terreni al controllo della pianta infestante, lanciare sul territorio giardinieri e tagliaerbe in formazioni compatte antiambrosia e non solo  pensare a come costruire le aiuole fiorite più belle nel proprio comune di residenza.

Insomma, come al solito è a monte che si dovrebbero prendere decisioni serie e non solo con slogan pubblicitari sparsi  negli aeroporti o in altri luoghi pubblici per lavarsene le mani.

In condizioni climatiche ideali ovvero caldo, secco e vento, il polline potrebbe diventare davvero pericoloso per molti bambini e molti soggetti già allergici. Ma noi che possiamo fare?

Tutti gli individui allergici ai pollini e tutti i bambini più predisposti dovrebbero mettersi al riparo con un po’ di anticipo. Per i bambini è semplice: basta tenerli lontani dalla pianura fino alla seconda o terza settimana di settembre, il mare e la montagna sono per ora esenti da questa pianta infestante, quindi se avete bambini ad alto rischio  cercate di orientare le loro ferie in questo periodo. Per gli adulti il discorso è più complesso da organizzare ma ugualmente possibile.

Infine è possibile eseguire un lavoro di prevenzione dell’attacco allergico lavorando sul paziente sensibile attraverso un adeguato lavoro di desensibilizzazione da eseguire almeno tre mesi prima e meglio sei ,del contatto con l’allergene. Sono sempre più numerosi i prodotti omeopatici mirati e studiati a questo proposito. Infine è indispensabile lavorare sull’intestino che è da sempre conosciuto dalla medicina cinese come direttamente collegato con le vie respiratorie.

Sono  state riscontrate numerose allergie crociate tra alcuni cibi e molti pollini, in particolare sono frequenti per l’ambrosia le allergie crociate con alcuni frutti come la banana, il kiwi e  il melone. E da ormai tempo sappiamo che nell’intestino si trova la fonte primaria maggiore della modulazione delle risposte immunitarie.

Una dieta mirata all’allontanamento di tutti i possibili fattori irritanti per l’intestino, oltre che l’utilizzo di specifici probiotici è un lavoro raccomandabile. Infine anche la fitoterapia cinese può essere un valido strumento sia per limitare gli attacchi in fase acuta che per lavorare in prevenzione sulla sensibilizzazione dell’apparato respiratorio.

Questi lavori ovviamente non sostituiscono l’effetto del cortisonico e dell’antistaminico, che nell’attacco acuto di asma possono essere considerati come farmaci salvavita e devono quindi essere sempre tenuti a portata di mano, ma ne possono fortemente limitare l’utilizzo e il ricorso, riducendo i fastidiosi effetti collaterali di questi farmaci, come la ritenzione idrica e la riduzione delle difese immunitarie e l’osteoporosi per i cortisonici e l’aumento di appetito e la sonnolenza per gli antiistaminici.

I farmaci sono quindi armi utilissime ma meglio sarebbe poterne fare a meno lavorando e impegnandosi sulla riduzione della concentrazione crescente dei pollini di ambrosia sul territorio e intervenendo sull’individuo attraverso un lavoro di desensibilizzazione progressiva della risposta immunitaria proallergenica.

Si tratta in entrambi i casi di prendersi cura con largo anticipo del problema e non una corsa ai ripari dell’ultimo momento che, purtroppo, non vede, al di là dei comuni farmaci, molte altre valide e significative soluzioni.

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Tracce di Profumo. Pensiero impossibile – Un collegamento – By Valeria

17/8/10

Catherine Bellwald Tracce di Profumo. Pensiero impossibile   Un collegamento   By ValeriaIo ho un caro amico. A dire il vero non si sono mai fatte lunghe chiacchierate assieme, ci siamo sempre incontrati… da lontano.

Infondo lo conosco poco, non so esattamente dove abita, non so come sia fatta la sua casa, non so nemmeno che stipendio guadagna.

So così poco di lui che nessuno mi crederebbe se io dicessi che è un amico.

Eppure io sento così.

Ci sono persone che conosciamo da tanto tempo, sappiamo di loro tante cose, ma ciò che vediamo è solo lo strato superficiale.

Non le sentiamo e loro non sentono noi anche se magari si sbracciano in saluti affettuosi quando ci incontrano; ma non ci stanno vedendo, non veramente.

Incontriamo persone e stabiliamo rapporti umani a volte anche di tutto rispetto, ma esse sono e resteranno per sempre delle sconosciute.

Questo perché non abbiamo ascoltato il loro cuore, e loro non hanno ascoltato il nostro. Abbiamo riso e scherzato con loro. A volte litigato. Ma l’immagine che ne abbiamo è come quella impressa su una lastra fotografica: a due dimensioni.

