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Quando l’amante diventa un danno

E sempre più frequente che uomini e donne cerchino al di fuori del talamo nuziale una maggior completezza. Sono infatti sempre di più gli ultra  quarantenni di ambo i sessi, che si imbattono in storie sentimentali extraconiugali.

Alcuni lo fanno per rinnovare la propria vita sessuale e renderla più viva, alcuni perchè attratti magari da una affinità intelletuale o lavorativa. Possono essere molti i punti di incontro e le motivazioni di una attrazione fisica, emotiva o mentale con un altro partner.

Quello che però succede frequentemente è che si sia incapaci di mantenere una stabilità; un pò alla volta il rapporto che nasce sotto l’insegna del piacere e magari dalla curiostità di stare con un’altra persona diventa una prigione anche peggiore di quella matrimoniale.  Nascono gelosie, richieste assurde e irrealizzabili, comportamenti infantili e decisamente squilibrati. Si naviga tra sensi di colpa e incapacità di godere delle qualità del proprio coniuge.Una persona instabile può andare alla deriva e non essere più in grado di apprezzare la bellezza del rapporto costruito con il proprio partner anche se presente, si rischia di farsi del gran male, di rimanere feriti o di ferire chi ci ama in modo anche profondo.

Quello che non deve sfuggire è che intraprendere un menage a trois non è cosa facile, è già difficile un rapporto di coppia. Il rischio è di solito quello di sbilanciarsi troppo nella  direzione del consumismo, ovvero del godere fisicamente l’uno dell’altro senza volere cadere nei sentimenti e questi rapporti, si sa, tendono a autolimitarsi e spegnersi da soli proprio perchè non nutriti dai sentimenti.

Oppure si rischia l’esatto opposto ovvero di affogare nei sentimentalismi perdendo ogni barlume di lucidità mentale, peggio degli adolescenti. La verità è che tutti lo desiderano, ma probabilmente non siamo ancora sufficientemente  strutturati, ne emotivamente e tanto meno culturalmente e socialmente  per affrontare in modo equilibrato un rapporto a tre.

Ma chissà forse un giorno nel lontano futuro, uomini e donne saranno pronti per questa esperienza, completandosi reciprocamente in modo sereno e maturo.

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6 Comments

  1. Sting ha detto:

    Nel lontano passato, specialmente nell’area Celtico-gallese (ma non solo) essendo ignoto il meccanismo riproduttivo, e quindi la paternità, non esisteva il matrimonio. Maschio e
    femmina si desideravano, si congiungevano liberamente, e così liberamente si lasciavano una volta esaurita la passione. La discendenza seguiva la linea materna.
    I figli, dicevano i Druidi, (che qualcosa di più sapevano…) dovevano esser concepiti attraverso un’atto d’amore e di desiderio.
    Libertà contro legame; passione contro abitudine; scelta contro regola, ecco alcune differenze.. notevoli.
    Penso che l’uomo (come genere) non sia ancora davvero pronto per le unioni “eterne”, che il condizionamento degli ultimi secoli ha più o meno forzatamente imposto.
    Siamo ancora troppo dipendenti dalla necessità di “sentirci” emotivamente attraverso il vissuto di una esperienza, siamo ancora troppo alla ricerca (anche in una relazione) del
    soddisfacimento di bisogni vari (tu dici una ricerca di completezza), siamo ancora troppo dipendenti dal dover possedere una persona che mai sarà, nè mai potrà essere, nostra proprietà. Dobbiamo prendere. E qui ci freghiamo.
    Non sono discorsi facili. E’ necessario prima di tutto “sentire” all’interno, direi realizzare, che il desiderare un relazione alla pari con un’uomo o una donna, in libertà e rispetto reciproco, non può prescindere dall’aver, almeno in parte, risolto in noi alcune questioni. Non può prescindere dallo stare, per dare liberamente e per godere di ciò che il partner liberamente ci dona. Senza gelosie, senza gabbie. L’avere relazioni “extraconiugali” può essere la valvola di sfogo di un cinquantenne (lui o lei…) in cerca di “carne fresca”, o il percorso attraverso il quale sperimentere, vedere, risolvere e… capire.

