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Fuggire… ma da cosa? By Valeria


Ci sono momenti della propria vita durante i quali si vorrebbe abbandonare tutto; prendere con se giusto l’indispensabile, dire a tutti “me ne vado”, sbattere la porta rumorosamente per ricominciare da un’altra parte.

Ci si porta appresso, però, il bagaglio più pesante, quello più oneroso, quello che costituisce l’ostacolo più grande; lo si sente pesare sulle spalle e lo si deve sorreggere qualunque sia il luogo di destinazione: se stessi.

Si tratta quindi di trovare non tanto un posto dove andare bensì un percorso alternativo a ciò che ci impongono le nostre idee di giusto/sbagliato, bianco/nero, si/no, posso/non posso.

I processi alternativi sono lì davanti ai nostri occhi eppure la vita è per noi esclusivamente quel che sappiamo percepire. Nient’altro.

Una possibilità alternativa al nostro agire ordinario c’è nostro malgrado, anche se noi non riusciamo a coglierla, ad espanderla, a comprenderne il potenziale, a svilupparla.

Non è cambiando le condizioni al contorno che si presentano altre possibilità; è necessario che nella nostra mente si aprano nuove frontiere. Altrimenti non faremo che affrontare nuovi problemi con vecchi schemi, già sperimentati e già verificati inefficaci.

Moltissime persone vorrebbero costantemente sottrarsi alle circostanze che la vita  impone loro di affrontare, convinti che in un contesto diverso se la potrebbero cavare benissimo.

E poiché fuggire fisicamente a volte può non essere oggettivamente opportuno per mille ragioni, continuano a fuggire con la mente allontanandosi sempre di più dalla possibilità di trovare quella soluzione che potrebbe far loro vivere la propria esistenza (e quella di chi li circonda) con maggiore equilibrio, serenità e dignità.

Imparare a stare. Imparare a non muoversi malgrado la corrente, fino al momento in cui ci accorgiamo di poter reggere, di poter resistere. Abbandonando tensioni e conflitti e lasciando che energia nuova, pulita ci attraversi.

Stare fermi. Non nell’inazione ma nella stabilità emotiva e mentale. Non si tratta di resistere malgrado il conflitto che si produce al nostro interno bensì di resistere fino  all’istante in cui non lo generiamo più. Fino al momento in cui riusciremo a guardare a quel che accade, semplicemente; senza sovrapporre le nostre impressioni, paure, incertezze, desideri, aspettative.

Lì, in quel punto, accade qualcosa…

C’è un bellissimo libro di Gianni Granzotto: “Annibale”.

Descrive le battaglie più importanti di Annibale durante la sua discesa dalle alpi; un vero genio della strategia militare. La sorpresa fu sempre considerata da Annibale elemento fondamentale per la vittoria. Ogni volta si diede a improvvisare le occasioni in quanto la sorpresa non ha regole proprie e deve essere inventata caso per caso.

Ma la capacità di improvvisazione risponde ad alcune costanti che sono la creatività e l’abilità, la volontà di raggiungere l’obiettivo, la concentrazione, la capacità di valutare con precisione le proprie forze e quelle avversarie.

Vinse battaglie apparentemente senza via d’uscita e le strategie militari messe in atto furono poi studiate (e scopiazzate) per secoli.

Mio papà mi diceva spesso: “le battaglie si vincono con i soldati che si hanno”.


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6 Comments

  1. Fede ha detto:

    Citato Annibale, non posso che consigliare l’ascolto di una canzone degli Almamegretta: Annibale.

  2. valeria c. ha detto:

    Carissima,
    ho passato una vita, adolescenza compresa a cercare fuori, fare mille cose per stonarmi e confondermi, nell’agitazione/eccitazione del fare. Ho pianto e mi sono arrabbiata per le difficoltà, tante, che ho dovuto affrontare, ma alla fine ho scoperto che non c’è scampo: il vero viaggio è quello dentro sè stessi e ciò che non si affronta prima arriva poi…e…a volte è necessario abbandonarsi con fiducia all’abbraccio e all’invito della propria Guida a fare il salto, oltre le proprie miserie, e oltre le proprie convinzioni. Lì sta il vero coraggio, lì veramente ci è chiesto di fare le valigie e partire.
    Io questo coraggio ancora non sono riuscita a trovarlo, ma dipende proprio dal fatto che ancora devo continuare il viaggio dentro me stessa, verso la mia, seppur precaria, stabilita emotiva. Vado avanti, alla ricerca di maggiore volontà, energia e coraggio. Cercare il vuoto…quanto è difficile.
    Amica mia, grazie delle tue parole, ti auguro dunque buon viaggio, tua omonima Valeria C.

    • Valeria ha detto:

      Cara Valeria,
      scopro con stupore che abbiamo in comune, oltre al nome, anche l’iniziale del cognome.
      In effetti credo sia necessario “girare a vuoto” molte volte nella vita prima di accorgersi che si stanno percorrendo sempre le stesse strade e che per cambiare percorsi è necessario cambiare, almeno un po’, l’abito mentale!
      Auguro anche a te un buon viaggio. Un abbraccio.
      Valeria C.

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