Non siamo fatti per restare fermi

Scritto il 1/1/09 da in Articoli | Tags: , , ,
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Catherine Bellwald Non siamo fatti per restare fermiQuesta può sembrare un’affermazione banale, ma avete mai pensato a cosa succede quando una porta rimane chiusa per mesi o anni? Si arrugginiscono i cardini e il legno si modifica talora al punto che diventa impossibile aprire la porta.

Un’articolazione sana, immobilizzata per un tempo anche breve di un mese, ci mette poi anche fino a 6 mesi per ritornare alla sua normale funzionalità. 

Il sangue e l’energia del corpo sono in continuo movimento, come lo sono gli atomi e le microparticelle subatomiche, come lo sono i pianeti e le costellazioni del macrocosmo.

La nostra vita attuale è un fermento dal punto di vista mentale ed emotivo, ma una vera e propria  tomba sul piano fisico!

Rimaniamo seduti o sdraiati per oltre 18 ore su 24! Le ore del sonno circa 6, le ore del trasferimento in macchina fino a  2 ore, le ore al lavoro oltre  8, senza contare le ore che passiamo al computer o davanti al televisore o semplicemente seduti a tavolo.

Siamo fermi! E per esempio rispetto ai bambini siamo già morti! 

Dobbiamo muovere il corpo, la materia, il sangue.

E ALLORA MUOVI! dice una canzone! Ma noi niente, non capiamo.

Certo la prima cosa è una semplice attività quotidiana come  passeggiare, ma sarebbe auspicabile mantenere una attività motoria, una reale educazione motoria che nasca in gioventù come correre, nuotare, ballare… Se poi queste attività vengono svolte all’aria aperta allora ne beneficeranno anche l’apparato respiratorio e la pelle, e sarà facile riarmonizzare il nostro sistema con un sistema più grande, quasi per osmosi .

La natura ci armonizza e questo è un dato di fatto e non serve dimostrarlo: lo sappiamo e possiamo anche capirlo con la mente; ciò che è contenuto in qualcosa di più grande tende a prendere il suo colore: una piccola macchia di inchiostro nero si perde del tutto in un secchio di vernice bianca!

La popolazione adulta per la maggior parte dei casi non si muove affatto o peggio si muove male,  non conosce il proprio corpo e non lo ascolta. 

Ecco che un uomo che fa il cameriere o il cuoco non si accorgerà fino tarda età di avere abusato delle sue mani, che si ritrovano estremamente rigide, e lo stesso vale per la colonna vertebrale.

I movimenti meccanici e  le posizioni fisiche assunte inconsapevolmente  quotidianamente producono, se non contrastate da movimenti idonei, un progressivo accorciamento delle  strutture tendinee coinvolte.

Questo accorciamento può andare incontro a un processo infiammatorio progressivo oppure ad un consolidamento nel tempo, diventando una franca rigidità. Entrambi questi fenomeni, rigidità e infiammazione, possono coesistere e trasformarsi in lesioni più o meno gravi, fino a possibili rotture parziali o totali dei tendini.

Queste sono le conseguenze meccaniche di un processo che inizia in modo subdolo. Ma se ci si mette in ascolto è possibile capire quali sono i movimenti a noi dannosi e magari rivolgendosi ad un professionista, sarà possibile intervenire attraverso un lavoro di allungamento e di elasticizzazione delle strutture accorciate (muscoli più utilizzati), e un contemporaneo lavoro di rinforzo dei muscoli più deboli (muscoli meno utilizzati), riportando così il nostro corpo verso un maggior equilibrio.

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Un commento a “Non siamo fatti per restare fermi”


  1. Uno Due Tre – Volersi bene è già curarsi » Non siamo fatti per restare fermi…

    Una fisiatra molto professionale descrive nel suo blog fresco fresco di pubblicazione i motivi per cui l’essere umano si deve muovere….

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