    • Cathe ha detto:

      Carissimo sting, hai ragione non sono discorsi facili e nonostante capisca esattamente quello che vuoi dire devo fare delle puntualizzazioni. Un legame non dovrebbe uccidere la libertà, la passione non dovrebbe diventare noiosa abitudine, la regola non esclude la possibilità di scegliere. Il problema non è la ricerca dell’eterno rapporto, conosciamo forse qualcosa di veramente eterno? Esiste invece la possibilità di relazioni senza tempo,libere, magari anche mutevoli come tutto del resto, ma prive di senso di proprietà privata, disgiunte dai nostri bisogni, ma che nascono dal desiderio del nostro cuore di fonderci con l’altro. Non ci sono veri obblighi, non si deve dimostrare niente. Si contiene l’altro e si è contenuti nell’altro. L’amicizia e l’amore veri sono questo, sono sentimenti possibili per l’uomo evoluto e quello a cui tutti più o meno goffamente mirano. Le relazioni extraconiugali potrebbero essere delle possibilità di ampliere il cerchio a due e arrichirlo senza nulla togliere alla relazione di coppia. Siamo ancora lontani,certo, ma forse potremmo iniziare a non demonizzarli più, a non considerarli come un tradimento senza ritorno, o a una semplice fuga di un cinquantenne, non credi?

      • Sting ha detto:

        Ciao Cathe, in effetti.. sono pienamente d’accordo con te!
        Personalmente mi trovo in uno stadio di transizione nel quale riconosco chiaramente i legacci emotivi (possesso, regole etc.) dai quali mi sto allontanando, sono per così dire a metà strada. Dio voglia che si possa arrivare a concepire e vivere rapporti con la gioia e la libertà che tanto bene descrivi. Credo però che questo sia strettamente legato al livello di evoluzione personale e di libertà dalla Paura che tanto soffoca l’essere umano. Allora si che ogni rapporto sarà un dono reciproco e non una appropriazione.

  2. Inenascio Padidio ha detto:

    Secondo me, nel rapporto di coppia, si dovrebbe essere leali. Se il coniuge over 40, con 1, 2 o 3 figli, sempre interessato alla stabilità dell’unione familiare, desidera variegare il ménage sessuale divenuto stantìo, deve essere disponibile ad accordare la “par condicio” alla coniuge, qualora questa fosse animata da simile desiderio di esperienza. Soltanto così il rapporto di coppia potrà continuare ad essere armonioso, con buona pace, gioia e appagamento reciproco. Forse ho scritto una sciocchezza? Chiedo scusa in anticipo!

  3. Cathe ha detto:

    Mi sembra invece un buon concetto, forse non così facile da realizzare, ma certamente fondamentale. Senza il bisogno di arrivare agli estremismi dell’ anticonformismo di Sartre e della Beauvoir, la complicità può essere un ulteriore legame che rinforza anzi che indebolire il rapporto. Grazie.

  4. Laura ha detto:

    argomento interessante epieno di sfaccettature…ni è capitato di conoscere una serie di situazioni completamente diverse tra loro: il coniuge che tradiisce di nascosto, quello che lo fa attraverso internet, quello che coinvolge la moglie in scambi di coppia, la relazione extraconiugale “seria” e quella estemporanea, coppie che per i suddetti motivi si sfaldano e altre che si conoslidano…che dire, fortunatamente siamo tutti diversi e lo siamo anche da noi stessi nei diversi periodi della ns vita. quindi trovo difficile trovare una linea guida che non sia quella dell’estrema complessità delle relazioni che si intrecciano seconod i criteri dell’affinità della differenza, della soddisfazion/frustrzione dei bisogni e chi più ne ha più ne metta. è un’alchimia all’apparenza incomprensibile, ma a cui si può dare un senso se solo ci si ferma a riflettere, cosa che invece capita sempre meno.

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