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Fisioterapia, Agopuntura, Chirurgia: perché non usarli insieme?

shoulderpain-hI medici tutti sono tenuti a conoscere le diverse patologie specialistiche e le nuove tendenze delle cure specifiche nei diversi campi. La medicina di base e il lavoro in corsia oppure in ospedale sono fondamentali, soprattutto per alcuni specialisti come l’ otorinolaringoiatra, il dermatologo, il fisiatra e molti altri.

Sono molte le specialità che per fare un esempio banale ma molto pratico, potrebbero non aver mai visto direttamente una fibrillazione atriale,  un disturbo  la cui  cura  è molto più che indispensabile in quanto può salvarti semplicemente la vita.

Ecco che molti specialisti lavorano sia in ospedale che in ambulatorio soprattutto all’inizio. Per quello che concerne la medicina cinese l’informazione ai medici resta invece, nonostante qualche possibile corso universitario, decisamente insufficiente. Proprio ieri parlavo con una paziente trattata per spalla congelata e mi raccontava di sua sorella affetta recentemente dalla stessa identica patologia insorta in modo repentino e violento. Lei consigliava l’agopuntura per la sua personale esperienza e l’ortopedico invece la sconsigliava perché la considera solo una cura antidolorifica totalmente aspecifica alla stregua di un anestetico.

Questo ragionamento è ancora molto diffuso in ambito medico, molti ortopedici non sognano neanche possibile l’associazione delle diverse possibili cure fisioterapia, agopuntura e chirurgia come un crescendo di lavoro sempre più invasivo ma anche un sistema che può lavorare insieme, uno facilitando il lavoro dell’altro. Un buon ortopedico sa che non esiste intervento perfetto che non si completi con una adeguata fisioterapia e un ortopedico che sappia sfruttare anche l’agopuntura in fase  pre e post operatoria oppure per posticipare oppure evitare l’intervento ancora non ne conosco ma sono fiduciosa.

Perché in sostanza solo in Cina l’agopuntura si usa in Ospedale al fianco della medicina farmacologica e chirurgica e solo in questa maniera è possibile avere dei dati sufficientemente vasti per pubblicare su riviste importanti e rendere noti i suoi effetti. Inoltre il lavoro di ricerca è molto impegnativo e costoso e senza una volontà sincera e disinteressata non vi è possibilità alcuna di andare avanti in questa direzione.

Ma torniamo agli effetti dell’agopuntura perché, oltre all’effetto di riduzione del dolore a breve durata come sottolineano i colleghi ortopedici, ve ne sono altri quali un’aumentata circolazione sanguigna locale, essa stessa in parte attribuibile alla riduzione del dolore della parte lesa; in un certo modo si tratta di un movimento interno senza movimento. La componente infiammatoria si riduce grazie alla possibilità attivata dal torrente ematico di assorbire i diversi componenti chimici della cascata infiammatoria.

Questo è solo un piccolo effetto possibile dell’agopuntura, anche la muscolatura si rilassa, la tensione emotiva migliora e i molti visceri collegati migliorano la loro condizione funzionale. Un sistema complesso si attiva in senso di graduale miglioramento della salute in quanto potenziale di guarigione interno. Talora tutto questo anche se fatto in modo costante e continuativo non è sufficiente a risolvere il problema.

Ho avuto casi di spalla congelata e pazienti ortopedici in genere, veramente difficili che hanno, in qualche limitato caso, dovuto comunque ricorrere all’intervento chirurgico ma molti, anzi direi la stragrande maggioranza, non solo hanno evitato l’intervento ma sono migliorati, limitando i farmaci e i lunghissimi tempi di guarigione in modo talora meravigliosamente sorprendente.

Penso che fisioterapia, agopuntura e chirurgia dovrebbero sempre viaggiare insieme in questo ordine senza dimenticare l’uno l’aiuto dell’altro.

Auguri e… basta

buon-natale-e-basta

Carissimi pazienti e amici lontani e vicini la pausa per le feste è ormai dietro l’angolo. I giorni corrono veloci e tutto sembra accelerare all’impazzata. Ma desidero fermarmi anche solo pochi istanti non per darvi delle raccomandazioni, per quelle credo ormai di aver detto di tutto e di più, ma solo per darvi un abbraccio e un sentito augurio.

Vi auguro di stare bene con voi stessi come se foste in uno chalet di montagna con il cammino acceso, pronto a riscaldarvi e coccolarvi, un riparo sicuro su cui contare.

Ci vediamo nel 2017 per ripartire insieme.

Riposatevi!

 

Ricette ghiotte per celiaci – Lasagnetta di Cavolfiore con Cavolo Nero by Gabriella

lasagnetta-di-cavolfiore-e-cavolo-nero-1Un modo diverso per gustare il cavolfiore…

Pur essendo un ortaggio molto prezioso per i suoi principi nutritivi, non tutti amano portarlo in tavola.

Ecco un’idea per renderlo più allettante e gustoso!

Lavate accuratamente le cimette di cavolfiore (350g), asciugatele e ponetele nel mixer. Tritate fino ad ottenere una “farina” molto grossolana, versatela in una ciotola e aggiungete 50g di farina di ceci, due cucchiai di olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Amalgamate tutti gli ingredienti e, se sarà necessario, aggiungete un po’ d’acqua. Trasferite il composto in una teglia foderata con carta da forno, appiattitelo per tutta la superficie usando il dorso di un cucchiaio oppure disponete sopra la crema di cavolfiori un altro foglio di carta da forno e provate a stenderla con l’ausilio di un mattarello o con le mani. Dovete formare una sfoglia molto sottile… Togliete il foglio di carta da forno dalla parte superiore della sfoglia e infornate a 180° per circa 25-30 minuti. Controllate la cottura per evitare che la sfoglia si bruci… fatela raffreddare e tagliatela a “quadrotti”.

Nel frattempo lavate il cavolo nero (450g), togliete la parte centrale delle foglie, tagliatele in piccoli pezzi e tuffatele, per qualche minuto, in acqua bollente. Scolatele, strizzatele e saltatele in padella con un po’ d’olio extravergine d’oliva, uno spicchio d’aglio e un pizzico di sale. Una parte di cavolo nero frullatela con una manciata di nocciole tostate e un po’ d’olio, se la crema sarà un po’ densa, aggiungete qualche cucchiaio d’acqua.

Disponete in piatto una sfoglia di cavolfiore con sopra uno strato di crema e un po’ di cavolo nero saltato, sovrapponete un altro strato di sfoglia, crema e cavolo nero… e ripetete per tre o quattro volte. Prima di servire, riscaldatela in forno per qualche minuto.

E voilà… ecco pronta la vostra lasagnetta!

Buon appetito!

 

LISTA DELLA SPESA

Lasagnetta di cavolfiore

·       350g di cimette di cavolfiore

·       50g di farina di ceci

·       2 cucchiai di olio extravergine d’oliva

·       sale marino integrale
Farcia di cavolo nero

·       450g di foglie di cavolo nero

·       olio extravergine d’oliva q.b.

