Il dolore non è una colpa

Torniamo a parlare di dolore, ma questa volta affrontiamo una tematica nuova, il dolore come colpa, il dolore come espiazione.

Ci avete mai pensato?

Sembra assurdo ma osservo ancora molto questa problematica nel comportamento di moltissimi pazienti e purtroppo anche da parte di molti medici.

Una volta esclusa una patologia tumorale o una patologia grave di altra natura, ovvero una volta passati oltre alla diagnosi, se il dolore resta è usanza non preoccuparsene più di tanto.

Si provano i farmaci antidolorifici ma se il dolore non se ne va, il passaggio successivo è l’accettazione del dolore cronico.  Allora si sentono dire frasi come  “Signora cosa vuole, se lo deve tenere”, come dire “deve già essere contenta di non avere niente di peggio !!!”.

Nel mio studio arrivano pazienti, sopratutto anziani, che soffrono di dolori fortissimi da oltre 10 anni senza avere mai fatto o tentato nessun trattamento.

Nel nostro paese qualsiasi altro sintomo viene trattato di più del dolore, per esempio una donna sana con una mestruazione anticipata  verrà inviata dal ginecologo senza esitazione, senza aspettare se l’evento si ripete o meno . Ma il dolore… il dolore si può e si deve sopportare!

Certo, esiste da parte dei medici e dei pazienti la consapevolezza che è veramente dannoso introdurre alte dosi di farmaci antidolorifici per tempi prolungati, ma le alternative non si cercano.

Il dolore può essere curato, e bene, anche senza farmaci e per quello che riguarda l’agopuntura non è solo un busisness fatto solo per arricchire chi la pratica come ancora troppi medici pensano.

Molto spesso questo atteggiamento nei confronti del dolore ha radici che affondano in una strana perversione della morale religiosa, in cui viene visto come uno strumento di “prova” da parte di Dio, o altre cognizioni.

Personalmente ritengo che sarebbe ora di liberarsi da questo fardello ereditato e forse neanche condiviso e cercare di curare il dolore come qualsiasi altra patologia, dando sollievo a quelle migliaia di pazienti che lo chiedono, magari senza intossicarli a botte di antidolorifici che oltretutto, a lungo andare, non si dimostrano neppure così efficaci.

Come  disse Bernadette “il dolore avvicina a dio” e sono certa che per alcune persone il dolore fisico o mentale  è davvero, se offerto, una porta per avvicinarsi alla parte più intima e spirituale di loro stessi, ma deve essere una scelta volontaria dell’individuo e non già un’imposizione guidata dalla morale.

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2 risposte a Il dolore non è una colpa

  • Umberto Veronesi scrive:

    Un pezzo molto bello e condivisibile. Strano, ma approvo in pieno. Anche se… mi piacerebbe che venisse approfondita l’ultima parte: il dolore come scelta consapevole. Credo che il dolore fisico sia un’esperienza particolare: ho avuto la sfiga di provarlo. Quando non lo si prova non si ha più coscienza di cosa significa provarlo, a livello razionale. Come quando fa parecchio caldo è difficile immaginare il freddo vero ed intenso. Ma il corpo lo ricorda. E lo teme, ne resta traumatizzato emotivamente. So che dire che il corpo, e non la mente, ne resta traumatizzato a livello emotivo può apparire un po’ poco sensato, ma lo è meno di quanto sembri. E però… se è vero che mentre lo si prova si farebbe qualunque cosa per farlo terminare nel minor tempo possibile, è anche vero che, una volta terminato a me è capitato di sentirmi più vicino e più in confidenza con me stesso. Mah… andrò a dormire, va. Grazie mille per lo spazio e per il bel post e buona notte.

  • Cathe scrive:

    Grazie a te, per il tuo personale intervento, credo davvero che come dici tu sia più il corpo a memorizzare alcune esperienze, per questo credo che il corpo più della mente sia il luogo dove è possibile agire per rimuovere i traumi nonchè la memoria e la paura che ne consegue e infine è sempre il corpo lo strumento che possiamo usare per andare oltre alle nostre paure.
    Hai ragione vale la pena di approfondire l’argomento.

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