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Prevenire le malattie da raffreddamento

freddo-1Secondo il calendario cinese con il 7 Novembre l’inverno è già iniziato; in quel giorno in molti paesi Europei a bassa quota si è mostrata la primissima nevicata. Una cosa curiosa questa, mi ricordo che a febbraio di quest’anno con il primo giorno di primavera del calendario lunare  ho potuto ascoltare i primi tuoni durante quasi tutta la notte.

E il tuono sta alla primavera come la neve all’inverno, non trovate?

Questo per dire che la natura si presenta puntuale ai suoi appuntamenti anche se molte volte non ce ne accorgiamo per niente e potrei aggiungere che sono molte le piccole cose di cui neanche ci accorgiamo più. Con San Martino il mondo contadino ricoverava il bestiame e si preparava per l’inverno, il mondo moderno corre al lavoro accorgendosi tuttalpiù di quanto le giornate si siano accorciate e le temperature serali e mattutine siano in discesa.

L’elemento di questa stagione è l’acqua e il suo trigramma formato da due linee spezzate  yin che racchiudono una linea intera yang, ci da la prima grande informazione; lo yang si trova dentro, la forza è nascosta all’interno. Ed è proprio all’interno che anche noi dobbiamo andare esattamente come gli alberi.

La mia insegnante di yoga dice con un meraviglioso accento californiano che è il cuore che dobbiamo accendere e ammorbidire e questa direzione è quella che ci consente in primis di entrare dentro di noi, non attraverso la mente che spesso ci lascia fuori da noi stessi, totalmente frammentati e ancorati al mondo delle aspettative e del giudizio. Il cuore inteso come dimora del sé ci consente di vedere la dimensione di noi stessi e la nostra forza.

L’asse cuore-rene, conosciuto come Shao Yin è un equilibrio tra fuoco e acqua, dove l’acqua controlla il fuoco e il fuoco riscalda l’acqua facendola circolare in tutto il corpo. Entrando nel cuore possiamo contenere la paura e il senso di incertezza sul nostro avvenire, la paura della morte e dell’invecchiamento che sono collegati con il rene.

Accendere le candele e le luminarie altro non è che un simbolo, un gesto che in questa stagione più che in altre dovremmo compiere dentro di noi nella nostra vera casa, il cuore. Per evitare efficacemente le malattie da raffreddamento la prima cosa è restare attenti e svegli.

I virus quando si trovano sulla soglia del nostro corpo possono ancora essere combattuti con le nostre energie difensive, il prurito in gola e nelle narici, la pelle d’oca e i brividi possono essere i primissimi segni di allerta. In questo caso riscaldare immediatamente il corpo e farlo sudare è un ottimo sistema per far uscire il patogeno.  Un te caldo al pepe e cannella, oppure un brodo caldo e piccante oppure una tisana bollente allo zenzero sono validissimi strumenti dietetici capaci di buttare fuori il freddo dalla superficie. L’utilizzo di alcuni oli essenziali per disinfettare l’ambiente con il timo e il ravensara; sono ottimi antivirali. Anche alcune sostanze fitoterapiche possono aiutarci se prese al momento giusto.

Alcuni gesti comunemente considerati come efficaci in caso di raffreddore sono invece da evitare: una grossa spremuta di arancia per esempio raffredderebbe ulteriormente il corpo e una bella tazzona di latte caldo con miele favorirebbe la formazione  dei catarri.

Diversamente quando il virus influenzale è entrato tutti lo sentiamo arrivare come una bastonata, ci sentiamo stanchissimi e doloranti ed è proprio in questa situazione che non serve fare gli eroi. La cosa più sensata è riposare e dormire il più possibile meglio se con dei rimedi fitoterapici specifici per ottimizzare la risposta del corpo. Ma soprattutto cerchiamo di non resistere inutilmente per ore al lavoro diffondendo così il virus ad un numero maggiore di persone. La vaccinazione antiinfluenzale si pone come primissimo obiettivo la limitazione dell’infezione in senso endemico e su questo aspetto credo che dovremmo lavorare con una sensibilizzazione maggiore sul senso di responsabilità nei confronti del prossimo.

Buon inizio inverno a tutti.

Ricette ghiotte per celiaci: Crocchette di zucchine con salsa alla curcuma – By Gabriella!

crocchette-di-zucchine-1Antipasto sfizioso… semplice e veloce da realizzare.

Lavate e tritate grossolanamente tre zucchine di medie dimensioni.  Dopo qualche minuto strizzatele in modo da eliminare tutta l’acqua di vegetazione.

Versate in una ciotola 50g di farina di piselli, un pizzico di sale, due cucchiai d’olio extravergine d’oliva e dell’acqua tiepida, in modo da ottenere una mousse che servirà da base per le crocchette.

Condite le zucchine con un pizzico di sale e una manciata di menta secca. Amalgamate la crema di piselli con le zucchine e ricavate delle piccole crocchette tonde e schiacciate, passatele nel pangrattato e disponetele in una teglia rivestita da carta da forno; infornate a 180° per circa 35 minuti.

Vi consiglio di utilizzare un pangrattato biologico a base di farina integrale di riso o di cereali integrali (mais, riso, grano saraceno e miglio), reperibile nei negozi di alimentazione naturale.

Se avete difficoltà a trovare la farina di piselli potete prepararla a casa con l’ausilio di un mixer, utilizzando i piselli secchi o, più facilmente, i fiocchi  di legumi.

Per accompagnare le crocchette vi suggerisco di preparare la salsa alla curcuma a basa di latte di soia. La realizzazione è semplicissima: versate nel bicchiere del frullatore 100ml di latte di soia, preferibilmente biologico, il succo di mezzo limone, un pizzico di sale e un cucchiaino di curcuma in polvere.
Azionate il frullatore e versate, molto lentamente, 150 ml di olio extravergine d’oliva. Se preferite una crema più leggera, potete utilizzare l’olio di riso in alternativa a quello d’oliva che da maggiore corposità alla salsa.

Basteranno pochi minuti per ottenere una salsa densa e soffice… pronta per essere servita.

LISTA DELLA SPESA

Crocchette di zucchine

·       3 zucchine
·       50g di farina di piselli
·       2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
·       menta secca q.b.
·       sale marino integrale
·       pangrattato senza glutine biologico q.b.

Salsa alla curcuma

·       100 ml di latte di soia biologico
·       150 ml di olio extravergine d’oliva (oppure olio di riso)
·       succo di mezzo limone
·       1 cucchiaino di curcuma in polvere
·       sale marino integrale

Fitoterapia cinese: il boom della Curcuma e quello che molti ignorano

Negli ultimi anni la vendita e l’utilizzo della curcuma in estratto secco sono in continuo aumento e lo stesso possiamo dire sul numero di ricerche scientifiche indirizzate allo studio dell’azione che questa sostanza fitoterapica ha sul corpo umano, sottolineandone in particolar modo gli effetti antiossidanti e protettivi così come gli effetti antineoplastici e antinfiammatori.

Tuttavia gli effetti  della curcuma che oggi sono noti a tutti confermano nozioni che, a ben guardare, risalgono alla notte dei tempi. Sono infatti millenni che in fitoterapia cinese la curcuma viene usata in preparati fitoterapici ad azione medicamentosa.

Dai testi classici di fitoterapia cinese sono diverse le sostanze attive ricavate dalla pianta della curcuma; si può  usare la radice (parte della pianta sotterranea che decorre verticalmente deputata alla raccolta del nutrimento) Radix Curcumae  o Yi Jin, oppure il rizoma (parte anatomica sempre sotterranea che decorre orizzontale e deputata alla riserva di nutrimento) di cui esistono molteplici varianti: Rhizoma Curcumae Zedoaria o E Zhu,  Rhizoma Curcumae Longae o Jiang Huang, Rhizoma Curcuma Aromatica o Yu Yin, e Rhizoma Curcuma Kwangsiensis o Guang Xi E Zhu

Possiamo da subito vedere che, partendo da una semplice sostanza definita genericamente curcuma, possiamo scegliere e usare 5 diverse sostanze fitoterapiche ognuna delle quali può essere usata e conosciuta per una specifica e precisa azione. Questi antichi testi di fitoterapia sono il frutto di innumerevoli anni di lavoro dedicato, con un metodo che anche se antico e non verificato al microscopio o mediante dosaggi molecolari personalmente considero a tutt’oggi estremamente raffinato e complesso e di grande utilità terapeutica.

La farmacologia moderna  si limita a studiare nel dettaglio le singole sostanze, nel caso specifico della  curcuma è in grado di dosare ogni singola molecola in essa contenuta, attribuendo a ognuna di loro una specifica funzione. Ecco che l’azione della curcuma viene grandemente attribuito alla curcumina in esso contenuto.