·       uno spicchio d’aglio

·       una manciata di nocciole tostate

·       sale marino integrale

 

Sinusite una patologia spesso trascurata e mal trattata

sinusite-2Capita spesso di avere pazienti che soffrono di sinusiti croniche e recidivanti che si trovano a convivere nel migliore dei casi con un senso di chiusura nasale e di oppressione al viso che nelle fasi acute diventa un dolore facciale vero e proprio.

Nelle situazioni ormai avanzate i pazienti  hanno già fatto diversi esami che evidenziano i seni paranasali ostruiti da catarro e le mucose nasali ipertrofiche. Nella maggioranza dei casi le cure sono a base di antibiotici spesso aspecifici (ovvero fatti senza prima eseguire un tampone con antibiogramma) e a base di spray o inalazioni cortisoniche per ridurre lo stato infiammatorio delle mucose, per arrivare molto frequentemente al trattamento chirurgico non solo quando esistono deviazioni del setto ma anche per la presenza di polipi e di franche escrescenze delle mucose secondarie all’infiammazione cronica tali da ostruire la via respiratoria in modo severo.

Non solo per il gusto di parafrasare, credo personalmente che quello che spesso manca sia una visione di più ampio respiro che inizi come sempre dai primissimi sintomi.

Il respiro è per l’uomo uno dei tre punti di ricarica energetica e di nutrimento, quali sono gli altri? Il cibo ovviamente e le emozioni ma questo lo sapevate già. Torniamo al respiro; respirare correttamente è uno dei punti di forza e di lavoro della maggioranza delle antiche pratiche e discipline orientali.

Scientificamente tutti sappiamo che l’ossigeno è necessario per la vita e che sono i polmoni e l’intero albero respiratorio dal naso agli alveoli a veicolarlo nel sangue. Quello che ci si dimentica è che ogni singola cellula del nostro corpo respira, capiamoci non dobbiamo pensare che la cellula sia dotata di un polmone e un naso ma esiste un sistema respiratorio in ogni particella vivente ovvero in ogni cellula.

Poca importanza invece viene data al respiro e all’educazione dello stesso; a meno che non abbiate fatto corsi di canto oppure di recitazione oppure non siate sportivi il respiro è decisamente sotto valutato. Il respiro ha la sfortuna (ma anche la fortuna) di essere una funzione automatica ossia una dotazione standard che come un motorino indipendente lavora a nostra insaputa qualunque cosa si faccia.

La conoscenza del respiro e la sua pratica sono invece una fonte di grandi possibilità energetiche e terapeutiche poco valutate perchè poco visibili dall’esterno. Grande importanza ovviamente avrà la qualità dell’aria che respiriamo. Anche di questo si parla troppo poco, con la tecnologia di cui siamo in possesso potremmo pulire l’aria in alcuni ambienti in modo perfetto, ridurre gli idrocarburi dei veicoli e del riscaldamento come di molte industrie. Sicuramente respirare in un bosco e respirare in un parco e in una strada in centro  città non possono avere lo stesso valore e soprattutto lo stesso effetto sul corpo.

Ma torniamo al nostro naso: non aspettate che arrivi il grande freddo e le infezioni virali più comuni parainfluenzali e influenzali. Iniziate a pulirlo bene tutte le sere prima di andare a letto. Non limitatevi a pulire il viso e i denti, munitevi di uno spray a base di acqua termale o acqua marina e fate delle abbondanti irrigazioni preferibilmente da sdraiati in modo da fare entrare l’acqua più in profondità possibile. Seconda raccomandazione utile, massaggiate regolarmente e con vigore; il solco nasogeniale, la radice del naso, la fronte, gli zigomi e i lobi delle orecchie.

Imparate la tecnica detta “nadi shodhana”, meglio se direttamente da un insegnate di yoga professionale.

Usate regolarmente e più volte al giorno l’olio di Ravensara che potete odorare direttamente dalla bottiglietta e che vi consiglio di avere sempre con voi a portata di mano. Umidificate l’ambiente dove vivete e disperdete  altri oli  essenziali con proprietà antivirali e antibatteriche come il Timo.

Evitate il più possibile di mangiare cibi dolci, latticini, spremute di arancia e cibi sistematicamente freddi (insalate, verdure crude, pesce crudo); in questo modo potrete limitare grandemente la formazione di catarri.  Sfruttate il sapore piccante soprattutto quando avete preso freddo per il suo fondamentale effetto diaforetico (permette di fare uscire il freddo). Noterete che una zuppa piccante con zenzero e peperoncino dopo una passeggiata all’aria fredda vi farà colare immediatamente il naso e  ve lo libererà all’istante.

Infine sia l’agopuntura che alcuni rimedi fitoterapici specifici per la sinusite possono  decongestionare in maniera  profonda e definitiva il vostro naso, lavorando anche sulla costituzione che l’ha generata. Potreste  semplicemente ricominciare a respirare come si deve e in alcuni casi ricominciare a sentire i profumi e le sensazioni fondamentali che dal naso ci arrivano come importanti messaggeri capaci di orientarci verso ciò che ci fa bene e allontanarci invece da ciò che ci nuoce in senso lato.

Prevenire le malattie da raffreddamento

freddo-1Secondo il calendario cinese con il 7 Novembre l’inverno è già iniziato; in quel giorno in molti paesi Europei a bassa quota si è mostrata la primissima nevicata. Una cosa curiosa questa, mi ricordo che a febbraio di quest’anno con il primo giorno di primavera del calendario lunare  ho potuto ascoltare i primi tuoni durante quasi tutta la notte.

E il tuono sta alla primavera come la neve all’inverno, non trovate?

Questo per dire che la natura si presenta puntuale ai suoi appuntamenti anche se molte volte non ce ne accorgiamo per niente e potrei aggiungere che sono molte le piccole cose di cui neanche ci accorgiamo più. Con San Martino il mondo contadino ricoverava il bestiame e si preparava per l’inverno, il mondo moderno corre al lavoro accorgendosi tuttalpiù di quanto le giornate si siano accorciate e le temperature serali e mattutine siano in discesa.

L’elemento di questa stagione è l’acqua e il suo trigramma formato da due linee spezzate  yin che racchiudono una linea intera yang, ci da la prima grande informazione; lo yang si trova dentro, la forza è nascosta all’interno. Ed è proprio all’interno che anche noi dobbiamo andare esattamente come gli alberi.

La mia insegnante di yoga dice con un meraviglioso accento californiano che è il cuore che dobbiamo accendere e ammorbidire e questa direzione è quella che ci consente in primis di entrare dentro di noi, non attraverso la mente che spesso ci lascia fuori da noi stessi, totalmente frammentati e ancorati al mondo delle aspettative e del giudizio. Il cuore inteso come dimora del sé ci consente di vedere la dimensione di noi stessi e la nostra forza.

