Pagina 1 di 361234567...Ultima »

Ricette ghiotte per celiaci: tofu alle erbe aromatiche – By Gabriella

tofu-alle-erbe-aromaticheQuesto mese vi propongo una ricetta a base di tofu… semplicissima da realizzare, veloce e molto gustosa.

Utilizzate il tofu al naturale a panetto compatto (250g). Tagliatelo a cubetti e fatelo dorare in una padella antiaderente con un porro, qualche rametto di timo, un cucchiaino di curcuma e naturalmente olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Dopo cinque minuti aggiungete i pomodorini tagliati a metà e una generosa spolverata di origano. Lasciate insaporire per qualche minuto e servite.

Se preferite che il tofu sia particolarmente morbido, prima di saltarlo in padella, tuffatelo per qualche minuto in acqua bollente.

Potete accompagnare questo piatto con spaghetti di zucchine e carote.

Tagliate due zucchine e tre carote con un piccolo utensile simile a un  “temperamatite”, abbiate solo l’accortezza, di tanto in tanto, di spezzare gli spaghetti. Saltate gli spaghetti in padella, per qualche minuto, con un  po’ d’olio extravergine d’oliva, una manciata generosa di menta secca e un pizzico di sale.

Buon appetito!

Agopuntura: le posizioni statiche della medicina convenzionale

AgopunturaNon finisce di stupirmi come ancora oggi per donare il sangue, tra le avvertenze che ne impediscono la donazione, si trovi essere stati sottoposti a trattamenti di agopuntura.

Ora non vorrei sembrare suscettibile ma se gli aghi sono sterili e monouso (e lo sono da innumerevoli anni), come è che non basta? Come è che se fai un prelievo di sangue oppure una qualunque terapia iniettiva non sei considerato ugualmente a rischio?

Che  un medico possa usare una siringa già usata non sfiora l’anticamera del cervello e giustamente non ha nessun senso a meno che non sia un criminale ma che un medico agopunture possa usare un ago già usato per fare un trattamento di medicina non convenzionale invece si?

Ma mi domando e dico: sul serio? Accade ancora oggi di avere pazienti trattati malissimo dai centri di donazione del sangue per aver omesso di indicare il loro trattamento di agopuntura e mi succede spesso di dover scrivere un certificato che dichiara  che la mia paziente ha usato solamente aghi sterili monouso.

Non ha nessun senso pensare che un agopunture possa usare degli aghi infetti senza dargli del criminale. Diverso è se gli strumenti sono da sterilizzare, come il tronchesino dall’estetista oppure la sonda dal dentista allora magari può esserci una mancanza di adempimento dell’adeguato compito di sterilizzazione per distrazione ma si tratterebbe comunque di un incidente. Eppure di estetista e di dentista non si fa menzione come impedimento alla donazione.

Non ci sono neanche dati scientifici e nessun numero che convalidi questa idea, del rischio infettivo post agopuntura. Si tratta di un’idea empirica oltre che datata,  inglobata in modo acefalico nel cosiddetto pensiero scientifico moderno.

Un’idea retrograda e direi tendenziosa che non può non portare dubbi e incertezze su quello che invece ritengo senza alcun dubbio la forma di medicina più efficace e priva di rischi nello stesso tempo. Una medicina non convenzionale che dovrebbe invece essere consigliata molto più frequentemente di quanto non sia comunemente proposta da medici di base, reumatologi, ortopedici, gastroenterologi, allergologi, ginecologi, neurologi, andrologi come una validissima alternativa all’utilizzo di farmaci oppure all’aumento degli stessi per migliorare i sintomi non sufficientemente coperti dalla terapia.

Sto parlando dell’ansia, degli attacchi di panico, delle sindromi vertiginose, della dismenorrea, dell’infertilità di coppia, del colon irritabile, della gastrite, della lombosciatalgia in gravidanza, dell’insonnia, della fibromialgia, della vulvodinia, delle disfunzioni erettili, dell’asma  e della spalla congelata, questo solo per fare alcuni esempi classici dove l’agopuntura potrebbe fare la differenza ma nella maggioranza dei casi viene totalmente ignorata.

Sono molti i lavori scientifici specializzati che dimostrano l’efficacia degli agopunti e il loro complesso meccanismo di azione.

Sarebbe il momento questo per fare un salto di qualità nella formazione dei medici  e nell’apertura dei loro orizzonti. Il Medio Evo è finito da un bel pezzo!

L’intensità della presenza nel movimento

movimento-consapevoleNon riesco a definirla diversamente, si tratta di quella tensione muscolare perfetta durante l’esecuzione di un movimento che non può essere slegata da una attenzione completa. Un’attenzione non solo a quello che stiamo facendo in senso lato ma un vero e proprio ascolto interno di tutti i nostri muscoli, della loro tensione e della loro esatta posizione nello spazio.

La differenza nel solo stare in piedi oppure nel semplice atto di sollevare un braccio o una gamba è sostanziale sia dal punto di vista esterno che interno. Il movimento così praticato e interiorizzato produce un effetto benefico sull’intero corpo molto maggiore che in condizioni abituali.

Questo perché semplicemente abbiamo attivato un circuito neurale in salita e in discesa molto più attivo e potente. In termini chimici possiamo dire che i neurotrasmettitori prodotti a livello della sottocorteccia e della corteccia, stimolati adeguatamente da questo circuito, sono infinitamente maggiori rispetto allo stesso identico movimento eseguito con scarsa attenzione o in modo meccanico.

Il nostro corpo viaggia con una modalità “risparmio energetico”,  un sistema inserito per default in tutti gli esseri viventi, un meccanismo atto a garantire la sopravvivenza della specie ma che oggi ci ostacola fortemente nel raggiungere quell’intensità e quella presenza in tutto quello che facciamo.

Entrambi fondamentali, lo sa bene chi l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. Le arti marziali e lo yoga sono discipline antichissime che a questo ascolto interno dovrebbero portare chi le pratica.

Mi capita all’interno del trattamento che definisco motorio, di insegnare esercizi specifici per un determinato disturbo ai miei pazienti, nella maggior parte dei casi si tratta di esercizi all’apparenza molto semplici. Succede infatti facilmente che il paziente li sottovaluti e li esegua in modalità risparmio energetico ovvero in modo automatico dando per scontato tutto o quasi tutto.

Non è sempre facile trasmettere con poche parole come arrivare a questo stato, il respiro diventa fondamentale così come i dettagli e i supporti visivi. Si può immaginare stendendo una gamba una forza a spirale che sale e una che scende una che spinge verso l’interno e una verso l’esterno e questa immagine rinforza l’attenzione e il movimento nella sua intensità e presenza.

Quello che noto spesso quando i pazienti vengono a controllo è che facilmente eseguono gli esercizi che amano maggiormente e che considerano utili mentalmente e vice versa difficilmente eseguono gli esercizi che trovano complicati e a questi attribuiscono una potenziale nocività. A me spetta il compito di far loro capire che è proprio dove trovano la difficoltà che devono impegnarsi con costanza e assiduità e far loro capire la grande differenza tra un esercizio efficace e uno non efficace.

I movimenti  eseguiti con poca attenzione e in modo irregolare infatti seppur specifici per quella persona diventano completamente inefficaci per produrre un miglioramento o un qualsivoglia cambiamento. Senza l’intensità della presenza e senza continuità,  nessun movimento potrà mai raggiungere la soglia dell’efficacia terapeutica. Non si tratta quindi di una difficoltà tecnica da superare, non dovrete alzare la gamba modello Heather Parisi ma di una pura difficoltà mentale che possiamo anche definire impegno.

Una parola questa che spaventa molti ma si tratta di un ingrediente indispensabile e meno costoso di quanto non si possa immaginare. Smettiamola quindi di dare ascolto al quel  bambino capriccioso che picchia i piedi per terra e vuole tutto subito, se lo ignoriamo con la maturità e la pazienza adeguata si calmerà e ci seguirà crescendo e rinforzandosi emotivamente.