Trovo incoraggiante e confortante lo scoprire e accertare la validità di alcuni prodotti appartenenti alla fitoterapia cinese ma è il modo in cui si utilizzano queste nozioni che mi lascia perplessa. Nessuno si informa su come venisse utilizzata in passato o su quali siano i modi migliori per assumerla e in quali circostanze specifiche.

Da oggi nella visione della medicina preventiva la curcuma fa bene a tutti  o quasi e la si consiglia come prodotto anti-aging a dosaggi relativamente alti. Nei testi di farmacologia cinese classici sia Yu Jin, Jiang Huang che E Zhu sono considerati come sostanze che muovono vigorosamente il sangue. Troviamo come controindicazioni generali la gravidanza e lo stato di deficit generalizzato ma anche la mancanza di una stasi di sangue.

Quindi in buona sostanza un paziente con una patologia cronica oppure già trattato con la chemioterapia potrebbe non essere un soggetto adatto, e lo stesso potremmo pensare di un soggetto sano senza segni di stasi di sangue. Si deve inoltre considerare l’importante interazione con gli antiaggreganti che possiamo considerare come farmaci largamente usati nella prevenzione cardiovascolare  e soprattutto con gli anticoagulanti.

Le sue ormai note azioni antinfiammatorie, antineoplastiche, protettive cardiovascolari, antilipidemiche, ipoglicemizzanti, antibiotiche sono solo una microscopica parte delle possibilità farmacologiche della fitoterapia cinese che annovera, pensate, oltre 5767 sostanze la maggior parte delle quali a noi interamente sconosciute. Fra le sostanze fitoterapiche più usate oggi in Fitoterapia cinese  si contano circa 40 piante aventi come azione quella di muovere il sangue e di rimuovere le stasi.

Fra queste citiamo Yan Hu suo (Rhizoma Corydalis), Taoren (Semen Persicae) , Moyao (Myrrha), Ruxiang (Gummi Olibanum), Chuan Xiong (Rhizoma Ligustici), Wang Bu Lui Xing (Semen Vaccariae) e molte altre ancora, tutte molto più usate nelle ricette antiche ma a noi sconosciute principalmente perché non si tratta di sostanze usate anche nella comune alimentazione e il loro utilizzo, trattandosi di veri e propri rimedi, richiede dosaggi più controllati e precisi e una conoscenza maggiore della materia medica.

L’arte di usare la fitoterapia è data dalla possibilità di personalizzare il rimedio sulla costituzione fisica del paziente e per fare questo i rimedi vengono mischiati tra di loro in ricette che ne valorizzino l’effetto adattandosi alle esigenze di chi le assume. Nel caso di un paziente particolarmente debole si può associare a dei tonici e dosare con cautela per esempio.

Focalizzare tutta l’attenzione su un singolo rimedio senza mostrare un minimo di curiosità sulla sua storia è già stato fatto con il Ginseng non senza aver poi perso attenzione per le frequenti problematiche quando prescritto per lungo tempo a soggetti con una costituzione non adatta.

Non esiste al mondo una sostanza fitoterapica che possa essere assunta da tutti, a vita e in modo indiscriminato. Il dosaggio deve essere calibrato e modificato a secondo delle circostanze e se possibile associato ad altri rimedi. Non possiamo decidere che la mela è l’unico frutto da mangiare escludendo tutti gli altri frutti e sapori dalla nostra dieta. Così facendo sbilanceremo un equilibrio dato dalla natura.

E’ sempre la visione di insieme che ci manca, anche se sappiamo calcolare e costruire sequenze di reazioni biochimiche in modo perfetto e isolare le singole molecole di una sostanza complessa. Ci manca l’umiltà di guardare anche indietro o se preferite di riconoscere che non stiamo scoprendo in realtà niente di nuovo, niente che migliaia di anni fa non si sapesse già.

Ci manca la voglia di prendere i testi antichi e perderci gli anni a leggere e studiare la vastità del loro contenuto.

Agopuntura: un reset neurotrasmettitoriale

reset-neuroIn Italia l’agopuntura, nella sua importante azione riabilitativa, viene spesso dimenticata dai medici ortopedici e fisiatri. Si crede che abbia soprattutto un effetto psichico e tutt’al più puramente analgesico, alla stregua di una sostanza chimica morfinosimile  che si estingue gradualmente lasciando il quadro nella stessa identica situazione di prima.

Oggi la risposta chirurgica al dolore osteoarticolare sembra offrire sempre più possibilità terapeutiche grazie a interventi di microchirurgia altamente specialistici con rischi e degenza sempre più ridotti. Si risolvono brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, una lesione cartilaginea, un’ernia discale, oppure frattura ossea, si rimuove  con precisione una malformazione congenita o una tumefazione a carattere compressivo.

L’agopuntura sembra prendere gradualmente distanza dalle normali proposte riabilitative di protocollo forse anche per assumere una veste scientificamente più considerata e valutata.  E’ giusto usufruire delle nuove tecnologie di cui si dispone ma ricordiamoci che l’atto chirurgico anche perfetto e raffinato non sempre garantisce un’altrettanto perfetta risoluzione del dolore e neanche un perfetto recupero funzionale.

Può accadere che nella fase post-chirurgica diventi difficile rimuovere completamente la terapia antalgica e antiinfiammatoria e si debba ricorrere magari ad altri farmaci e talora anche limitare e trascurare la fisioterapia e il suo importante apporto sul recupero funzionale.

Eppure la lesione è rimossa: come mai non si percepisce il miglioramento dei sintomi da tutti atteso?

La medicina cinese, nonostante sia forse la più antica forma di ragionamento medico, trova la risposta nel considerare da un lato l’aspetto puramente fisico e dall’altro quello funzionale e energetico di ogni tessuto e organo. Dopo un intervento chirurgico, così come dopo un trauma, la parte colpita è spesso funzionalmente alterata. Se avessimo un computer faremmo un reset, non smetteremmo di usarlo e soprattutto non avremmo dubbi sul da farsi.

Di questo strano comportamento nervoso abbiamo preso coscienza quando il trauma avviene a livello del cranio; in quel caso si parla di commozione cerebrale definendo uno stato alterato delle funzioni cerebrali transitorio in assenza di una lesione vera e propria.

La differenza tra agopuntura e terapia farmacologica si trova proprio in questa possibilità, non solo di ridurre l’infiammazione e il dolore attraverso una migliore circolazione sanguigna dell’area colpita e grazie alla secrezione di sostanze analgesiche naturali chiamate endorfine, ma anche di stimolare il reset naturale del sistema organico riattivandone in modo progressivo la funzione persa.

L’agopuntura riduce il dolore, migliora la funzione trofica del tessuto, migliora il tono dell’umore, rilassa la muscolatura contratta e il sonno. Il paziente velocemente si sente più energico e diventa in grado di affrontare con più serenità e grinta il suo percorso fisioterapico.

Un valido aiuto in campo riabilitativo che dovrebbe affiancare il paziente in esiti post-traumatici e post-chirurgici  così come il paziente affetto da dolore cronico.

La coppettazione non è solo una moda

coppette-cupping-therapyChi non ha mai provato almeno una volta questa terapia non è in grado di capire la sensazione fisica che questa tecnica millenaria caratterizzata da un azione vacuum è capace di generare sui tessuti muscolari contratti e sugli organi interni.

Un muscolo contratto e sovraffaticato, una rigidità articolare, un colpo di freddo ma soprattutto la pesantezza legata all’entrata dell’ umidità sono indicazioni che trovano nella coppettazione una veloce e sorprendente efficacia.

Non stupisce quindi che atleti professionisti la utilizzino preferendola ad altre metodiche di terapia fisica. In particolare negli sport acquatici dove l’affaticamento muscolare si accompagna al freddo dell’acqua l’azione della coppettazione è fondamentale e insostituibile.

L’origine di questa tecnica proviene dall’antica medicina cinese  dove veniva usata in associazione alla fitoterapia e all’agopuntura per curare diverse patologie interne. Nel corso degli anni questo metodo è giunto in Europa come rimedio naturale tramandato dai nonni  utilizzato in modo specifico per trattare stati  febbrili, bronchiti e polmoniti.

A ogni Olimpiade vengono scritti articoli dedicati ai cerchi rossi sulla pelle lasciati dalla coppettazione oggi chiamata preferibilmente cupping therapy. Ho letto diversi articoli e quello che emergeva sempre nei diversi scritti era il far emergere questa metodica terapeutica come una tendenza da Vips più che una soluzione specifica di alcuni disturbi, quasi come si trattasse di una stravaganza altolocata.  Negli articoli emergeva sempre un velato scetticismo sulla loro efficacia antidolorifica sempre preceduta da “un pare che” mentre si sottolineava soprattutto la mancanza di una approvazione scientifica e la sua possibile pericolosità se fatta da mani non esperte. Invece gli effetti di questa terapia sono fantastici e non è un caso se viene scelta da sportivi di altissimo livello e da personaggi dello spettacolo

Oggi la coppettazione può essere fatta con le tradizionali coppette di vetro rese  attive ovvero capaci di creare una azione vacuum attraverso la fiamma come nel film Karate Kid (in cui venivano chiamate “coppette di fuoco”) ma possono anche essere coppette di plastica messe sotto vuoto da specifiche pompette. Gli strumenti sono sempre più sofisticati e semplici nella loro applicazione esistono coppette con uno specifico manometro capace di controllare la suzione in modo preciso e ripetibile.