L’asse cuore-rene, conosciuto come Shao Yin è un equilibrio tra fuoco e acqua, dove l’acqua controlla il fuoco e il fuoco riscalda l’acqua facendola circolare in tutto il corpo. Entrando nel cuore possiamo contenere la paura e il senso di incertezza sul nostro avvenire, la paura della morte e dell’invecchiamento che sono collegati con il rene.

Accendere le candele e le luminarie altro non è che un simbolo, un gesto che in questa stagione più che in altre dovremmo compiere dentro di noi nella nostra vera casa, il cuore. Per evitare efficacemente le malattie da raffreddamento la prima cosa è restare attenti e svegli.

I virus quando si trovano sulla soglia del nostro corpo possono ancora essere combattuti con le nostre energie difensive, il prurito in gola e nelle narici, la pelle d’oca e i brividi possono essere i primissimi segni di allerta. In questo caso riscaldare immediatamente il corpo e farlo sudare è un ottimo sistema per far uscire il patogeno.  Un te caldo al pepe e cannella, oppure un brodo caldo e piccante oppure una tisana bollente allo zenzero sono validissimi strumenti dietetici capaci di buttare fuori il freddo dalla superficie. L’utilizzo di alcuni oli essenziali per disinfettare l’ambiente con il timo e il ravensara; sono ottimi antivirali. Anche alcune sostanze fitoterapiche possono aiutarci se prese al momento giusto.

Alcuni gesti comunemente considerati come efficaci in caso di raffreddore sono invece da evitare: una grossa spremuta di arancia per esempio raffredderebbe ulteriormente il corpo e una bella tazzona di latte caldo con miele favorirebbe la formazione  dei catarri.

Diversamente quando il virus influenzale è entrato tutti lo sentiamo arrivare come una bastonata, ci sentiamo stanchissimi e doloranti ed è proprio in questa situazione che non serve fare gli eroi. La cosa più sensata è riposare e dormire il più possibile meglio se con dei rimedi fitoterapici specifici per ottimizzare la risposta del corpo. Ma soprattutto cerchiamo di non resistere inutilmente per ore al lavoro diffondendo così il virus ad un numero maggiore di persone. La vaccinazione antiinfluenzale si pone come primissimo obiettivo la limitazione dell’infezione in senso endemico e su questo aspetto credo che dovremmo lavorare con una sensibilizzazione maggiore sul senso di responsabilità nei confronti del prossimo.

Buon inizio inverno a tutti.

Ricette ghiotte per celiaci: Crocchette di zucchine con salsa alla curcuma – By Gabriella!

crocchette-di-zucchine-1Antipasto sfizioso… semplice e veloce da realizzare.

Lavate e tritate grossolanamente tre zucchine di medie dimensioni.  Dopo qualche minuto strizzatele in modo da eliminare tutta l’acqua di vegetazione.

Versate in una ciotola 50g di farina di piselli, un pizzico di sale, due cucchiai d’olio extravergine d’oliva e dell’acqua tiepida, in modo da ottenere una mousse che servirà da base per le crocchette.

Condite le zucchine con un pizzico di sale e una manciata di menta secca. Amalgamate la crema di piselli con le zucchine e ricavate delle piccole crocchette tonde e schiacciate, passatele nel pangrattato e disponetele in una teglia rivestita da carta da forno; infornate a 180° per circa 35 minuti.

Vi consiglio di utilizzare un pangrattato biologico a base di farina integrale di riso o di cereali integrali (mais, riso, grano saraceno e miglio), reperibile nei negozi di alimentazione naturale.

Se avete difficoltà a trovare la farina di piselli potete prepararla a casa con l’ausilio di un mixer, utilizzando i piselli secchi o, più facilmente, i fiocchi  di legumi.

Per accompagnare le crocchette vi suggerisco di preparare la salsa alla curcuma a basa di latte di soia. La realizzazione è semplicissima: versate nel bicchiere del frullatore 100ml di latte di soia, preferibilmente biologico, il succo di mezzo limone, un pizzico di sale e un cucchiaino di curcuma in polvere.
Azionate il frullatore e versate, molto lentamente, 150 ml di olio extravergine d’oliva. Se preferite una crema più leggera, potete utilizzare l’olio di riso in alternativa a quello d’oliva che da maggiore corposità alla salsa.

Basteranno pochi minuti per ottenere una salsa densa e soffice… pronta per essere servita.

LISTA DELLA SPESA

Crocchette di zucchine

·       3 zucchine
·       50g di farina di piselli
·       2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
·       menta secca q.b.
·       sale marino integrale
·       pangrattato senza glutine biologico q.b.

Salsa alla curcuma

·       100 ml di latte di soia biologico
·       150 ml di olio extravergine d’oliva (oppure olio di riso)
·       succo di mezzo limone
·       1 cucchiaino di curcuma in polvere
·       sale marino integrale

Fitoterapia cinese: il boom della Curcuma e quello che molti ignorano

Negli ultimi anni la vendita e l’utilizzo della curcuma in estratto secco sono in continuo aumento e lo stesso possiamo dire sul numero di ricerche scientifiche indirizzate allo studio dell’azione che questa sostanza fitoterapica ha sul corpo umano, sottolineandone in particolar modo gli effetti antiossidanti e protettivi così come gli effetti antineoplastici e antinfiammatori.

Tuttavia gli effetti  della curcuma che oggi sono noti a tutti confermano nozioni che, a ben guardare, risalgono alla notte dei tempi. Sono infatti millenni che in fitoterapia cinese la curcuma viene usata in preparati fitoterapici ad azione medicamentosa.

Dai testi classici di fitoterapia cinese sono diverse le sostanze attive ricavate dalla pianta della curcuma; si può  usare la radice (parte della pianta sotterranea che decorre verticalmente deputata alla raccolta del nutrimento) Radix Curcumae  o Yi Jin, oppure il rizoma (parte anatomica sempre sotterranea che decorre orizzontale e deputata alla riserva di nutrimento) di cui esistono molteplici varianti: Rhizoma Curcumae Zedoaria o E Zhu,  Rhizoma Curcumae Longae o Jiang Huang, Rhizoma Curcuma Aromatica o Yu Yin, e Rhizoma Curcuma Kwangsiensis o Guang Xi E Zhu

Possiamo da subito vedere che, partendo da una semplice sostanza definita genericamente curcuma, possiamo scegliere e usare 5 diverse sostanze fitoterapiche ognuna delle quali può essere usata e conosciuta per una specifica e precisa azione. Questi antichi testi di fitoterapia sono il frutto di innumerevoli anni di lavoro dedicato, con un metodo che anche se antico e non verificato al microscopio o mediante dosaggi molecolari personalmente considero a tutt’oggi estremamente raffinato e complesso e di grande utilità terapeutica.