Un lavoro questo che si può conseguire a partire da tutti i livelli e che una volta raggiunto produce un netto salto di qualità, in quanto i così detti esercizi motori diventano qualcosa di più esteso,  si può toccare con mano il nostro potenziale di salute e perseguirlo fino in fondo, passo dopo passo.

Il successo non è quindi precluso a nessuno. Provare per credere.

Ricette ghiotte per celiaci: “frittata” di topinambur e erbe di campo – by Gabriella

topinamurerbeIl topinambur o carciofo di Gerusalemme è un tubero “bitorzoluto” che somiglia per consistenza alla patata, ha un sapore delicato che ricorda il carciofo. Può essere gustato sia crudo che cotto in sostituzione delle patate; non contiene amido, è ricco di vitamine A e B e contiene sali minerali quali ferro, potassio, magnesio e tanto altro…

Per la nostra “frittata” utilizzeremo cinque o sei topinambur di media grandezza. Pelateli e tagliateli a fettine sottili; saltateli in padella per cinque minuti con uno o due porri e un mazzetto di erbe di campo (tarassaco, borragine, ortica, ecc.) tagliate a piccoli pezzi. Aggiungete un pizzico di peperoncino, sale e un trito di salvia e rosmarino (qualche foglia di salvie e due o tre rametti di rosmarino). In alternativa alle erbe di campo potete utilizzare un mazzetto di tarassaco, più facilmente reperibile, o altra verdura a foglia che preferite.

Nel frattempo preparate una crema con 120 g di farina di ceci, tre cucchiai di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e acqua. Aggiungete l’acqua poco alla volta per non formare grumi, fino ad ottenere una crema piuttosto liquida e lasciate riposare per almeno mezz’ora.

Disponete i topinambur e le erbe di campo in una teglia rivestita con carta da forno e versate la crema di ceci. Infornate per circa 45 minuti a 180° o fino a quando non si formerà una crosticina croccante e dorata.

Et voilà  la vostra “frittata” è pronta! Servite e… buon appetito!

La meditazione come terapia… perchè no?

meditazioneQuesto post nasce come risposta a un articolo scritto da un insegnante di yoga in cui veniva mal vista e, per così dire, “messa all’indice” la prescrizione medica a praticare meditazione.

E’ ovvio che quanto sia indicata o no la meditazione dovrebbe partire da una valutazione globale del soggetto e nello specifico dalla sua inclinazione all’interiorizzazione e alla ricerca interiore e non solo da alcune patologie di fondo come l’ansia oppure l’insonnia. Lo stesso si potrebbe dire per altre indicazioni come “faccia un po’ di ginnastica” oppure “faccia dello yoga”  si tratta in tutti i casi  di indicazioni completamente aspecifiche e pertanto non scevre di rischi.

Per fare un esempio, esistono svariati tipi di yoga, diversi metodi, diversi insegnanti e diversi movimenti taluni adatti e taluni magari non adatti a uno specifico problema fisico. All’interno dello stessa postura esistono poi diversi approcci e modi per eseguirla o entrarci gradualmente.  Trovare un professionista preparato fa ovviamente la differenza. Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. Lo yoga fa bene oppure fa male è una affermazione inutile e direi senza senso. La questione non è cosa facciamo ma come la facciamo.

Ecco che criticare a prescindere l’idoneità all’indicazione medica di praticare della meditazione è un atteggiamento che considero personalmente puramente intellettuale e privo di utilità. L’approccio alla meditazione per migliorare lo stress oppure l’insonnia mi sembra in ogni caso un’ottima proposta, sicuramente migliore che incrementare i farmaci ansiolitici oppure iniziarli in modo continuativo.

E’ corretto e onesto considerare che la prescrizione medica di praticare meditazione sia il frutto di una nuova moda e che vi sia in questo campo un atteggiamento di superficializzazione di questa antica e intramontabile pratica interiore.

Ovunque ci si giri si assiste  alla nuova e ultimissima tendenza definita scherzosamente “schiff age”dal mio amico  Roberto Potochniak, dove si offrono a basso costo illuminazioni, apertura di chakra, raggiungimento di pace interiore  e chi più ne ha più ne metta. Un mercato questo dell’esoterico che di tale ha solo il nome. Basta guardarsi intorno per vedere come questa materia generi attrazione e curiosità su persone bisognose e alla ricerca di un aiuto per vivere meglio.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: anche in questo caso come in tutto, dipende sempre dal professionista, dalla sua preparazione personale sul campo e dalla sua serietà e onestà interiore. Ci vogliono anni di lavoro individuale e di studio dedicato per capire come introdurre alla meditazione in modo consono svariate tipologie  di principianti. Quali respirazioni più adatte quali posizioni più adatte e per quanto tempo.

Ma come dice un vecchio detto: quando l’allievo è pronto il Maestro arriva.

Ci si può sedere a praticare meditazione per anni senza conseguire alcunché, come si può entrare in meditazione spontaneamente raggiungendo un profondo stato di interiorizzazione e di realizzazione di se stessi come Eckarth Tolle. Oppure si può praticare per anni e un bel giorno illuminarsi come ha fatto Siddharta.

Tutto dipende da quello che si contiene all’interno e dal livello di evoluzione di ognuno, talora assolutamente inaspettato dall’aspetto esteriore, dal lavoro praticato e dal livello di istruzione raggiunta e tanto meno dai problemi emotivi e di personalità presenti e ben visibili.

Cerchiamo di stare attenti e di non fare gli snob: è vero che la meditazione è una Via per niente facile, è vero che richiede costanza e dedizione, è altresi vero che l’ego ci può prendere tutti facilmente per il naso ma… chi siamo noi per negarla a qualcuno solo perché non ci sembra adatto a prima vista? La meditazione è in primo luogo un richiamo interiore e anche se si inizia per curiosità il nostro interiore potrebbe muoversi sorprendendoci, e non poco.

La meditazione è la grande Via Maestra per trovare se stessi; anche se faremo solo un passo in questa direzione sarà sempre un grandissimo passo, forse il più importante della nostra breve esistenza. La meditazione non lavora in nessun modo sulla mente, tutt’altro; direi che apre una porta verso il silenzio e il vuoto proprio della suddetta mente.  Meditare ci permette di crea uno spazio esperienziale completamente al di là della mente.

Ecco che la meditazione non è affatto preclusa a soggetti con disturbi mentali neanche gravi purché guidata da una persona sana di mente ovviamente!

E poi sfatiamo un altro mito, se qualcuno sedendosi per la prima volta a meditare riferisce di aver vissuto un momento bellissimo, un senso di apertura interiore e  di profonda gratitudine perché dovremmo subito pensare che ha vissuto un allucinazione egoica? Si tratta sempre dello stesso problema come la chiesa che nega l’esistenza  del miracolo  fino a condannare i suoi stessi futuri Santi.

Una cosa è superficializzare e commercializzare la meditazione e i suoi effetti e una cosa è sperimentarla realmente. Sperimentare questo stato anche solo per pochi minuti infatti vi cambierà la vita e il modo di vedere il mondo che vi circonda. Avrete la possibilità di cambiare prospettiva  e dopo niente vi apparirà più come prima, vedrete cosa è davvero importante per voi e cosa non lo è affatto.

Direi che comunque ne vale la pena.

La spalla congelata: un approccio multidisciplinare

spalla-congelataLa spalla congelata resta a tutt’oggi un’entità nosografia difficile da inquadrare. Sono moltissimi i pazienti che arrivano in studio dicendomi: “il medico  mi ha detto che non si tratta di una spalla congelata ma di una tendinite” oppure “uno mi ha detto che si tratta di una spalla congelata e un altro no“.

A quel punto resto in silenzio per quanto possibile; non mi importa di aggiungere un altro parere alla lista già confusa di pareri accumulati dalla paziente di solito di sesso femminile che si trova di fronte a me.

Purtroppo mi è capitato di osservare in numerosi pazienti che il maggior interesse è indirizzato alla conoscenza e certezza del nome della disputata patologia in corso e non tanto a come o cosa fare per risolverla.

Curioso non trovate? Interessa sapere chi ha ragione e chi ha torto e non cosa bisogna fare per tornare a muovere la spalla in tutta la sua potenziale ampiezza e senza dolore.

