Andare a bottega

Scritto il 18/3/09 da in Articoli | Tags: ,
Invia per email Invia per email - | 850 Visite dirette

Catherine Bellwald Andare a bottegaAl mio amico nonchè osteopata e posturologo Virginio Mariani, che ho conosciuto durante il suo corso sulla Miofibrolisi, rubo questa espressione: “andare a bottega per imparare il mestiere”; una volta si faceva così.

Esiste niente di più efficace? Non credo. Guardare, copiare, fare, capire, rielaborare e rifare in modo del tutto personale ovvero aggiungendo il tuo, questo per me è crescere.

Funziona in tutto, non si può imparare solo dalla teoria anche se si studia per anni e anni: se non si pratica, non si arriva mai.
E cosa vi è meglio della pratica avviata di un’altro che è già passato prima di te, per imparare di più, affinare gli strumenti ed evolvere?

Purtroppo in Medicina questa possibilità è davvero molto rara, bisogna essere inseriti, magari essendo figli di qualche medico è più facile, in Facoltà l’apprendistato è molto più che insufficiente come numero di ore ma soprattutto come aspetto qualitativo.

Mi ricordo che alla fine del 5° anno, dopo un anno di internato in Anatomia Patologica a vedere autopsie, ero diventata allieva interna nel reparto di Cardiologia del Policlinico di Milano: mi sembrava di essere lì solo per fare anamnesi, esame delle urine e niente più.

Pochissimi i medici disposti a spiegare qualcosa, il giro dei malati era frettoloso e routinario, enorme la gerarchia e il nonnismo soprattutto da parte dei neolaureati, ero davvero scoraggiata, pronta quasi a rinunciare al camice che vedevo solo come un indumento per acquisire un potere; non c’era cuore, non c’era passione.

Poi ho incontrato la Prof. essa Cecilia Morosini che ricordo sempre con un enorme affetto, una fuori dal branco, una mente acuta, un esperienza vastissima in campo riabilitativo e neurologico, e tutto questo misto ad un’umanità e sensibilità  fuori dal comune.

Consentiva ai suoi pazienti di pagare di meno se accettavano la presenza di allievi universitari durante la sua visita che durava almeno un’ora nei casi più semplici fino anche a 3 ore nei casi complessi e così iniziò il mio primo andare a bottega e il ricredere che anche questa professione si può fare con il cuore.





Articoli correlati:

Tags: ,

3 Commenti a “Andare a bottega”


  1. Cuore, passione, desiderio di imparare. Quante rarità messe insieme in un solo post! Complimenti Doc!

    [Rispondi al commento:]


  2. E Cathe, di cuore ce ne metti! Ce ne vorrebbero di più di medici così!

    [Rispondi al commento:]


  3. Se non avessi paura dell’aereo ci proverei anch’io.Ciao.

    [Rispondi al commento:]

Rispondi

Translator
Mailing List:

Email:

Dì che ti piace su FB!

Un post a caso
  • L'amore, questo sconosciuto.

    L'argomento è difficile, si parte da persone che affermano che l'amore non esiste; certo, l'amore è inafferabile, ma dire che non esiste... mi sento di affermare che esiste, eccome se esiste; tra uomini e donne, tra donne, tra uomini, tra uomini e animali, tra uomini e principi, tra uomini e Dio.Â
Tracce di Profumo

La rubrica di Valeria


Cerca nel blog
Commenti Recenti:
  • Loading...