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Yoga:imparare a respirare la vita

La respirazione è un atto fisiologico, meccanico come il battito cardiaco, che rappresenta una funzione di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. Esiste quindi in ogni corpo un meccanismo anatomico fisiologico in grado di garantire la funzione respiratoria indipendentemente dalla  volontà, sostenuto dal sistema nervoso detto vegetativo.

Ma esiste la possibilità di interagire volontariamente sul respiro, potenziando e modulando la lunghezza delle diverse fasi respiratorie che sono quattro: l’inspiro, la pausa a polmoni pieni, l’espiro, la pausa a polmoni vuoti.

In questo filmato del Maestro Iyengar, considerato oggi uno dei più autorevoli maestri di yoga vivente, potete vedere  quanto è modulabile la possibilità di allungare l’inspiro e l’espiro. Il respiro come dice Iyengar  è il re della mente, in effetti il respiro interagisce immediatamente di essa, generando uno stato di stop della frenetica attività mentale.

Chi è addestrato all’arte della respirazione e pratica le diverse tecniche del Pranayama, è sicuramente in grado di comprovarlo.  Molti sono stati i test scientifici che hanno dimostrato un netto calo dell’attività cerebrale oltre che del battito cardiaco e del sistema simpatico durante pratiche yogiche.

La respirazione e la sua potente azione sul corpo e sulla mente sono stati fonte di un approfondito studio da parte dello Yoga e costituiscono la parte più importante e difficile dello Yoga, chiamata Pranayama. Le tecniche di respirazione  del Pranayama sono molteplici e assai complicate e necessitano di anni di addestramento nonchè della guida di un maestro esperto.

Il mio Maestro dice che il respiro è lo strumento più prezioso di un praticante e di un ricercatore, in quanto consente di penetrare e toccare il presente, mentre la nostra mente viaggia perennemente tra passato ovvero vissuto e progetti o obiettivi futuri e non si ferma  mai o quasi mai nel presente.

Lavorando sul presente la mente immediatamente si placa, con una tecnica di pranayama ben fatta il turbinio dei pensieri si disperde all’istante e il praticante sperimenta, anche se per tempi ridotti, una condizione di silenzio che gli consente di percepire non solo il proprio corpo fisico ma anche uno spazio percettivo più dilatato e rarefatto.

Vivendo nel passato e nel futuro si rischia di non vivere affatto; l’unico modo di vivere veramente è quello di vivere il momento presente. Inoltre “ogni istante nasce e muore e non si ripeterà mai più”, peccato perderne anche uno solo, non credete?

Ecco questa è solo una delle possibilità dello Yoga, quella di “trovare quello che tutti affanosamente ricercano: il piacere”, il piacere di vivere.

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6 Comments

  1. Federico Leopardi ha detto:

    Gentile Cathe, su invito dell’Istituto per l’Evoluzione Armonica dell’Uomo, andrò (non vedo l’ora…) a Salsomaggiore per partecipare al Sesshin di Maggio, ma ho una perplessità: quella di non essere all’altezza della pratica Yoga che lì verrà condotta: ho 45 anni e la mia fisicità è compromessa da anni di inattività: cosa posso fare per poter praticare al Sesshin senza essere completamente imbalsamato?

    • Cathe ha detto:

      Grazie per i commenti, ritengo che il corpo a 45 anni sia ancora plasmabile, ma certo ci vuole pazienza e costanza come in tutto. Sono sicura che alla Sesshin gli istruttori sapranno come iniziare senza essere troppo massacranti. Vale comunque la regola di non arrivare del tutto digiuni alla Sesshin magari iniziando a praticare regolarmente meglio se sotto la guida di un insegnante preparato e anche corregendo i vizi alimentari più comuni ridurre la carne e il cibo serale per iniziare,e se possibile anche zuccheri, alcolici e caffe. Un saluto e buon lavoro.

  2. marta bove ha detto:

    Da ex asmatica e praticante di Hatha Yoga, e da poco di ashtanga posso dire che questa disciplina ha enormemente cambiato la mia vita che prima era fatta di “fame d’aria” e di bombolette di cortisonici.
    Con costanza e dedizione sono riuscita a modulare il mio respiro e concordo con quanto dice Iyengar:
    “il respiro è lo strumento più prezioso di un praticante e di un ricercatore”.
    Quando si è tuttuno col respiro ci si perde, ma ci si “ritrova”. Non sai più dove finisce il tuo corpo e dove inizia
    la dimensione “alta” del tuo spirito. Tutto si fonde e la tua mente si placa. La magia avviene e ti senti finalmente sereno.
    Quando conosci qualcuno e vuoi comprendere qualcosa di più intimo di questa persona, ascolta attentamente come respira. Marta Bove

    • Cathe ha detto:

      Grazie Marta la tua esperienza è preziosa e sono contenta che hai voluto condividerla, purtroppo chi ha benefici allontanandosi dalla così detta medicina tradizionale non ne parla e allora vincono sempre i scetticismi e i sarcasmi.

      • marta bove ha detto:

        Cathe, leggo solo ora il tuo commento, a distanza di tempo. Grazie a te per l’opportunità di questo blog.
        Guarire dall’asma è stato uno dei tanti benefici fisici, oltra a quelli psicologici.
        La fiducia nella disciplina yogica e i risultati mi hanno cambiato il modo di vivere la vita, tanto da ritrovarmi anch’io ad essere in prima persona divulgatrice di questo sapere plurimillenario.

        Avvicinatevi allo Yoga con naturalezza e senza aspettative, il cambiamento avverrà certamente.

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