Una spalla congelata può manifestarsi in maniere diverse, può insorgere da un giorno all’altro oppure in alcuni mesi, dopo un trauma fisico oppure psichico ma anche senza un apparente motivo fisico e psichico, il dolore può essere violento o sordo ma quello che non manca mai è l’impossibilità meccanica di muoverla liberamente a fondo corsa in tutte le direzioni. I diversi tendini dei muscoli che la muovono e i legamenti della spalla sono per così dire incollati tra di loro.

Una volta si diceva capsulite adesiva e questa immagine rende bene l’idea delle fibre che non possono più scorrere liberamente una sopra l’altra ma sono adese e fisse le une alle altre. Alla Rm  non si evince un ostacolo meccanico al movimento come nel caso di una calcificazione e neanche  una lesione specifica di un muscolo oppure di un tendine.

Niente da tagliare, rimuovere e cucire. Il lavoro da eseguire è quello di scollare le fibre tra di loro e di farle scorrere nuovamente in modo fluido e senza attrito.

Nella prima fase della patologia il dolore genera l’ostacolo maggiore ovvero impedisce al paziente di rilassare la muscolatura anche durante il riposo e a maggior ragione durante il movimento. I farmaci antidolorifici e antinfiammatori funzionano in maniera molto limitata in quanto non arrivano in quantità efficace sui tessuti coinvolti soprattutto nella fase iperacuta.

La spalla congelata rappresenta più di qualunque altra sindrome dolorosa quello che in medicina cinese prende il nome di “sindrome bi” ovvero di sindrome ostruttiva; la circolazione di sangue e di energia è completamente bloccata. Inutile e spesso controproducente applicare terapie di calore endogeno quali tecar o ultrasuono in quanto si rischia di aumentare l’ingorgo.

Per migliorare velocemente il dolore le strategie più utili sono spesso quelle combinate. Nelle forme iperacute l’ infiltrazione cortisonica capace di portare un’azione antinfiammatoria nella sede specifica, seguita da un ciclo ravvicinato di trattamenti di agopuntura con minimo una seduta 3 volte alla settimana per almeno 2 settimane con l’obiettivo di muovere l’energia bloccata, potenziare l’effetto analgesico del farmaco e rilassare i muscoli contratti, sono spesso un’ottima scelta terapeutica.

Nelle fasi dove il dolore è meno importante e non toglie più il riposo notturno o il fiato, la scelta può ricadere su una ricetta fitoterapica mirata a far circolare il qi e il sangue sulla spalla, agopuntura  1/2 volta alla settimana e fisioterapia 2/3 volte alla settimana meglio se in acqua calda e se associata a esercizi quotidiani di mobilizzazione delle spalle.

Nella fase dove il dolore compare solo dopo aver forzato sulla mobilità articolare il problema è spesso dato dalla limitazione articolare che sembra non superabile dalla semplice mobilizzazione; in questa fase il trattamento di miofibrolisi e di coppettazione diventa fondamentale per far scorrere le fibre tra di loro alla stregua (superiore in termini di velocità) all’intervento chirurgico. Il lavoro se ben fatto consente di migliorare la mobilità articolare riducendo la rigidità del movimento a fondo corsa. Sempre nell’ottica dell’intervento multidisciplinare è utile associare esercizi  meglio se quotidiani dove si usa il peso del corpo per forzare l’articolarità ed un trattamento di fisioterapia mirato a potenziare il recupero articolare.

Solo a recupero completo avrà senso lavorare sul rinforzo muscolare della spalla, questo per evitare il consolidamento di compensi fisici spesso dati dall’intera colonna vertebrale, capaci di alterare l’intero schema corporeo in modo anche severo.

Un disturbo complesso e difficile da inquadrare dal punto di vista diagnostico e che necessita a mio parere di un trattamento riabilitativo strutturato e articolato capace di intervenire sui diversi aspetti del problema.

Agomistici e agoscettici

yin-yang1Albert Einstein diceva “Il mondo si divide in quelli che vedono in tutto un miracolo e quelli che non vedono in niente un miracololo stesso potremo dire in merito all’agopuntura. Infatti sia per i pazienti che per i medici l’agopuntura riceve lo stesso identico approccio e fama del sopra menzionato miracolo.

Un atteggiamento questo che non aiuta a vederci chiaro e  farsi un idea del campo sul quale essa, in quanto cura e metodo diagnostico, possa aiutarci, nell’approccio diversificato, nell’inquadramento a tutto tondo e soprattutto nel trattamento multidisciplinare di uno specifico disturbo.

Aalle nozioni specifiche sui muscoli, le catene cinetiche, i tendini , i legamenti, le articolazioni e le ossa possono aggiungersi nella valutazione di un dolore osteoarticolare anche il decorso dei meridiani e le loro relazioni interne con organi e visceri.

Gli agoscettici non pensano alla possibilità di curarsi con l’agopuntura perché non la considerano neanche una cura reale ma solo un’illusoria idea basata su una sotto specie di leggenda metropolitana. Ecco che medici ginecologi con una paziente affetta da grave dolore sciatalgico non si sognano minimamente di consigliare l’agopuntura alla loro assistita.

Gli agomistici sono prevalentemente pazienti di solito un po’ distanti dal mondo reale, capaci di collegare disturbi fisici di solito di lieve entità con pensieri talora anche altrui, vite passate e riflessioni varie del tutto personali, si affidano solo ed esclusivamente a medicine empiriche ed energetiche.

L’atteggiamento di ambo le fazioni corrisponde a una forma di estremismo ideologico e manca completamente di equilibrio. Dobbiamo poter scivolare a seconda delle situazioni da un pensiero all’altro senza fissarci rigidamente in una posizione come ci insegna il simbolo del Tai Ji.

Lo yin e lo yang rappresentano l’alternanza delle dualità e costituiscono a tutti gli effetti il primo albero binario dell’antichità. Alla stregua di 0 e 1 in ambito digitale, lo yin e lo yang sono l’espressione del cambiamento di tutto quello che ci circonda. Ecco perché si parla di Legge dello yin e dello yang. Lo yin è rappresentato dal lato in ombra di una montagna e lo Yang dal suo lato al sole; nell’incessante ruota del tempo essi mutano l’uno nell’altro trasformandosi reciprocamente.

Lo yin e lo yang non sono mai fissi ma in continuo mutamento, il pomeriggio sarà yin rispetto alle ore della mattina ma yang rispetto alle ore della sera, per fare un esempio.

Essi quindi diventano le nostre coordinate per orientarci nel tempo e nello spazio. Coordinate fondamentali per non perderci in quello che ormai potremo definire un mare infinito di informazioni capaci molto facilmente di disorientarci e confonderci.

Uno strumento quindi estremamente pratico e prezioso per sapere dove ci troviamo, informazione senza la quale   qualunque direzione anche precisa non ci porterebbe dove desideriamo andare.

Ricette ghiotte per celiaci: torta di semolino con fragole e lamponi – by Gabriella

Torta-di-semolino-con-fragole-e-lamponi…si avvicina il mio compleanno, vorrei festeggiarlo con voi proponendovi una deliziosa torta con crema al semolino e frutti rossi.

La torta di semolino è un dolce di origini toscane è, in realtà, una crostata con la base di pasta frolla e all’interno una crema di semolino al profumo di vaniglia. Nella versione originale è ricoperta da una ganache al cioccolato fondente… irresistibile!

La versione che vi racconterò ha una frolla fatta con farine senza glutine, semolino di riso e una composta di fragole e lamponi.

Ai più golosi suggerisco di rimanere fedeli all’originale! Vi darò qualche indicazione per la ganache al cioccolato…

Per la preparazione della pasta frolla, montate in una ciotola, due tuorli e un uovo intero con 60 ml di olio extravergine d’oliva e 90ml di succo d’agave o sciroppo di riso. Aggiungete 300g di farina di riso integrale, 75g di farina di quinoa , un cucchiaino e ½ di pysillium disciolto in un po’ d’acqua, 25ml di acqua fredda e mezza bustina di polvere lievitante istantanea biologica a base di succo d’uva (senza glutine). Lavorate velocemente l’impasto per non riscaldarlo troppo, formate una palla e ponetela in frigo per circa due ore. Naturalmente questo impasto si può utilizzare per le crostate alla marmellata, alla frutta o per i biscotti di pasta frolla.

