Il gioco della vita

il gioco della vitaNel gioco del tris è impossibile vincere, l’unico modo di giocare è giocare per giocare,  a lungo andare  però se vi distraete perdete, ma se volete vincere contro un avversario al vostro pari rinuncerete al gioco.

“Se state praticando yoga con ego non state praticando yoga”, mi ricordo tanti anni fa di non aver capito veramente cosa significassero le parole del mio maestro.

Ma oggi sembra molto più chiaro di allora, prima però ho dovuto sbatterci il muso da sola.

Dopo anni di pratica individuale non sempre costante, ho deciso di praticare per un anno intero tutti i giorni senza mancare mai al mio appuntamento, qualunque ora della notte fosse e qualunque stato di stanchezza avessi raggiunto.

Così facendo sono arrivata a vedere quanto fossi in realtà quasi esclusivamente fiera e gongolante della mia riuscita per potermi mostrare agli occhi del maestro.

Avevo perso il reale motivo della pratica di meditazione, volevo solo dimostrare a me stessa il mio valore.

Una regola di vita, su tutti i livelli  dall’alimentazione alla ricerca interiore o all’attività motoria diventa una regola quando è una regola. Lapalissiano? Elementare Watson?
Non è affatto così semplice capire questa affermazione.

La regola non esclude l’eccezione alla regola o l’occasione speciale! E la nostra debolezza che ci fa diventare rigidi, la regola come, dice la parola, è l’attitudine che “di regola” si usa. Non dobbiamo cadere nella tentazione di trasformarla in una prigione priva di possibilità di cambiamento, con il risultato di  rinunciare a priori per paura di fallire o incaponirsi e irrigidirsi dietro al proprio ego diventando dei bacchetoni dell’alimentazione salutista o altro.

In questi ultimi tre anni ho davvero cambiato il mio modo di mangiare, non bevo di norma il caffe e gli alcolici o altre bevande, mangio preferibilmente cereali in chicco, verdure o frutta fresca tutti i giorni, evito i latticini, le farine bianche e gli zuccheri, cerco di limitare le proteine animali. Ma questo non mi impedisce di andare occasionalmente da Mc Donald a farmi un hamburger con la birra avendone piacere, o una pizza o un sushi con il sake.

Certo se poi per ogni giorno della settimana esiste un’occasione allora si perde la regola, ci si perde, si perde l’obiettivo ma questo non è importante; l’aver perso l’obettivo per strada non deve essere un occasione per buttarsi adosso il senso di colpa o il senso di incapacità o il giudizio.

ll provare prevede l’errore, prevede che ci si perda ma se non ci si lascia scoraggiare e si insiste l’equilibrio arriva da dentro attraverso la consapevolezza di quello che davvero ci serve; è un lavoro, una crescita, una maturazione. In questo cammino l’ego serve a poco perchè si frantuma con il riconoscimento di aver ceduto o al contario come dicevo prima ci allontana dall’obiettivo trasformandoci in fanatici.

Questo ragionamento vale per tutto: per la ginnastica, la lettura, lo studio, la ricerca interiore, l’alimentazione e così via. Quando ci muoviamo cercando di migliorare noi stessi, non c’è niente da vincere e spesso a lungo andare si rischia di distrasi e di perdere l’obiettivo. Ecco perchè rinunciamo.

Ma disciplinando la nostra mente attraverso un continuo e attento sforzo consapevole, riusciremo a trovare l’equilibrio che tanto desideriamo e a diventare  padroni del nostro destino. Riusciremo a metterci in gioco sempre e finiremo la nostra esistenza sapendo di aver vissuto e cercato per tutta la vita insieme a migliaia di altri ricercatori.

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2 risposte a Il gioco della vita

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