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Salute: Gestire l’eredità dei tuoi genitori

gestire-la-nostra-ereditàSembra una battuta invece si tratta di una cosa seria che non ha niente a che vedere con il patrimonio in termini di denaro ma con quello fisico con il quale veniamo al mondo. Il DNA di padri e madri ci appartiene, volenti o nolenti: dobbiamo quindi guardare ai nostri genitori con amorevole attenzione, perché alcuni problemi di personalità piuttosto che patologie e difficoltà fisiche potranno essere viste e curate con il giusto anticipo.

Le attenzioni e consigli salutistici lo sappiamo sono un infinità ma per ognuno di noi esiste un punto debole ed è proprio su quello che dovremo porre la maggior parte delle nostre cure preventive per renderlo più forte.

I nostri genitori possono farci da specchio per individuare in tempo utile questo punto; se abbiamo una famigliarità per il diabete cerchiamo di eliminare il più possibile i dolci, mangiamo noci e semi e usiamo la frutta per dolcificare il nostro palato, senza aspettare di vedere i valori di glicemia lievitare all’improvviso dopo i 50 anni.

Se invece abbiamo la stessa identica conformazione di schiena della mamma operata di ernia discale non aspettiamo di avere mal di schiena per eliminare i pesi della spesa e delle faccende domestiche e impegniamoci subito con gli esercizi preventivi.

Se i nostri genitori sono entrambi grassi stiamo attenti sin da giovani a non prendere peso e iniziamo un’attività sportiva o più di una da eseguire regolarmente e frequentemente.

Se la nostra mamma soffre di severe vene varicose e ci accorgiamo di avere le gambe gonfie e pesanti proviamo ad andare regolarmente in piscina e curiamole attentamente con dei vasotonici naturali come il cipresso.

Se abbiamo una famigliarità per le neoplasie non serve preoccuparsi e basta, e neanche ha senso farsi operare asportando una parte sana del corpo. Magari qualche controllo mirato in più ma soprattutto una dieta con poca carne e sostanze additive, una buona aria dove vivere. Curiamoci in modo naturale da medici specialisti.

L’agopuntura  è più di ogni altra medicina una medicina preventiva, utile a  mantenere il corpo in equilibrio ed è considerata un ottimo sistema preventivo antitumorale; si ritiene che aumenti il numero delle cellule Natural Killer e aumenti quindi la difesa immunitaria nei confronti delle prime cellule neoplastiche.  Sempre sotto la guida di un medico si possono sfruttare le numerose  erbe cinesi con noti effetti antitumorali come il ganoderma per fare un nome ormai conosciuto a tutti.

Come dice Sun Tzu; Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo” .

Imparare a individuare le nostre peculiari debolezze prima che si manifestino è certamente un sistema utile a mantenerci in salute il più a lungo possibile.

Ricette ghiotte per celiaci: insalata di riso venere – by Gabriella

insalata-di-riso-venereIl riso Venere è una varietà italiana nata dall’incrocio tra un riso nero originario della Cina e una varietà coltivata nella Pianura Padana.

Oggi è coltivato in Piemonte e in alcune zone della Sardegna.

Nell’antica Cina il riso nero era conosciuto come “riso dell’imperatore” o “riso proibito”, perché esclusivo privilegio dell’Imperatore e della sua corte. Il nome Venere è un omaggio alla dea dell’amore poiché, in passato, si credeva che avesse un forte potere afrodisiaco. Da un punto di vista nutrizionale ha un alto contenuto di fibre, vitamine, sali minerali come ferro, selenio, manganese e tanto altro… La sua colorazione è dovuta alla presenza di antocianine, un antiossidante della famiglia dei flavonoidi come quelli presenti nei mirtilli, nell’uva e in tutti i frutti di colore nero-blu. Ha un sapore intenso e un profumo che ricorda il legno di sandalo. In cucina è molto versatile ed è adatto a varie preparazioni… è buonissimo anche senza condimento, semplicemente lessato con un filo d’olio.

In questa ricetta è l’ingrediente perfetto per un’insalata tiepida, estiva e dal sapore un po’ insolito…

Cuocete il riso (300g) in acqua bollente per circa 35-40 minuti.  Scolatelo e fatelo intiepidire. Nel frattempo, lavate i fagiolini e cuoceteli a vapore, appena pronti, tagliateli a piccoli pezzi. Lavate e tagliate finemente un mazzetto di rucola e uno di aneto. Tagliate a dadini mezzo mango e un avocado. Ponete tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e condite con sale marino integrale e olio extravergine d’oliva, infine aggiungete il riso; mescolate per amalgamare un po’ i sapori… e servite!

Per servire l’insalata di riso potete utilizzare delle zucchine tonde a mo’ di ciotoline… Lavate le zucchine, asciugatele, tagliate la parte sommitale e scavate all’interno con uno scavino per togliere la polpa o, più semplicemente, utilizzate un cucchiaio… la polpa delle zucchine è molto morbida, si estrae facilmente… Naturalmente non buttatela, utilizzatela per altre ricette…

Ecco pronte le ciotoline… riempitele con l’insalata di riso e decorate con germogli di bietola rossa.

E voilà… pronte da servire!

Buon appetito!

 

Non aspettiamo di avere sete

non-aspettiamo-di-avere-seteSecondo uno studio della University of Human Performance Laboratory del Connecticut la perdita del 5, 1 % del volume di liquidi nell’organismo è sufficiente a influenzare negativamente le energie fisiche e  il tono dell’umore. Anche una piccola perdita pari al 2% dei liquidi è sufficiente a ridurre alcune performance cognitive sui soggetti indagati dai test.

Ne consegue in prima istanza che non bisogna aspettare di avere sete per idratarsi con l’acqua. Sono molte le persone che lavorando si dimenticano non solo di mangiare ma soprattutto di bere a sufficienza. Ne consegue poi che davanti al sesto caffè della giornata magari lo bevono avidamente solo perché hanno sete, oppure sedendosi a tavola di fronte a un aperitivo oppure alla cena di lavoro trangugiano con un singolo fiato un bicchiere di vino oppure un mohito senza battere ciglio.

Bere frequentemente ci mantiene idratati e evita quindi questi tipici errori comportamentali. Mantenersi ben idratati riduce ovviamente anche il senso di fame oltre che limitare l’assunzione incontrollata di bibite alcoliche o zuccherine ed è quindi utilissimo in qualsiasi dieta dimagrante oltre che purificante.

L’acqua infatti permette alle tossine che si possono formare nel corpo oppure vengono introdotte direttamente nell’organismo di essere eliminate attraverso le urine e le feci.

L’acqua migliora i quadri di iperacidità gastrica e la stitichezza. La digestione a livello intestinale è di fatto un meccanismo su base liquida e richiede una grandissima quantità di liquidi presenti nei succhi digestivi. Bere durante il pasto invece rallenta la digestione in quanto diluisce i succhi gastrici in maniera diretta.

Ne consegue che l’assunzione dei liquidi deve avvenire lontano dai pasti e distribuita in modo equilibrato nell’arco dell’intera giornata.

Pensate che l’acqua è considerata come un cardioprotettore! Infatti da un recente studio epidemiologico americano durato  ben 6 anni  emerge che bere più di 2 bicchieri al giorno riduce del 41% il rischio di infarto. Curioso pensare che in medicina cinese l’asse cuore – rene è fondamentale e forma il grande canale shao yin, il più profondo e interno dell’organismo. Non ci stupisce che bere adeguatamente mantenga in salute non solo la funzionalità renale come è ovvio, ma anche quella cardiaca come sua diretta relazione. Da recenti studi emerge che una buona assunzione di acqua riduce l’incidenza di neoplasie, di ben il 45%  per il cancro al colon ma considerabili anche per altre  localizzazioni come la vescica urinaria e il seno. L’idratazione dei tessuti è quindi correlata con una buona funzionalità degli stessi in senso lato e la loro salute come una sorta di ridotta degenerazione presumibilmente proprio per la ridotta presenza di sostanze tossiche interne.

Fra i vari tessuti organici ricordiamo in primis la pelle che con l’assunzione adeguata di acqua giornaliera può cambiare colorito diventando più rosea, elastica e luminosa. Anche in questo caso il collegamento diretto tra  intestino crasso e pelle descritto nella medicina cinese può rafforzare il concetto questo effetto benefico. Ovviamente ci vuole del tempo e una singola giornata di attenzione non basterà!