Trascorse due ore, stendete la frolla su un foglio di carta da forno con l’ausilio di un matterello. Fate uno strato abbastanza sottile, considerando che la frolla sarà molto morbida, potrebbe essere necessaria un po’ di farina di riso per facilitarne la stesura. Ritagliate i bordi e ponetela all’interno della tortiera con la carta da forno che vi aiuterà a estrarre la torta quando sarà pronta. Naturalmente, in alternativa, potete utilizzare delle ciotole monoporzione. Nel frattempo preparate la crema al semolino. Versate ½ litro di latte di riso in un pentolino con un baccello di vaniglia e portatelo a bollore. In una ciotola versate un po’ di latte di riso e 70g di semolino di riso, lavorate la crema per evitare che si formino grumi. Appena il latte bolle versate la crema di semolino e 60ml di succo d’agave, mescolate energicamente. Quando la crema si addensa, spegnete il fuoco e aggiungete un tuorlo d’uovo e continuate a mescolare. Versate il semolino sulla base di pasta frolla e infornate a 180° per circa 20minuti a forno già caldo.

Nel frattempo lavate le fragole e i lamponi (circa 350g in proporzione variabile), riduceteli a piccoli pezzi e poneteli in una casseruola con  circa otto cucchiai di sciroppo di riso (regolate la quantità secondo il vostro gusto). Fate cuocere finché si riduce quasi della metà; spegnete e fate raffreddare. Appena cotta, estraete la torta dal forno e fatela raffreddare, riponetela su un vassoio e versate la composta di fragole e lamponi… che delizia!

Per gli irriducibili golosi… ecco la ganache!

Tritate grossolanamente 200g di cioccolato fondente. Versate 100ml di panna fresca liquida (quella che solitamente trovate al banco frigo dei supermercati) e fatele sfiorare il bollore, togliete dal fuoco e versate il cioccolato a pezzetti e mescolate energicamente. Sarà pronta quando tutto il cioccolato si sarà sciolto, la crema sarà lucida e sprigionerà un intenso profumo…

Se avete scelto la versione originale della torta al semolino… versate la ganache sulla crema di semolino in alternativa alla composta di frutti rossi… e fatevi conquistare dalla genuina bontà di questa torta!

 

Agopuntura: il rilassamento non è perdita di controllo

rilassamento-mentaleCi hanno insegnato che “Il lavoro nobilita” che la nostra è “una repubblica fondata sul lavoro” ma nessuno ci ha detto che dobbiamo vivere tutta la nostra esistenza correndo dietro al lavoro con la nostra intera mente.

Nessuno ci ha detto che per lavorare non dobbiamo avere nessun tempo da dedicare ad altro. Nessuno ci ha detto che alla fine delle ore lavorative, non restava altro che un tempo minimo per prendersi cura delle nostre cose, dei nostri vestiti, della nostra persona, del cibo che mangiamo, perché tra banche, poste, mail le ore bisognerebbe inventarsele.

Dio solo sa quanto ci serve interrompere la catena dei pensieri collegati con il lavoro, il denaro e tutte le cose che debbono girare nel modo giusto. Si tratta di una boccata d’aria fresca.

Il rilassamento è questa possibilità, rilassare prima il corpo e poi la mente consente di creare uno spazio capace di dilatarsi in modo davvero sorprendente, mostrandoci una nuova prospettiva, una nuova dimensione e soprattutto modificando l’importanza che attribuiamo alle cose che dobbiamo fare o che ci danno fastidio.

Non si perde la lucidità smarrendosi nel sonno e nell’oblio, si recupera una visione d’insieme, una visione che nasce da dentro di noi e non vice versa. Ecco che chiudendo gli occhi e abbandonandosi al peso della gravità i “rumori” di tutto quello che ci circonda esistono ancora chiaramente nella nostra percezione ma perdono semplicemente di importanza, perdono il potere di aggredirci.

Ecco che guardando da dietro gli occhi si pratica un vero e proprio reset mentale dove le circostanze e situazioni che ci circondano assumono la giusta distanza dalla nostra mente e riprendono la posizione che compete loro senza il potere pernicioso di travolgerci e alterare la nostra vera natura.

L’agopuntura, quando ben praticata, conduce direttamente e velocemente al rilassamento, grazie alla aumentata produzione, sia nel liquor che nel sangue, di endorfine, considerate gli oppiacei naturali del nostro corpo.

Mi è capitato, seppur raramente, che un paziente molto agitato fosse terrorizzato dall’idea di poter perdere il controllo di se stesso durante la seduta di agopuntura. Il rilassamento che naturalmente si genera con il trattamento di agopuntura non ha niente a che vedere con la perdita del controllo ma piuttosto il suo esatto contrario.

Si tratta di una grande possibilità che ci apre la mente rendendoci più lucidi e capaci di reagire alle numerose sfide e difficoltà che possono intralciarci.

Il rilassamento è la nostra salvezza e l’unico modo di vedere dove siamo e dove vogliamo veramente andare.

Vertigini: agopuntura e medicina cinese

vertiginiSono in molti in questa stagione dominata dall’elemento vento a riferire come sintomo più o meno acuto le vertigini con possibile secondario disturbo dell’equilibrio. L’equilibrio come le vertigini sono il risultato di rispettivamente di un buono o alterato funzionamento dell’orecchio interno.

L’orecchio interno è un organo di senso costituito da cellule nervose definite recettoriali  immerse in un liquido e capaci di dare informazioni al cervello sulla nostra posizione nello spazio e sull’accelerazione del nostro corpo.

E facile sentire pazienti ma spesso anche colleghi definirla in modo aspecifico “una labirintite” come possibile esito di un infezione virale non meglio definita, altri la definiscono Sindrome di Menière  dal medico che la descrisse la prima volta come un disturbo associato ad altri disturbi dell’orecchio quali acufeni, sensazione di orecchio tappato, talora perdita di udito. Sintomi non associati ad una specifica alterazione fisica che possono cronicizzare oppure risolversi spontaneamente.

Oggi si definisce sindrome vertiginosa benigna la crisi vertiginosa data dalla presenza di cristalli nell’orecchio interno; di solito questa forma regredisce spontaneamente oppure dopo la manovra di Epley capace di muovere i cristalli.

Le vertigini si associano spesso ad altri disturbi quali ansia, tensione emozionale e muscolare,  dolore e rigidità cervicale e nausea e vomito. Inutile dire che parliamo sempre dello stesso disturbo ma con parole e termini diversi; molta importanza viene data alla pressione del sangue sia come effetto farmaco-indotto che come conseguenza di altre patologie come alterazioni della pressione arteriosa.

In poche parole parliamo sempre di una disfunzione e non di una patologia conclamata, ecco perché una vera e propria cura non esiste. Nella fattispecie si tratta di una disfunzione dell’orecchio interno che trasmette al cervello un’informazione errata che viene percepita dal nostro corpo appunto come vertigine.

Le cause di questa disfunzione possono essere molteplici. La medicina cinese nel porre diagnosi considera sempre cause esterne e cause interne. Le cause esterne possono essere date dal vento inteso come fattore patogeno esterno, indubbiamente: il vento colpisce l’orecchio e il collo causando rigidità e in alcuni casi anche possibili infezioni virali da colpo di freddo. La linea che passa sull’attaccatura dei cappelli tra un orecchio e l’altro è chiamata non a caso la porta del vento. Questo fattore spiegherebbe come mai in questa stagione i casi sono più frequenti.

Ma le cause ovviamente possono essere anche interne e associarsi ai fattori esterni e fra esse possiamo considerare l’anemia, ovvero un vuoto di sangue, oppure una stanchezza, ovvero un vuoto di energia. Oppure cause di pieno come una ipercolesterolemia costituzionale oppure una tensione emozionale  responsabile di una contrazione muscolare dei trapezi di fondo con alterata circolazione al livello delle orecchie.