Con i tempi che corrono  basta poco per generare tanto rumore per nulla. Ecco che gli ematomi dati dall’azione vacuum sono messi all’indice da molti colleghi medici e talune volte dai parenti dei pazienti. E’ necessario avvisare i pazienti con cura prima di procedere al trattamento ma è possibile avere un’azione delicata e controllata data dall’esperienza di chi la pratica e dalla sua serietà.

La forza vacuum e il tempo di applicazione devono essere correttamente applicati a seconda della zona da trattare, del tipo di pelle, dell’età del paziente e adeguate a seconda del caso. In caso contrario si possono generare dei flitteni (bolle di acqua o siero) che dovranno essere medicati con cura per non lasciare segni visibili. Tenete conto che anticamente  si cercava  l’ematoma e alcune volte anche il flittene per avere una maggiore azione terapeutica.

Quindi si tratta di uno squisito  problema estetico che una volta non si poneva neanche ma che oggi è giusto tenere in conto. In realtà nulla di veramente grave, se per esempio consideriamo i danni dati da una manipolazione sbagliata che può arrivare a un danno neurologico, oppure dalle possibili lesioni tendinee date dalle infiltrazioni cortisoniche  prescritte con grande facilità dai colleghi medici.

La coppettazione può essere fatta senza lasciare ne ematomi ne flitteni e con l’approvazione e la fiducia del paziente si può arrivare a ematomi controllati che passano in meno di una settimana. Non deve stupirci però se questa tecnica  è ancora troppo  poco usata dai fisioterapisti.  Da un lato i tuinaisti  e i medici agopuntori la tengono come una loro esclusiva metodica.  Dall’altra  può essere fatta con costi molto inferiori ai classici macchinari di elettroterapia proposti dalle fisioterapie, di nuovo non è la macchina ma l’esperienza del terapista a fare la differenza.

La tendenza oggi nella terapia chiamata conservativa ovvero non chirurgica è ancora quella di delegare la guarigione  a un farmaco oppure  a una macchina e non a un professionista nel campo della riabilitazione capace di applicare un ragionamento  diagnostico e scegliere la tecnica manuale più adatta. Personalmente credo che i fisioterapisti dovrebbero conoscere non solo l’anatomia e la fisiologia del corpo umano, come l’inserzione e l’azione dei diversi muscoli ma anche le potenzialità di alcune nozioni fondamentali di medicina cinese.  Solo unendo le diverse informazioni e conoscenze è possibile agire in modo completo sul paziente.

Ricette ghiotte per celiaci: Crema di peperoni rossi – by Gabriella

crema-di-peperoni-con-quinoa-e-avocadoRossi, verdi, gialli… i peperoni sono un’esplosione di colore tipica della stagione estiva. Originari dell’America del sud, furono importati in Europa nel sedicesimo secolo con altri frutti e ortaggi, prima di allora, sconosciuti nel vecchio continente.

Per la crema utilizzerò tre peperoni rossi di grandi dimensioni. Lavate e asciugate i peperoni e disponeteli in una teglia foderata con carta da forno. Solitamente i peperoni arrostiti si preparano sui carboni o alla piastra, in alternativa, per questa ricetta li prepareremo al forno con l’ausilio del grill.

Disponete i peperoni in forno a 200° per circa 50minuti, girandoli, di tanto in tanto, in modo da ottenere una cottura uniforme su tutti i lati. I tempi di cottura possono variare. Appena ultimata la cottura, estraete la teglia dal forno, con l’aiuto dei lembi della carta da forno, disponete i peperoni dentro un sacchetto di carta per alimenti, chiudetelo e aspettate che si raffreddino. Tale accorgimento serve per spellare facilmente i peperoni e renderli più digeribili.

Pulite i peperoni eliminando la pellicina, il torsolo e i semi; tagliateli a listarelle.

Affettate tre cipolle rosse dolci di piccole dimensioni, saltatele in padella, appena cotte unitele ai peperoni, aggiustate di sale e frullate. Se preferite, potete aggiungere alla crema di peperoni un po’ di mandorle tostate. Nel frattempo lessate la quinoa (150g). Affettate un porro, saltatelo in padelle con un po’ d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale, timo, menta e curcuma, infine aggiungete la quinoa.

Tagliate mezzo avocado a dadini.

Disponete la crema di peperoni in una ciotola, con al centro, una generosa cucchiaiata di quinoa,  decorate con dadini di avocado e un po’ di buccia grattugiata di un limone biologico e… come ultimo tocco… qualche goccia di limone.

Servite la crema appena tiepida… e buon appetito!

Agopuntura per limitare l’abuso di famaci analgesici

Ridurre i farmaciIl trattamento del dolore è oggi come da sempre una importante parte dell’arte medica che si affianca sempre a una diagnostica delle cause con l’obiettivo di poterlo eradicare andando alla sua radice. Oggi come oggi la risposta chirurgica sembra sempre quella più scientificamente valida e sensata, ma dai dati epidemiologici non sempre questa scelta terapeutica risulta risolvere il dolore in maniera definitiva.

Risolve sempre più brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, cartilaginea, discale, oppure ossea, rimuove una malformazione congenita, una tumefazione a carattere compressivo. L’atto chirurgico anche perfetto non garantisce pertanto una risoluzione del dolore. Capita quindi spesso che nella fase post chirurgica si passi a una terapia antalgica e antiinfiammatoria di fondo per sostenere i sintomi dolorosi.

La scelta fisioterapica post chirurgica a meno che non si tratti di protocolli ospedalieri noti comuni è ancora troppo poco sviluppata, ci si fida poco del fisioterapista indipendente fuori dall’ambiente ospedaliero perchè si teme possa anche danneggiare il percorso post chirurgico. Ecco che al di fuori dal sempre più breve protocollo riabilitativo istituzionale, la fisioterapia soprattutto nei casi complicati e difficili, come per esempio laddove il paziente si rechi in Svizzera interna per eseguire l’intervento, non è a mio parere sfruttata nel suo fondamentale potenziale di recupero dai colleghi medici.

Al paziente al quale persiste un dolore post chirurgico viene proposta dopo il fallimento delle terapie fisiche locali come la tecar, una dose maggiore di farmaco oppure un’associazione di altri farmaci con effetto sul sistema gabaergico ovvero sulla trasmissione del messaggio doloroso oppure direttamente sul sistema nervoso centrale usando antidepressivi e farmaci della categoria dei neurolettici.

Mai, dico mai, si pensa di associare l’agopuntura nella sua specifica e nota azione antidolorifica. E’ come se l’associazione non fosse possibile mentalmente, come se l’agopuntura non appartenesse alla categoria dei possibili trattamenti medici. Recentemente una paziente di 45 anni in terapia antidolorifica da oltre 6 mesi in seguito a un intervento chirurgico di riparazione del ciglio cotiloideo (cercine presente nell’articolazione dell’anca) non riusciva più a dormire a causa di un dolore acuto localizzato su tutto il bacino e su entrambe le anche.

Il suo curante le ha proposto oltre a una visita chirurgica specialistica che le proponeva una revisione chirurgica,  delle perfusioni di farmaco endovena per alleviare il dolore. Quando la paziente di sua iniziativa è venuta a studio aveva poche illusioni e speranze, il suo curante le aveva detto “signora l’agopuntura non le farà niente!“. Il desiderio però di stare meglio per poter partire in vacanza con la famiglia ha vinto su tutto. Ecco che mi sono trovata a dover fare il più possibile per alleviare il suo dolore in sole 5 sedute.

La paziente aveva paura di dirlo a voce alta ma si è sentita subito sollevata, il dolore notturno era sparito quasi completamente, il dolore durante la giornata era diventato sopportabile anche senza farmaci. La vita le stava sorridendo di nuovo. L’ho lasciata partire per le sue ferie che purtroppo non coincidevano con le mie. Ci rivedremo a settembre per continuare un lavoro non solo sul dolore ma anche sulla postura e sugli esercizi stabilizzatori dell’anca e del rachide.

Peccato non avere lavorato nell’immediata fase post chirurgica, peccato l’agopuntura resti nella mente di quasi tutti i medici una terapia complementare inutile e ascientifica. Ci sono comprovate evidenze sulla significativa partecipazione dei farmaci antinfiammatori nel peggioramento della funzionalità renale. Ci sono fior di evidenze sull’efficacia dell’azione antalgica data dall’agopuntura. Non usarla per ridurre gli effetti dannosi dei farmaci analgesici a lungo termine è il risultato di un comune modo di pensare che possiamo definire esclusivo che non ha niente di scientifico.