Nel mondo dello sport e della medicina sportiva molta importanza viene data all’adeguata idratazione sia per risolvere contratture muscolari che per migliorare significativamente le prestazioni fisiche durante le varie attività sportive esaminate.

Infine il  mal di testa viene considerato oggigiorno come uno dei primi sintomi legato alla disidratazione anche lieve. In buona sostanza non aspettiamo di avere sete e cerchiamo di assumere dei liquidi in modo equilibrato nell’arco dell’intera giornata. Idealmente possiamo dividere la giornata in 4 fasce e in ognuna di queste bere almeno 2 bicchieri di acqua.  Consideriamo però i momenti lontani dai pasti per non diluire troppo i succhi gastrici della digestione e escludiamo il momento prima di coricarsi per limitare i risvegli notturni dati dalla poliuria.

In pratica al risveglio un bicchiere di acqua calda o tiepida a digiuno è sempre raccomandabile, poi in mattinata  dalle 10 alle 12 potremo bere almeno 2  bicchieri e nel pomeriggio dalle 15 alle 19, circa 4  bicchieri  e per finire uno solo dopo cena. Questa potrebbe essere una valida distribuzione dei liquidi considerando che con i 2 pasti centrali almeno 2 bicchieri di acqua di solito si vengono ad aggiungere naturalmente.

Ne consegue che i momenti più utili per idratarsi sono quelli in cui ci troviamo in pieno lavoro; la bottiglia sul tavolo, in borsa e in macchina dovrebbero essere di rigore, possibilmente a temperatura ambiente o fresca e mai ghiacciata e di buona qualità.

Proviamo a starci attenti, in particolare in questa stagione estiva, dove la pelle si disidrata più facilmente per il calore esterno, acquistiamo magari un thermos, oppure proviamo con delle tisane leggere se non amiamo bere l’acqua, potrebbe essere un trucco per ingannare il palato.

Un modo in più per volerci bene anche nella frenesia di una giornata lavorativa.

Il gonfiore addominale in medicina cinese

pancia-gonfia (2)Il gonfiore addominale in medicina convenzionale non è suscettibile di grandi attenzioni mediche, il paziente normalmente si rivolge in farmacia dove esistono dei rimedi di parafarmacia come i probiotici per normalizzare la flora batterica intestinale oppure preparati da banco a base di carbone attivo e olii essenziali di varie sostanze attive come il finocchio, l’anice stellato, il cardamomo e infine argilla ventilata.

Niente che realmente lavori sulla causa del gonfiore  ma solo sul sintomo inteso come produzione di gas a partire dalla flora intestinale. I consigli alimentari  possono essere vari e spesso insufficienti a modificare questo fastidioso disturbo della pancia.

Di gran moda le intolleranze alimentari e tutto il mercato che ne segue di cibi pronti e di test specifici. Il paziente non vedendo grandi miglioramenti si muove di propria iniziativa, si mette a dieta, elimina alcuni cibi talora in modo definitivo e spesso di più del dovuto, esegue lavaggi del colon, pratica di per sé ottima purché fatta da mano esperta e senza eccessi.

In buona sostanza in medicina la distensione addominale non è intesa come una patologia ma come un sintomo spesso associato ad altre patologie come colite spastica, colon irritabile, stitichezza cronica, gastrite, sofferenza epatica, calcolosi della colecisti ma anche la dismenorrea.

La distensione addominale, così viene chiamata la sensazione di gonfiore della pancia, localizzata in regione ipocondrica, periaddominale o dell’intero addome, è visualizzabile come una pancia con pareti più o meno tese ma elastiche e relativamente morbide alla palpazione profonda.

La distensione può avvenire in modo acuto dopo un colpo di freddo, dopo aver mangiato cibo non idoneo, oppure dopo una litigata o una giornata di grande fatica. In questo caso diventa facile accorgersi del disturbo ed evitarlo.

Nella maggioranza dei casi invece il disturbo è cronico e si collega a un disturbo organico degli organi addominali di fegato e milza, disturbo che poi altera la funzionalità dello stomaco e degli intestini.

Si tratta spesso di una disarmonia di fegato e milza, dove nel fegato prevale la stasi di qi e nella milza prevale un deficit di energia, da cui consegue un eccessivo controllo del legno (elemento del fegato) sulla terra ( elemento della milza) e un impedimento delle normali funzioni digestive della milza. Ci sono casi dove è maggiormente compromesso il fegato e casi in cui costituzionalmente è più carente la milza.

In modo semplicistico ecco come la tensione emozionale e le preoccupazioni possono interagire in modo sostanziale su una costituzione già predisposta.

Inutile dire che poi il tipo di alimentazione può peggiorare la condizione, i cibi troppo freddi (le insalatone, mozzarelle, sushi, gelati, latticini) e  i cibi dolci in genere ma anche un’alimentazione a base di solo pasta e pane possono alterare la funzione della milza e provocare un accumulo di mucosità nell’addome; per i fritti e gli insaccati è naturale  per tutti pensare che appesantiscono la digestione: è sufficiente ascoltarsi per capirlo.

Anche mangiare di corsa, alzarsi dal tavolo appena ingoiato l’ultimo boccone e andare a lavorare, discutere e litigare mangiando, saltare il pranzo e la prima colazione e abbuffassi alla sera, sono tutte abitudini che sappiamo tutti essere nocive.

Per togliere le mucosità accumulate e il ristagno di cibo non basta lavorare sulla flora batterica e sui gas con il carbone; è necessario rinforzare la milza e pacificare il fegato oppure armonizzare milza e fegato. Esistono una quantità elevatissima di ricette di fitoterapia cinese antiche orientate in questo senso. Incredibile se ci pensate, visto il periodo storico in cui furono create: parliamo del 265 d.c. per i primi reperti scritti ufficialmente riconosciuti.

Potremmo dire che il sistema digestivo è come il motore di una macchina: il rischio che si ingolfi è elevato e così è sempre stato sin dalla notte dei tempi anche in condizioni igienico sanitarie e stile di vita completamente diversi dai nostro contesto attuale. Un tempo poteva essere il freddo, la fatica fisica, i cibi non freschi a creare problemi. Oggi possono essere l’abbondanza di cibi anche non adatti, la fatica mentale e le rimuginazioni a costituire l’altra faccia della stessa medaglia.

La fitoterapia cinese e l’agopuntura offrono possibilità terapeutiche poco conosciute e poco studiate ma molto efficaci per risolvere il gonfiore addominale meglio conosciuto come distensione addominale. Esistono numerosissime ricette per scaldare il jiao medio,  eliminando le mucosità e la stasi di cibo, tutto sta ovviamente nel porre un’adeguata diagnosi in medicina cinese e non un fai da te il più delle volte pasticciato e poco efficace.

Quindi anche se i rimedi sono considerati integratori alimentari si tratta di sostanze fitoterapiche che possiedono un’azione precisa, e quindi una possibile interazione con i farmaci, un dosaggio efficace e uno tossico e devono essere sapientemente associati ad altre sostanze a seconda della vostra specifica costituzione e problematica interna.

Ricette ghiotte per celiaci: tofu alle erbe aromatiche – By Gabriella

tofu-alle-erbe-aromaticheQuesto mese vi propongo una ricetta a base di tofu… semplicissima da realizzare, veloce e molto gustosa.

Utilizzate il tofu al naturale a panetto compatto (250g). Tagliatelo a cubetti e fatelo dorare in una padella antiaderente con un porro, qualche rametto di timo, un cucchiaino di curcuma e naturalmente olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Dopo cinque minuti aggiungete i pomodorini tagliati a metà e una generosa spolverata di origano. Lasciate insaporire per qualche minuto e servite.

Se preferite che il tofu sia particolarmente morbido, prima di saltarlo in padella, tuffatelo per qualche minuto in acqua bollente.

Potete accompagnare questo piatto con spaghetti di zucchine e carote.

Tagliate due zucchine e tre carote con un piccolo utensile simile a un  “temperamatite”, abbiate solo l’accortezza, di tanto in tanto, di spezzare gli spaghetti. Saltate gli spaghetti in padella, per qualche minuto, con un  po’ d’olio extravergine d’oliva, una manciata generosa di menta secca e un pizzico di sale.

Buon appetito!

Agopuntura: le posizioni statiche della medicina convenzionale

AgopunturaNon finisce di stupirmi come ancora oggi per donare il sangue, tra le avvertenze che ne impediscono la donazione, si trovi essere stati sottoposti a trattamenti di agopuntura.

