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Agopuntura e metodo scientifico: parte seconda

Uno degli aspetti da affrontare quando si parla di lavori scientifici in agopuntura è il tema del “gruppo di controllo”.

Un lavoro scientifico, per essere tenuto in considerazione, deve innanzi tutto raccogliere un numero significativo di partecipanti più possibile omogenei ed avere un gruppo di controllo.

Vale a dire che i partecipanti vengono suddivisi casualmente in due gruppi, ognuno dei quali viene trattato diversamente, per fornire un riferimento. In questo caso si tratta di studio randomizzato e controllato. Quando nei pazienti ne i medici sanno quale tipo di terapia venga somministrata ad un gruppo e quale all’altro, si parla di “studio a doppio cieco”.

Già nel caso degli studi sui farmaci è un criterio estremamente difficile da applicare. Nel caso dell’agopuntura diventa impossibile.

Possiamo infatti selezionare 2 gruppi omogenei e trattarli uno con l’agopuntura e l’altro con altri metodi: farmaci, TENS, ultrasuoni, massaggi o altro. Va da sè comprendere che un simile lavoro è realizzabile solo in una struttura sanitaria pubblica ove si pratichi abitualmente l’agopuntura cioè non in Italia.

Ma quello che in assoluto non è accettabile è quando si parla di “sham”, la cosiddetta “falsa agopuntura”! Lo sham non può essere considerato placebo; anche se si punge più in superficie, fuori dai canali, anche se si usano punti di solito non usati per quel particolare sintomo, un qualche effetto si produce comunque. 

Non è possibile considerare questa metodica per screditare l’efficacia dell’agopuntura; come dice il mio maestro un orologio, anche se fermo, per due volte al giorno segna l’ora esatta! Il caso esiste e il corpo possiede molte più risorse di quante noi stessi possiamo immaginare. 

Lo sham non può essere usato come trattamento senza effetto, quindi non ha alcun valore come riferimento!

Non credo che a qualcuno sia mai venuto in mente di far finta di operare un paziente per vedere se l’intervento sulla cuffia dei rotatori è efficace!

Ecco perchè il metodo scientifico, normalmente usato per controllare l’efficacia dei farmaci, non si può adattare all’architettura funzionale dell’agopuntura. Semplicemente farmaci e agopuntura agiscono in base a principi diversi.

Forse i medici che si apprestano a fare questi lavori dovrebbero confrontarsi con agopuntori esperti per capire come costruire un metodo scientifico adatto e non partire più da presupposti errati.

Credo che solo veramente insieme,  saremo in grado di sviluppare e maturare un pensiero scientifico in grado di produrre un ulteriore salto verso la qualità e la ricerca della verità.



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2 Comments

  1. ELENA ha detto:

    Cara Cathe, prima di tutto complimenti per il blog e per gli articoli!
    Penso che le opinioni comparse su quotidiani (Repubblica e Corriere) e settimanali (il Prof. Veronesi su Oggi) a proposito dell’agopuntura siano faziosamente interessate ed un po’ in malafede; gli articoli della Cochrane sono stati travisati e mal interpretati tanto che uno degli autori della review (Dott. Allais) ha scritto una lettera in risposta a Repubblica.
    Per quanto riguarda l’effetto placebo, penso che l’effetto placebo esita comunque per ogni pratica terapeutica; ho sentito recentemente interessanti interventi ad un congresso sul dolore ove i soggetti venivano studiati mediante RMN funzionale e con tale pratica si poteva evidenziare una precisa area cerebrale che si attiva nell’aspettativa di un intervento terapeutico!
    Credo che la strada della conoscenza sia ancora molto lunga ed affascinante e che sia un peccato non percorrerla senza preconcetti!
    Elena

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