Ci auguriamo di allargare questa visione attraverso il dialogo e la condivisione di informazioni aumentando le nostre risorse terapeutiche affinché una si appoggi all’altra con fiducia e collaborazione piena.

Il porro in cucina: un gustoso alleato della nostra linea

Family_eating_lunch_(2)Il porro sostituisce da anni l’aglio e la cipolla nella mia personale cucina domestica e ora vi spiego perché…

Il suo nome è Allium Porrum e la sua famiglia è appunto la stessa delle sue sorelle più famose e usate, aglio e cipolla.

Le primissime coltivazioni documentate sembrano risalire all’epoca egizia e alcuni studiosi sono convinti che che le sue origini fossero celtiche risalenti addirittura a 3000 anni a.C.

Furono pare i Romani a portare il porro in Europa e sono diversi in quell’epoca gli utilizzi del porro per scopi terapeutici: “giova al sonno e alla voce” diceva Plinio il Vecchio, “allenta il nodo nuziale” diceva nei suoi Epigrammi Marziale alludendo alle sue qualità afrodisiache.

Ne “Il tesoro della sanità” scritto molto più avanti dal medico Castore Durante si legge: “provoca l’urina, facilita le mestruazioni, dissolve la ventosità, stimola Venere, cotto con le mele pulisce i polmoni , riduce l’asma, mangiato con il sale purga lo stomaco, cotto con la cenere risolve il mal di testa, toglie l’ubriachezza, sana i dolori colici, sana la tosse, migliora la voce e fa feconde le donne“.

Oggi  il porro viene considerato un alimento ipocalorico, privo di colesterolo e molto ricco di  minerali, fra cui il magnesio utile al cuore e ai muscoli, la silice e il calcio capaci di nutrire e rinforzare le ossa e l’acido fosforico che giova al sistema nervoso. Sono infine confermate le sue proprietà diuretiche, lassative, antigottose, antiemorroidarie. Rafforza il sistema immunitario, abbassa il livello di colesterolo, si considera utile nella prevenzione contro il cancro.

E per finire utile per la pelle che mantiene fresca e elastica.

Un alimento dai mille volti e proprietà che può quindi  essere usato con tranquillità e allegria nelle diete dimagranti  arricchendo di gusto e profumo i nostri piatti estivi.

Salute: Gestire l’eredità dei tuoi genitori

gestire-la-nostra-ereditàSembra una battuta invece si tratta di una cosa seria che non ha niente a che vedere con il patrimonio in termini di denaro ma con quello fisico con il quale veniamo al mondo. Il DNA di padri e madri ci appartiene, volenti o nolenti: dobbiamo quindi guardare ai nostri genitori con amorevole attenzione, perché alcuni problemi di personalità piuttosto che patologie e difficoltà fisiche potranno essere viste e curate con il giusto anticipo.

Le attenzioni e consigli salutistici lo sappiamo sono un infinità ma per ognuno di noi esiste un punto debole ed è proprio su quello che dovremo porre la maggior parte delle nostre cure preventive per renderlo più forte.

I nostri genitori possono farci da specchio per individuare in tempo utile questo punto; se abbiamo una famigliarità per il diabete cerchiamo di eliminare il più possibile i dolci, mangiamo noci e semi e usiamo la frutta per dolcificare il nostro palato, senza aspettare di vedere i valori di glicemia lievitare all’improvviso dopo i 50 anni.

Se invece abbiamo la stessa identica conformazione di schiena della mamma operata di ernia discale non aspettiamo di avere mal di schiena per eliminare i pesi della spesa e delle faccende domestiche e impegniamoci subito con gli esercizi preventivi.

Se i nostri genitori sono entrambi grassi stiamo attenti sin da giovani a non prendere peso e iniziamo un’attività sportiva o più di una da eseguire regolarmente e frequentemente.

Se la nostra mamma soffre di severe vene varicose e ci accorgiamo di avere le gambe gonfie e pesanti proviamo ad andare regolarmente in piscina e curiamole attentamente con dei vasotonici naturali come il cipresso.

Se abbiamo una famigliarità per le neoplasie non serve preoccuparsi e basta, e neanche ha senso farsi operare asportando una parte sana del corpo. Magari qualche controllo mirato in più ma soprattutto una dieta con poca carne e sostanze additive, una buona aria dove vivere. Curiamoci in modo naturale da medici specialisti.

L’agopuntura  è più di ogni altra medicina una medicina preventiva, utile a  mantenere il corpo in equilibrio ed è considerata un ottimo sistema preventivo antitumorale; si ritiene che aumenti il numero delle cellule Natural Killer e aumenti quindi la difesa immunitaria nei confronti delle prime cellule neoplastiche.  Sempre sotto la guida di un medico si possono sfruttare le numerose  erbe cinesi con noti effetti antitumorali come il ganoderma per fare un nome ormai conosciuto a tutti.

Come dice Sun Tzu; Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo” .

Imparare a individuare le nostre peculiari debolezze prima che si manifestino è certamente un sistema utile a mantenerci in salute il più a lungo possibile.

Ricette ghiotte per celiaci: insalata di riso venere – by Gabriella

insalata-di-riso-venereIl riso Venere è una varietà italiana nata dall’incrocio tra un riso nero originario della Cina e una varietà coltivata nella Pianura Padana.

Oggi è coltivato in Piemonte e in alcune zone della Sardegna.

Nell’antica Cina il riso nero era conosciuto come “riso dell’imperatore” o “riso proibito”, perché esclusivo privilegio dell’Imperatore e della sua corte. Il nome Venere è un omaggio alla dea dell’amore poiché, in passato, si credeva che avesse un forte potere afrodisiaco. Da un punto di vista nutrizionale ha un alto contenuto di fibre, vitamine, sali minerali come ferro, selenio, manganese e tanto altro… La sua colorazione è dovuta alla presenza di antocianine, un antiossidante della famiglia dei flavonoidi come quelli presenti nei mirtilli, nell’uva e in tutti i frutti di colore nero-blu. Ha un sapore intenso e un profumo che ricorda il legno di sandalo. In cucina è molto versatile ed è adatto a varie preparazioni… è buonissimo anche senza condimento, semplicemente lessato con un filo d’olio.

In questa ricetta è l’ingrediente perfetto per un’insalata tiepida, estiva e dal sapore un po’ insolito…

Cuocete il riso (300g) in acqua bollente per circa 35-40 minuti.  Scolatelo e fatelo intiepidire. Nel frattempo, lavate i fagiolini e cuoceteli a vapore, appena pronti, tagliateli a piccoli pezzi. Lavate e tagliate finemente un mazzetto di rucola e uno di aneto. Tagliate a dadini mezzo mango e un avocado. Ponete tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e condite con sale marino integrale e olio extravergine d’oliva, infine aggiungete il riso; mescolate per amalgamare un po’ i sapori… e servite!

Per servire l’insalata di riso potete utilizzare delle zucchine tonde a mo’ di ciotoline… Lavate le zucchine, asciugatele, tagliate la parte sommitale e scavate all’interno con uno scavino per togliere la polpa o, più semplicemente, utilizzate un cucchiaio… la polpa delle zucchine è molto morbida, si estrae facilmente… Naturalmente non buttatela, utilizzatela per altre ricette…

Ecco pronte le ciotoline… riempitele con l’insalata di riso e decorate con germogli di bietola rossa.

E voilà… pronte da servire!

Buon appetito!

 

Non aspettiamo di avere sete

non-aspettiamo-di-avere-seteSecondo uno studio della University of Human Performance Laboratory del Connecticut la perdita del 5, 1 % del volume di liquidi nell’organismo è sufficiente a influenzare negativamente le energie fisiche e  il tono dell’umore. Anche una piccola perdita pari al 2% dei liquidi è sufficiente a ridurre alcune performance cognitive sui soggetti indagati dai test.

Ne consegue in prima istanza che non bisogna aspettare di avere sete per idratarsi con l’acqua. Sono molte le persone che lavorando si dimenticano non solo di mangiare ma soprattutto di bere a sufficienza. Ne consegue poi che davanti al sesto caffè della giornata magari lo bevono avidamente solo perché hanno sete, oppure sedendosi a tavola di fronte a un aperitivo oppure alla cena di lavoro trangugiano con un singolo fiato un bicchiere di vino oppure un mohito senza battere ciglio.

Bere frequentemente ci mantiene idratati e evita quindi questi tipici errori comportamentali. Mantenersi ben idratati riduce ovviamente anche il senso di fame oltre che limitare l’assunzione incontrollata di bibite alcoliche o zuccherine ed è quindi utilissimo in qualsiasi dieta dimagrante oltre che purificante.

L’acqua infatti permette alle tossine che si possono formare nel corpo oppure vengono introdotte direttamente nell’organismo di essere eliminate attraverso le urine e le feci.