Ora non vorrei sembrare suscettibile ma se gli aghi sono sterili e monouso (e lo sono da innumerevoli anni), come è che non basta? Come è che se fai un prelievo di sangue oppure una qualunque terapia iniettiva non sei considerato ugualmente a rischio?

Che  un medico possa usare una siringa già usata non sfiora l’anticamera del cervello e giustamente non ha nessun senso a meno che non sia un criminale ma che un medico agopunture possa usare un ago già usato per fare un trattamento di medicina non convenzionale invece si?

Ma mi domando e dico: sul serio? Accade ancora oggi di avere pazienti trattati malissimo dai centri di donazione del sangue per aver omesso di indicare il loro trattamento di agopuntura e mi succede spesso di dover scrivere un certificato che dichiara  che la mia paziente ha usato solamente aghi sterili monouso.

Non ha nessun senso pensare che un agopunture possa usare degli aghi infetti senza dargli del criminale. Diverso è se gli strumenti sono da sterilizzare, come il tronchesino dall’estetista oppure la sonda dal dentista allora magari può esserci una mancanza di adempimento dell’adeguato compito di sterilizzazione per distrazione ma si tratterebbe comunque di un incidente. Eppure di estetista e di dentista non si fa menzione come impedimento alla donazione.

Non ci sono neanche dati scientifici e nessun numero che convalidi questa idea, del rischio infettivo post agopuntura. Si tratta di un’idea empirica oltre che datata,  inglobata in modo acefalico nel cosiddetto pensiero scientifico moderno.

Un’idea retrograda e direi tendenziosa che non può non portare dubbi e incertezze su quello che invece ritengo senza alcun dubbio la forma di medicina più efficace e priva di rischi nello stesso tempo. Una medicina non convenzionale che dovrebbe invece essere consigliata molto più frequentemente di quanto non sia comunemente proposta da medici di base, reumatologi, ortopedici, gastroenterologi, allergologi, ginecologi, neurologi, andrologi come una validissima alternativa all’utilizzo di farmaci oppure all’aumento degli stessi per migliorare i sintomi non sufficientemente coperti dalla terapia.

Sto parlando dell’ansia, degli attacchi di panico, delle sindromi vertiginose, della dismenorrea, dell’infertilità di coppia, del colon irritabile, della gastrite, della lombosciatalgia in gravidanza, dell’insonnia, della fibromialgia, della vulvodinia, delle disfunzioni erettili, dell’asma  e della spalla congelata, questo solo per fare alcuni esempi classici dove l’agopuntura potrebbe fare la differenza ma nella maggioranza dei casi viene totalmente ignorata.

Sono molti i lavori scientifici specializzati che dimostrano l’efficacia degli agopunti e il loro complesso meccanismo di azione.

Sarebbe il momento questo per fare un salto di qualità nella formazione dei medici  e nell’apertura dei loro orizzonti. Il Medio Evo è finito da un bel pezzo!

L’intensità della presenza nel movimento

movimento-consapevoleNon riesco a definirla diversamente, si tratta di quella tensione muscolare perfetta durante l’esecuzione di un movimento che non può essere slegata da una attenzione completa. Un’attenzione non solo a quello che stiamo facendo in senso lato ma un vero e proprio ascolto interno di tutti i nostri muscoli, della loro tensione e della loro esatta posizione nello spazio.

La differenza nel solo stare in piedi oppure nel semplice atto di sollevare un braccio o una gamba è sostanziale sia dal punto di vista esterno che interno. Il movimento così praticato e interiorizzato produce un effetto benefico sull’intero corpo molto maggiore che in condizioni abituali.

Questo perché semplicemente abbiamo attivato un circuito neurale in salita e in discesa molto più attivo e potente. In termini chimici possiamo dire che i neurotrasmettitori prodotti a livello della sottocorteccia e della corteccia, stimolati adeguatamente da questo circuito, sono infinitamente maggiori rispetto allo stesso identico movimento eseguito con scarsa attenzione o in modo meccanico.

Il nostro corpo viaggia con una modalità “risparmio energetico”,  un sistema inserito per default in tutti gli esseri viventi, un meccanismo atto a garantire la sopravvivenza della specie ma che oggi ci ostacola fortemente nel raggiungere quell’intensità e quella presenza in tutto quello che facciamo.

Entrambi fondamentali, lo sa bene chi l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. Le arti marziali e lo yoga sono discipline antichissime che a questo ascolto interno dovrebbero portare chi le pratica.

Mi capita all’interno del trattamento che definisco motorio, di insegnare esercizi specifici per un determinato disturbo ai miei pazienti, nella maggior parte dei casi si tratta di esercizi all’apparenza molto semplici. Succede infatti facilmente che il paziente li sottovaluti e li esegua in modalità risparmio energetico ovvero in modo automatico dando per scontato tutto o quasi tutto.

Non è sempre facile trasmettere con poche parole come arrivare a questo stato, il respiro diventa fondamentale così come i dettagli e i supporti visivi. Si può immaginare stendendo una gamba una forza a spirale che sale e una che scende una che spinge verso l’interno e una verso l’esterno e questa immagine rinforza l’attenzione e il movimento nella sua intensità e presenza.

Quello che noto spesso quando i pazienti vengono a controllo è che facilmente eseguono gli esercizi che amano maggiormente e che considerano utili mentalmente e vice versa difficilmente eseguono gli esercizi che trovano complicati e a questi attribuiscono una potenziale nocività. A me spetta il compito di far loro capire che è proprio dove trovano la difficoltà che devono impegnarsi con costanza e assiduità e far loro capire la grande differenza tra un esercizio efficace e uno non efficace.

I movimenti  eseguiti con poca attenzione e in modo irregolare infatti seppur specifici per quella persona diventano completamente inefficaci per produrre un miglioramento o un qualsivoglia cambiamento. Senza l’intensità della presenza e senza continuità,  nessun movimento potrà mai raggiungere la soglia dell’efficacia terapeutica. Non si tratta quindi di una difficoltà tecnica da superare, non dovrete alzare la gamba modello Heather Parisi ma di una pura difficoltà mentale che possiamo anche definire impegno.

Una parola questa che spaventa molti ma si tratta di un ingrediente indispensabile e meno costoso di quanto non si possa immaginare. Smettiamola quindi di dare ascolto al quel  bambino capriccioso che picchia i piedi per terra e vuole tutto subito, se lo ignoriamo con la maturità e la pazienza adeguata si calmerà e ci seguirà crescendo e rinforzandosi emotivamente.

Un lavoro questo che si può conseguire a partire da tutti i livelli e che una volta raggiunto produce un netto salto di qualità, in quanto i così detti esercizi motori diventano qualcosa di più esteso,  si può toccare con mano il nostro potenziale di salute e perseguirlo fino in fondo, passo dopo passo.

Il successo non è quindi precluso a nessuno. Provare per credere.

Ricette ghiotte per celiaci: “frittata” di topinambur e erbe di campo – by Gabriella

topinamurerbeIl topinambur o carciofo di Gerusalemme è un tubero “bitorzoluto” che somiglia per consistenza alla patata, ha un sapore delicato che ricorda il carciofo. Può essere gustato sia crudo che cotto in sostituzione delle patate; non contiene amido, è ricco di vitamine A e B e contiene sali minerali quali ferro, potassio, magnesio e tanto altro…

Per la nostra “frittata” utilizzeremo cinque o sei topinambur di media grandezza. Pelateli e tagliateli a fettine sottili; saltateli in padella per cinque minuti con uno o due porri e un mazzetto di erbe di campo (tarassaco, borragine, ortica, ecc.) tagliate a piccoli pezzi. Aggiungete un pizzico di peperoncino, sale e un trito di salvia e rosmarino (qualche foglia di salvie e due o tre rametti di rosmarino). In alternativa alle erbe di campo potete utilizzare un mazzetto di tarassaco, più facilmente reperibile, o altra verdura a foglia che preferite.

Nel frattempo preparate una crema con 120 g di farina di ceci, tre cucchiai di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e acqua. Aggiungete l’acqua poco alla volta per non formare grumi, fino ad ottenere una crema piuttosto liquida e lasciate riposare per almeno mezz’ora.

Disponete i topinambur e le erbe di campo in una teglia rivestita con carta da forno e versate la crema di ceci. Infornate per circa 45 minuti a 180° o fino a quando non si formerà una crosticina croccante e dorata.

