Agopuntura e media: sul Corriere un articolo a dir poco fuorviante.
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Agopuntura e metodo scientifico: parte seconda
5 febbraio, 2009

Agopuntura e metodo scientifico: prima parte

Visto che nell’ultimo periodo sono comparsi ben tre articoli che sputano sentenze sull’efficacia dell’agopuntura,  mi sembra corretto scriverne almeno altri due per par condicio.

Mi scuso sin d’ora se sarò un pò tecnica ma l’argomento in questione mi sta a cuore non solo perchè è del mio lavoro che si parla, ma soprattutto perchè ritengo che l’agopuntura sia realmente uno strumento eccezionale, tanto che, se dipendesse da me, lo inserirei negli ospedali tra le terapie e i protocolli abituali.  

Partiamo dal metodo scientifico visto che spesso è su questo terreno che la lotta viene praticata ad “armi dispari”.

In effetti non esiste un insieme definito di punti da usare per trattare ogni sintomo; il paziente deve essere trattato nella sua totalità, considerando per esempio se oltre alla cefalea sono presenti altre problematiche; vedi stitichezza o disfunzioni sessuali o irregolarità del ciclo mestruale o insonnia, tanto per capirci.

Inoltre i punti vengono scelti anche sulla base della distribuzione topografica del dolore, vale a dire quante e quali parti del corpo sono interessate.

Infine esistono diversi metodi e tecniche per trattare lo stesso problema.

In più , anche se denigrata e chiamata “medicina autoreferenziata” (come dire che se uno è il primo a dire qualcosa non vale un tubo), esistono l’esperienza dell’agopuntore, la sua empatia con il paziente e la sua energia individuale. Ma da quando esiste l’ “evidence based” ovvero la medicina “basata sulle prove scientifiche”, l’esperienza di un medico è diventa quasi una vergogna, una cosa obsoleta, esiste solo la “medicina delle evidenze”. Peccato solo che tale “medicina”, un giorno dice una cosa e quello seguente il contrario esatto.

Nonostante ciò, possiamo superare questi problemi: usando il buon senso e l’equilibrio come in tutto, considerando per esempio non un preciso numero di punti, ma il trattamento nella sua totalità in riferimento ad un metodo piuttosto che un altro, ma soprattutto i lavori devono essere affidati ad agopuntori veri, cioè medici che non solo abbiano fatto una scuola seria, ma anche che abbiano una certa esperienza pratica. Insomma, non uno di quei medici che, come afferma il Dott Linde dall’articolo della Repubblica, “hanno avuto solo un addestramento di base”.

Quello che secondo me occorre comprendere è che gli autori dei tanto strombazzati “lavori scientifici” si danno un sacco di arie da scienziati ma sono poi in grado di accettare senza fare una piega che l’agopuntura, arte praticata da millenni e tramandata da maestro a discepolo, venga eseguita da un medico che magari ha fatto un corso base di un mese.

Questo, onestamente, non mi sembra molto un “metodo scientifico”!


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4 Comments

  1. James ha detto:

    Critics of EBM say lack of evidence and lack of benefit are not the same, and that the more data are pooled and aggregated, the more difficult it is to compare the patients in the studies with the patient in front of the doctor — that is, EBM applies to populations, not necessarily to individuals. In The limits of evidence-based medicine, Tonelli argues that “the knowledge gained from clinical research does not directly answer the primary clinical question of what is best for the patient at hand.” Tonelli suggests that proponents of evidence-based medicine discount the value of clinical experience. Tralascio la traduzione, sottolineo solo che Tonelli è un chirurgo toracico di Boston uno dei massimi esperti mondiali nel suo campo. Se hai la testa puoi farti delle domande porti dei dubbi anche su l’evidence based medicine…

  2. Oni-to-rin-co ha detto:

    Ottimo lavoro, Dott! Del placebo parli di più nella seconda parte o ci possiamo aspettare articolo a se stante?

  3. […] alle cose ma ce le facciamo “spiegare dagli altri”? Una risposta sembra arrivare da un articolo di Catherine Bellwald su Uno due tre: da quando esiste l’ “evidence based” ovvero la medicina “basata sulle prove […]

  4. […] alle cose ma ce le facciamo “spiegare dagli altri”? Una risposta sembra arrivare da un articolo di Catherine Bellwald su Uno due tre: da quando esiste l’ “evidence based” ovvero la medicina “basata sulle prove […]

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