Infine anche uno o più  accessi di rabbia e di collera (quando si dice: “ti fumano le orecchie”), possono essere una semplice causa. L’orecchio per la medicina cinese è collegato con la vescica biliare; non è un caso se dopo essersi arrabbiati, possano comparire dei fischi nelle orecchie oppure sia possibile sentire il battito cardiaco appoggiando l’orecchio sul guanciale.

Alcuni soggetti sono particolarmente predisposti come un disturbo collegato all’organo fegato, si dice che soffrono di vento interno, si può alzare la pressione, può comparire cefalea e ovviamente possono esserci associati disturbi alle orecchie come vertigine e acufeni.

Mi è capitato proprio ieri di ascoltare una paziente affetta da ricorrenti attacchi di panico,  lamentarsi della presenza di vertigini come primo sintomo del suo recente stato di disagio psichico. Il suo medico le aveva detto che era il caso di fare una TAC all’encefalo tanto per escludere un tumore oppure la sclerosi multipla e lei era caduta nel baratro dell’angoscia.

Certamente le vertigini possono essere un sintomo di moltissime patologie. Vero, verissimo ma sembra una frase da Wikipedia; se un medico vuole fare un accertamento non ho niente da dire anche se magari direi di aspettare, ma dire a una persona con una storia di ansia e di attacchi di panico che gli esami servono per escludere una possibile patologia severa proprio mi viene da dire che mi tocco per vedere se ci sono.

L’agopuntura in questo caso è il consiglio elettivo; migliora la circolazione di sangue al livello dell’orecchio interno e quindi consente di muovere e sciogliere i cristalli che si possono essere formati, migliora l’ansia e la tensione muscolare cervicale, in caso di vento esterno lo espelle, in caso di vento interno lo estingue.  Insomma lavora sia sulla disfunzione vera e propria che sulle cause che possono averla generata.

Il fatto che un esame diagnostico sia utile o anche necessario per fugare i nostri dubbi, per quanto legittimi, non ci autorizza a buttare sulle spalle dei nostri pazienti le nostre paure e le nostre ansie.

Siamo noi a dover risolvere i problemi dei nostri pazienti, e non viceversa!

Alle urne di ieri una percentuale insignificante: un segno

urneChe gli italiani siano scoraggiati perché governati loro malgrado da un capo di stato che non hanno scelto, che non ci sia più alcuna fiducia nel sistema politico e anche nel pensiero politico su questo non credo ci siano dubbi. Basta guardare sui social e in TV  e il dissenso popolare salta immediatamente al naso.

Il voto come diritto acquisito dal popolo per esprimere un parere viene snobbato in massa? Più che indignarsi sorge una domanda: perché? Perché tanto il governo e i suoi governanti faranno comunque quello che vogliono loro? E’ più che mai possibile.

Le persone sono stanche e non ci credono più, si sono convinte di essere malate dentro come se avessero un cancro e al posto di  mettersi a dieta, di cambiar vita, di tentare il tutto per tutto scelgono la via di minor resistenza senza combattere ma passivamente seguendo l’onda di quello che vien loro proposto in prima istanza.

Sono già morte in realtà, si sono spente, la loro energia gli serve a malapena per lavorare, pagare le bollette e tutte le spese che un cittadino deve sostenere per il semplice fatto di respirare. Le poche energie che avevano le consumano a informarsi fuori dai canoni del giornale ad arrabbiarsi e magari anche a divulgare quello che hanno compreso sull’inganno dello stato ma poi si esaurisce tutto.

Come i miei pazienti curvi su loro stessi che entrano in studio doloranti e super informati, sventolando il referto di una risonanza magnetica o di una TAC e nascondendosi dietro la loro famigerata scoliosi o meglio un ernia discale, magari associata a numerose  discopatie degenerative e poi i becchi osteofitici della malefica artrosi.

Quando provi a dire che qualcosa si può fare  a che bisogna lavorare con il corpo rispondono a coro “ma io non riesco a stare diritto, non sono capace”. Preferirebbero un intervento chirurgico piuttosto che mettersi in gioco. Piuttosto che trovar il tempo per provare ad aggiustare le cose preferiamo demolirle del tutto e poi agire con un bell’intervento esterno. Questo vale in tutto il mondo della medicina: non si danno speranze al paziente perché potrebbero essere disilluse e si preferisce mostrare l’evoluzione più pessimistica.

Se hai una disfagia e sei allettato non si insisterà più sulla rieducazione alla deglutizione anche se sei fuori dalla rianimazione ma si applicherà velocemente una PEG convincendo il malcapitato che in questa maniera lo spauracchio della polmonite ab ingestis verrà eliminato; peccato che in questa maniera il sistema della deglutizione verrà perso definitivamente e il paziente perderà anche il piccolo piacere di assaporare i cibi oltre che andare incontro a svariate alterazioni intestinali date appunto da una alimentazione chimica indotta artificialmente.

Per costruire ci vuole tempo e pazienza e tanto sudore e costanza, servono spesso anni di lavoro dedicati; per demolire invece ci vuole un attimo, un piccolo e semplice attimo di stupida convinzione che questa è la scelta più sensata. La mentalità di voler conservare e salvare il salvabile sembra passata di moda come un vestito. La mentalità del vuoto a perdere sembra vincere su tutto.

Siamo i figli di un pensiero demolitivo che sovrasta ogni cosa e ci circonda in ogni luogo, siamo pericolosamente passivi nell’agire e nell’opporci a questo sistema. Le urne di ieri per fare un paragone macabro ci rappresentano, sono in un certo senso un segno estremo di questa nostra estrema passività e del periodo di morte di ogni azione individuale costruttiva.

Cerchiamo di non farci contagiare tutti da questo gelo, cerchiamo di muoverci nella direzione giusta anche se ci costa un enorme sforzo e ricordiamoci che, come dice il detto cinese che i pini e i cipressi non perdono le foglie neanche in inverno. Possiamo trovare sempre delle soluzioni e anche un referendum come questo potrebbe servire a dare una voce a quelli che la vogliono dare, se solo si cambiasse il modo di calcolare il punteggio.

Dobbiamo diventare elastici per non romperci e non buttare via gli sforzi fatti al primo ostacolo, peraltro prevedibile.

Ricette ghiotte per celiaci – Panissa con crema di piselli e tarassaco by Gabriella

panissa-con-piselli-e-tarassacoLa panissa è un piatto tradizionale della cucina ligure per il quale si utilizzano gli stessi ingredienti della farinata di ceci. In realtà, per questa ricetta, ho preso in prestito solo il nome dalla tradizionale panissa ligure… infatti utilizzerò la farina di piselli e il broccolo romanesco per realizzarla.

Mettete in una ciotola la farina di piselli (200g), un pizzico di sale e qualche cucchiaio d’olio di extravergine d’oliva; aggiungete dell’acqua tiepida fino a raggiungere una consistenza cremosa quasi liquida. La farina di piselli è facilmente reperibile nei negozi di alimenti biologici.

Lavate e dividete in cimette un broccolo romanesco di piccole dimensioni e tuffatelo nella crema di farina di piselli. Frullate il composto e versatelo in una teglia rivestita da carta da forno e infornate per circa 45 minuti a 180°.

Nel frattempo preparate la crema di piselli. Sgranate e lavate i piselli. Affettate un porro e fatelo stufare in una casseruola con un po’ d’olio extravergine d’oliva e un pizzico di peperoncino, aggiungete i piselli, un pizzico di sale e un po’ d’acqua. Appena saranno cotti frullateli con un frullatore ad immersione. La crema dovrà avere una consistenza abbastanza densa. Lavate il tarassaco e saltatelo in padella con aglio e peperoncino. Tagliate la “panissa” di piselli con un coppapasta quadrato così da formare dei quadrotti, serviteli con uno strato di crema di piselli e un ciuffetto di tarassaco… guarnite con germogli di alfa alfa.

Buon appetito!

Semplicemente grazie

Moth-Orchid4

Ci tenevo a ringraziarvi tutti per il vostro straordinario affetto che mi colpisce sempre, sono felice di avervi come pazienti.
Siete tutti, chi per un motivo chi per un altro, una grande occasione per crescere.
Imparo grazie a voi a guardare le mie debolezze e la mia paura di fallire con sempre più coraggio.