Et voilà  la vostra “frittata” è pronta! Servite e… buon appetito!

La meditazione come terapia… perchè no?

meditazioneQuesto post nasce come risposta a un articolo scritto da un insegnante di yoga in cui veniva mal vista e, per così dire, “messa all’indice” la prescrizione medica a praticare meditazione.

E’ ovvio che quanto sia indicata o no la meditazione dovrebbe partire da una valutazione globale del soggetto e nello specifico dalla sua inclinazione all’interiorizzazione e alla ricerca interiore e non solo da alcune patologie di fondo come l’ansia oppure l’insonnia. Lo stesso si potrebbe dire per altre indicazioni come “faccia un po’ di ginnastica” oppure “faccia dello yoga”  si tratta in tutti i casi  di indicazioni completamente aspecifiche e pertanto non scevre di rischi.

Per fare un esempio, esistono svariati tipi di yoga, diversi metodi, diversi insegnanti e diversi movimenti taluni adatti e taluni magari non adatti a uno specifico problema fisico. All’interno dello stessa postura esistono poi diversi approcci e modi per eseguirla o entrarci gradualmente.  Trovare un professionista preparato fa ovviamente la differenza. Non possiamo fare di tutta l’erba un fascio. Lo yoga fa bene oppure fa male è una affermazione inutile e direi senza senso. La questione non è cosa facciamo ma come la facciamo.

Ecco che criticare a prescindere l’idoneità all’indicazione medica di praticare della meditazione è un atteggiamento che considero personalmente puramente intellettuale e privo di utilità. L’approccio alla meditazione per migliorare lo stress oppure l’insonnia mi sembra in ogni caso un’ottima proposta, sicuramente migliore che incrementare i farmaci ansiolitici oppure iniziarli in modo continuativo.

E’ corretto e onesto considerare che la prescrizione medica di praticare meditazione sia il frutto di una nuova moda e che vi sia in questo campo un atteggiamento di superficializzazione di questa antica e intramontabile pratica interiore.

Ovunque ci si giri si assiste  alla nuova e ultimissima tendenza definita scherzosamente “schiff age”dal mio amico  Roberto Potochniak, dove si offrono a basso costo illuminazioni, apertura di chakra, raggiungimento di pace interiore  e chi più ne ha più ne metta. Un mercato questo dell’esoterico che di tale ha solo il nome. Basta guardarsi intorno per vedere come questa materia generi attrazione e curiosità su persone bisognose e alla ricerca di un aiuto per vivere meglio.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: anche in questo caso come in tutto, dipende sempre dal professionista, dalla sua preparazione personale sul campo e dalla sua serietà e onestà interiore. Ci vogliono anni di lavoro individuale e di studio dedicato per capire come introdurre alla meditazione in modo consono svariate tipologie  di principianti. Quali respirazioni più adatte quali posizioni più adatte e per quanto tempo.

Ma come dice un vecchio detto: quando l’allievo è pronto il Maestro arriva.

Ci si può sedere a praticare meditazione per anni senza conseguire alcunché, come si può entrare in meditazione spontaneamente raggiungendo un profondo stato di interiorizzazione e di realizzazione di se stessi come Eckarth Tolle. Oppure si può praticare per anni e un bel giorno illuminarsi come ha fatto Siddharta.

Tutto dipende da quello che si contiene all’interno e dal livello di evoluzione di ognuno, talora assolutamente inaspettato dall’aspetto esteriore, dal lavoro praticato e dal livello di istruzione raggiunta e tanto meno dai problemi emotivi e di personalità presenti e ben visibili.

Cerchiamo di stare attenti e di non fare gli snob: è vero che la meditazione è una Via per niente facile, è vero che richiede costanza e dedizione, è altresi vero che l’ego ci può prendere tutti facilmente per il naso ma… chi siamo noi per negarla a qualcuno solo perché non ci sembra adatto a prima vista? La meditazione è in primo luogo un richiamo interiore e anche se si inizia per curiosità il nostro interiore potrebbe muoversi sorprendendoci, e non poco.

La meditazione è la grande Via Maestra per trovare se stessi; anche se faremo solo un passo in questa direzione sarà sempre un grandissimo passo, forse il più importante della nostra breve esistenza. La meditazione non lavora in nessun modo sulla mente, tutt’altro; direi che apre una porta verso il silenzio e il vuoto proprio della suddetta mente.  Meditare ci permette di crea uno spazio esperienziale completamente al di là della mente.

Ecco che la meditazione non è affatto preclusa a soggetti con disturbi mentali neanche gravi purché guidata da una persona sana di mente ovviamente!

E poi sfatiamo un altro mito, se qualcuno sedendosi per la prima volta a meditare riferisce di aver vissuto un momento bellissimo, un senso di apertura interiore e  di profonda gratitudine perché dovremmo subito pensare che ha vissuto un allucinazione egoica? Si tratta sempre dello stesso problema come la chiesa che nega l’esistenza  del miracolo  fino a condannare i suoi stessi futuri Santi.

Una cosa è superficializzare e commercializzare la meditazione e i suoi effetti e una cosa è sperimentarla realmente. Sperimentare questo stato anche solo per pochi minuti infatti vi cambierà la vita e il modo di vedere il mondo che vi circonda. Avrete la possibilità di cambiare prospettiva  e dopo niente vi apparirà più come prima, vedrete cosa è davvero importante per voi e cosa non lo è affatto.

Direi che comunque ne vale la pena.

La spalla congelata: un approccio multidisciplinare

spalla-congelataLa spalla congelata resta a tutt’oggi un’entità nosografia difficile da inquadrare. Sono moltissimi i pazienti che arrivano in studio dicendomi: “il medico  mi ha detto che non si tratta di una spalla congelata ma di una tendinite” oppure “uno mi ha detto che si tratta di una spalla congelata e un altro no“.

A quel punto resto in silenzio per quanto possibile; non mi importa di aggiungere un altro parere alla lista già confusa di pareri accumulati dalla paziente di solito di sesso femminile che si trova di fronte a me.

Purtroppo mi è capitato di osservare in numerosi pazienti che il maggior interesse è indirizzato alla conoscenza e certezza del nome della disputata patologia in corso e non tanto a come o cosa fare per risolverla.

Curioso non trovate? Interessa sapere chi ha ragione e chi ha torto e non cosa bisogna fare per tornare a muovere la spalla in tutta la sua potenziale ampiezza e senza dolore.

Una spalla congelata può manifestarsi in maniere diverse, può insorgere da un giorno all’altro oppure in alcuni mesi, dopo un trauma fisico oppure psichico ma anche senza un apparente motivo fisico e psichico, il dolore può essere violento o sordo ma quello che non manca mai è l’impossibilità meccanica di muoverla liberamente a fondo corsa in tutte le direzioni. I diversi tendini dei muscoli che la muovono e i legamenti della spalla sono per così dire incollati tra di loro.

Una volta si diceva capsulite adesiva e questa immagine rende bene l’idea delle fibre che non possono più scorrere liberamente una sopra l’altra ma sono adese e fisse le une alle altre. Alla Rm  non si evince un ostacolo meccanico al movimento come nel caso di una calcificazione e neanche  una lesione specifica di un muscolo oppure di un tendine.

Niente da tagliare, rimuovere e cucire. Il lavoro da eseguire è quello di scollare le fibre tra di loro e di farle scorrere nuovamente in modo fluido e senza attrito.

Nella prima fase della patologia il dolore genera l’ostacolo maggiore ovvero impedisce al paziente di rilassare la muscolatura anche durante il riposo e a maggior ragione durante il movimento. I farmaci antidolorifici e antinfiammatori funzionano in maniera molto limitata in quanto non arrivano in quantità efficace sui tessuti coinvolti soprattutto nella fase iperacuta.

La spalla congelata rappresenta più di qualunque altra sindrome dolorosa quello che in medicina cinese prende il nome di “sindrome bi” ovvero di sindrome ostruttiva; la circolazione di sangue e di energia è completamente bloccata. Inutile e spesso controproducente applicare terapie di calore endogeno quali tecar o ultrasuono in quanto si rischia di aumentare l’ingorgo.

Per migliorare velocemente il dolore le strategie più utili sono spesso quelle combinate. Nelle forme iperacute l’ infiltrazione cortisonica capace di portare un’azione antinfiammatoria nella sede specifica, seguita da un ciclo ravvicinato di trattamenti di agopuntura con minimo una seduta 3 volte alla settimana per almeno 2 settimane con l’obiettivo di muovere l’energia bloccata, potenziare l’effetto analgesico del farmaco e rilassare i muscoli contratti, sono spesso un’ottima scelta terapeutica.

