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Il profumo della notte

Nel piccolo paese in cui mi trovo, sperduto fra le valli del Cadore, la notte è profumata.
Forse perché quando il sole è tramontato il paese vive ancora.

Non mi riferisco ai pochi che prendono l’automobile e vanno a trascorrere la serata in qualche locale bensì proprio al paese nel suo insieme: le persone dopo cena escono nuovamente dalle loro case, passeggiano, si incontrano, scambiano qualche parola e poi, salutandosi, si augurano la buona notte.

Insomma dopo la cena non è ancora giunto il momento di dire addio al giorno che volge al termine, di dimenticarlo poco dopo il pasto serale cadendo addormentati davanti alla tv.
La sera è invece un’altra occasione della giornata, un altro momento necessario. Ha una sua ragione d’essere. 
Anche chi è rimasto in casa, la mattina successiva lo si può sentir dire: “hai visto ieri sera che bellissimo cielo stellato?”, oppure “hai visto che luna stupenda sopra i monti?”.

Ecco, il paese quando ormai è calato il buio, continua a vivere e forse per questa ragione, quando scende la notte, quasi mai vengo sopraffatta dalla nostalgia ma, anzi, avverto quel momento come il più intenso e magico dell’intera giornata.

Le persone più rabbiose, rancorose, percepiscono a quell’ora un particolare bisogno di calore, un bisogno di raccoglimento che unisce anche gli animi più ostili.
Per qualche ora dunque cedono le armi, rinviano i loro problemi al giorno successivo e regna la particolare tranquillità del tempo della tregua.

Molti infatti anziché addormentarsi frettolosamente portando nell’inconscio le nevrosi della giornata, all’imbrunire e poi col buio (particolarmente intenso e silenzioso) rivisitano i loro conflitti con un atteggiamento che definirei indulgente e che persuade a cercare un contatto col prossimo e a godere per un po’ di una lieta quiete.

Forse è questo il motivo per il quale, quando mi addormento tra queste valli, sento il buio della notte avvolgermi come un magico dono. 


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