Grazie di cuore e fate una Buona Pasqua

 

Il sonno per guarire è fondamentale

mini-child-sleepingMi capita di osservare come siano sempre più numerose le patologie infettive che iniziano apparentemente in modo innocuo, si prolungano per settimane e talora per mesi senza trovare una cura efficace e infine vengono categorizzate come disturbi autoimmuni oppure a seguito delle quali insorgono altri disturbi di tipo autoimmunitario.

Un disturbo apparentemente innocuo che potrebbe guarire in meno di una settimana si trasforma e diventa a tutti gli effetti una patologia cronica contro la quale la medicina moderna ancora possiede poche armi se non i farmaci immunosoppressori o i potenti cortisonici.

Inutile dire che tutti noi vorremo farne a meno.

Il mondo scientifico tutto è ormai sempre più convinto che l’evento scatenante di queste crescenti patologie autoimmunitarie (che altro non sono se non una infiammazione costantemente generata da una risposta immunitaria errata) sia da attribuire ad una infezione virale.

La domanda sana dovrebbe essere: come mai oggi le malattie autoimmunitarie sono così aumentate rispetto a qualche anno fa? Ci ammaliamo di più? Ci sono più virus in circolazione? Ci curiamo in modo diverso? Siamo diventati più deboli?

Ora, con calma, facciamo un passo indietro; quante persone conoscete che quando si ammalano continuano a lavorare facendo finta di niente? Arrivano in ufficio o sul luogo di lavoro piene di catarro fino ad esplodere, con tossi irrefrenabili , volti verdi o gialli evidentemente contagiose oltre che malate. E quando voi chiedete “ma perché non sei stato a casa?” rispondono fiere ed orgogliose “ma non ho mica la febbre!”?

Intanto vorrei dire: non avete vinto nessun premio di fedeltà! Non vi è nulla di cui essere fieri, avete sepolto le vostre necessità in nome di un dovere nei confronti del prossimo e spesso solamente in nome  del vostro ego e di nient’altro.

Capisco quelle persone il cui incasso si decurta drasticamente per ogni giorno di malattia e non solo: la crisi si sente, la paura dei giorni di malattia nei confronti della propria posizione lavorativa incide e non di poco per i precari e non solo.

Fermarsi, mettersi a casa  a letto con un aspirina e un brodo caldo sembra un ricordo di un’altra vita. Non si fa più, è passato di moda, ci sono altri farmaci e spesso si ricorre all’antibiotico e anche a diversi antibiotici senza neanche aver la certezza che si tratti di una forma batterica ma come prevenzione delle sovrainfezioni. E soprattutto si va al lavorare imbottiti direi di tutto quello che si può. Passano le settimane e non si guarisce oppure non si guarisce completamente ma si continua a lavorare senza cogliere che qualcosa sta chiedendo la nostra attenzione in modo sempre più costante. Fosse anche la semplice presenza di croste nel naso: se non passano dobbiamo curarle, dobbiamo occuparci di noi stessi magari non solo passando da un farmaco all’altro.

Fermarsi subito anche solo un giorno meglio se 2 o 3 ovviamente e riposare il più possibile in quel giorno. Significa  stare a letto a dormire il numero maggiore possibile di ore, significa accettare di stare in compagnia di noi stessi, nel silenzio della nostra camera, concedendoci di ascoltare cosa il nostro corpo ci dice.

Perché se ascoltate lo sentirete parlarvi con sincerità e di questo molte persone hanno letteralmente paura. Siamo in una società dell’efficienza dove abbandonarsi è una parola quasi senza senso oppure ancora peggio una parola da evitare in quanto si pensa di perdere in questo modo il controllo della situazione.

L’abbandono è una delle cose più belle che ci siano,  l’abbandono sta al fare come lo yin sta allo yang. Cosa sarebbe la vita sessuale senza l’abbandono e cosa sarebbe la preghiera? Il sonno è una forma di abbandono del tutto naturale, dove il corpo continua a nostra insaputa a lavorare per noi e solo per noi.

Nella medicina Tibetana il sonno è considerato una vera e propria via di di autoguarigione. I bambini con il sonno recuperano in modo talora miracoloso e si svegliano come nuovi e anche negli adulti il sonno anzi direi il buon sonno è insostituibile nel processo di guarigione chiunque lo può verificare su stesso.

E’ nuovamente intrigante osservare quanto possa essere dannoso l’allettamento prolungato su qualunque paziente, tanto quanto il riposo e il sonno diventano fondamentali per la nostra guarigione. Tuttavia anche il buon sonno tende a diventare una cosa rara per molte persone. Non si molla mai completamente, la testa continua a volere il controllo ma lo fa in modo sbagliato dimenticandosi qualunque contatto con il corpo.

Il corpo si sfrutta solamente e in malo modo come facciamo con tutte le nostre risorse energetiche, vegetali, animali, minerali. Si tratta di un atteggiamento presente su tutti i piani della materia. E alla lunga non possiamo non pagarne le conseguenze. La crescente diffusione di malattie autoimmuni potrebbe essere una semplice conseguenza di questo atteggiamento malsano di sfruttamento delle nostre difese fisiche e mancanza dei tempi corretti di guarigione naturale del nostro corpo.

Agopuntura: quanto serve crederci?

credere agopunturaQualche giorno fa in studio una paziente mi faceva questa domanda: “…ma all’agopuntura… quanto serve crederci?”. Ho già scritto in merito a questo aspetto ma penso non sia mai troppo cercare di fare chiarezza su questo argomento talora usato anche da colleghi medici e anche agopuntori in modo scorretto.

Se un paziente non crede che l’agopuntura possa giovargli non dovrebbe essere una scusa per dirgli che l’agopuntura a lui non potrà giovare e che perde solo del tempo. Eppure mi succede di sentirlo dire.

Potremmo mai dire che un antibiotico non serve se non siamo convinti di prenderlo?

L’antibiotico è un farmaco che segue un meccanismo chimico; l’agopuntura produce reazioni chimiche interne, ancora poco conosciute e calcolabili, ma è ormai riconosciuto da tutti che questo è il meccanismo finale di azione di un qualsiasi trattamento di agopuntura.

Non è indispensabile avere fede oppure un’idea romantica della vita ma è assai utile quando siamo in difficoltà e anche questo è noto a tutti. Lo diceva il filosofo Pascal: “Non hai niente da perdere nell’avere fede” e lo confermano numerosi studi scientifici, credere nell’efficacia di  un farmaco si chiama effetto placebo e anche questo non nuoce a nessuno.

Non solo non nuoce: è più che evidente che è utile a noi stessi, perché il pensiero va nella direzione della guarigione e di nuovo questo meccanismo psichico si traduce poi in un corrispondente chimico ormonale e neurotrasmettitoriale  che viaggia nel nostro organismo migliorando neurobiologicamente la salute in senso lato.

Aggiungerei che nel caso dell’agopuntura è come se al nostro trattamento, che inizialmente è un gesto fisico che si traduce in una attivazione energetica e poi successivamente chimica, aggiungessimo un potenziamento interno; una sorta di motorino acceso in più.

Guardando i miei pazienti durante il loro trattamento, ho pensato spesso sembra “una trasfusione di energia”, diventa facile capire che predisponendosi mentalmente a tale trattamento in modo corretto è come se  alcuni la ricevessero goccia a goccia e con difficoltà, tipo un fuori vena, e altri fossero capaci di ricevere un flacone da un litro in mezz’ora.

Ecco che si potrà per alcuni pazienti volerci più pazienza e qualche seduta in più certamente.

In termini energetici e psicologici si parla di chiusura o apertura. E’ chiaro quindi che mettendosi sulla difensiva, ossia in chiusura, il dosaggio potrebbe essere insufficiente a dare il risultato desiderato ma questo non significa in nessun modo che non si possa generare un miglioramento ci vorrà solamente più tempo e più lavoro.