La farmacologia moderna  si limita a studiare nel dettaglio le singole sostanze, nel caso specifico della  curcuma è in grado di dosare ogni singola molecola in essa contenuta, attribuendo a ognuna di loro una specifica funzione. Ecco che l’azione della curcuma viene grandemente attribuito alla curcumina in esso contenuto.

Trovo incoraggiante e confortante lo scoprire e accertare la validità di alcuni prodotti appartenenti alla fitoterapia cinese ma è il modo in cui si utilizzano queste nozioni che mi lascia perplessa. Nessuno si informa su come venisse utilizzata in passato o su quali siano i modi migliori per assumerla e in quali circostanze specifiche.

Da oggi nella visione della medicina preventiva la curcuma fa bene a tutti  o quasi e la si consiglia come prodotto anti-aging a dosaggi relativamente alti. Nei testi di farmacologia cinese classici sia Yu Jin, Jiang Huang che E Zhu sono considerati come sostanze che muovono vigorosamente il sangue. Troviamo come controindicazioni generali la gravidanza e lo stato di deficit generalizzato ma anche la mancanza di una stasi di sangue.

Quindi in buona sostanza un paziente con una patologia cronica oppure già trattato con la chemioterapia potrebbe non essere un soggetto adatto, e lo stesso potremmo pensare di un soggetto sano senza segni di stasi di sangue. Si deve inoltre considerare l’importante interazione con gli antiaggreganti che possiamo considerare come farmaci largamente usati nella prevenzione cardiovascolare  e soprattutto con gli anticoagulanti.

Le sue ormai note azioni antinfiammatorie, antineoplastiche, protettive cardiovascolari, antilipidemiche, ipoglicemizzanti, antibiotiche sono solo una microscopica parte delle possibilità farmacologiche della fitoterapia cinese che annovera, pensate, oltre 5767 sostanze la maggior parte delle quali a noi interamente sconosciute. Fra le sostanze fitoterapiche più usate oggi in Fitoterapia cinese  si contano circa 40 piante aventi come azione quella di muovere il sangue e di rimuovere le stasi.

Fra queste citiamo Yan Hu suo (Rhizoma Corydalis), Taoren (Semen Persicae) , Moyao (Myrrha), Ruxiang (Gummi Olibanum), Chuan Xiong (Rhizoma Ligustici), Wang Bu Lui Xing (Semen Vaccariae) e molte altre ancora, tutte molto più usate nelle ricette antiche ma a noi sconosciute principalmente perché non si tratta di sostanze usate anche nella comune alimentazione e il loro utilizzo, trattandosi di veri e propri rimedi, richiede dosaggi più controllati e precisi e una conoscenza maggiore della materia medica.

L’arte di usare la fitoterapia è data dalla possibilità di personalizzare il rimedio sulla costituzione fisica del paziente e per fare questo i rimedi vengono mischiati tra di loro in ricette che ne valorizzino l’effetto adattandosi alle esigenze di chi le assume. Nel caso di un paziente particolarmente debole si può associare a dei tonici e dosare con cautela per esempio.

Focalizzare tutta l’attenzione su un singolo rimedio senza mostrare un minimo di curiosità sulla sua storia è già stato fatto con il Ginseng non senza aver poi perso attenzione per le frequenti problematiche quando prescritto per lungo tempo a soggetti con una costituzione non adatta.

Non esiste al mondo una sostanza fitoterapica che possa essere assunta da tutti, a vita e in modo indiscriminato. Il dosaggio deve essere calibrato e modificato a secondo delle circostanze e se possibile associato ad altri rimedi. Non possiamo decidere che la mela è l’unico frutto da mangiare escludendo tutti gli altri frutti e sapori dalla nostra dieta. Così facendo sbilanceremo un equilibrio dato dalla natura.

E’ sempre la visione di insieme che ci manca, anche se sappiamo calcolare e costruire sequenze di reazioni biochimiche in modo perfetto e isolare le singole molecole di una sostanza complessa. Ci manca l’umiltà di guardare anche indietro o se preferite di riconoscere che non stiamo scoprendo in realtà niente di nuovo, niente che migliaia di anni fa non si sapesse già.

Ci manca la voglia di prendere i testi antichi e perderci gli anni a leggere e studiare la vastità del loro contenuto.

Agopuntura: un reset neurotrasmettitoriale

reset-neuroIn Italia l’agopuntura, nella sua importante azione riabilitativa, viene spesso dimenticata dai medici ortopedici e fisiatri. Si crede che abbia soprattutto un effetto psichico e tutt’al più puramente analgesico, alla stregua di una sostanza chimica morfinosimile  che si estingue gradualmente lasciando il quadro nella stessa identica situazione di prima.

Oggi la risposta chirurgica al dolore osteoarticolare sembra offrire sempre più possibilità terapeutiche grazie a interventi di microchirurgia altamente specialistici con rischi e degenza sempre più ridotti. Si risolvono brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, una lesione cartilaginea, un’ernia discale, oppure frattura ossea, si rimuove  con precisione una malformazione congenita o una tumefazione a carattere compressivo.

L’agopuntura sembra prendere gradualmente distanza dalle normali proposte riabilitative di protocollo forse anche per assumere una veste scientificamente più considerata e valutata.  E’ giusto usufruire delle nuove tecnologie di cui si dispone ma ricordiamoci che l’atto chirurgico anche perfetto e raffinato non sempre garantisce un’altrettanto perfetta risoluzione del dolore e neanche un perfetto recupero funzionale.

Può accadere che nella fase post-chirurgica diventi difficile rimuovere completamente la terapia antalgica e antiinfiammatoria e si debba ricorrere magari ad altri farmaci e talora anche limitare e trascurare la fisioterapia e il suo importante apporto sul recupero funzionale.

Eppure la lesione è rimossa: come mai non si percepisce il miglioramento dei sintomi da tutti atteso?

La medicina cinese, nonostante sia forse la più antica forma di ragionamento medico, trova la risposta nel considerare da un lato l’aspetto puramente fisico e dall’altro quello funzionale e energetico di ogni tessuto e organo. Dopo un intervento chirurgico, così come dopo un trauma, la parte colpita è spesso funzionalmente alterata. Se avessimo un computer faremmo un reset, non smetteremmo di usarlo e soprattutto non avremmo dubbi sul da farsi.

Di questo strano comportamento nervoso abbiamo preso coscienza quando il trauma avviene a livello del cranio; in quel caso si parla di commozione cerebrale definendo uno stato alterato delle funzioni cerebrali transitorio in assenza di una lesione vera e propria.

La differenza tra agopuntura e terapia farmacologica si trova proprio in questa possibilità, non solo di ridurre l’infiammazione e il dolore attraverso una migliore circolazione sanguigna dell’area colpita e grazie alla secrezione di sostanze analgesiche naturali chiamate endorfine, ma anche di stimolare il reset naturale del sistema organico riattivandone in modo progressivo la funzione persa.

