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Equilibrio instabile – by Valeria


Avete mai cercato di mettere in equilibrio una biglia di vetro sulla sommità di un rilievo? Magari anche ci riuscite!

Dai fisici questa condizione viene definita “posizione di equilibrio instabile” perché è sufficiente che una minima perturbazione agisca sulla pallina affinché questa rotoli giù lungo il crinale…

Quando però la biglia raggiunge il fondo dell’avvallamento, verrà a trovarsi in una “posizione di equilibrio stabile”; infatti, se una perturbazione la sposterà dalla posizione raggiunta, essa tenderà a tornare spontaneamente nella posizione iniziale (a meno che, naturalmente, la perturbazione non abbia energia sufficiente da far superare alla pallina il dislivello tra il fondo dell’avvallamento e l’apice del rilievo).

Questo fenomeno, nella sua semplicità, mi colpì moltissimo quando a suo tempo lo studiai.

Mi domandavo se qualcosa di simile accada anche nella nostra mente.

Certo noi non vediamo le geometrie che rendono il movimento della mente stabile o instabile, e dunque facciamo fatica a farcene un’idea “logica”, ma ci accorgiamo bene della differenza tra mente tranquilla, ferma, calma e mente agitata.

Procedendo in questa analogia del tutto ipotetica, possiamo pensare che così come l’equilibrio della biglia dipende sia dalle forze esercitate dall’esterno che dalla geometria della superficie su cui appoggia, anche l’equilibrio della mente umana sarà influenzato dalle condizioni al contorno ma anche da qualcosa di interiore e di più profondo che potrebbe essere equiparato appunto a quella superficie.

Se la “superficie” su cui poggia la mente fosse il più possibile “piana”, ovvero priva di asperità, ecco che la mente si verrebbe a trovare in una condizione di “equilibrio stabile”.

Le asperità si possono individuare nelle nostre paure, nella rabbia, insofferenza, falsità, ipocrisia, bisogni…

Ma, per restare nell’allegoria, quali geometrie occupa tutto questo? Forse quelle su cui poggia la mente ordinaria?

Su quale tipo di “superficie” la mente dovrebbe venire a trovarsi affinché possa raggiungere una condizione di stabilità? Quale potrebbe essere quella “superficie” più ampia e priva di picchi ed avvallamenti, quel limpido mare calmo, che andiamo cercando?

Forse trovarla è impossibile, qualsiasi sia lo sforzo di volontà compiuto, almeno fino a quando la mente non farà il primo indispensabile passo al di là del suo campo ordinario, osando finalmente poggiare sul terreno del cuore…



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