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Infezioni: una battaglia ad armi pari

Si parla di infezione quando un certo numero di microrganismi, siano virus, batteri, funghi, si riproducono allegramente nel nostro corpo a discapito della nostra salute.

Le forme acute sono di solito forme dovute a patogeni virulenti ovvero a microrganismi forti che una volta in contatto con il malcapitato organismo, sia esso sano o debilitato, tendono ad invaderlo  entrando in profondità nel corpo. In questi casi il trattamento con farmaci mirati è direi un salvavita. Prima dell’era degli antibiotici le polmoniti, le meniginti, le setticemie, erano malattie potenzialmente letali.

Esistono anche patologie acute, dovute soprattutto ad una scarsa risposta di difesa del corpo più che al potere infettante del microrganismo, ma il più delle volte quando il corpo è debilitato, ovvero non in grado di difendersi adeguatamente, insorgono le cosidette infezioni croniche, ricorrenti o saprofitiche.

Fa parte, ad esempio di questi casi la Candida, fungo o micete assai comune che abita normalmente in modo innocuo il notro corpo, ma che, quando le nostre risorse sono scarse, se ne approfitta, moltiplicandosi all’eccesso e creando disturbi assai complessi e fastidiosi.

In queste patologie croniche o saprofitiche è necessaria cautela nel ricorrere a farmaci antimicotici, antibiotici o antivirali a seconda del tipo di infezione; usandoli a sproposito o per tempi non sufficientemente lunghi si rischia infatti di creare colonie di microrganismi sempre più resistenti.

E soprattutto vale la pena ricordare che è possibile agire anche diversamente.

Prima di tutto  nella maggior parte delle infezioni croniche o ricorrenti è quasi sempre presente un deficit specifico che deve essere individuato, diventa allora possibile agire sul corpo rinforzandolo con un trattamento fitoterapico mirato.

Secondariamente è possibile utilizzare una nuovissima classe di farmaci chiamati “probiotici”. Non sto parlando degli alimenti publicizzati in televisione ma di preparazioni farmacologiche vere e proprie, molte sono le possibilità di utilizzo: dall’infezione da Helicobacter Pylori nella gastrite, alle forme comuni di infezioni fungine della pelle, vaginali, orali e gastroenteriche, alle afte in bocca.

Tecnicamente si tratta di “batteri buoni” liofilizzati che, entrando in contatto con il caldo e l’umido del corpo, si attivano e  vanno a rinforzare le colonie intestinali numericamente insufficienti. Succede frequentemente che la normale flora batterica intestinale sia completamente sovertita a causa di precedenti cure antibiotiche, di una dieta errata (tropppo ricca di sostanze potenzialmente irritanti), oppure per una situazione di stress responsabile di una condizione infiammatoria capace di alterare il ph gastro-intestinale.

Una volta si parlava di fermenti lattici, ma per avere un minimo risultato era necessario usare dosaggi altissimi poichè la maggior parte della sostanza veniva inattivata prima di raggiungere il luogo d’azione, l’intestino. Con questa nuova classe di farmaci invece, la tecnologia microbiotica ha selezionato diversi tipi di batteri con funzionalità specifiche e maggiori capacità di resistenza superando il problema dell’inattivazione e rendendoli molto più efficaci.

Quando usiamo gli antibiotici è come se usassimo delle bombe poco evolute, uccidendo a caso sia il nemico che l’alleato, ovvero sia i batteri buoni che i batteri cattivi!

I probiotici riconducono la battaglia sul piano del corpo a corpo, rinforzando il nostro esercito di batteri buoni e trasformandoli in  veri guerrieri in grado di bloccare l’invasore alle porte.

Come dire “arrivano i nostri”, insomma. Quindi rinforziamoci e prepariamo il corpo e magari anche la mente ad essere pronti come un esercito di guerrieri ben addestrati, lasciando la bomba atomica per i casi davvero gravi e non ai primi sintomi di infezione acuta o peggio ancora nelle forme croniche.

Mi sembra un buon modo di ragionare.

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