L’agopuntura riduce il dolore, migliora la funzione trofica del tessuto, migliora il tono dell’umore, rilassa la muscolatura contratta e il sonno. Il paziente velocemente si sente più energico e diventa in grado di affrontare con più serenità e grinta il suo percorso fisioterapico.

Un valido aiuto in campo riabilitativo che dovrebbe affiancare il paziente in esiti post-traumatici e post-chirurgici  così come il paziente affetto da dolore cronico.

La coppettazione non è solo una moda

coppette-cupping-therapyChi non ha mai provato almeno una volta questa terapia non è in grado di capire la sensazione fisica che questa tecnica millenaria caratterizzata da un azione vacuum è capace di generare sui tessuti muscolari contratti e sugli organi interni.

Un muscolo contratto e sovraffaticato, una rigidità articolare, un colpo di freddo ma soprattutto la pesantezza legata all’entrata dell’ umidità sono indicazioni che trovano nella coppettazione una veloce e sorprendente efficacia.

Non stupisce quindi che atleti professionisti la utilizzino preferendola ad altre metodiche di terapia fisica. In particolare negli sport acquatici dove l’affaticamento muscolare si accompagna al freddo dell’acqua l’azione della coppettazione è fondamentale e insostituibile.

L’origine di questa tecnica proviene dall’antica medicina cinese  dove veniva usata in associazione alla fitoterapia e all’agopuntura per curare diverse patologie interne. Nel corso degli anni questo metodo è giunto in Europa come rimedio naturale tramandato dai nonni  utilizzato in modo specifico per trattare stati  febbrili, bronchiti e polmoniti.

A ogni Olimpiade vengono scritti articoli dedicati ai cerchi rossi sulla pelle lasciati dalla coppettazione oggi chiamata preferibilmente cupping therapy. Ho letto diversi articoli e quello che emergeva sempre nei diversi scritti era il far emergere questa metodica terapeutica come una tendenza da Vips più che una soluzione specifica di alcuni disturbi, quasi come si trattasse di una stravaganza altolocata.  Negli articoli emergeva sempre un velato scetticismo sulla loro efficacia antidolorifica sempre preceduta da “un pare che” mentre si sottolineava soprattutto la mancanza di una approvazione scientifica e la sua possibile pericolosità se fatta da mani non esperte. Invece gli effetti di questa terapia sono fantastici e non è un caso se viene scelta da sportivi di altissimo livello e da personaggi dello spettacolo

Oggi la coppettazione può essere fatta con le tradizionali coppette di vetro rese  attive ovvero capaci di creare una azione vacuum attraverso la fiamma come nel film Karate Kid (in cui venivano chiamate “coppette di fuoco”) ma possono anche essere coppette di plastica messe sotto vuoto da specifiche pompette. Gli strumenti sono sempre più sofisticati e semplici nella loro applicazione esistono coppette con uno specifico manometro capace di controllare la suzione in modo preciso e ripetibile.

Con i tempi che corrono  basta poco per generare tanto rumore per nulla. Ecco che gli ematomi dati dall’azione vacuum sono messi all’indice da molti colleghi medici e talune volte dai parenti dei pazienti. E’ necessario avvisare i pazienti con cura prima di procedere al trattamento ma è possibile avere un’azione delicata e controllata data dall’esperienza di chi la pratica e dalla sua serietà.

La forza vacuum e il tempo di applicazione devono essere correttamente applicati a seconda della zona da trattare, del tipo di pelle, dell’età del paziente e adeguate a seconda del caso. In caso contrario si possono generare dei flitteni (bolle di acqua o siero) che dovranno essere medicati con cura per non lasciare segni visibili. Tenete conto che anticamente  si cercava  l’ematoma e alcune volte anche il flittene per avere una maggiore azione terapeutica.

Quindi si tratta di uno squisito  problema estetico che una volta non si poneva neanche ma che oggi è giusto tenere in conto. In realtà nulla di veramente grave, se per esempio consideriamo i danni dati da una manipolazione sbagliata che può arrivare a un danno neurologico, oppure dalle possibili lesioni tendinee date dalle infiltrazioni cortisoniche  prescritte con grande facilità dai colleghi medici.

La coppettazione può essere fatta senza lasciare ne ematomi ne flitteni e con l’approvazione e la fiducia del paziente si può arrivare a ematomi controllati che passano in meno di una settimana. Non deve stupirci però se questa tecnica  è ancora troppo  poco usata dai fisioterapisti.  Da un lato i tuinaisti  e i medici agopuntori la tengono come una loro esclusiva metodica.  Dall’altra  può essere fatta con costi molto inferiori ai classici macchinari di elettroterapia proposti dalle fisioterapie, di nuovo non è la macchina ma l’esperienza del terapista a fare la differenza.

La tendenza oggi nella terapia chiamata conservativa ovvero non chirurgica è ancora quella di delegare la guarigione  a un farmaco oppure  a una macchina e non a un professionista nel campo della riabilitazione capace di applicare un ragionamento  diagnostico e scegliere la tecnica manuale più adatta. Personalmente credo che i fisioterapisti dovrebbero conoscere non solo l’anatomia e la fisiologia del corpo umano, come l’inserzione e l’azione dei diversi muscoli ma anche le potenzialità di alcune nozioni fondamentali di medicina cinese.  Solo unendo le diverse informazioni e conoscenze è possibile agire in modo completo sul paziente.

Ricette ghiotte per celiaci: Crema di peperoni rossi – by Gabriella

crema-di-peperoni-con-quinoa-e-avocadoRossi, verdi, gialli… i peperoni sono un’esplosione di colore tipica della stagione estiva. Originari dell’America del sud, furono importati in Europa nel sedicesimo secolo con altri frutti e ortaggi, prima di allora, sconosciuti nel vecchio continente.

Per la crema utilizzerò tre peperoni rossi di grandi dimensioni. Lavate e asciugate i peperoni e disponeteli in una teglia foderata con carta da forno. Solitamente i peperoni arrostiti si preparano sui carboni o alla piastra, in alternativa, per questa ricetta li prepareremo al forno con l’ausilio del grill.

Disponete i peperoni in forno a 200° per circa 50minuti, girandoli, di tanto in tanto, in modo da ottenere una cottura uniforme su tutti i lati. I tempi di cottura possono variare. Appena ultimata la cottura, estraete la teglia dal forno, con l’aiuto dei lembi della carta da forno, disponete i peperoni dentro un sacchetto di carta per alimenti, chiudetelo e aspettate che si raffreddino. Tale accorgimento serve per spellare facilmente i peperoni e renderli più digeribili.

Pulite i peperoni eliminando la pellicina, il torsolo e i semi; tagliateli a listarelle.

Affettate tre cipolle rosse dolci di piccole dimensioni, saltatele in padella, appena cotte unitele ai peperoni, aggiustate di sale e frullate. Se preferite, potete aggiungere alla crema di peperoni un po’ di mandorle tostate. Nel frattempo lessate la quinoa (150g). Affettate un porro, saltatelo in padelle con un po’ d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale, timo, menta e curcuma, infine aggiungete la quinoa.

