In che mani mi metto?

Si può definire terapeuta colui che attraverso tecniche fisiche, mentali, farmacologiche o chirurgiche, pratica una specifica azione terapeutica con l’obiettivo di curare o lenire un disturbo.

Ma come saper riconoscere un buon terapeuta? Non basta aprire le pagine gialle, non basta il sentito dire, bisogna toccare con mano; non è possibile affidarsi ciecamente ad un terapeuta senza una personale opinione in merito e senza una fiducia data dalle proprie valutazioni.

Attenzione però a non cadere nel tranello; non sempre ciò che piace fa bene. Un terapeuta che vi da’ sempre ragione, un medico che vi da’ sempre una medicina per ogni disturbo, non sempre è la miglior cosa da cercare.

In Italia un agopuntore deve essere necessariamente laureato in medicina e chirurgia e lo stesso vale per l’omeopatia e la fitoterapia. All’estero  omeopati, naturopati, agopuntori e fisioterapisti non sono di solito laureati in medicina ma hanno una preparazione professionale  che di solito è di gran lunga superiore alla nostra e che consente loro di esercitare un ottimo livello di  professionalità  terapeutica.

Certo la laurea e magari la specialità sono rassicuranti almeno 10 anni di studio in materia medica non sono proprio niente, e questo dobbiamo considerarlo, ma anche una specifica scuola di almeno 3o 4 anni iperspecialistica come per esempio agopuntura  o osteopatia sono fondamentali, perchè dopo una laurea in medicina e un corso di poco più di 2 mesi non si può improvvisarsi agopuntori o altro.

Ecco perchè parlo di terapeuti e non solo di dottori.

Il fatto che un terapeuta abbia nozioni di anatomia, fisiologia e sia a conoscenza delle diversa natura delle patologie è ovviamente di fondamentale importanza ma non per questo deve aver fatto obligatoriamente una scuola di medicina,  ci sono scuole molto valide e persone molto serie anche al di fuori della facoltà universitarie.

Un terapeuta lavora su un soggetto estremamente complesso: l’uomo o l’essere umano e questo complicato e soffisticato sistema dentro al sistema è come dicono gli antichi testi dei Veda, diviso in tre parti: il corpo, la mente e le emozioni.

Il corpo è associato simbolicamente a una carrozza di cui la mente è il cocchiere e le emozioni i cavalli.

E’ possibile quindi interagire su ognuna di queste tre parti: corpo, mente ed emozioni ed è possibile farlo in modo prettamente fisico ovvero attraverso la materia densa, vuoi attraverso  la farmacologia,  la chirurgia, la massoterapia, la fisioterapia o altre metodiche.

Ma è altresì possibile interagire su materie più sottili ovvero sull’energia. Si tratta sempre di materia ma più rarefatta e non visibile. Potremmo dire che gli atomi non sono materia solo perchè non li vediamo?

Non a caso Einstein sosteneva la sua famosa equazione E=m*c^2

Ecco che attraverso la corretta educazione alla gestione delle proprie emozioni, l’arte dell’agopuntura, l’arte dell’omeopatia, l’utilizzo della vibrazione, del suono o del calore, come nelle conoscenze tratte dalle antiche arti marziali e dallo yoga, è possibile effettuare un lavoro terapeutico profondo e serio.

Il rischio più frequente è quello di trovare persone con una  visione non solo limitata, ma soprattutto presuntuosa ed arrogante. Non si pretende che un terapeuta sappia tutto di tutto ma è necessario che sappia esattamente su cosa sta agendo e come, e che sia a conoscenza anche se in modo meno profondo degli altri possibili sistemi e vie di interazione terapeutica senza un atteggiamento di sdegno o superiorità.

Quello che è indispensabile trovare nel terapeuta è la consapevolezza di non poter lavorare su qualcosa di veramemente oggettivo. Non esiste una risposta a tutto, non ancora. Ovvero esiste ma non sempre la conosciamo, possiamo per ora solo fare delle supposizioni più o meno supportate da prove scientifiche.

Per esempio un fisioterapista dovrebbe sapere che agisce sulla materia attraverso il movimento e l’azione di tipo meccanico ma non per questo considerarla come l’unico e assoluto metodo terapeutico. Quando il paziente non migliora e le tecniche sono state eseguite in modo corretto, forse il problema si trova in un altra sfera.

Purtroppo molto spesso il paziente che non migliora passa dal fisioterapista al chirurgo senza aver prima preso in considerazione altre possibili strategie terapeutiche. Oggi come oggi le operazioni di protesi dell’anca, del ginocchio, della spalla e gli interventi artroscopici, sono in assoluto i trattamenti più frequenti, con tempi di attesa lunghissimi.

Addirittura si propongono ad un singolo paziente più interventi in sequenza, piedi e ginocchia ovvero quattro interventi di seguito. Questo perchè si considera il dolore secondario esclusivamente alla degenerazione artrosica o tendinea dei tessuti, “il pezzo è da cambiare!” Una volta si eseguivano asportazioni dello stomaco per una semplice ulcera, senza parlare delle appendicectomie e tonsillectomie di massa.

Quindi la prima cosa che deve avere un terapeuta è una visione allargata delle altre vie terapeutiche oltre la sua. In secondo luogo deve praticare molto e molto; non basta sapere tutto avendo solamente studiato e letto dai migliori libri o dalle più autorevoli riviste scientifiche.  Si deve metabolizzare ciò che si ha capito attraverso un lavoro attento e curato, ma anche attraverso una osservazione della vita a 360°.

Come dicevo in un precedente articolo, esiste nella materia una continua similitudine e ripetizione delle stesse leggi e dinamiche. Ecco che non solo serve un buon maestro; servono molti pazienti con la maggior diversificazione possibile in termini di casistica, servono anche compagni di viaggio ovvero colleghi con il quale potersi confrontare ma servono anche piccole osservazioni della normale vita quotidiana.

Tutte queste cose possono diventare degli stimoli, bisogna imparare a praticare  la vita intera.  E’ una crescita basata sempre sulla circolarità, attingendo continuamente dall’esterno informazioni e dettagli preziosi è possibile  crescere lavorando anche facendo sempre la stessa cosa. Mentre lavorando meccanicamente e senza attenzione anche su argomenti diversi è possibile rimanere fermi al palo delle proprie invincibili convinzioni.

E’ quindi importante cogliere nel proprio terapeuta non solo la assenza di aggressività e di arroganza, ma anche un’insaziabile curiosità e fame di vivere; un desiderio di capire e la ben chiara capacità di comprendere che anche lui stesso è un soggetto da osservare; la capacità di mettersi in gioco e di volersi bene non si può insegnare se non si pratica su di sè.

Un terapeuta deve anche sapere essere un paziente e quindi sapersi curare e far curare.

Ecco tutte queste cose io cercherei in un terapeuta per affidarmi a lui, perchè solo affidandosi è possibile essere curati.

 

 

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