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Proteggersi e abbandonarsi

Davvero utile l’osservazione di questi due atteggiamenti: proteggersi significa controllare in modo attivo la situazione, corrisponde ad una difesa volontaria, fa pensare ad un’azione la cui natura potremmo definire maschile e descriverne come una chiusura o addiritura una punta rivolta verso l’esterno pronta ad attaccare.

Abbandonarsi significa invece lasciarsi fare, lasciarsi andare alla corrente senza porre resistenza attiva ma rinunciando intenzionalmente a qualsiasi  resistenza. Questo attegiamento invece fa pensare ad una modalità più femminile e potremmo immaginarla come una apertura verso l’esterno, un modo per fare entrare qualcosa all’interno e accertarla esattamente per come è, senza modificarla.

Ancora una volta, ci ritroviamo nelle similitudini dello yin e dello yang, la dualità che permea la materia è davvero ovunque si guardi. E come ci insegnano gli antichi testi cinesi, è solo attraverso l’alternarsi di questi due principi e quindi di questi due atteggiamenti che troveremo l’equilibrio.

Nel simbolo del Tao dove si trovano immaginariamente i due pesci troviamo la risposta; è di nuovo un cerchio in rotazione che consente il passaggio da uno stato all’altro senza soluzione di continuità.  Viene immediatamente da pensare che l’atteggiamento di difesa sia il più necessario, una sana allerta di base è l’ingrediente indispensabile per mettersi alla guida della nostra carrozza senza ricevere fregature! Occhi ben aperti e smaliziati, attenzione continua verso l’esterno per valutare i pericoli possibili.

Veniamo cresciuti così, l’ingenuità non paga, ” fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio!”

La nostra educazione però non finicse qui; il più delle volte ci insegnano a reprimere la nostra aggressività, non si insegna a percepire la propria forza interna e capacità di resistere; piuttosto si insegna e si tramanda la paura dell’incerto. Ecco che  la nostra protezione diventa sempre più interna e poco visibile ed inizia a far parte di noi senza che neanche la sentiamo più.

E  come è scritto nel romanzo Dune: “la paura uccide la mente” e porta inevitabilmente ad una iperprotezione. Quello che succede è che non si vuole più rischiare in niente, il concetto di limite e  superamento del limite è schiacciato dall’ apparente buon senso. Ci insegnano a seguire la via di minor resistenza quella più sicura!

Ma come dice Fabio Concato” non c’è niente di fermo, di certo,  nemmeno tu”

Così facendo si rischia di perdere l’intensità nella vita e di sceglie per la mediocrità o per l’accontentarsi senza lottare.

Ma non è ancora finita; non solo non sappiamo lottare veramente ma più di tutto non sappiamo assolutamente più cosa possa voler dire mollare e lasciarsi andare, diventa impossibile smettere di proteggersi.

Più le persone si sentono insicure e meno sono di abbandonarsi, la stessa parola abbandonarsi non ha quasi più nessun significato concreto. Nessuno ci insegna come fare e quando ma, soprattutto perchè, serva farlo.

Il rilassamento e l’ascolto interno sono cose che solo nell’età adulta e dopo averne compreso l’utilità si iniziano a cercare affanosamente e si conquistano con un lungo lavoro di demolizione di quanto appreso e costruito malamente da piccoli.

Al di là dei possibili errori che si possono commettere sulla strada della vita, quello che davvero conta è sapere che questa antica sagezza non è ancora andata perduta, ne mantengono un ricordo e un profumo tutti gli elementi della natura, libri, testi, canzoni, storie vissute, nonchè gli insegnamenti di molte discipline sportive e antiche provenienti dalle più svariate parti del mondo e tramandateci nel tempo da autentici ricercatori di verità.

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