Tagliate mezzo avocado a dadini.

Disponete la crema di peperoni in una ciotola, con al centro, una generosa cucchiaiata di quinoa,  decorate con dadini di avocado e un po’ di buccia grattugiata di un limone biologico e… come ultimo tocco… qualche goccia di limone.

Servite la crema appena tiepida… e buon appetito!

Agopuntura per limitare l’abuso di famaci analgesici

Ridurre i farmaciIl trattamento del dolore è oggi come da sempre una importante parte dell’arte medica che si affianca sempre a una diagnostica delle cause con l’obiettivo di poterlo eradicare andando alla sua radice. Oggi come oggi la risposta chirurgica sembra sempre quella più scientificamente valida e sensata, ma dai dati epidemiologici non sempre questa scelta terapeutica risulta risolvere il dolore in maniera definitiva.

Risolve sempre più brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, cartilaginea, discale, oppure ossea, rimuove una malformazione congenita, una tumefazione a carattere compressivo. L’atto chirurgico anche perfetto non garantisce pertanto una risoluzione del dolore. Capita quindi spesso che nella fase post chirurgica si passi a una terapia antalgica e antiinfiammatoria di fondo per sostenere i sintomi dolorosi.

La scelta fisioterapica post chirurgica a meno che non si tratti di protocolli ospedalieri noti comuni è ancora troppo poco sviluppata, ci si fida poco del fisioterapista indipendente fuori dall’ambiente ospedaliero perchè si teme possa anche danneggiare il percorso post chirurgico. Ecco che al di fuori dal sempre più breve protocollo riabilitativo istituzionale, la fisioterapia soprattutto nei casi complicati e difficili, come per esempio laddove il paziente si rechi in Svizzera interna per eseguire l’intervento, non è a mio parere sfruttata nel suo fondamentale potenziale di recupero dai colleghi medici.

Al paziente al quale persiste un dolore post chirurgico viene proposta dopo il fallimento delle terapie fisiche locali come la tecar, una dose maggiore di farmaco oppure un’associazione di altri farmaci con effetto sul sistema gabaergico ovvero sulla trasmissione del messaggio doloroso oppure direttamente sul sistema nervoso centrale usando antidepressivi e farmaci della categoria dei neurolettici.

Mai, dico mai, si pensa di associare l’agopuntura nella sua specifica e nota azione antidolorifica. E’ come se l’associazione non fosse possibile mentalmente, come se l’agopuntura non appartenesse alla categoria dei possibili trattamenti medici. Recentemente una paziente di 45 anni in terapia antidolorifica da oltre 6 mesi in seguito a un intervento chirurgico di riparazione del ciglio cotiloideo (cercine presente nell’articolazione dell’anca) non riusciva più a dormire a causa di un dolore acuto localizzato su tutto il bacino e su entrambe le anche.

Il suo curante le ha proposto oltre a una visita chirurgica specialistica che le proponeva una revisione chirurgica,  delle perfusioni di farmaco endovena per alleviare il dolore. Quando la paziente di sua iniziativa è venuta a studio aveva poche illusioni e speranze, il suo curante le aveva detto “signora l’agopuntura non le farà niente!“. Il desiderio però di stare meglio per poter partire in vacanza con la famiglia ha vinto su tutto. Ecco che mi sono trovata a dover fare il più possibile per alleviare il suo dolore in sole 5 sedute.

La paziente aveva paura di dirlo a voce alta ma si è sentita subito sollevata, il dolore notturno era sparito quasi completamente, il dolore durante la giornata era diventato sopportabile anche senza farmaci. La vita le stava sorridendo di nuovo. L’ho lasciata partire per le sue ferie che purtroppo non coincidevano con le mie. Ci rivedremo a settembre per continuare un lavoro non solo sul dolore ma anche sulla postura e sugli esercizi stabilizzatori dell’anca e del rachide.

Peccato non avere lavorato nell’immediata fase post chirurgica, peccato l’agopuntura resti nella mente di quasi tutti i medici una terapia complementare inutile e ascientifica. Ci sono comprovate evidenze sulla significativa partecipazione dei farmaci antinfiammatori nel peggioramento della funzionalità renale. Ci sono fior di evidenze sull’efficacia dell’azione antalgica data dall’agopuntura. Non usarla per ridurre gli effetti dannosi dei farmaci analgesici a lungo termine è il risultato di un comune modo di pensare che possiamo definire esclusivo che non ha niente di scientifico.

Ci auguriamo di allargare questa visione attraverso il dialogo e la condivisione di informazioni aumentando le nostre risorse terapeutiche affinché una si appoggi all’altra con fiducia e collaborazione piena.

Il porro in cucina: un gustoso alleato della nostra linea

Family_eating_lunch_(2)Il porro sostituisce da anni l’aglio e la cipolla nella mia personale cucina domestica e ora vi spiego perché…

Il suo nome è Allium Porrum e la sua famiglia è appunto la stessa delle sue sorelle più famose e usate, aglio e cipolla.

Le primissime coltivazioni documentate sembrano risalire all’epoca egizia e alcuni studiosi sono convinti che che le sue origini fossero celtiche risalenti addirittura a 3000 anni a.C.

Furono pare i Romani a portare il porro in Europa e sono diversi in quell’epoca gli utilizzi del porro per scopi terapeutici: “giova al sonno e alla voce” diceva Plinio il Vecchio, “allenta il nodo nuziale” diceva nei suoi Epigrammi Marziale alludendo alle sue qualità afrodisiache.

Ne “Il tesoro della sanità” scritto molto più avanti dal medico Castore Durante si legge: “provoca l’urina, facilita le mestruazioni, dissolve la ventosità, stimola Venere, cotto con le mele pulisce i polmoni , riduce l’asma, mangiato con il sale purga lo stomaco, cotto con la cenere risolve il mal di testa, toglie l’ubriachezza, sana i dolori colici, sana la tosse, migliora la voce e fa feconde le donne“.

Oggi  il porro viene considerato un alimento ipocalorico, privo di colesterolo e molto ricco di  minerali, fra cui il magnesio utile al cuore e ai muscoli, la silice e il calcio capaci di nutrire e rinforzare le ossa e l’acido fosforico che giova al sistema nervoso. Sono infine confermate le sue proprietà diuretiche, lassative, antigottose, antiemorroidarie. Rafforza il sistema immunitario, abbassa il livello di colesterolo, si considera utile nella prevenzione contro il cancro.

E per finire utile per la pelle che mantiene fresca e elastica.

Un alimento dai mille volti e proprietà che può quindi  essere usato con tranquillità e allegria nelle diete dimagranti  arricchendo di gusto e profumo i nostri piatti estivi.