Nelle fasi dove il dolore è meno importante e non toglie più il riposo notturno o il fiato, la scelta può ricadere su una ricetta fitoterapica mirata a far circolare il qi e il sangue sulla spalla, agopuntura  1/2 volta alla settimana e fisioterapia 2/3 volte alla settimana meglio se in acqua calda e se associata a esercizi quotidiani di mobilizzazione delle spalle.

Nella fase dove il dolore compare solo dopo aver forzato sulla mobilità articolare il problema è spesso dato dalla limitazione articolare che sembra non superabile dalla semplice mobilizzazione; in questa fase il trattamento di miofibrolisi e di coppettazione diventa fondamentale per far scorrere le fibre tra di loro alla stregua (superiore in termini di velocità) all’intervento chirurgico. Il lavoro se ben fatto consente di migliorare la mobilità articolare riducendo la rigidità del movimento a fondo corsa. Sempre nell’ottica dell’intervento multidisciplinare è utile associare esercizi  meglio se quotidiani dove si usa il peso del corpo per forzare l’articolarità ed un trattamento di fisioterapia mirato a potenziare il recupero articolare.

Solo a recupero completo avrà senso lavorare sul rinforzo muscolare della spalla, questo per evitare il consolidamento di compensi fisici spesso dati dall’intera colonna vertebrale, capaci di alterare l’intero schema corporeo in modo anche severo.

Un disturbo complesso e difficile da inquadrare dal punto di vista diagnostico e che necessita a mio parere di un trattamento riabilitativo strutturato e articolato capace di intervenire sui diversi aspetti del problema.

Agomistici e agoscettici

yin-yang1Albert Einstein diceva “Il mondo si divide in quelli che vedono in tutto un miracolo e quelli che non vedono in niente un miracololo stesso potremo dire in merito all’agopuntura. Infatti sia per i pazienti che per i medici l’agopuntura riceve lo stesso identico approccio e fama del sopra menzionato miracolo.

Un atteggiamento questo che non aiuta a vederci chiaro e  farsi un idea del campo sul quale essa, in quanto cura e metodo diagnostico, possa aiutarci, nell’approccio diversificato, nell’inquadramento a tutto tondo e soprattutto nel trattamento multidisciplinare di uno specifico disturbo.

Aalle nozioni specifiche sui muscoli, le catene cinetiche, i tendini , i legamenti, le articolazioni e le ossa possono aggiungersi nella valutazione di un dolore osteoarticolare anche il decorso dei meridiani e le loro relazioni interne con organi e visceri.

Gli agoscettici non pensano alla possibilità di curarsi con l’agopuntura perché non la considerano neanche una cura reale ma solo un’illusoria idea basata su una sotto specie di leggenda metropolitana. Ecco che medici ginecologi con una paziente affetta da grave dolore sciatalgico non si sognano minimamente di consigliare l’agopuntura alla loro assistita.

Gli agomistici sono prevalentemente pazienti di solito un po’ distanti dal mondo reale, capaci di collegare disturbi fisici di solito di lieve entità con pensieri talora anche altrui, vite passate e riflessioni varie del tutto personali, si affidano solo ed esclusivamente a medicine empiriche ed energetiche.

L’atteggiamento di ambo le fazioni corrisponde a una forma di estremismo ideologico e manca completamente di equilibrio. Dobbiamo poter scivolare a seconda delle situazioni da un pensiero all’altro senza fissarci rigidamente in una posizione come ci insegna il simbolo del Tai Ji.

Lo yin e lo yang rappresentano l’alternanza delle dualità e costituiscono a tutti gli effetti il primo albero binario dell’antichità. Alla stregua di 0 e 1 in ambito digitale, lo yin e lo yang sono l’espressione del cambiamento di tutto quello che ci circonda. Ecco perché si parla di Legge dello yin e dello yang. Lo yin è rappresentato dal lato in ombra di una montagna e lo Yang dal suo lato al sole; nell’incessante ruota del tempo essi mutano l’uno nell’altro trasformandosi reciprocamente.

Lo yin e lo yang non sono mai fissi ma in continuo mutamento, il pomeriggio sarà yin rispetto alle ore della mattina ma yang rispetto alle ore della sera, per fare un esempio.

Essi quindi diventano le nostre coordinate per orientarci nel tempo e nello spazio. Coordinate fondamentali per non perderci in quello che ormai potremo definire un mare infinito di informazioni capaci molto facilmente di disorientarci e confonderci.

Uno strumento quindi estremamente pratico e prezioso per sapere dove ci troviamo, informazione senza la quale   qualunque direzione anche precisa non ci porterebbe dove desideriamo andare.

Ricette ghiotte per celiaci: torta di semolino con fragole e lamponi – by Gabriella

Torta-di-semolino-con-fragole-e-lamponi…si avvicina il mio compleanno, vorrei festeggiarlo con voi proponendovi una deliziosa torta con crema al semolino e frutti rossi.

La torta di semolino è un dolce di origini toscane è, in realtà, una crostata con la base di pasta frolla e all’interno una crema di semolino al profumo di vaniglia. Nella versione originale è ricoperta da una ganache al cioccolato fondente… irresistibile!

La versione che vi racconterò ha una frolla fatta con farine senza glutine, semolino di riso e una composta di fragole e lamponi.

Ai più golosi suggerisco di rimanere fedeli all’originale! Vi darò qualche indicazione per la ganache al cioccolato…

Per la preparazione della pasta frolla, montate in una ciotola, due tuorli e un uovo intero con 60 ml di olio extravergine d’oliva e 90ml di succo d’agave o sciroppo di riso. Aggiungete 300g di farina di riso integrale, 75g di farina di quinoa , un cucchiaino e ½ di pysillium disciolto in un po’ d’acqua, 25ml di acqua fredda e mezza bustina di polvere lievitante istantanea biologica a base di succo d’uva (senza glutine). Lavorate velocemente l’impasto per non riscaldarlo troppo, formate una palla e ponetela in frigo per circa due ore. Naturalmente questo impasto si può utilizzare per le crostate alla marmellata, alla frutta o per i biscotti di pasta frolla.

Trascorse due ore, stendete la frolla su un foglio di carta da forno con l’ausilio di un matterello. Fate uno strato abbastanza sottile, considerando che la frolla sarà molto morbida, potrebbe essere necessaria un po’ di farina di riso per facilitarne la stesura. Ritagliate i bordi e ponetela all’interno della tortiera con la carta da forno che vi aiuterà a estrarre la torta quando sarà pronta. Naturalmente, in alternativa, potete utilizzare delle ciotole monoporzione. Nel frattempo preparate la crema al semolino. Versate ½ litro di latte di riso in un pentolino con un baccello di vaniglia e portatelo a bollore. In una ciotola versate un po’ di latte di riso e 70g di semolino di riso, lavorate la crema per evitare che si formino grumi. Appena il latte bolle versate la crema di semolino e 60ml di succo d’agave, mescolate energicamente. Quando la crema si addensa, spegnete il fuoco e aggiungete un tuorlo d’uovo e continuate a mescolare. Versate il semolino sulla base di pasta frolla e infornate a 180° per circa 20minuti a forno già caldo.

Nel frattempo lavate le fragole e i lamponi (circa 350g in proporzione variabile), riduceteli a piccoli pezzi e poneteli in una casseruola con  circa otto cucchiai di sciroppo di riso (regolate la quantità secondo il vostro gusto). Fate cuocere finché si riduce quasi della metà; spegnete e fate raffreddare. Appena cotta, estraete la torta dal forno e fatela raffreddare, riponetela su un vassoio e versate la composta di fragole e lamponi… che delizia!

Per gli irriducibili golosi… ecco la ganache!

Tritate grossolanamente 200g di cioccolato fondente. Versate 100ml di panna fresca liquida (quella che solitamente trovate al banco frigo dei supermercati) e fatele sfiorare il bollore, togliete dal fuoco e versate il cioccolato a pezzetti e mescolate energicamente. Sarà pronta quando tutto il cioccolato si sarà sciolto, la crema sarà lucida e sprigionerà un intenso profumo…

Se avete scelto la versione originale della torta al semolino… versate la ganache sulla crema di semolino in alternativa alla composta di frutti rossi… e fatevi conquistare dalla genuina bontà di questa torta!