L’acqua migliora i quadri di iperacidità gastrica e la stitichezza. La digestione a livello intestinale è di fatto un meccanismo su base liquida e richiede una grandissima quantità di liquidi presenti nei succhi digestivi. Bere durante il pasto invece rallenta la digestione in quanto diluisce i succhi gastrici in maniera diretta.

Ne consegue che l’assunzione dei liquidi deve avvenire lontano dai pasti e distribuita in modo equilibrato nell’arco dell’intera giornata.

Pensate che l’acqua è considerata come un cardioprotettore! Infatti da un recente studio epidemiologico americano durato  ben 6 anni  emerge che bere più di 2 bicchieri al giorno riduce del 41% il rischio di infarto. Curioso pensare che in medicina cinese l’asse cuore – rene è fondamentale e forma il grande canale shao yin, il più profondo e interno dell’organismo. Non ci stupisce che bere adeguatamente mantenga in salute non solo la funzionalità renale come è ovvio, ma anche quella cardiaca come sua diretta relazione. Da recenti studi emerge che una buona assunzione di acqua riduce l’incidenza di neoplasie, di ben il 45%  per il cancro al colon ma considerabili anche per altre  localizzazioni come la vescica urinaria e il seno. L’idratazione dei tessuti è quindi correlata con una buona funzionalità degli stessi in senso lato e la loro salute come una sorta di ridotta degenerazione presumibilmente proprio per la ridotta presenza di sostanze tossiche interne.

Fra i vari tessuti organici ricordiamo in primis la pelle che con l’assunzione adeguata di acqua giornaliera può cambiare colorito diventando più rosea, elastica e luminosa. Anche in questo caso il collegamento diretto tra  intestino crasso e pelle descritto nella medicina cinese può rafforzare il concetto questo effetto benefico. Ovviamente ci vuole del tempo e una singola giornata di attenzione non basterà!

Nel mondo dello sport e della medicina sportiva molta importanza viene data all’adeguata idratazione sia per risolvere contratture muscolari che per migliorare significativamente le prestazioni fisiche durante le varie attività sportive esaminate.

Infine il  mal di testa viene considerato oggigiorno come uno dei primi sintomi legato alla disidratazione anche lieve. In buona sostanza non aspettiamo di avere sete e cerchiamo di assumere dei liquidi in modo equilibrato nell’arco dell’intera giornata. Idealmente possiamo dividere la giornata in 4 fasce e in ognuna di queste bere almeno 2 bicchieri di acqua.  Consideriamo però i momenti lontani dai pasti per non diluire troppo i succhi gastrici della digestione e escludiamo il momento prima di coricarsi per limitare i risvegli notturni dati dalla poliuria.

In pratica al risveglio un bicchiere di acqua calda o tiepida a digiuno è sempre raccomandabile, poi in mattinata  dalle 10 alle 12 potremo bere almeno 2  bicchieri e nel pomeriggio dalle 15 alle 19, circa 4  bicchieri  e per finire uno solo dopo cena. Questa potrebbe essere una valida distribuzione dei liquidi considerando che con i 2 pasti centrali almeno 2 bicchieri di acqua di solito si vengono ad aggiungere naturalmente.

Ne consegue che i momenti più utili per idratarsi sono quelli in cui ci troviamo in pieno lavoro; la bottiglia sul tavolo, in borsa e in macchina dovrebbero essere di rigore, possibilmente a temperatura ambiente o fresca e mai ghiacciata e di buona qualità.

Proviamo a starci attenti, in particolare in questa stagione estiva, dove la pelle si disidrata più facilmente per il calore esterno, acquistiamo magari un thermos, oppure proviamo con delle tisane leggere se non amiamo bere l’acqua, potrebbe essere un trucco per ingannare il palato.

Un modo in più per volerci bene anche nella frenesia di una giornata lavorativa.

Il gonfiore addominale in medicina cinese

pancia-gonfia (2)Il gonfiore addominale in medicina convenzionale non è suscettibile di grandi attenzioni mediche, il paziente normalmente si rivolge in farmacia dove esistono dei rimedi di parafarmacia come i probiotici per normalizzare la flora batterica intestinale oppure preparati da banco a base di carbone attivo e olii essenziali di varie sostanze attive come il finocchio, l’anice stellato, il cardamomo e infine argilla ventilata.

Niente che realmente lavori sulla causa del gonfiore  ma solo sul sintomo inteso come produzione di gas a partire dalla flora intestinale. I consigli alimentari  possono essere vari e spesso insufficienti a modificare questo fastidioso disturbo della pancia.

Di gran moda le intolleranze alimentari e tutto il mercato che ne segue di cibi pronti e di test specifici. Il paziente non vedendo grandi miglioramenti si muove di propria iniziativa, si mette a dieta, elimina alcuni cibi talora in modo definitivo e spesso di più del dovuto, esegue lavaggi del colon, pratica di per sé ottima purché fatta da mano esperta e senza eccessi.

In buona sostanza in medicina la distensione addominale non è intesa come una patologia ma come un sintomo spesso associato ad altre patologie come colite spastica, colon irritabile, stitichezza cronica, gastrite, sofferenza epatica, calcolosi della colecisti ma anche la dismenorrea.

La distensione addominale, così viene chiamata la sensazione di gonfiore della pancia, localizzata in regione ipocondrica, periaddominale o dell’intero addome, è visualizzabile come una pancia con pareti più o meno tese ma elastiche e relativamente morbide alla palpazione profonda.

La distensione può avvenire in modo acuto dopo un colpo di freddo, dopo aver mangiato cibo non idoneo, oppure dopo una litigata o una giornata di grande fatica. In questo caso diventa facile accorgersi del disturbo ed evitarlo.

Nella maggioranza dei casi invece il disturbo è cronico e si collega a un disturbo organico degli organi addominali di fegato e milza, disturbo che poi altera la funzionalità dello stomaco e degli intestini.

Si tratta spesso di una disarmonia di fegato e milza, dove nel fegato prevale la stasi di qi e nella milza prevale un deficit di energia, da cui consegue un eccessivo controllo del legno (elemento del fegato) sulla terra ( elemento della milza) e un impedimento delle normali funzioni digestive della milza. Ci sono casi dove è maggiormente compromesso il fegato e casi in cui costituzionalmente è più carente la milza.

In modo semplicistico ecco come la tensione emozionale e le preoccupazioni possono interagire in modo sostanziale su una costituzione già predisposta.

Inutile dire che poi il tipo di alimentazione può peggiorare la condizione, i cibi troppo freddi (le insalatone, mozzarelle, sushi, gelati, latticini) e  i cibi dolci in genere ma anche un’alimentazione a base di solo pasta e pane possono alterare la funzione della milza e provocare un accumulo di mucosità nell’addome; per i fritti e gli insaccati è naturale  per tutti pensare che appesantiscono la digestione: è sufficiente ascoltarsi per capirlo.

Anche mangiare di corsa, alzarsi dal tavolo appena ingoiato l’ultimo boccone e andare a lavorare, discutere e litigare mangiando, saltare il pranzo e la prima colazione e abbuffassi alla sera, sono tutte abitudini che sappiamo tutti essere nocive.

Per togliere le mucosità accumulate e il ristagno di cibo non basta lavorare sulla flora batterica e sui gas con il carbone; è necessario rinforzare la milza e pacificare il fegato oppure armonizzare milza e fegato. Esistono una quantità elevatissima di ricette di fitoterapia cinese antiche orientate in questo senso. Incredibile se ci pensate, visto il periodo storico in cui furono create: parliamo del 265 d.c. per i primi reperti scritti ufficialmente riconosciuti.

Potremmo dire che il sistema digestivo è come il motore di una macchina: il rischio che si ingolfi è elevato e così è sempre stato sin dalla notte dei tempi anche in condizioni igienico sanitarie e stile di vita completamente diversi dai nostro contesto attuale. Un tempo poteva essere il freddo, la fatica fisica, i cibi non freschi a creare problemi. Oggi possono essere l’abbondanza di cibi anche non adatti, la fatica mentale e le rimuginazioni a costituire l’altra faccia della stessa medaglia.

La fitoterapia cinese e l’agopuntura offrono possibilità terapeutiche poco conosciute e poco studiate ma molto efficaci per risolvere il gonfiore addominale meglio conosciuto come distensione addominale. Esistono numerosissime ricette per scaldare il jiao medio,  eliminando le mucosità e la stasi di cibo, tutto sta ovviamente nel porre un’adeguata diagnosi in medicina cinese e non un fai da te il più delle volte pasticciato e poco efficace.

Quindi anche se i rimedi sono considerati integratori alimentari si tratta di sostanze fitoterapiche che possiedono un’azione precisa, e quindi una possibile interazione con i farmaci, un dosaggio efficace e uno tossico e devono essere sapientemente associati ad altre sostanze a seconda della vostra specifica costituzione e problematica interna.