Magari non ci piace ammetterlo per timore della solitudine. Ma quella solitudine, anche se non possiamo accettarla, c’è tutta.

Raramente può capitare un incontro straordinario, ma potremmo rimanere indifferenti perché il più delle volte non lo sappiamo ascoltare.

Non sappiamo ne vogliamo guardare in profondità: restare in superficie è più facile, meno doloroso.

Gli addii non costano nulla, gli incontri non temono le inevitabili, successive, separazioni.

Ciascuno rimane chiuso nel proprio guscio, ancorato all’idea che ha elaborato dell’altro. E tutto si consuma lì, sulla superficie.

Gioie e dolori sono solo immagini della fantasia. È sufficiente infatti un piccolo evento, un’emozione nuova, per spostare tutta l’attenzione altrove e chi credevamo amico scompare rapidamente nell’ombra, uscendo inesorabilmente dai nostri pensieri, dal nostro campo di percezione.

Ma con gli amici veri, quelli “del cuore”, il collegamento non s’interrompe mai.

Loro rimangono accanto a noi, anche se non ce lo diciamo, o non lo manifestiamo apertamente.

Loro lo sanno, noi lo sappiamo, e tanto basta.

Voi ci credereste che esistono amicizie di questa natura?


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Ricette per mangiar sano: Tartare di tonno, mango e riso venere

13/8/10

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: Tartare di tonno, mango e riso venereEcco un piatto facilissimo e di grande effetto soprattutto per l’aspetto estetico del contrasto tra il nero naturale del riso venere e il rosa del tonno crudo e il giallo carico del mango.

Per il riso venere, la cottura è quella semplice mediante bollitura o se preferite con il tradizionale metodo pilaf, è necessario però in entrambi i casi  avere l’accortezza di non servirlo troppo al dente e  saper aspettare il tempo di cottura corretto in quanto questo tipo di riso tende ad essere più compatto e meno morbido del riso bianco.

Come per quest’ultimo, è possibile servirlo a forma di cupola condendolo con un  pò di olio e bagnando una ciotola dalla forma da voi preferita; pressando il riso nella ciotola e rovesciandola otterrete una cupola di riso nero di grande effetto estetico ma anche dal gusto un po’ esotico e fuori dal comune.

Per il tonno crudo si raccomanda una selezione di quello a pinne gialle e se possibile della parte chiamata ventresca che corrisponde appunto al ventre del pesce ovvero alla sua parte più morbida e meno filamentosa, tipicamente usata per fare il sushi. Prendete il vostro tonno fresco e con un buon coltello affilato lo tagliate a piccolissimi pezzetini prima in un senso e poi in un altro. E’ assolutamente sconsigliato l’utilizzo di apparecchi sminuzzatori  perchè smenbrano le fibre muscolari alterandone il sapore.

Una volta sminuzzata o tagliata a pezzi grossi  la polpa del tonno, iniziamo a condirla con abbondante limone, olio d’oliva di buona qualità, sale e una spolverata di pepe nero macinato.

Il mango dovrà essere scelto maturo e non acerbo, come purtroppo fanno molti ristoranti; ricordate che la frutta acerba non è sempre un alimento idoneo. Per tagliarlo senza spappolarlo, essendo il frutto di solito filamentoso, consiglio il metodo che usano in oriente.

Per fare ciò è sufficiente tagliarlo per il lungo con due tagli rispettivamente ai  lati del nocciolo centrale, ottenendo due parti  uguali sulle quali con un buon coltello applicherete dei tagli profondi nella polpa del frutto ma senza arrivare a tagliare la buccia esterna, i tagli saranno verticali e orizzontali come per disegnare una griglia. Una volta eseguiti i tagli girate la parte di mango come se fosse un guanto,  la curvatura della buccia da convessa diventa concava e i cubetti di mango vengono messi in rilievo e diventano facilmente staccabili oltre che di bell’aspetto.

Disponete i cubetti di mango come più vi aggrada, anche lasciandoli a cupola sul loro naturale supporto dato dalla buccia del frutto e non dimenticate di condire anch’essi con un filo di olio e di sale.

Si possono poi applicare un gran numero di varianti, per esempio se vi piace il gusto del pesce crudo potete tagliare il tonno a pezzettoni grossi o usare  i gamberoni rossi siciliani crudi sgusciati; questi due ingredienti, se freschi, anche da soli nonché elegantemente disposti, sono sufficienti a garantire il successo del piatto.

Infatti  la presenza del mango non è affatto indispensabile così come la scelta del pesce può essere diversificata passando dal polipo ai gamberetti e in stagione invernale o in caso di fretta potete anche usare il salmone affumicato e decorarlo con fettine di arancio.

Il piatto si prepara molto velocemente ed è di buon auspicio per una splendida serata a lume di candela da gustare in buona compagnia, magari con un eccellente bicchiere di vino bianco per scaldare il tutto.