 

Agopuntura: il rilassamento non è perdita di controllo

rilassamento-mentaleCi hanno insegnato che “Il lavoro nobilita” che la nostra è “una repubblica fondata sul lavoro” ma nessuno ci ha detto che dobbiamo vivere tutta la nostra esistenza correndo dietro al lavoro con la nostra intera mente.

Nessuno ci ha detto che per lavorare non dobbiamo avere nessun tempo da dedicare ad altro. Nessuno ci ha detto che alla fine delle ore lavorative, non restava altro che un tempo minimo per prendersi cura delle nostre cose, dei nostri vestiti, della nostra persona, del cibo che mangiamo, perché tra banche, poste, mail le ore bisognerebbe inventarsele.

Dio solo sa quanto ci serve interrompere la catena dei pensieri collegati con il lavoro, il denaro e tutte le cose che debbono girare nel modo giusto. Si tratta di una boccata d’aria fresca.

Il rilassamento è questa possibilità, rilassare prima il corpo e poi la mente consente di creare uno spazio capace di dilatarsi in modo davvero sorprendente, mostrandoci una nuova prospettiva, una nuova dimensione e soprattutto modificando l’importanza che attribuiamo alle cose che dobbiamo fare o che ci danno fastidio.

Non si perde la lucidità smarrendosi nel sonno e nell’oblio, si recupera una visione d’insieme, una visione che nasce da dentro di noi e non vice versa. Ecco che chiudendo gli occhi e abbandonandosi al peso della gravità i “rumori” di tutto quello che ci circonda esistono ancora chiaramente nella nostra percezione ma perdono semplicemente di importanza, perdono il potere di aggredirci.

Ecco che guardando da dietro gli occhi si pratica un vero e proprio reset mentale dove le circostanze e situazioni che ci circondano assumono la giusta distanza dalla nostra mente e riprendono la posizione che compete loro senza il potere pernicioso di travolgerci e alterare la nostra vera natura.

L’agopuntura, quando ben praticata, conduce direttamente e velocemente al rilassamento, grazie alla aumentata produzione, sia nel liquor che nel sangue, di endorfine, considerate gli oppiacei naturali del nostro corpo.

Mi è capitato, seppur raramente, che un paziente molto agitato fosse terrorizzato dall’idea di poter perdere il controllo di se stesso durante la seduta di agopuntura. Il rilassamento che naturalmente si genera con il trattamento di agopuntura non ha niente a che vedere con la perdita del controllo ma piuttosto il suo esatto contrario.

Si tratta di una grande possibilità che ci apre la mente rendendoci più lucidi e capaci di reagire alle numerose sfide e difficoltà che possono intralciarci.

Il rilassamento è la nostra salvezza e l’unico modo di vedere dove siamo e dove vogliamo veramente andare.

Vertigini: agopuntura e medicina cinese

vertiginiSono in molti in questa stagione dominata dall’elemento vento a riferire come sintomo più o meno acuto le vertigini con possibile secondario disturbo dell’equilibrio. L’equilibrio come le vertigini sono il risultato di rispettivamente di un buono o alterato funzionamento dell’orecchio interno.

L’orecchio interno è un organo di senso costituito da cellule nervose definite recettoriali  immerse in un liquido e capaci di dare informazioni al cervello sulla nostra posizione nello spazio e sull’accelerazione del nostro corpo.

E facile sentire pazienti ma spesso anche colleghi definirla in modo aspecifico “una labirintite” come possibile esito di un infezione virale non meglio definita, altri la definiscono Sindrome di Menière  dal medico che la descrisse la prima volta come un disturbo associato ad altri disturbi dell’orecchio quali acufeni, sensazione di orecchio tappato, talora perdita di udito. Sintomi non associati ad una specifica alterazione fisica che possono cronicizzare oppure risolversi spontaneamente.

Oggi si definisce sindrome vertiginosa benigna la crisi vertiginosa data dalla presenza di cristalli nell’orecchio interno; di solito questa forma regredisce spontaneamente oppure dopo la manovra di Epley capace di muovere i cristalli.

Le vertigini si associano spesso ad altri disturbi quali ansia, tensione emozionale e muscolare,  dolore e rigidità cervicale e nausea e vomito. Inutile dire che parliamo sempre dello stesso disturbo ma con parole e termini diversi; molta importanza viene data alla pressione del sangue sia come effetto farmaco-indotto che come conseguenza di altre patologie come alterazioni della pressione arteriosa.

In poche parole parliamo sempre di una disfunzione e non di una patologia conclamata, ecco perché una vera e propria cura non esiste. Nella fattispecie si tratta di una disfunzione dell’orecchio interno che trasmette al cervello un’informazione errata che viene percepita dal nostro corpo appunto come vertigine.

Le cause di questa disfunzione possono essere molteplici. La medicina cinese nel porre diagnosi considera sempre cause esterne e cause interne. Le cause esterne possono essere date dal vento inteso come fattore patogeno esterno, indubbiamente: il vento colpisce l’orecchio e il collo causando rigidità e in alcuni casi anche possibili infezioni virali da colpo di freddo. La linea che passa sull’attaccatura dei cappelli tra un orecchio e l’altro è chiamata non a caso la porta del vento. Questo fattore spiegherebbe come mai in questa stagione i casi sono più frequenti.

Ma le cause ovviamente possono essere anche interne e associarsi ai fattori esterni e fra esse possiamo considerare l’anemia, ovvero un vuoto di sangue, oppure una stanchezza, ovvero un vuoto di energia. Oppure cause di pieno come una ipercolesterolemia costituzionale oppure una tensione emozionale  responsabile di una contrazione muscolare dei trapezi di fondo con alterata circolazione al livello delle orecchie.

Infine anche uno o più  accessi di rabbia e di collera (quando si dice: “ti fumano le orecchie”), possono essere una semplice causa. L’orecchio per la medicina cinese è collegato con la vescica biliare; non è un caso se dopo essersi arrabbiati, possano comparire dei fischi nelle orecchie oppure sia possibile sentire il battito cardiaco appoggiando l’orecchio sul guanciale.

Alcuni soggetti sono particolarmente predisposti come un disturbo collegato all’organo fegato, si dice che soffrono di vento interno, si può alzare la pressione, può comparire cefalea e ovviamente possono esserci associati disturbi alle orecchie come vertigine e acufeni.

Mi è capitato proprio ieri di ascoltare una paziente affetta da ricorrenti attacchi di panico,  lamentarsi della presenza di vertigini come primo sintomo del suo recente stato di disagio psichico. Il suo medico le aveva detto che era il caso di fare una TAC all’encefalo tanto per escludere un tumore oppure la sclerosi multipla e lei era caduta nel baratro dell’angoscia.

Certamente le vertigini possono essere un sintomo di moltissime patologie. Vero, verissimo ma sembra una frase da Wikipedia; se un medico vuole fare un accertamento non ho niente da dire anche se magari direi di aspettare, ma dire a una persona con una storia di ansia e di attacchi di panico che gli esami servono per escludere una possibile patologia severa proprio mi viene da dire che mi tocco per vedere se ci sono.

L’agopuntura in questo caso è il consiglio elettivo; migliora la circolazione di sangue al livello dell’orecchio interno e quindi consente di muovere e sciogliere i cristalli che si possono essere formati, migliora l’ansia e la tensione muscolare cervicale, in caso di vento esterno lo espelle, in caso di vento interno lo estingue.  Insomma lavora sia sulla disfunzione vera e propria che sulle cause che possono averla generata.

Il fatto che un esame diagnostico sia utile o anche necessario per fugare i nostri dubbi, per quanto legittimi, non ci autorizza a buttare sulle spalle dei nostri pazienti le nostre paure e le nostre ansie.

Siamo noi a dover risolvere i problemi dei nostri pazienti, e non viceversa!

Alle urne di ieri una percentuale insignificante: un segno

urneChe gli italiani siano scoraggiati perché governati loro malgrado da un capo di stato che non hanno scelto, che non ci sia più alcuna fiducia nel sistema politico e anche nel pensiero politico su questo non credo ci siano dubbi. Basta guardare sui social e in TV  e il dissenso popolare salta immediatamente al naso.

Il voto come diritto acquisito dal popolo per esprimere un parere viene snobbato in massa? Più che indignarsi sorge una domanda: perché? Perché tanto il governo e i suoi governanti faranno comunque quello che vogliono loro? E’ più che mai possibile.

