Il trattamento della pubalgia

pubalgiaRecentemente ho trattato un giovane uomo, affetto da pubalgia da circa 3 mesi.

Per pubalgia si intende una tendinopatia inserzionale dei muscoli adduttori della coscia, ma si fa comunque riferimento a qualunque tipo di dolore localizzato in regione addomino-pubo-crurale.

Il dolore di solito è legato ad un sovraccarico muscolare degli adduttori o a microtraumi ed è frequente in alcuni sports quali calcio e corsa.

Ma non è sempre così semplice, esiste una fascia di popolazione non facilmente identificabile che soffre di questa patologia in assenza di attività motoria, sovrapeso o altri fattori predisponenti.

Ci sono delle lombalgie da discopatie che si manifestano con dolore irradiato localizzato in regione inguinale, in questo caso al test di pressione lombare compare dolore, così come durante l’esecuzione di movimenti del rachide lombare e alla palpazione è possibile trovare dei trigger points dolorosi in regione lombare.

Ma ci sono pazienti negativi anche a questi test come il mio paziente, trentenne, nessuna storia di lombalgia nessun segno di dolore lombare, nessun dolore alle prove di resistenza degli adduttori ma un dolore presente in modo continuo durante la deambulazione. Nessun dolore alla defecazione o durante la tosse forzata per escludere una patologia erniaria, nessun dolore ne disturbo alla minzione e durante l’attività sessuale per escludere disturbi urologici.

L’unico particolare da annotare: un lutto in famiglia avvenuto esattamente tre mesi fa.

Come fisiatra agopuntore non è possibile non pensare al fegato quando si pensa ai tendini e soprattutto quando il dolore è proprio in corrispondenza del canale di fegato come in questo caso. Così ho accennato al mio paziente la possibilità che il dolore fosse di natura viscerale seppur localizzato nella compagine inserzionale dei tendini

Le tendinopatie sono infiammazione estremamente insidiose e poco sensibile ai farmaci antiflogistici per il fatto che difficilmente raggiungono la concentrazione farmacologica locale corretta. Inoltre sono solitamente poco responsivi alle cure fisiche classiche quali ultrasuono e laser che possono anche acutizzarli.

Dopo il primo trattamento di agopuntura nel quale ho lavorato principalmente sul canale coinvolto e sul viscere fegato e con la miofibrolisi ho lavorato direttamente sull’inserzione tendinea. Il paziente ha osservato  un immediato miglioramento del dolore, che da continuo è diventato sporadico. Dopo il secondo trattamento il dolore era sparito dall’arto dx e passato all’arto opposto controlaterale, ma solo se stimolato da particolari movimenti.

Dopo il terzo trattamento il dolore era regredito completamente e permaneva solo una maggior sensibilità  alla palpazione profonda una regione inserzionale bilateralmente.

Questa è una altra patologia tendinea  correlata ad un disturbo più viscerale, che potremmo definire come il risultato  di tensioni interne, un eccesso di controllo delle emozioni per esempio. La cronicizzazione di questo dolore può portare oltre che ad una alterata deambulazione anche ad una possibile formazione di calcificazioni che possono necessitare di interventi chirurgici per essere rimosse.

In sostanza le patologie dolorose anche se riferite a tendini precisi o fasce aponeunotiche come per esempio  nella fascite plantare, possono derivare da problematiche interne irrisolte e non solo da stimolazioni meccaniche dirette, vale quindi la pena dopo avere fatto una diagnosi acurata pensare anche ai possibili collegamenti interni anche nelle patologie che sono ben collocate dal punto di vista nosografico  ed eziologico come in questo caso.

Inoltre consiglio  di evitare di sopportare un qualunque dolore anche se di lieve entità per tempi lunghi, perchè il dolore genera esso stesso altri disturbi e va trattato e sempre indagato a maggior raggione se non passa. L’errore sta prorpio nel considerare che lo si può sopportare e che si può convivere con esso.

L’utilizzo della miofibrolisi associata all’agopuntura è uno strumento di grande efficacia in tutte le tendinopatie, in quanto è possibile agire da una parte  direttamente  sul tendine liberandolo da eventuali addensamenti presenti nella compagine delle fibre elastiche e nel contempo con gli aghi agire oltre che sul dolore in senso lato anche sui visceri e sul rilassamento delle tensioni interne che possono averle generate.

In questo modo si opera  un lavoro a 360° che se  prolungato fino alla totale scomparsa del disturbo raramente da recidive.

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4 risposte a Il trattamento della pubalgia

  • forzati giampiero scrive:

    buon giorno sono forzati giampiero; sono effetto da discopatia, conforte dolora alla gamba sinistra con formicolio costan al piede, zoppico molto ,domani mi dannno la risposta della della risonanza magnetica, ho sempre il piede destro gonfio e un po anche il destro;chiedo consigli a te cosa devo fare; ho gia fatto 10 punture di cortisone e varie pastiglie ma il dolore e sempre l’ostesso, mi da dei consigli; grazie

  • Pingback: Notizie dai blog su Sommando i seguenti fattori il risultato è uno solo ...provate un po'

  • Mauro scrive:

    Salve, ho 23 anni e gioco a calcio da una vita. Sto avendo problemi di pubalgia, derivanti soprattutto dalla poca elasticità dei muscoli posteriori delle gambe (flessori ecc.). Io però credo che il mio sia anche un problema a livello viscerale, perché ogni Qualvolta mangio qualcosa di dolce (cioccolata soprattutto) o quando bevo qualcosa di alcolico, il dolore nella zona pubica aumenta soprattutto se sto in piedi. Cosa mi consiglia facendo conto che sono stato già dall’osteopata ma il problema si è risolto solo temporaneamente e si è ripresentato dopo la prima partita?

    • Cathe scrive:

      il corpo umano è un insieme complesso spesso un disturbo è l’espressione di più problematiche che poi vanno insieme, e vanno seguite e trattate insieme proprio perchè in questo modo è più veloce arrivare alla risoluzione. Pertanto uno stato infiammatorio tendineo è sempre difficile da eliminare perchè è profondo e poco raggiungibile anche dai farmaci. Le consiglio di associare la miofibrolisi, una dieta e perchè no anche l’agopuntura se non ha paura degli aghi. Cordiali saluti.

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