Buon Ferragosto!

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Sindrome da arto fantasma: la cura esiste!

10/8/10

Catherine Bellwald Sindrome da arto fantasma: la cura esiste!La sindrome da arto fantasma è la percezione fisica, molto spesso fastidiosa e dolorosa, di un segmento del corpo in seguito ad amputazione dello stesso.

Per lunghissimi anni in occidente i pazienti affetti da questa patologia, in particolare i reduci di guerra, sono stati considerati visionari e trattati con dosi massicce di farmaci antidepressivi e antipsicotici.

La triste ma reale somma algebrica era: alterazione della realtà uguale disturbo della personalità.

Sono dovuti passare anni, e descrizioni lucide e dettagliate  da parte degli sfortunati pazienti, prima di ammettere che una base scientifica all’origine di questo disturbo potesse esistere.

Ecco che oggi la cosa si spiega  con la presenza  nel cervello di uno  schema rappresentate l’intero corpo che non si modifica dopo l’avvenuta amputazione.

E’ come se  i nervi recisi andassero in tilt e continuassero a mandare  informazioni  in salita sul segmento amputato. Il più delle volte non si tratta solo della sensazione di avere ancora il segmento, ma di sensazioni esasperate (che in neurologia vengono descritte come disestesie) e che di solito sono la conseguenza di una nevralgia o infiammazione del nervo colpito.

Prurito, freddo, caldo, dita accavallate, dolore, sono di solito sensazioni sgradevoli ma soprattutto che non danno tregua. In un certo senso è come se il cervello fosse sopraffatto e invaso da queste informazioni fasulle in entrata. Non esiste farmaco  in grado di dare  sollievo a questo disturbo in modo permanente e soddisfacente. Meglio sarebbe dire che purtroppo sono moltissimi  i farmaci utilizzati in questo campo in modo del tutto sperimentale. La Marihuana è fra le sostanze più utilizzate, anche se in molti casi la dipendenza e le dosi inevitabilmente aumentano col tempo.

Anche in questo caso i medici le tentano tutte, pur consapevoli dei danni secondari di molte sostanze farmacologiche, e ancora  nessuno pensa al possibile utilizzo dell’agopuntura. Sono andata a cercare su Pubmed e sono in effetti pochi e poco significativi i lavori scientifici proposti a favore dell’utilizzo dell’agopuntura nella sindrome dell’arto fantasma (come per moltissimi altri disturbi, d’altronde).

Io stessa, fino a qualche mese fa, non avevo mai avuto modo di trattare nessun paziente affetto da questa patologia. Cionostante, quando un paziente mi ha chiesto telefonicamente se poteva funzionare, in modo impulsivo e senza avere dubbi ho risposto in modo affermativo. Questi anni di lavoro con la sola agopuntura mi hanno permesso di percepire, anche se talora in modo del tutto istintivo, le possibilità terapeutiche di questa antica disciplina.

Sul dolore in genere, e in particolare sul dolore nevralgico, l’applicazione dell’agopuntura è potentemente antalgica ed efficace; perché non dovrebbe esserlo anche sull’arto fantasma? Presa da entusiasmo ho subito telefonato al mio maestro, il Dott. Picozzi, che si occupa di agopuntura da oltre 20 anni ed è forse l’agopuntore Italiano  con più alta casistica di pazienti trattati. Anche lui mi ha detto di non avere mai trattato pazienti amputati e che ricordava solo il caso di un paziente, all’inizio della sua carriera, che per giunta si era sottoposto a pochissimi trattamenti.

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Sesso e stress non vanno insieme!

6/8/10

Catherine Bellwald Sesso e stress non vanno insieme!E già, lo sanno tutti gli uomini: avere pensieri per la testa può rendere difficile, se non impossibile, avere rapporti sessuali soddisfacenti. Per le donne è uguale: i pensieri riducono il desiderio e uccidono il piacere.

La cosa che non tutti sanno è che questa dissociazione tra sesso e stress si fonda su basi biochimiche oltre che squisitamente pratiche.

Lo stress incrementa  la produzione del cortisolo da parte del surrene; questo ormone determina una riduzione della produzione di testoterone. Inoltre, a lungo andare, produce una aumento della massa grassa e quindi nuovamente una riduzione del testoterone che viene sequestrato dagli adipociti e trasformato in estrogeno.

Il cortisolo è responsabile anche di una riduzione della massa magra, ovvero della quantità di muscolo, quindi anche della forza e della resistenza complessiva. Infine la ridotta attività sessuale generata dal ridotto desiderio o paura del fallimento abbassa ulteriormente la concentrazione e produzione di testoterone creando un classico  circolo vizioso.