Le persone sono stanche e non ci credono più, si sono convinte di essere malate dentro come se avessero un cancro e al posto di  mettersi a dieta, di cambiar vita, di tentare il tutto per tutto scelgono la via di minor resistenza senza combattere ma passivamente seguendo l’onda di quello che vien loro proposto in prima istanza.

Sono già morte in realtà, si sono spente, la loro energia gli serve a malapena per lavorare, pagare le bollette e tutte le spese che un cittadino deve sostenere per il semplice fatto di respirare. Le poche energie che avevano le consumano a informarsi fuori dai canoni del giornale ad arrabbiarsi e magari anche a divulgare quello che hanno compreso sull’inganno dello stato ma poi si esaurisce tutto.

Come i miei pazienti curvi su loro stessi che entrano in studio doloranti e super informati, sventolando il referto di una risonanza magnetica o di una TAC e nascondendosi dietro la loro famigerata scoliosi o meglio un ernia discale, magari associata a numerose  discopatie degenerative e poi i becchi osteofitici della malefica artrosi.

Quando provi a dire che qualcosa si può fare  a che bisogna lavorare con il corpo rispondono a coro “ma io non riesco a stare diritto, non sono capace”. Preferirebbero un intervento chirurgico piuttosto che mettersi in gioco. Piuttosto che trovar il tempo per provare ad aggiustare le cose preferiamo demolirle del tutto e poi agire con un bell’intervento esterno. Questo vale in tutto il mondo della medicina: non si danno speranze al paziente perché potrebbero essere disilluse e si preferisce mostrare l’evoluzione più pessimistica.

Se hai una disfagia e sei allettato non si insisterà più sulla rieducazione alla deglutizione anche se sei fuori dalla rianimazione ma si applicherà velocemente una PEG convincendo il malcapitato che in questa maniera lo spauracchio della polmonite ab ingestis verrà eliminato; peccato che in questa maniera il sistema della deglutizione verrà perso definitivamente e il paziente perderà anche il piccolo piacere di assaporare i cibi oltre che andare incontro a svariate alterazioni intestinali date appunto da una alimentazione chimica indotta artificialmente.

Per costruire ci vuole tempo e pazienza e tanto sudore e costanza, servono spesso anni di lavoro dedicati; per demolire invece ci vuole un attimo, un piccolo e semplice attimo di stupida convinzione che questa è la scelta più sensata. La mentalità di voler conservare e salvare il salvabile sembra passata di moda come un vestito. La mentalità del vuoto a perdere sembra vincere su tutto.

Siamo i figli di un pensiero demolitivo che sovrasta ogni cosa e ci circonda in ogni luogo, siamo pericolosamente passivi nell’agire e nell’opporci a questo sistema. Le urne di ieri per fare un paragone macabro ci rappresentano, sono in un certo senso un segno estremo di questa nostra estrema passività e del periodo di morte di ogni azione individuale costruttiva.

Cerchiamo di non farci contagiare tutti da questo gelo, cerchiamo di muoverci nella direzione giusta anche se ci costa un enorme sforzo e ricordiamoci che, come dice il detto cinese che i pini e i cipressi non perdono le foglie neanche in inverno. Possiamo trovare sempre delle soluzioni e anche un referendum come questo potrebbe servire a dare una voce a quelli che la vogliono dare, se solo si cambiasse il modo di calcolare il punteggio.

Dobbiamo diventare elastici per non romperci e non buttare via gli sforzi fatti al primo ostacolo, peraltro prevedibile.

Ricette ghiotte per celiaci – Panissa con crema di piselli e tarassaco by Gabriella

panissa-con-piselli-e-tarassacoLa panissa è un piatto tradizionale della cucina ligure per il quale si utilizzano gli stessi ingredienti della farinata di ceci. In realtà, per questa ricetta, ho preso in prestito solo il nome dalla tradizionale panissa ligure… infatti utilizzerò la farina di piselli e il broccolo romanesco per realizzarla.

Mettete in una ciotola la farina di piselli (200g), un pizzico di sale e qualche cucchiaio d’olio di extravergine d’oliva; aggiungete dell’acqua tiepida fino a raggiungere una consistenza cremosa quasi liquida. La farina di piselli è facilmente reperibile nei negozi di alimenti biologici.

Lavate e dividete in cimette un broccolo romanesco di piccole dimensioni e tuffatelo nella crema di farina di piselli. Frullate il composto e versatelo in una teglia rivestita da carta da forno e infornate per circa 45 minuti a 180°.

Nel frattempo preparate la crema di piselli. Sgranate e lavate i piselli. Affettate un porro e fatelo stufare in una casseruola con un po’ d’olio extravergine d’oliva e un pizzico di peperoncino, aggiungete i piselli, un pizzico di sale e un po’ d’acqua. Appena saranno cotti frullateli con un frullatore ad immersione. La crema dovrà avere una consistenza abbastanza densa. Lavate il tarassaco e saltatelo in padella con aglio e peperoncino. Tagliate la “panissa” di piselli con un coppapasta quadrato così da formare dei quadrotti, serviteli con uno strato di crema di piselli e un ciuffetto di tarassaco… guarnite con germogli di alfa alfa.

Buon appetito!

Semplicemente grazie

Moth-Orchid4

Ci tenevo a ringraziarvi tutti per il vostro straordinario affetto che mi colpisce sempre, sono felice di avervi come pazienti.
Siete tutti, chi per un motivo chi per un altro, una grande occasione per crescere.
Imparo grazie a voi a guardare le mie debolezze e la mia paura di fallire con sempre più coraggio.

Grazie di cuore e fate una Buona Pasqua

 

Il sonno per guarire è fondamentale

mini-child-sleepingMi capita di osservare come siano sempre più numerose le patologie infettive che iniziano apparentemente in modo innocuo, si prolungano per settimane e talora per mesi senza trovare una cura efficace e infine vengono categorizzate come disturbi autoimmuni oppure a seguito delle quali insorgono altri disturbi di tipo autoimmunitario.

Un disturbo apparentemente innocuo che potrebbe guarire in meno di una settimana si trasforma e diventa a tutti gli effetti una patologia cronica contro la quale la medicina moderna ancora possiede poche armi se non i farmaci immunosoppressori o i potenti cortisonici.

Inutile dire che tutti noi vorremo farne a meno.

Il mondo scientifico tutto è ormai sempre più convinto che l’evento scatenante di queste crescenti patologie autoimmunitarie (che altro non sono se non una infiammazione costantemente generata da una risposta immunitaria errata) sia da attribuire ad una infezione virale.

La domanda sana dovrebbe essere: come mai oggi le malattie autoimmunitarie sono così aumentate rispetto a qualche anno fa? Ci ammaliamo di più? Ci sono più virus in circolazione? Ci curiamo in modo diverso? Siamo diventati più deboli?

Ora, con calma, facciamo un passo indietro; quante persone conoscete che quando si ammalano continuano a lavorare facendo finta di niente? Arrivano in ufficio o sul luogo di lavoro piene di catarro fino ad esplodere, con tossi irrefrenabili , volti verdi o gialli evidentemente contagiose oltre che malate. E quando voi chiedete “ma perché non sei stato a casa?” rispondono fiere ed orgogliose “ma non ho mica la febbre!”?

Intanto vorrei dire: non avete vinto nessun premio di fedeltà! Non vi è nulla di cui essere fieri, avete sepolto le vostre necessità in nome di un dovere nei confronti del prossimo e spesso solamente in nome  del vostro ego e di nient’altro.

Capisco quelle persone il cui incasso si decurta drasticamente per ogni giorno di malattia e non solo: la crisi si sente, la paura dei giorni di malattia nei confronti della propria posizione lavorativa incide e non di poco per i precari e non solo.

Fermarsi, mettersi a casa  a letto con un aspirina e un brodo caldo sembra un ricordo di un’altra vita. Non si fa più, è passato di moda, ci sono altri farmaci e spesso si ricorre all’antibiotico e anche a diversi antibiotici senza neanche aver la certezza che si tratti di una forma batterica ma come prevenzione delle sovrainfezioni. E soprattutto si va al lavorare imbottiti direi di tutto quello che si può. Passano le settimane e non si guarisce oppure non si guarisce completamente ma si continua a lavorare senza cogliere che qualcosa sta chiedendo la nostra attenzione in modo sempre più costante. Fosse anche la semplice presenza di croste nel naso: se non passano dobbiamo curarle, dobbiamo occuparci di noi stessi magari non solo passando da un farmaco all’altro.

