Possedere non è sottomettere

Interessante considerare il valore che diamo alla parola possesso che di solito fa pensare a connotati negativi; non vi è nulla di male nel possedere interamente una cosa. Vuol dire viverla totalmente, penetrarla in profondità.

Gli oggetti possono essere posseduti ma anche le persone! Nell’atto di amare si entra nel cuore dell’amato e nella sfera sessuale esiste la possibilità di essere penetrati e di penetrare.

Non si tratta solamente della penetrazione fisica di un segmento corporeo, è un atto di fusione che ci da’ la possibilità di scambiare qualcosa che va al di là della semplice materia. Durante l’atto sessuale possiamo quindi assorbire e donare qualcosa di impalpabile all’altro.

Lasciarsi possedere consente di possedere e questo è un modo del tutto femminile ma possedere consente di essere posseduti e questa invece è una modalità prettamente maschile.

E’ comunque bello osservare che non e’ possibile essere posseduti  senza un abbandono a tale possesso. Non e’ quindi possibile in questo senso, infliggere violenza.  Ma non solo, non e’ possibile  essere posseduti senza possedere e non e’ possibile possedere senza essere posseduti. Non e’ un gioco di retorica ma una semplice legge.

E’  un concetto di appartenenza, quando due amanti si dicono sono tuo, vuol dire sono una parte di te, corrisponde ad un principio di unità e quindi non può che essere un valore positivo. In questo senso possedere è un principio di amore.

Non bisogna confondere però il possedere con l’attaccamento o con la dipendenza o con la sottomissione. Se andiamo  a guardare anche nei dizionari possedere prevede come sinonimo godere di, i possessi sono dei beni di solito materiali ma non sempre, infatti si può possedere un arte, un talento.

Molto diverso invece è il desiderio malsano di alcune persone di sottomettere gli altri. In questo caso la sottomissione può essere fisica o mentale ma è sempre guidata dal desiderio di sentire l’altro dipendente, di renderlo proprio schiavo, in tutti i sensi.  Attraverso questa modalità si stabilisce nel sottomesso un senso di inferiorità e di dipendenza e nel dominante un senso di sadico quanto illusorio potere su quell’essere.

Questo rapporto è quello che potremmo intendere come il rovesciamento esatto del principio di unione; non è fondersi l’uno nell’altro; è schiacciare l’altro e può andare fino al totale annientamento e alla completa perdità della libertà di essere se stessi.

E’ principalmente una forma di violenza che il sottomesso subisce suo malgrado, in cui l’incapacità di ribellarsi alla sottomissone è di solito legata alla  paura di restare soli e quindi di sentirsi incapaci o insicuri.

Esistono svariate sfumature di questo tipo rapporto, su diversi piani; principalmente su quello mentale, nel  quale il dominante è colui che guadagna il denaro. Non è più un rapporto di amore ma di convenienza.

Ma nei casi più gravi i dominatori sono così forti da usare il ricatto, fanno sentire il sottomesso o le persone a lui più care in pericolo e così facendo sono sicuri di evitare una qualunque ribellione.

In queste situazioni è la violenza fisica a dirigere l’orchestra e al sottomesso servono molta energia e coraggio per farsi aiutare ad per uscire finalmente da questa prigione e ricominciare a vivere e respirare libertà.

E per concludere rubo dal film Braveheart, questa frase:”Il tuo cuore e’ libero: seguilo”, perche’ ne vale la pena!


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