Ricette ghiotte per celiaci: tofu alle erbe aromatiche – By Gabriella

tofu-alle-erbe-aromaticheQuesto mese vi propongo una ricetta a base di tofu… semplicissima da realizzare, veloce e molto gustosa.

Utilizzate il tofu al naturale a panetto compatto (250g). Tagliatelo a cubetti e fatelo dorare in una padella antiaderente con un porro, qualche rametto di timo, un cucchiaino di curcuma e naturalmente olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Dopo cinque minuti aggiungete i pomodorini tagliati a metà e una generosa spolverata di origano. Lasciate insaporire per qualche minuto e servite.

Se preferite che il tofu sia particolarmente morbido, prima di saltarlo in padella, tuffatelo per qualche minuto in acqua bollente.

Potete accompagnare questo piatto con spaghetti di zucchine e carote.

Tagliate due zucchine e tre carote con un piccolo utensile simile a un  “temperamatite”, abbiate solo l’accortezza, di tanto in tanto, di spezzare gli spaghetti. Saltate gli spaghetti in padella, per qualche minuto, con un  po’ d’olio extravergine d’oliva, una manciata generosa di menta secca e un pizzico di sale.

Buon appetito!

Agopuntura: le posizioni statiche della medicina convenzionale

AgopunturaNon finisce di stupirmi come ancora oggi per donare il sangue, tra le avvertenze che ne impediscono la donazione, si trovi essere stati sottoposti a trattamenti di agopuntura.

Ora non vorrei sembrare suscettibile ma se gli aghi sono sterili e monouso (e lo sono da innumerevoli anni), come è che non basta? Come è che se fai un prelievo di sangue oppure una qualunque terapia iniettiva non sei considerato ugualmente a rischio?

Che  un medico possa usare una siringa già usata non sfiora l’anticamera del cervello e giustamente non ha nessun senso a meno che non sia un criminale ma che un medico agopunture possa usare un ago già usato per fare un trattamento di medicina non convenzionale invece si?

Ma mi domando e dico: sul serio? Accade ancora oggi di avere pazienti trattati malissimo dai centri di donazione del sangue per aver omesso di indicare il loro trattamento di agopuntura e mi succede spesso di dover scrivere un certificato che dichiara  che la mia paziente ha usato solamente aghi sterili monouso.

Non ha nessun senso pensare che un agopunture possa usare degli aghi infetti senza dargli del criminale. Diverso è se gli strumenti sono da sterilizzare, come il tronchesino dall’estetista oppure la sonda dal dentista allora magari può esserci una mancanza di adempimento dell’adeguato compito di sterilizzazione per distrazione ma si tratterebbe comunque di un incidente. Eppure di estetista e di dentista non si fa menzione come impedimento alla donazione.

Non ci sono neanche dati scientifici e nessun numero che convalidi questa idea, del rischio infettivo post agopuntura. Si tratta di un’idea empirica oltre che datata,  inglobata in modo acefalico nel cosiddetto pensiero scientifico moderno.

Un’idea retrograda e direi tendenziosa che non può non portare dubbi e incertezze su quello che invece ritengo senza alcun dubbio la forma di medicina più efficace e priva di rischi nello stesso tempo. Una medicina non convenzionale che dovrebbe invece essere consigliata molto più frequentemente di quanto non sia comunemente proposta da medici di base, reumatologi, ortopedici, gastroenterologi, allergologi, ginecologi, neurologi, andrologi come una validissima alternativa all’utilizzo di farmaci oppure all’aumento degli stessi per migliorare i sintomi non sufficientemente coperti dalla terapia.

Sto parlando dell’ansia, degli attacchi di panico, delle sindromi vertiginose, della dismenorrea, dell’infertilità di coppia, del colon irritabile, della gastrite, della lombosciatalgia in gravidanza, dell’insonnia, della fibromialgia, della vulvodinia, delle disfunzioni erettili, dell’asma  e della spalla congelata, questo solo per fare alcuni esempi classici dove l’agopuntura potrebbe fare la differenza ma nella maggioranza dei casi viene totalmente ignorata.

Sono molti i lavori scientifici specializzati che dimostrano l’efficacia degli agopunti e il loro complesso meccanismo di azione.

Sarebbe il momento questo per fare un salto di qualità nella formazione dei medici  e nell’apertura dei loro orizzonti. Il Medio Evo è finito da un bel pezzo!

L’intensità della presenza nel movimento

movimento-consapevoleNon riesco a definirla diversamente, si tratta di quella tensione muscolare perfetta durante l’esecuzione di un movimento che non può essere slegata da una attenzione completa. Un’attenzione non solo a quello che stiamo facendo in senso lato ma un vero e proprio ascolto interno di tutti i nostri muscoli, della loro tensione e della loro esatta posizione nello spazio.

La differenza nel solo stare in piedi oppure nel semplice atto di sollevare un braccio o una gamba è sostanziale sia dal punto di vista esterno che interno. Il movimento così praticato e interiorizzato produce un effetto benefico sull’intero corpo molto maggiore che in condizioni abituali.

Questo perché semplicemente abbiamo attivato un circuito neurale in salita e in discesa molto più attivo e potente. In termini chimici possiamo dire che i neurotrasmettitori prodotti a livello della sottocorteccia e della corteccia, stimolati adeguatamente da questo circuito, sono infinitamente maggiori rispetto allo stesso identico movimento eseguito con scarsa attenzione o in modo meccanico.

Il nostro corpo viaggia con una modalità “risparmio energetico”,  un sistema inserito per default in tutti gli esseri viventi, un meccanismo atto a garantire la sopravvivenza della specie ma che oggi ci ostacola fortemente nel raggiungere quell’intensità e quella presenza in tutto quello che facciamo.

Entrambi fondamentali, lo sa bene chi l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. Le arti marziali e lo yoga sono discipline antichissime che a questo ascolto interno dovrebbero portare chi le pratica.

Mi capita all’interno del trattamento che definisco motorio, di insegnare esercizi specifici per un determinato disturbo ai miei pazienti, nella maggior parte dei casi si tratta di esercizi all’apparenza molto semplici. Succede infatti facilmente che il paziente li sottovaluti e li esegua in modalità risparmio energetico ovvero in modo automatico dando per scontato tutto o quasi tutto.

Non è sempre facile trasmettere con poche parole come arrivare a questo stato, il respiro diventa fondamentale così come i dettagli e i supporti visivi. Si può immaginare stendendo una gamba una forza a spirale che sale e una che scende una che spinge verso l’interno e una verso l’esterno e questa immagine rinforza l’attenzione e il movimento nella sua intensità e presenza.

Quello che noto spesso quando i pazienti vengono a controllo è che facilmente eseguono gli esercizi che amano maggiormente e che considerano utili mentalmente e vice versa difficilmente eseguono gli esercizi che trovano complicati e a questi attribuiscono una potenziale nocività. A me spetta il compito di far loro capire che è proprio dove trovano la difficoltà che devono impegnarsi con costanza e assiduità e far loro capire la grande differenza tra un esercizio efficace e uno non efficace.

I movimenti  eseguiti con poca attenzione e in modo irregolare infatti seppur specifici per quella persona diventano completamente inefficaci per produrre un miglioramento o un qualsivoglia cambiamento. Senza l’intensità della presenza e senza continuità,  nessun movimento potrà mai raggiungere la soglia dell’efficacia terapeutica. Non si tratta quindi di una difficoltà tecnica da superare, non dovrete alzare la gamba modello Heather Parisi ma di una pura difficoltà mentale che possiamo anche definire impegno.

Una parola questa che spaventa molti ma si tratta di un ingrediente indispensabile e meno costoso di quanto non si possa immaginare. Smettiamola quindi di dare ascolto al quel  bambino capriccioso che picchia i piedi per terra e vuole tutto subito, se lo ignoriamo con la maturità e la pazienza adeguata si calmerà e ci seguirà crescendo e rinforzandosi emotivamente.

Un lavoro questo che si può conseguire a partire da tutti i livelli e che una volta raggiunto produce un netto salto di qualità, in quanto i così detti esercizi motori diventano qualcosa di più esteso,  si può toccare con mano il nostro potenziale di salute e perseguirlo fino in fondo, passo dopo passo.

Il successo non è quindi precluso a nessuno. Provare per credere.

Ricette ghiotte per celiaci: “frittata” di topinambur e erbe di campo – by Gabriella

topinamurerbeIl topinambur o carciofo di Gerusalemme è un tubero “bitorzoluto” che somiglia per consistenza alla patata, ha un sapore delicato che ricorda il carciofo. Può essere gustato sia crudo che cotto in sostituzione delle patate; non contiene amido, è ricco di vitamine A e B e contiene sali minerali quali ferro, potassio, magnesio e tanto altro…

Per la nostra “frittata” utilizzeremo cinque o sei topinambur di media grandezza. Pelateli e tagliateli a fettine sottili; saltateli in padella per cinque minuti con uno o due porri e un mazzetto di erbe di campo (tarassaco, borragine, ortica, ecc.) tagliate a piccoli pezzi. Aggiungete un pizzico di peperoncino, sale e un trito di salvia e rosmarino (qualche foglia di salvie e due o tre rametti di rosmarino). In alternativa alle erbe di campo potete utilizzare un mazzetto di tarassaco, più facilmente reperibile, o altra verdura a foglia che preferite.