La quantità di testosterone invece è sostenuta e  sostiene a sua volta un buon trofismo muscolare, facilita l’attività fisica, oltre a sostenere una sana e regolare attività sessuale e promuovere il relativo desiderio, fattori questi validi sia per gli uomini che per le donne.

Ma, come per tutto quello che che è biologico, il segreto sta nell’equilibrio tra queste due sostanze ormonali; cortisolo e testoterone. E’ impossibile alterare artificialmente una delle due senza interferire su tale equilibrio in senso negativo, generando  possibili scompigli ormonali anche gravi. Il cortisolo è necessario al corpo e consente il recupero dopo una intensa attività oltre che garantire la presenza di energia agli organi vitali.

L’equilibrio biochimico  di questi due ormoni, come di molti altri, è un delicatissimo e complicato meccanismo sul quale è difficile agire chimicamente dall’esterno. Quello che invece abbiamo compreso è che, modificando alcuni stili di vita, è possibile bilanciarlo e normalizzarlo in modo anche importante e senza rischi per la salute.

Il primo possibile accorgimento  parte da una corretta alimentazione. E’ risaputo infatti che digiuni prolungati, come l’abitudine molto frequente di saltare la prima colazione, aumentano il cortisolo. Eccedere nell’assunzione di alcolici è un altro modo per aumentare il cortisolo e certamente tutti gli uomini sapranno che non facilita affatto la prestazione sessuale. Le diete estreme prive di carboidrati sono infine un altro modo di  aumentare la produzione di cortisolo.

Dal punto di vista fisico, sforzi fisici severi o troppo prolungati sono infine un ulteriore sistema per aumentare il cortisolo e lo stesso vale per tensioni emotive collegate all’ansia da prestazione e ad importanti responsabilità in senso lato.

(continua…)

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La forza della folla: come prevenire il peggio!

2/8/10

Catherine Bellwald La forza della folla: come prevenire il peggio! La storia ci ha insegnato che la folla impaurita, esattamente come un branco di animali in fuga, non guarda in faccia a nessuno e dove passa crea morti e feriti: la stessa potenzialità di forza distruttrice che è presente nella natura e che si manifesta nei disastri ambientali.

Come nel 2010 questo ancora non si possa prevedere e prevenire non sembra possibile ma, purtroppo, accade.

Quello che di nuovo ci deve insegnare la recente e triste vicenda del Love Parade di Duisburg è che  dobbiamo imparare a gestire questa possibilità in tutte le occasioni dove una grande folla di persone si ritrova.

Ma non solo in senso logistico e architettonico come è ovvio pensare, ma anche in senso filosofico.

Quanta forza e potere non controllabili possono generarsi da un gruppo di persone che si lascia prendere da un emozione forte, paura, rabbia, ma anche  gioia e amore! E’ quindi lecito chiedersi  quanto sia possibile per alcune persone sfruttare questa forza.

Potremmo dire che un gran numero di reazioni emotive sono assolutamente prevedibili e insorgono in modo completamente meccanico. Se poi esistono da parte di alcuni individui conoscenze in merito al principio della comunicazione e delle emozioni è altresì possibile pensare che si possa generare consapevolmente il panico o la paura o anche altre emozioni, basta solo conoscere quali tasti premere per ottenere le reazioni richieste.

Questo è il meccanismo con il quale, purtroppo, molta pubblicità ma anche informazione mediatica viaggia sulla rete e sul cavo della televisione a nostra insaputa, ovvero può esistere una logica e una premeditazione ad ogni informazione che ci giunge, con l’obiettivo di generare una risposta comune.

La politica, ma anche grossi interessi economici, spesso si muovono mediante l’abile sfruttamento di queste leggi.

L’informazione e la politica di terrore per promuovere la vaccinazione contro l’influenza suina ad esempio, iniziata l’estate scorsa, ne è presumibilmente un esempio come molti  avevano già intuito. Il fatto che sia  finita in un silenzio di tomba, nessuno ne parli più, nessuna statistica sui non vaccinati e sui vaccinati venga pubblicata o pubblicizzata, elencando molto serenamente i pro e i contro della vaccinazione teoricamente tanto necessaria non lascia di certo pensare bene.

Non possiamo avere paura di ritrovarci in massa uniti a festeggiare, a proclamare la libertà dei nostri pensieri, o ascoltare un cantate.

Il desiderio di condivisione è sano anche se estremamente pericoloso.

Da un lato dobbiamo accrescere in previsioni e sistemi architettonici di gestione della situazione. Dall’altro dobbiamo lavorare sul singolo individuo, sulla sua stabilità emotiva fornendogli maggiori strumenti per essere sempre meno manipolabile e poter riconoscere  sul nascere i possibili pericoli e gli individui che invece di questa arte fanno il loro vanto.

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