Fermarsi subito anche solo un giorno meglio se 2 o 3 ovviamente e riposare il più possibile in quel giorno. Significa  stare a letto a dormire il numero maggiore possibile di ore, significa accettare di stare in compagnia di noi stessi, nel silenzio della nostra camera, concedendoci di ascoltare cosa il nostro corpo ci dice.

Perché se ascoltate lo sentirete parlarvi con sincerità e di questo molte persone hanno letteralmente paura. Siamo in una società dell’efficienza dove abbandonarsi è una parola quasi senza senso oppure ancora peggio una parola da evitare in quanto si pensa di perdere in questo modo il controllo della situazione.

L’abbandono è una delle cose più belle che ci siano,  l’abbandono sta al fare come lo yin sta allo yang. Cosa sarebbe la vita sessuale senza l’abbandono e cosa sarebbe la preghiera? Il sonno è una forma di abbandono del tutto naturale, dove il corpo continua a nostra insaputa a lavorare per noi e solo per noi.

Nella medicina Tibetana il sonno è considerato una vera e propria via di di autoguarigione. I bambini con il sonno recuperano in modo talora miracoloso e si svegliano come nuovi e anche negli adulti il sonno anzi direi il buon sonno è insostituibile nel processo di guarigione chiunque lo può verificare su stesso.

E’ nuovamente intrigante osservare quanto possa essere dannoso l’allettamento prolungato su qualunque paziente, tanto quanto il riposo e il sonno diventano fondamentali per la nostra guarigione. Tuttavia anche il buon sonno tende a diventare una cosa rara per molte persone. Non si molla mai completamente, la testa continua a volere il controllo ma lo fa in modo sbagliato dimenticandosi qualunque contatto con il corpo.

Il corpo si sfrutta solamente e in malo modo come facciamo con tutte le nostre risorse energetiche, vegetali, animali, minerali. Si tratta di un atteggiamento presente su tutti i piani della materia. E alla lunga non possiamo non pagarne le conseguenze. La crescente diffusione di malattie autoimmuni potrebbe essere una semplice conseguenza di questo atteggiamento malsano di sfruttamento delle nostre difese fisiche e mancanza dei tempi corretti di guarigione naturale del nostro corpo.

Agopuntura: quanto serve crederci?

credere agopunturaQualche giorno fa in studio una paziente mi faceva questa domanda: “…ma all’agopuntura… quanto serve crederci?”. Ho già scritto in merito a questo aspetto ma penso non sia mai troppo cercare di fare chiarezza su questo argomento talora usato anche da colleghi medici e anche agopuntori in modo scorretto.

Se un paziente non crede che l’agopuntura possa giovargli non dovrebbe essere una scusa per dirgli che l’agopuntura a lui non potrà giovare e che perde solo del tempo. Eppure mi succede di sentirlo dire.

Potremmo mai dire che un antibiotico non serve se non siamo convinti di prenderlo?

L’antibiotico è un farmaco che segue un meccanismo chimico; l’agopuntura produce reazioni chimiche interne, ancora poco conosciute e calcolabili, ma è ormai riconosciuto da tutti che questo è il meccanismo finale di azione di un qualsiasi trattamento di agopuntura.

Non è indispensabile avere fede oppure un’idea romantica della vita ma è assai utile quando siamo in difficoltà e anche questo è noto a tutti. Lo diceva il filosofo Pascal: “Non hai niente da perdere nell’avere fede” e lo confermano numerosi studi scientifici, credere nell’efficacia di  un farmaco si chiama effetto placebo e anche questo non nuoce a nessuno.

Non solo non nuoce: è più che evidente che è utile a noi stessi, perché il pensiero va nella direzione della guarigione e di nuovo questo meccanismo psichico si traduce poi in un corrispondente chimico ormonale e neurotrasmettitoriale  che viaggia nel nostro organismo migliorando neurobiologicamente la salute in senso lato.

Aggiungerei che nel caso dell’agopuntura è come se al nostro trattamento, che inizialmente è un gesto fisico che si traduce in una attivazione energetica e poi successivamente chimica, aggiungessimo un potenziamento interno; una sorta di motorino acceso in più.

Guardando i miei pazienti durante il loro trattamento, ho pensato spesso sembra “una trasfusione di energia”, diventa facile capire che predisponendosi mentalmente a tale trattamento in modo corretto è come se  alcuni la ricevessero goccia a goccia e con difficoltà, tipo un fuori vena, e altri fossero capaci di ricevere un flacone da un litro in mezz’ora.

Ecco che si potrà per alcuni pazienti volerci più pazienza e qualche seduta in più certamente.

In termini energetici e psicologici si parla di chiusura o apertura. E’ chiaro quindi che mettendosi sulla difensiva, ossia in chiusura, il dosaggio potrebbe essere insufficiente a dare il risultato desiderato ma questo non significa in nessun modo che non si possa generare un miglioramento ci vorrà solamente più tempo e più lavoro.

Dovremo lavorare in particolare sulla fiducia e sul rilassamento per migliorare la condizione di chiusura

In questi casi diventa  fondamentale un lavoro specifico sia fisico che psichico, con l’aiuto di una parola in più, l’utilizzo di una  respirazione volontaria, di specifici olii essenziali rilassanti e di molta attenzione e cura dell’ambiente. La musica adatta, la luce soffusa, la temperatura perfetta, così come la posizione migliore e il giusto tempo del trattamento.

Non è sempre facile avere tutto questo con prezzi accessibili ma ritengo valga la pena provarci.

Ricette ghiotte per celiaci: pan di ramerino – by Gabriella

mini-pan di ramerino senza glutineSenza glutine, senza latte, senza uova, il pan di ramerino è un pane dolce tipico di Firenze e della sua provincia. Ramerino in toscano è il rosmarino. E’ una ricetta medievale che si è tramandata fino a noi quasi inalterata. Un tempo era preparato il Giovedì Santo, portato in chiesa a far benedire e mangiato il giorno di  Pasqua. Oggi si trova in tutti i forni fiorentini in qualunque periodo dell’anno. Sapori e profumi antichi che sanno di buono…

Quando vivevo a Firenze, il pan di ramerino era uno dei miei dolci preferiti. Il rosmarino e l’uvetta danno al pane un sapore e un profumo molto particolare, invitante, goloso…

Non potendo più mangiare il pan di ramerino nella sua versione originale… ho deciso di riproporre quei sapori, quei profumi, quei ricordi in questa versione senza glutine che vi racconterò.

In una ciotola mettete 100g di farina di riso integrale, 50g di farina di ceci e un pizzico di sale. Scaldate l’olio extravergine d’oliva (30 ml) con gli aghi di rosmarino. Vi consiglio di utilizzare il rosmarino fresco. L’olio non deve friggere, appena sfrigola, spegnete e fatelo raffreddare. Mescolate le farine e aggiungete 200 ml di latte di riso e l’olio aromatizzato al rosmarino. Nel frattempo sciogliete in mezzo bicchiere di latte di riso un cucchiaino e mezzo di semi di psyllium. Dopo circa 10 minuti aggiungete il gel all’impasto.

Lo psyllium è una pianta officinale diffusa nel bacino del mediterraneo.

I piccoli semi neri, solitamente, sono utilizzati come lassativo naturale. Contengono una mucillagine che a contatto con l’acqua o altro liquido aumenta di volume e il gel che producono serve a rendere meno friabile il pane senza glutine. Lo psyllium si trova solo in alcuni negozi di alimenti biologici più forniti o facilmente reperibile su internet.

Amalgamate all’impasto 25g di granella di semi di lino, di girasole e di zucca, 50g di uva sultanina e tre fichi secchi a piccoli pezzi. Vi consiglio di utilizzare frutta secca biologica; poiché quella non bio è solitamente trattata con anidride solforosa (E220 conservante, sbiancante ecc.). Infine unite all’impasto la polvere lievitante biologica a base di succo d’uva. Ponete l’impasto in uno stampo da plum-cake foderato con carta da forno e infornate a 180° per circa 55 minuti.

Servite a colazione o a merenda.

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Un post a caso

  • Natale: il significato del presente
    Oggi è la vigilia di Natale; molte persone sono in questo periodo più che mai appesantite dalle difficoltà, la sofferenza e la malattie toccano più o meno da vicino tutti e a molti sembra che …