Nel frattempo preparate una crema con 120 g di farina di ceci, tre cucchiai di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e acqua. Aggiungete l’acqua poco alla volta per non formare grumi, fino ad ottenere una crema piuttosto liquida e lasciate riposare per almeno mezz’ora.

Disponete i topinambur e le erbe di campo in una teglia rivestita con carta da forno e versate la crema di ceci. Infornate per circa 45 minuti a 180° o fino a quando non si formerà una crosticina croccante e dorata.

Et voilà  la vostra “frittata” è pronta! Servite e… buon appetito!

La meditazione come terapia… perchè no?

meditationQuesto post nasce come risposta a un articolo scritto da un insegnante di yoga in cui veniva mal vista e, per così dire, “messa all’indice” la prescrizione medica a praticare meditazione.

E’ ovvio che quanto sia indicata o no la meditazione dovrebbe partire da una valutazione globale del soggetto e nello specifico dalla sua inclinazione all’interiorizzazione e alla ricerca interiore e non solo da alcune patologie di fondo come l’ansia oppure l’insonnia. Lo stesso si potrebbe dire per altre indicazioni come “faccia un po’ di ginnastica” oppure “faccia dello yoga”  si tratta in tutti i casi  di indicazioni completamente aspecifiche e pertanto non scevre di rischi.

Per fare un esempio, esistono svariati tipi di yoga, diversi metodi, diversi insegnanti e diversi movimenti taluni adatti e taluni magari non adatti a uno specifico problema fisico. All’interno dello stessa postura esistono poi diversi approcci e modi per eseguirla o entrarci gradualmente.  Trovare un professionista preparato fa ovviamente la differenza. Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. Lo yoga fa bene oppure fa male è una affermazione inutile e direi senza senso. La questione non è cosa facciamo ma come la facciamo.

Ecco che criticare a prescindere l’idoneità all’indicazione medica di praticare della meditazione è un atteggiamento che considero personalmente puramente intellettuale e privo di utilità. L’approccio alla meditazione per migliorare lo stress oppure l’insonnia mi sembra in ogni caso un’ottima proposta, sicuramente migliore che incrementare i farmaci ansiolitici oppure iniziarli in modo continuativo.

E’ corretto e onesto considerare che la prescrizione medica di praticare meditazione sia il frutto di una nuova moda e che vi sia in questo campo un atteggiamento di superficializzazione di questa antica e intramontabile pratica interiore.

Ovunque ci si giri si assiste  alla nuova e ultimissima tendenza definita scherzosamente “schiff age”dal mio amico  Roberto Potochniak, dove si offrono a basso costo illuminazioni, apertura di chakra, raggiungimento di pace interiore  e chi più ne ha più ne metta. Un mercato questo dell’esoterico che di tale ha solo il nome. Basta guardarsi intorno per vedere come questa materia generi attrazione e curiosità su persone bisognose e alla ricerca di un aiuto per vivere meglio.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: anche in questo caso come in tutto, dipende sempre dal professionista, dalla sua preparazione personale sul campo e dalla sua serietà e onestà interiore. Ci vogliono anni di lavoro individuale e di studio dedicato per capire come introdurre alla meditazione in modo consono svariate tipologie  di principianti. Quali respirazioni più adatte quali posizioni più adatte e per quanto tempo.

Ma come dice un vecchio detto: quando l’allievo è pronto il Maestro arriva.

Ci si può sedere a praticare meditazione per anni senza conseguire alcunché, come si può entrare in meditazione spontaneamente raggiungendo un profondo stato di interiorizzazione e di realizzazione di se stessi come Eckarth Tolle. Oppure si può praticare per anni e un bel giorno illuminarsi come ha fatto Siddharta.

Tutto dipende da quello che si contiene all’interno e dal livello di evoluzione di ognuno, talora assolutamente inaspettato dall’aspetto esteriore, dal lavoro praticato e dal livello di istruzione raggiunta e tanto meno dai problemi emotivi e di personalità presenti e ben visibili.

Cerchiamo di stare attenti e di non fare gli snob: è vero che la meditazione è una Via per niente facile, è vero che richiede costanza e dedizione, è altresi vero che l’ego ci può prendere tutti facilmente per il naso ma… chi siamo noi per negarla a qualcuno solo perché non ci sembra adatto a prima vista? La meditazione è in primo luogo un richiamo interiore e anche se si inizia per curiosità il nostro interiore potrebbe muoversi sorprendendoci, e non poco.

La meditazione è la grande Via Maestra per trovare se stessi; anche se faremo solo un passo in questa direzione sarà sempre un grandissimo passo, forse il più importante della nostra breve esistenza. La meditazione non lavora in nessun modo sulla mente, tutt’altro; direi che apre una porta verso il silenzio e il vuoto proprio della suddetta mente.  Meditare ci permette di crea uno spazio esperienziale completamente al di là della mente.

Ecco che la meditazione non è affatto preclusa a soggetti con disturbi mentali neanche gravi purché guidata da una persona sana di mente ovviamente!

E poi sfatiamo un altro mito, se qualcuno sedendosi per la prima volta a meditare riferisce di aver vissuto un momento bellissimo, un senso di apertura interiore e  di profonda gratitudine perché dovremmo subito pensare che ha vissuto un allucinazione egoica? Si tratta sempre dello stesso problema come la chiesa che nega l’esistenza  del miracolo  fino a condannare i suoi stessi futuri Santi.

Una cosa è superficializzare e commercializzare la meditazione e i suoi effetti e una cosa è sperimentarla realmente. Sperimentare questo stato anche solo per pochi minuti infatti vi cambierà la vita e il modo di vedere il mondo che vi circonda. Avrete la possibilità di cambiare prospettiva  e dopo niente vi apparirà più come prima, vedrete cosa è davvero importante per voi e cosa non lo è affatto.

Direi che comunque ne vale la pena.

La spalla congelata: un approccio multidisciplinare

spalla-congelataLa spalla congelata resta a tutt’oggi un’entità nosografia difficile da inquadrare. Sono moltissimi i pazienti che arrivano in studio dicendomi: “il medico  mi ha detto che non si tratta di una spalla congelata ma di una tendinite” oppure “uno mi ha detto che si tratta di una spalla congelata e un altro no“.

A quel punto resto in silenzio per quanto possibile; non mi importa di aggiungere un altro parere alla lista già confusa di pareri accumulati dalla paziente di solito di sesso femminile che si trova di fronte a me.

Purtroppo mi è capitato di osservare in numerosi pazienti che il maggior interesse è indirizzato alla conoscenza e certezza del nome della disputata patologia in corso e non tanto a come o cosa fare per risolverla.

Curioso non trovate? Interessa sapere chi ha ragione e chi ha torto e non cosa bisogna fare per tornare a muovere la spalla in tutta la sua potenziale ampiezza e senza dolore.

Una spalla congelata può manifestarsi in maniere diverse, può insorgere da un giorno all’altro oppure in alcuni mesi, dopo un trauma fisico oppure psichico ma anche senza un apparente motivo fisico e psichico, il dolore può essere violento o sordo ma quello che non manca mai è l’impossibilità meccanica di muoverla liberamente a fondo corsa in tutte le direzioni. I diversi tendini dei muscoli che la muovono e i legamenti della spalla sono per così dire incollati tra di loro.

Una volta si diceva capsulite adesiva e questa immagine rende bene l’idea delle fibre che non possono più scorrere liberamente una sopra l’altra ma sono adese e fisse le une alle altre. Alla Rm  non si evince un ostacolo meccanico al movimento come nel caso di una calcificazione e neanche  una lesione specifica di un muscolo oppure di un tendine.

Niente da tagliare, rimuovere e cucire. Il lavoro da eseguire è quello di scollare le fibre tra di loro e di farle scorrere nuovamente in modo fluido e senza attrito.

Nella prima fase della patologia il dolore genera l’ostacolo maggiore ovvero impedisce al paziente di rilassare la muscolatura anche durante il riposo e a maggior ragione durante il movimento. I farmaci antidolorifici e antinfiammatori funzionano in maniera molto limitata in quanto non arrivano in quantità efficace sui tessuti coinvolti soprattutto nella fase iperacuta.

La spalla congelata rappresenta più di qualunque altra sindrome dolorosa quello che in medicina cinese prende il nome di “sindrome bi” ovvero di sindrome ostruttiva; la circolazione di sangue e di energia è completamente bloccata. Inutile e spesso controproducente applicare terapie di calore endogeno quali tecar o ultrasuono in quanto si rischia di aumentare l’ingorgo.

