Viaggiare: un modo per avvicinarsi a noi stessi

Scritto il 14/3/09 da in Articoli | Tags: , ,
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Catherine Bellwald Viaggiare: un modo per avvicinarsi a noi stessiSembra stano a dirsi ma viaggiando, sopratutto se da soli e andando lontano, uscendo non solo dalla nostra città ma anche dal nostro paese e magari dal nostro continente, riusciamo ad essere più vicini a noi stessi.

Questo in effetti succede proprio perchè lasciando il nostro luogo abituale, noi lasciamo anche il nostro ruolo e le nostre conosciute o meno conosciute maschere.

Siamo più liberi di essere semplicemente noi stessi e viaggiare diventa una possibilità di ritrovarsi.

Ecco che seguire corsi di approfondimento all’estero non solo è utile alla professionalità, ma anche alla propria intima persona. Niente a che vedere con i famigerati Congressi dove per anni sono andata unicamente per i punteggi o crediti formativi, imparando davvero pochissimo.

Certo iscriversi a questi corsi di specializzazione è costoso e richiede un minimo di apertura mentale e di organizzazione, in primo luogo i suddetti corsi sono sempre in lingua straniera, ma direi che l’inglese è ormai universalemente diffuso e utilizzato.

In secondo luogo è necessario interrompere l’attività lavorativa e lavorando in privato questo è realizzabile mentre in tutti gli impieghi pubblici diventa un affare di stato fare la richiesta dei giorni con il giusto anticipo e non sapere mai fino all’ultimo se verrà accettato o se dovrai essere richiamato per motivi di servizio magari rimettendoci un mucchio di soldi.

Il mio primo viaggio studio in effetti sono riuscita ad organizzarlo solo dopo aver dato le dimissioni dal reparto dove lavoravo; venti giorni a Nanchino nel cuore della Cina mi sembravano un miraggio.

E’ stato  un viaggio davvero interessante, in cui ho imparato molto professionalmente, soprattutto nella tecnica di infissione degli aghi, poichè in Cina, negli Ospedali dove viene praticata l’agopuntura, i trattamenti sono eseguiti anche più volte al giorno, un paziente via l’altro.  Il gran numero di pazienti anche molto gravi, emiparesi e patologie internistiche complicate, e il gran numero di aghi usati anche molto in profondità mi hanno fatto prendere una gran confidenza con lo strumento anche sui punti più delicati e complessi.

Ho compreso il prezioso valore del viaggiare durante quel primo soggiorno in Cina. Trovarmi sola nella  cameretta di albergo dopo anni di vita coniugale mi ha permesso di capire quanto questo distacco anche doloroso in alcuni momenti, fosse sacro e produttivo. Con la prolungata convivenza si rischia di non sapere più dove inizi tu e dove inzia il tuo compagno. Lo stesso avviene con il lavoro passando dal mio ruolo di medico a quello di osservatore o esecutore o ancora meglio studente, si produce un gran senso di deresponsabilizzazione e questi momenti nel nostro mestiere sono impagabili.

Della Cina poi sapevo prima di partire cosa non avrei più trovato, leggendo i libri di Tiziano Terzani avevo infatti già elaborato il lutto della completa perdita del sapore dell’antica Cina e da Federico Rampini avevo iniziato a capire i meccanismi e i cambiamenti della nuova Cina.

Da allora faccio sistematicamente corsi all’estero anche solo di 3-4 giorni; le considero delle pause per la mente che mi permettono di tornare a casa e al lavoro sfruttando una rinnovata possibilità di crescita sia interiore che professionale.



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2 Commenti a “Viaggiare: un modo per avvicinarsi a noi stessi”


  1. Forse viaggiare da soli e lontano fa un po paura. Non siamo più abituati all’avventura al fuori programma alla nuova frontiera. Il turista medio viaggia e cerca di ritrovare lo stesso cibo che gusta a casa, le stesse conferme , il villaggio turistico gestito all”italiana” o al limete l’avventura preconfezionata! Viaggiare soli rende possibile mettersi alla prova scoprire le proprie risorse e limiti e rendendoci più consapevoli! pochi sono disposti a farlo, molti non sanno cosa perdono…perdendosi nel mondo

    [Rispondi al commento:]

    Cathe Reply:

    Perdersi per poi ritrovarsi. Grazie credo che l’idea sia proprio quella.

    [Rispondi al commento:]

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