Salute: Gestire l’eredità dei tuoi genitori

gestire-la-nostra-ereditàSembra una battuta invece si tratta di una cosa seria che non ha niente a che vedere con il patrimonio in termini di denaro ma con quello fisico con il quale veniamo al mondo. Il DNA di padri e madri ci appartiene, volenti o nolenti: dobbiamo quindi guardare ai nostri genitori con amorevole attenzione, perché alcuni problemi di personalità piuttosto che patologie e difficoltà fisiche potranno essere viste e curate con il giusto anticipo.

Le attenzioni e consigli salutistici lo sappiamo sono un infinità ma per ognuno di noi esiste un punto debole ed è proprio su quello che dovremo porre la maggior parte delle nostre cure preventive per renderlo più forte.

I nostri genitori possono farci da specchio per individuare in tempo utile questo punto; se abbiamo una famigliarità per il diabete cerchiamo di eliminare il più possibile i dolci, mangiamo noci e semi e usiamo la frutta per dolcificare il nostro palato, senza aspettare di vedere i valori di glicemia lievitare all’improvviso dopo i 50 anni.

Se invece abbiamo la stessa identica conformazione di schiena della mamma operata di ernia discale non aspettiamo di avere mal di schiena per eliminare i pesi della spesa e delle faccende domestiche e impegniamoci subito con gli esercizi preventivi.

Se i nostri genitori sono entrambi grassi stiamo attenti sin da giovani a non prendere peso e iniziamo un’attività sportiva o più di una da eseguire regolarmente e frequentemente.

Se la nostra mamma soffre di severe vene varicose e ci accorgiamo di avere le gambe gonfie e pesanti proviamo ad andare regolarmente in piscina e curiamole attentamente con dei vasotonici naturali come il cipresso.

Se abbiamo una famigliarità per le neoplasie non serve preoccuparsi e basta, e neanche ha senso farsi operare asportando una parte sana del corpo. Magari qualche controllo mirato in più ma soprattutto una dieta con poca carne e sostanze additive, una buona aria dove vivere. Curiamoci in modo naturale da medici specialisti.

L’agopuntura  è più di ogni altra medicina una medicina preventiva, utile a  mantenere il corpo in equilibrio ed è considerata un ottimo sistema preventivo antitumorale; si ritiene che aumenti il numero delle cellule Natural Killer e aumenti quindi la difesa immunitaria nei confronti delle prime cellule neoplastiche.  Sempre sotto la guida di un medico si possono sfruttare le numerose  erbe cinesi con noti effetti antitumorali come il ganoderma per fare un nome ormai conosciuto a tutti.

Come dice Sun Tzu; Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo” .

Imparare a individuare le nostre peculiari debolezze prima che si manifestino è certamente un sistema utile a mantenerci in salute il più a lungo possibile.

Ricette ghiotte per celiaci: insalata di riso venere – by Gabriella

insalata-di-riso-venereIl riso Venere è una varietà italiana nata dall’incrocio tra un riso nero originario della Cina e una varietà coltivata nella Pianura Padana.

Oggi è coltivato in Piemonte e in alcune zone della Sardegna.

Nell’antica Cina il riso nero era conosciuto come “riso dell’imperatore” o “riso proibito”, perché esclusivo privilegio dell’Imperatore e della sua corte. Il nome Venere è un omaggio alla dea dell’amore poiché, in passato, si credeva che avesse un forte potere afrodisiaco. Da un punto di vista nutrizionale ha un alto contenuto di fibre, vitamine, sali minerali come ferro, selenio, manganese e tanto altro… La sua colorazione è dovuta alla presenza di antocianine, un antiossidante della famiglia dei flavonoidi come quelli presenti nei mirtilli, nell’uva e in tutti i frutti di colore nero-blu. Ha un sapore intenso e un profumo che ricorda il legno di sandalo. In cucina è molto versatile ed è adatto a varie preparazioni… è buonissimo anche senza condimento, semplicemente lessato con un filo d’olio.

In questa ricetta è l’ingrediente perfetto per un’insalata tiepida, estiva e dal sapore un po’ insolito…

Cuocete il riso (300g) in acqua bollente per circa 35-40 minuti.  Scolatelo e fatelo intiepidire. Nel frattempo, lavate i fagiolini e cuoceteli a vapore, appena pronti, tagliateli a piccoli pezzi. Lavate e tagliate finemente un mazzetto di rucola e uno di aneto. Tagliate a dadini mezzo mango e un avocado. Ponete tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e condite con sale marino integrale e olio extravergine d’oliva, infine aggiungete il riso; mescolate per amalgamare un po’ i sapori… e servite!

Per servire l’insalata di riso potete utilizzare delle zucchine tonde a mo’ di ciotoline… Lavate le zucchine, asciugatele, tagliate la parte sommitale e scavate all’interno con uno scavino per togliere la polpa o, più semplicemente, utilizzate un cucchiaio… la polpa delle zucchine è molto morbida, si estrae facilmente… Naturalmente non buttatela, utilizzatela per altre ricette…

Ecco pronte le ciotoline… riempitele con l’insalata di riso e decorate con germogli di bietola rossa.

E voilà… pronte da servire!

Buon appetito!

 

Non aspettiamo di avere sete

non-aspettiamo-di-avere-seteSecondo uno studio della University of Human Performance Laboratory del Connecticut la perdita del 5, 1 % del volume di liquidi nell’organismo è sufficiente a influenzare negativamente le energie fisiche e  il tono dell’umore. Anche una piccola perdita pari al 2% dei liquidi è sufficiente a ridurre alcune performance cognitive sui soggetti indagati dai test.

Ne consegue in prima istanza che non bisogna aspettare di avere sete per idratarsi con l’acqua. Sono molte le persone che lavorando si dimenticano non solo di mangiare ma soprattutto di bere a sufficienza. Ne consegue poi che davanti al sesto caffè della giornata magari lo bevono avidamente solo perché hanno sete, oppure sedendosi a tavola di fronte a un aperitivo oppure alla cena di lavoro trangugiano con un singolo fiato un bicchiere di vino oppure un mohito senza battere ciglio.

Bere frequentemente ci mantiene idratati e evita quindi questi tipici errori comportamentali. Mantenersi ben idratati riduce ovviamente anche il senso di fame oltre che limitare l’assunzione incontrollata di bibite alcoliche o zuccherine ed è quindi utilissimo in qualsiasi dieta dimagrante oltre che purificante.

L’acqua infatti permette alle tossine che si possono formare nel corpo oppure vengono introdotte direttamente nell’organismo di essere eliminate attraverso le urine e le feci.

L’acqua migliora i quadri di iperacidità gastrica e la stitichezza. La digestione a livello intestinale è di fatto un meccanismo su base liquida e richiede una grandissima quantità di liquidi presenti nei succhi digestivi. Bere durante il pasto invece rallenta la digestione in quanto diluisce i succhi gastrici in maniera diretta.

