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La differenza non sta nei fatti bensì nelle persone.

Ospito volentieri questo articolo di Valeria che ringrazio.

Ho ricevuto da alcuni giorni un sms di una cara amica.

Mi comunica una notizia agghiacciante che io ricevo come un pugno in piena faccia. Dolore e sbigottimento sono parole che possono dare solo un’idea molto vaga di quella che è stata la mia prima reazione.

Trascorrono le ore e mi domando: ma perché?

Capisco poco la violenza in generale, cosa la muove, quale molla scatta quando un individuo ne aggredisce un altro.

Ma meno ancora riesco a comprendere la violenza su una donna da parte di un uomo che ha dichiarato di amarla, che l’ha avvolta, abbracciata. Tanto innamorato da non poter tollerare un abbandono e che, per questa ragione, si sente legittimato ad aggredire, perfino uccidere.

Questo patetico pretesto sull’amore che travolge al punto da portare a compiere azioni incontrollate rischia di giustificare tutto; si incorre nel pericolo di legittimare moralmente qualsiasi azione violenta ed estrema di chi adduca scuse sfrontate a giustificazione dell’incapacità di gestire il proprio orgoglio ferito e l’odio che da questo scaturisce.

Chi ama, lo fa anche da lontano; chi ama vuole e desidera che l’oggetto del suo amore sia una persona libera. Libera di esprimere se stessa per quello che è. Anche quando si esprime amando qualcuno che non siamo noi.

Comunque la si metta, certamente non è l’amore il motore dell’aggressività; è l’odio, spesso insito in una persona e non certo stimolato da condizioni avverse; vigliaccamente mascherato e mai combattuto, mai vinto. È la necessità di possesso che nasce da un profondo senso di inadeguatezza.

E’ il bisogno di avere quella persona a qualunque costo associato alla totale mancanza di scrupoli.

Ne con me ne senza di me.
Ma questa cosa si chiama barbarie. Inciviltà. Questa brutalità mascherata da passione travolgente costituisce probabilmente la prima causa al mondo di assoluta mancanza di equilibrio.

Forse un uomo può spaventare una donna al punto da assoggettarla al suo volere. Ma il risultato è che le donne preferiranno “nessun uomo” alla sola idea di correre il pericolo di incontrare l’odio mentre inseguono l’amore.

Ma quel che è peggio è che questi “signori” non hanno compreso una questione fondamentale.

Forse credono che la donna esista per soddisfare i loro bisogni, forse si sentono in diritto di aggredire, ferire, depredare, arraffare, fisicamente o psicologicamente, senza preoccuparsi dei sentimenti di chi sostengono di “amare”.

Quello che sicuramente non hanno compreso è che nelle società nelle quali la donna è repressa, lo è anche l’uomo. Non c’è stato di diritto in quel tipo di società. Il più forte schiaccia il più debole. Punto.

Dove la donna viene assoggettata al potere maschile, l’uomo viene assoggettato al potere di un uomo più ricco, più potente, più forte di lui che può decidere deliberatamente della sua vita e della sua morte.

È questo che vogliono dal mondo in cui vivono?
Imparino invece a gestire la loro sofferenza, da persone adulte e mature, perché la grandezza non consiste nel saper imporre al prossimo la propria volontà bensì nel saper controllare le proprie emozioni, i propri impulsi talvolta davvero poco edificanti.

Imparino a saper tollerare un dolore, una separazione, un rifiuto, la solitudine, con dignità; mantenendo il controllo di se, contando sulle proprie forze, senza lasciarsi andare, senza autocommiserazione, affrontando la realtà per quella che è e non per ciò che pretenderebbero fosse…

Ma soprattutto ricordino che nella vita tutto passa, tutto si perde; il piacere come il dolore; alla fine anche la vita stessa. Cercare di trattenere è uno sforzo del tutto inutile.

Va detto comunque che chi compie il male lo compie deliberatamente, sapendo di compierlo. Soltanto dopo annuncia il pentimento che tuttavia è dettato esclusivamente dalla paura della punizione, dal timore dell’eventuale castigo, umano o divino.

Non c’è segno di pentimento nei suoi occhi, nessun segno di compassione, non c’è luce del suo sguardo; semmai un lampo malevolo rapidamente dissolto nel vuoto della sua anima.

A tal proposito mi vengono in mente le parole di Ouspensky il quale afferma:
“Al mondo vivono due razze di uomini completamente diverse: la difficoltà di fare distinzioni sul piano psicologico dipende per lo più dal fatto che noi ci sforziamo di imporre a tutti gli uomini caratteristiche comuni che loro non posseggono.

La differenza non sta nei fatti bensì nelle persone”.

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