Dovremo lavorare in particolare sulla fiducia e sul rilassamento per migliorare la condizione di chiusura

In questi casi diventa  fondamentale un lavoro specifico sia fisico che psichico, con l’aiuto di una parola in più, l’utilizzo di una  respirazione volontaria, di specifici olii essenziali rilassanti e di molta attenzione e cura dell’ambiente. La musica adatta, la luce soffusa, la temperatura perfetta, così come la posizione migliore e il giusto tempo del trattamento.

Non è sempre facile avere tutto questo con prezzi accessibili ma ritengo valga la pena provarci.

Ricette ghiotte per celiaci: pan di ramerino – by Gabriella

mini-pan di ramerino senza glutineSenza glutine, senza latte, senza uova, il pan di ramerino è un pane dolce tipico di Firenze e della sua provincia. Ramerino in toscano è il rosmarino. E’ una ricetta medievale che si è tramandata fino a noi quasi inalterata. Un tempo era preparato il Giovedì Santo, portato in chiesa a far benedire e mangiato il giorno di  Pasqua. Oggi si trova in tutti i forni fiorentini in qualunque periodo dell’anno. Sapori e profumi antichi che sanno di buono…

Quando vivevo a Firenze, il pan di ramerino era uno dei miei dolci preferiti. Il rosmarino e l’uvetta danno al pane un sapore e un profumo molto particolare, invitante, goloso…

Non potendo più mangiare il pan di ramerino nella sua versione originale… ho deciso di riproporre quei sapori, quei profumi, quei ricordi in questa versione senza glutine che vi racconterò.

In una ciotola mettete 100g di farina di riso integrale, 50g di farina di ceci e un pizzico di sale. Scaldate l’olio extravergine d’oliva (30 ml) con gli aghi di rosmarino. Vi consiglio di utilizzare il rosmarino fresco. L’olio non deve friggere, appena sfrigola, spegnete e fatelo raffreddare. Mescolate le farine e aggiungete 200 ml di latte di riso e l’olio aromatizzato al rosmarino. Nel frattempo sciogliete in mezzo bicchiere di latte di riso un cucchiaino e mezzo di semi di psyllium. Dopo circa 10 minuti aggiungete il gel all’impasto.

Lo psyllium è una pianta officinale diffusa nel bacino del mediterraneo.

I piccoli semi neri, solitamente, sono utilizzati come lassativo naturale. Contengono una mucillagine che a contatto con l’acqua o altro liquido aumenta di volume e il gel che producono serve a rendere meno friabile il pane senza glutine. Lo psyllium si trova solo in alcuni negozi di alimenti biologici più forniti o facilmente reperibile su internet.

Amalgamate all’impasto 25g di granella di semi di lino, di girasole e di zucca, 50g di uva sultanina e tre fichi secchi a piccoli pezzi. Vi consiglio di utilizzare frutta secca biologica; poiché quella non bio è solitamente trattata con anidride solforosa (E220 conservante, sbiancante ecc.). Infine unite all’impasto la polvere lievitante biologica a base di succo d’uva. Ponete l’impasto in uno stampo da plum-cake foderato con carta da forno e infornate a 180° per circa 55 minuti.

Servite a colazione o a merenda.

Serata dedicata alla Primavera secondo la Medicina Cinese

primaveraSe qualcuno non avesse ricevuto la newsletter e desiderasse riceverla ci scriva pure; saremo lieti di inserirvi nella nostra mailing list!

Per ora non esiste ancora un calendario preciso sui Giovedí della Salute. Grosso modo cercheremo di mantenerci regolarmente al primo giovedì di ogni mese ma gli argomenti saranno costruiti passo passo.

Il prossimo del 3 Marzo, ad esempio, sarà dedicato alla Primavera che tutti voi avete già sentito nell’aria; secondo il calendario cinese infatti siamo già entrati da quasi 4 settimane in questa particolare e amata stagione che però offre, per alcuni soggetti predisposti, dei disturbi anche talora fastidiosi come un aumento delle vampate per chi è in menopausa, un aumento della stanchezza, giramenti di testa e vertigini, peggioramento di cefalea e disturbi cervicali. E non per ultima importanza gastriti e coliti stagionali soprattutto sui più sensibili.

Vi parleremo del fegato come organo imperatore della Primavera dominata dall’elemento legno e di come applicare nozioni semplici alla nostra vita quotidiana per armonizzarci a questa stagione che ormai sta per partire al galoppo.

Vi ricordo di iscrivervi in tempo telefonando al 02 9603260, i posti sono per ora ancora pochi.

 

 

Sanità e fisco come complicare il nostro lavoro di medici: il Sistema Tessera Sanitaria

fisco e sanitàPremesso che a me già girano le palle degli occhi… quando per ogni fattura devo scrivere a mano nome, cognome, indirizzo e codice fiscale magari per un incasso di 50 euro (per non dire di questi 50 euro cosa il fisco in pratica si trattiene veramente al netto delle mie intere spese), il problema vero è… il tempo!

Il tempo impiegato a scrivere i dati, aggiungere la marca da bollo che poi mi dispiace farmi rimborsare, leggere sulla carta sanitaria o carta di identità il codice fiscale del paziente scritto a dire poco in modo illeggibile (più piccolo di così si muore!) soprattutto a fine giornata, si somma a quello di tutte le altre incombenze diventando davvero una quantità incredibile! Un lavoro che teoricamente dovrebbe essere svolto da una segreteria ma non è detto che un libero professionista possa permettersene una, soprattutto se non vuole caricare il paziente di ulteriori spese e che, fino ad oggi, già era un notevole carico.

Dal 2015 esiste un nuovo controllo dei dati fiscali per cui ogni fattura fatta ai pazienti deve essere comunicata per via telematica al Sistema Tessera Sanitaria del Ministero della Salute. Ogni commercialista si è quindi dotato di un programma per verificare i codici fiscali e non rischiare multe. Peccato che per comprovare la corretta digitazione del codice fiscale servano non solo il nome  e il cognome ma anche il secondo nome (se presente nell’anagrafica), un secondo nome che quasi mai il paziente segnala al momento della compilazione della fattura.

Ed ecco che a noi, per ogni codice fiscale basato anche su questo secondo nome, spetta spesso richiamare il paziente per farsi dare il nominativo per esteso. In termini pratici una follia.

Ma ancora non è tutto! Per ogni nuova fattura emessa nel 2016 dobbiamo informare il paziente che senza una sua opposizione siamo tenuti dalla legge vigente a inviare le fatture e quindi le sue spese mediche, al Sistema Tessera Sanitaria, per la gestione del 730 precompilato. Un lavoro questo che il commercialista ovviamente non farà gratuitamente rincarando le sue personali spese, ma soprattutto un’informazione necessaria che a mio parere diventa una violazione della privacy nel caso in cui non ci soffermiamo a spiegare la cosa in maniera precisa al paziente.

Ma il tempo che perdiamo a spiegare tutto questo al nostro cliente chi lo paga?

Lo stato vuole in pratica sapere quanto voi avete speso in termini di sanità privata e da adesso lo vuol fare in modo corretto ovvero informando il soggetto. Solo che questa volta sono i pazienti l’oggetto del controllo.

Se avete speso molto non vuole dire che siete persone attente alla propria salute, persone che magari si privano di alcuni piccoli lussi come andare al ristorante oppure acquistare vestiti di ultimo grido o di marca. Non vuol dire che avete fatto in modo di far risparmiare lo stato facendo un lavoro di prevenzione sulla vostra salute… per questo fisco assurdo vuole solamente dire che potreste anche essere degli evasori!

Il problema comunque alla fine è sempre il tempo del professionista, perchè per ogni paziente occorre spiegare la novità e anche fargli proprio la domanda diretta, perchè se il paziente desidera opporsi alla trasmissione delle sue spese mediche, esiste una formula specifica per farlo, che deve essere apposta in calce alla fattura delle prestazioni e controfirmata dal paziente. Nella fattispecie la frase è:

“Ai sensi dell’art. 7 del D.LGS 196/2003, il paziente, ex art.3 comma 1 del D.M 31/7/ 2015 esercita opposizione all’invio telematico di cui all’art.2 comma 1 del 31/72015”

Peccato che, tra spiegazione, giusto tempo di riflessione da parte del paziente, eventuale timbro e firma dell’opposizione, il tempo vola via e, almeno per quanto mi riguarda, sono ben altre le cose alle quali vorrei dedicarmi con attenzione anziché subire quello che ritengo non essere altro che un furto della cosa più preziosa che abbiamo: il nostro tempo.