Per migliorare velocemente il dolore le strategie più utili sono spesso quelle combinate. Nelle forme iperacute l’ infiltrazione cortisonica capace di portare un’azione antinfiammatoria nella sede specifica, seguita da un ciclo ravvicinato di trattamenti di agopuntura con minimo una seduta 3 volte alla settimana per almeno 2 settimane con l’obiettivo di muovere l’energia bloccata, potenziare l’effetto analgesico del farmaco e rilassare i muscoli contratti, sono spesso un’ottima scelta terapeutica.

Nelle fasi dove il dolore è meno importante e non toglie più il riposo notturno o il fiato, la scelta può ricadere su una ricetta fitoterapica mirata a far circolare il qi e il sangue sulla spalla, agopuntura  1/2 volta alla settimana e fisioterapia 2/3 volte alla settimana meglio se in acqua calda e se associata a esercizi quotidiani di mobilizzazione delle spalle.

Nella fase dove il dolore compare solo dopo aver forzato sulla mobilità articolare il problema è spesso dato dalla limitazione articolare che sembra non superabile dalla semplice mobilizzazione; in questa fase il trattamento di miofibrolisi e di coppettazione diventa fondamentale per far scorrere le fibre tra di loro alla stregua (superiore in termini di velocità) all’intervento chirurgico. Il lavoro se ben fatto consente di migliorare la mobilità articolare riducendo la rigidità del movimento a fondo corsa. Sempre nell’ottica dell’intervento multidisciplinare è utile associare esercizi  meglio se quotidiani dove si usa il peso del corpo per forzare l’articolarità ed un trattamento di fisioterapia mirato a potenziare il recupero articolare.

Solo a recupero completo avrà senso lavorare sul rinforzo muscolare della spalla, questo per evitare il consolidamento di compensi fisici spesso dati dall’intera colonna vertebrale, capaci di alterare l’intero schema corporeo in modo anche severo.

Un disturbo complesso e difficile da inquadrare dal punto di vista diagnostico e che necessita a mio parere di un trattamento riabilitativo strutturato e articolato capace di intervenire sui diversi aspetti del problema.

Agomistici e agoscettici

yin-yang1Albert Einstein diceva “Il mondo si divide in quelli che vedono in tutto un miracolo e quelli che non vedono in niente un miracololo stesso potremo dire in merito all’agopuntura. Infatti sia per i pazienti che per i medici l’agopuntura riceve lo stesso identico approccio e fama del sopra menzionato miracolo.

Un atteggiamento questo che non aiuta a vederci chiaro e  farsi un idea del campo sul quale essa, in quanto cura e metodo diagnostico, possa aiutarci, nell’approccio diversificato, nell’inquadramento a tutto tondo e soprattutto nel trattamento multidisciplinare di uno specifico disturbo.

Aalle nozioni specifiche sui muscoli, le catene cinetiche, i tendini , i legamenti, le articolazioni e le ossa possono aggiungersi nella valutazione di un dolore osteoarticolare anche il decorso dei meridiani e le loro relazioni interne con organi e visceri.

Gli agoscettici non pensano alla possibilità di curarsi con l’agopuntura perché non la considerano neanche una cura reale ma solo un’illusoria idea basata su una sotto specie di leggenda metropolitana. Ecco che medici ginecologi con una paziente affetta da grave dolore sciatalgico non si sognano minimamente di consigliare l’agopuntura alla loro assistita.

Gli agomistici sono prevalentemente pazienti di solito un po’ distanti dal mondo reale, capaci di collegare disturbi fisici di solito di lieve entità con pensieri talora anche altrui, vite passate e riflessioni varie del tutto personali, si affidano solo ed esclusivamente a medicine empiriche ed energetiche.

L’atteggiamento di ambo le fazioni corrisponde a una forma di estremismo ideologico e manca completamente di equilibrio. Dobbiamo poter scivolare a seconda delle situazioni da un pensiero all’altro senza fissarci rigidamente in una posizione come ci insegna il simbolo del Tai Ji.

Lo yin e lo yang rappresentano l’alternanza delle dualità e costituiscono a tutti gli effetti il primo albero binario dell’antichità. Alla stregua di 0 e 1 in ambito digitale, lo yin e lo yang sono l’espressione del cambiamento di tutto quello che ci circonda. Ecco perché si parla di Legge dello yin e dello yang. Lo yin è rappresentato dal lato in ombra di una montagna e lo Yang dal suo lato al sole; nell’incessante ruota del tempo essi mutano l’uno nell’altro trasformandosi reciprocamente.

Lo yin e lo yang non sono mai fissi ma in continuo mutamento, il pomeriggio sarà yin rispetto alle ore della mattina ma yang rispetto alle ore della sera, per fare un esempio.

Essi quindi diventano le nostre coordinate per orientarci nel tempo e nello spazio. Coordinate fondamentali per non perderci in quello che ormai potremo definire un mare infinito di informazioni capaci molto facilmente di disorientarci e confonderci.

Uno strumento quindi estremamente pratico e prezioso per sapere dove ci troviamo, informazione senza la quale   qualunque direzione anche precisa non ci porterebbe dove desideriamo andare.

Ricette ghiotte per celiaci: torta di semolino con fragole e lamponi – by Gabriella

Torta-di-semolino-con-fragole-e-lamponi…si avvicina il mio compleanno, vorrei festeggiarlo con voi proponendovi una deliziosa torta con crema al semolino e frutti rossi.

La torta di semolino è un dolce di origini toscane è, in realtà, una crostata con la base di pasta frolla e all’interno una crema di semolino al profumo di vaniglia. Nella versione originale è ricoperta da una ganache al cioccolato fondente… irresistibile!

La versione che vi racconterò ha una frolla fatta con farine senza glutine, semolino di riso e una composta di fragole e lamponi.

Ai più golosi suggerisco di rimanere fedeli all’originale! Vi darò qualche indicazione per la ganache al cioccolato…

Per la preparazione della pasta frolla, montate in una ciotola, due tuorli e un uovo intero con 60 ml di olio extravergine d’oliva e 90ml di succo d’agave o sciroppo di riso. Aggiungete 300g di farina di riso integrale, 75g di farina di quinoa , un cucchiaino e ½ di pysillium disciolto in un po’ d’acqua, 25ml di acqua fredda e mezza bustina di polvere lievitante istantanea biologica a base di succo d’uva (senza glutine). Lavorate velocemente l’impasto per non riscaldarlo troppo, formate una palla e ponetela in frigo per circa due ore. Naturalmente questo impasto si può utilizzare per le crostate alla marmellata, alla frutta o per i biscotti di pasta frolla.

Trascorse due ore, stendete la frolla su un foglio di carta da forno con l’ausilio di un matterello. Fate uno strato abbastanza sottile, considerando che la frolla sarà molto morbida, potrebbe essere necessaria un po’ di farina di riso per facilitarne la stesura. Ritagliate i bordi e ponetela all’interno della tortiera con la carta da forno che vi aiuterà a estrarre la torta quando sarà pronta. Naturalmente, in alternativa, potete utilizzare delle ciotole monoporzione. Nel frattempo preparate la crema al semolino. Versate ½ litro di latte di riso in un pentolino con un baccello di vaniglia e portatelo a bollore. In una ciotola versate un po’ di latte di riso e 70g di semolino di riso, lavorate la crema per evitare che si formino grumi. Appena il latte bolle versate la crema di semolino e 60ml di succo d’agave, mescolate energicamente. Quando la crema si addensa, spegnete il fuoco e aggiungete un tuorlo d’uovo e continuate a mescolare. Versate il semolino sulla base di pasta frolla e infornate a 180° per circa 20minuti a forno già caldo.

Nel frattempo lavate le fragole e i lamponi (circa 350g in proporzione variabile), riduceteli a piccoli pezzi e poneteli in una casseruola con  circa otto cucchiai di sciroppo di riso (regolate la quantità secondo il vostro gusto). Fate cuocere finché si riduce quasi della metà; spegnete e fate raffreddare. Appena cotta, estraete la torta dal forno e fatela raffreddare, riponetela su un vassoio e versate la composta di fragole e lamponi… che delizia!

Per gli irriducibili golosi… ecco la ganache!

Tritate grossolanamente 200g di cioccolato fondente. Versate 100ml di panna fresca liquida (quella che solitamente trovate al banco frigo dei supermercati) e fatele sfiorare il bollore, togliete dal fuoco e versate il cioccolato a pezzetti e mescolate energicamente. Sarà pronta quando tutto il cioccolato si sarà sciolto, la crema sarà lucida e sprigionerà un intenso profumo…

Se avete scelto la versione originale della torta al semolino… versate la ganache sulla crema di semolino in alternativa alla composta di frutti rossi… e fatevi conquistare dalla genuina bontà di questa torta!

 

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