Lascio a voi i commenti del caso e le considerazioni personali su queste idee geniali che ci aspettano nel 2016.

Educazione all’autotrattamento

Giovedi 4 Febbraio abbImparareiamo dato inizio  ai nostri Giovedí della salute con la serata dedicata all’autotrattamento.

Nella mia premessa iniziale ho insistito sull’importanza del lavoro su di sé e sul concetto di alleanza terapeutica basata non su un atteggiamento passivo del paziente ma attivo a tutto tondo.

La paura del “fai da te” è un sistema per non mettersi in gioco, da parte del paziente e da parte del terapeuta, che in molti casi teme di perdere il suo paziente. Con le tecniche spiegate nella nostra serata è impossibile farsi del male, al massimo se il lavoro non è fatto bene non si produce il risultato desiderato.

Sappiate che è molto più pericoloso il non fare nulla, il convincersi che niente può giovare, è  come mettere il ghiaccio sul dolore. Momentaneamente sembra anestetizzato ma poi peggiora. Peggiora sempre! E’ un errore tramandato da alcuni colleghi ortopedici, l’idea che il ghiaccio sul dolore possa giovare.

Il ghiaccio è utile solo sul trauma o intervento e solo come primo intervento, arresta il sangue e quindi l’edema. Ma su un dolore cronico il ghiaccio rallenta il processo di guarigione spontanea, impedisce la normale circolazione del sangue. Avete mai sentito dire che i dolori cronici migliorano dopo una bella giornata fredda?

Il lavoro su di sé muove, fa circolare e quindi facilità il percorso di guarigione. E questo sia in termini fisici che emotivi.

Ho conosciuto 3 tipi diversi di pazienti, i primi sono quelli che non si fidano, sono pronti a smettere i trattamenti dopo meno di 6/10 sedute nonostante siano stati decisamente meglio dopo anni di sofferenza. Sono quelli che vengono da noi e nello stesso tempo da altri 100 specialisti e fanno una confusione incredibile su cosa faccia loro veramente bene. Questo primo gruppo ottiene un beneficio minimo e spesso vanificato in breve tempo.

Il secondo gruppo sono pazienti che si affidano e proseguono a lungo. Questi mediamente migliorano i loro disturbi anche molto ma ad un certo punto si fermano. Il loro è di solito un atteggiamento passivo dove non è possibile pensare a un ulteriore cambiamento. Non sono disposti a fare gli esercizi prescritti, non sono disposti a cambiare alcune abitudini alimentari. A ben guardare sono i pazienti per noi più vantaggiosi in termini economici!

Il terzo gruppo si affida totalmente ma partecipa, si mette in gioco, viene con piacere a farsi trattare perché coglie un opportunità di cambiamento. Talora cambia anche senza che siamo noi a chiederlo. Anticipa le nostre richieste ed è pronto ad eseguire con fiducia ed entusiasmo gli esercizi, la dieta e le manovre di autotrattamento proposte. Questa tipologia di paziente è quella che continua a venire da noi anche solo come prevenzione e come piacere di farsi del bene e non più per necessità. Il suo è un completo cambiamento e presa in carico di sè.

Non vi nego che di pazienti così ce ne sono pochi e vederli trasformarsi piano piano è una gioia immensa.  Il nostro obiettivo e desiderio è quello di averne il più possibile. Ecco perché continuiamo ad insistere sull’autotrattamento.

Quello da noi proposto utilizza degli strumenti a punte capaci di agire in maniera similare agli aghi ma senza bucare veramente la pelle. Le punte agiscono non solo sulla pelle arrossandola e richiamando sangue in superficie ma molto più in profondità modificando le secrezioni di endorfine e di moltissimi altri neurotrasmettitori.

E’ possibile applicare un piccolo protocollo capace di agire sull’intero corpo come abbiamo proposto nella nostra serata usando gli innumerevoli punti attivi presenti sui polsi e sulle caviglie  ma anche  sulle ginocchia, sulle mani e sui piedi. In questo modo attiviamo a livello cerebrale dei microcircuiti neuronali che sono in realtà delle rappresentazioni olografiche dell’intero corpo.

Possiamo invece lavorare su un dolore specifico attivando un preciso circuito di punti in grado di muovere maggiormente il sangue e l’energia in quello specifico punto doloroso dove può esserci una patologia infiammatoria oppure degenerativa. In entrambi i casi la circolazione, aumentando nel primo caso, rimuoverà le tossine dell’infiammazione e nel secondo caso aumenterà il nutrimento dei tessuti degenerati migliorandone il trofismo cellulare.

Per fare questo in modo completo e preciso la cosa migliore è quella di fare una seduta unicamente dedicata all’educazione del vostro personale programma di trattamento e dei vostri personali esercizi motori. Successivamente potrà essere utile fare dei controlli con una ricorrenza mensile, trimestrale o semestrale, rivedendo insieme il lavoro e focalizzando magari l’attenzione su alcuni dettagli importanti.

Capodanno cinese 2016: anno della Scimmia di Fuoco – Bazi

capodanno-cinese-2016-anno-della-scimmia-di-fuocoCon l’8 di Febbraio inizia secondo il calendario cinese la primavera e con essa il nuovo anno, in questo caso l’anno della Scimmia di Fuoco, composto dal ramo celeste Bing o Fuoco yang e dal tronco terrestre Shen Metallo yin.

Il tronco terrestre Shen è collegato all’animale scimmia e il ramo celeste Bing al suo elemento associato, il fuoco da cui Scimmia Rossa o Red Monkey o anche Fire Monkey.

Il metallo yin rappresenta i metalli preziosi come l’oro, l’argento e il platino a differenza del metallo yang che invece rappresenta metalli più grossolani come il ferro e l’acciaio la cui utilità viene espressa da un utensile e da una funzione precisa. Il metallo yin ambisce a un ruolo meno pratico e utile ma più estetico e simbolico.

Si tratta come l’anno scorso di una coppia di elementi formata da nonno e nipote, un controllore e un controllato, il fuoco che controlla il metallo. Una bellissima immagine può sorgere nelle nostre menti, per esempio una fornace di fiamme ardenti che fonde l’oro per farne un anello.

Il metallo yin come l’oro necessità del fuoco per diventare un gioiello. Solo allora la sua natura prenderà una forma e con essa potrà esprimere al meglio la sua bellezza e il suo messaggio.

In tempi duri parrebbe più adeguato un utensile da lavoro a un gioiello da mettere in mostra.  Per molte persone il gioiello è un oggetto inutile e viene snobbato e spesso giudicato come non indispensabile e come un vezzo oppure un capriccio.

Tuttavia anche il gioiello rappresenta una cosa dalla quale non dobbiamo mai separarci, l’arte del creare un oggetto per il gusto di cercare la bellezza, di indossarla con consapevolezza come celebrazione della vita e del piacere e infine di regalarla come inno all’amore.

Che quest’anno possa regalarci la lucidità dell’oro nel quale rispecchiarci e la capacità di vivere e donare piacere fine a se stesso.

 

Pagina 1 di 361234567...Ultima »

Iscrizione Newsletter

Privacy & Cookies

Questo sito non utilizza cookies di profilazione. Quindi, secondo la normativa vigente, non è tenuto a chiedere consenso per i cookies tecnici e di analytics, in quanto necessari a fornire i servizi richiesti.

Puoi trovare maggiori informazioni sulla privacy& Cookie policy di questo sito qui:
Privacy policy

Translator

Un post a caso

  • Influenzare e farsi influenzare
    Proprio oggi viaggiando in macchina mi sono trovata a pensare a quanto sia facile farsi influenzare dall’ambiente circostante nostro malgrado e come la cosa spesso anzi quasi sempre passi nel regno del non riconosciuto. La …