Ne consegue che l’assunzione dei liquidi deve avvenire lontano dai pasti e distribuita in modo equilibrato nell’arco dell’intera giornata.

Pensate che l’acqua è considerata come un cardioprotettore! Infatti da un recente studio epidemiologico americano durato  ben 6 anni  emerge che bere più di 2 bicchieri al giorno riduce del 41% il rischio di infarto. Curioso pensare che in medicina cinese l’asse cuore – rene è fondamentale e forma il grande canale shao yin, il più profondo e interno dell’organismo. Non ci stupisce che bere adeguatamente mantenga in salute non solo la funzionalità renale come è ovvio, ma anche quella cardiaca come sua diretta relazione. Da recenti studi emerge che una buona assunzione di acqua riduce l’incidenza di neoplasie, di ben il 45%  per il cancro al colon ma considerabili anche per altre  localizzazioni come la vescica urinaria e il seno. L’idratazione dei tessuti è quindi correlata con una buona funzionalità degli stessi in senso lato e la loro salute come una sorta di ridotta degenerazione presumibilmente proprio per la ridotta presenza di sostanze tossiche interne.

Fra i vari tessuti organici ricordiamo in primis la pelle che con l’assunzione adeguata di acqua giornaliera può cambiare colorito diventando più rosea, elastica e luminosa. Anche in questo caso il collegamento diretto tra  intestino crasso e pelle descritto nella medicina cinese può rafforzare il concetto questo effetto benefico. Ovviamente ci vuole del tempo e una singola giornata di attenzione non basterà!

Nel mondo dello sport e della medicina sportiva molta importanza viene data all’adeguata idratazione sia per risolvere contratture muscolari che per migliorare significativamente le prestazioni fisiche durante le varie attività sportive esaminate.

Infine il  mal di testa viene considerato oggigiorno come uno dei primi sintomi legato alla disidratazione anche lieve. In buona sostanza non aspettiamo di avere sete e cerchiamo di assumere dei liquidi in modo equilibrato nell’arco dell’intera giornata. Idealmente possiamo dividere la giornata in 4 fasce e in ognuna di queste bere almeno 2 bicchieri di acqua.  Consideriamo però i momenti lontani dai pasti per non diluire troppo i succhi gastrici della digestione e escludiamo il momento prima di coricarsi per limitare i risvegli notturni dati dalla poliuria.

In pratica al risveglio un bicchiere di acqua calda o tiepida a digiuno è sempre raccomandabile, poi in mattinata  dalle 10 alle 12 potremo bere almeno 2  bicchieri e nel pomeriggio dalle 15 alle 19, circa 4  bicchieri  e per finire uno solo dopo cena. Questa potrebbe essere una valida distribuzione dei liquidi considerando che con i 2 pasti centrali almeno 2 bicchieri di acqua di solito si vengono ad aggiungere naturalmente.

Ne consegue che i momenti più utili per idratarsi sono quelli in cui ci troviamo in pieno lavoro; la bottiglia sul tavolo, in borsa e in macchina dovrebbero essere di rigore, possibilmente a temperatura ambiente o fresca e mai ghiacciata e di buona qualità.

Proviamo a starci attenti, in particolare in questa stagione estiva, dove la pelle si disidrata più facilmente per il calore esterno, acquistiamo magari un thermos, oppure proviamo con delle tisane leggere se non amiamo bere l’acqua, potrebbe essere un trucco per ingannare il palato.

Un modo in più per volerci bene anche nella frenesia di una giornata lavorativa.

Il gonfiore addominale in medicina cinese

pancia-gonfia (2)Il gonfiore addominale in medicina convenzionale non è suscettibile di grandi attenzioni mediche, il paziente normalmente si rivolge in farmacia dove esistono dei rimedi di parafarmacia come i probiotici per normalizzare la flora batterica intestinale oppure preparati da banco a base di carbone attivo e olii essenziali di varie sostanze attive come il finocchio, l’anice stellato, il cardamomo e infine argilla ventilata.

Niente che realmente lavori sulla causa del gonfiore  ma solo sul sintomo inteso come produzione di gas a partire dalla flora intestinale. I consigli alimentari  possono essere vari e spesso insufficienti a modificare questo fastidioso disturbo della pancia.

Di gran moda le intolleranze alimentari e tutto il mercato che ne segue di cibi pronti e di test specifici. Il paziente non vedendo grandi miglioramenti si muove di propria iniziativa, si mette a dieta, elimina alcuni cibi talora in modo definitivo e spesso di più del dovuto, esegue lavaggi del colon, pratica di per sé ottima purché fatta da mano esperta e senza eccessi.

In buona sostanza in medicina la distensione addominale non è intesa come una patologia ma come un sintomo spesso associato ad altre patologie come colite spastica, colon irritabile, stitichezza cronica, gastrite, sofferenza epatica, calcolosi della colecisti ma anche la dismenorrea.

La distensione addominale, così viene chiamata la sensazione di gonfiore della pancia, localizzata in regione ipocondrica, periaddominale o dell’intero addome, è visualizzabile come una pancia con pareti più o meno tese ma elastiche e relativamente morbide alla palpazione profonda.

La distensione può avvenire in modo acuto dopo un colpo di freddo, dopo aver mangiato cibo non idoneo, oppure dopo una litigata o una giornata di grande fatica. In questo caso diventa facile accorgersi del disturbo ed evitarlo.

Nella maggioranza dei casi invece il disturbo è cronico e si collega a un disturbo organico degli organi addominali di fegato e milza, disturbo che poi altera la funzionalità dello stomaco e degli intestini.

Si tratta spesso di una disarmonia di fegato e milza, dove nel fegato prevale la stasi di qi e nella milza prevale un deficit di energia, da cui consegue un eccessivo controllo del legno (elemento del fegato) sulla terra ( elemento della milza) e un impedimento delle normali funzioni digestive della milza. Ci sono casi dove è maggiormente compromesso il fegato e casi in cui costituzionalmente è più carente la milza.

In modo semplicistico ecco come la tensione emozionale e le preoccupazioni possono interagire in modo sostanziale su una costituzione già predisposta.

Inutile dire che poi il tipo di alimentazione può peggiorare la condizione, i cibi troppo freddi (le insalatone, mozzarelle, sushi, gelati, latticini) e  i cibi dolci in genere ma anche un’alimentazione a base di solo pasta e pane possono alterare la funzione della milza e provocare un accumulo di mucosità nell’addome; per i fritti e gli insaccati è naturale  per tutti pensare che appesantiscono la digestione: è sufficiente ascoltarsi per capirlo.

Anche mangiare di corsa, alzarsi dal tavolo appena ingoiato l’ultimo boccone e andare a lavorare, discutere e litigare mangiando, saltare il pranzo e la prima colazione e abbuffassi alla sera, sono tutte abitudini che sappiamo tutti essere nocive.

Per togliere le mucosità accumulate e il ristagno di cibo non basta lavorare sulla flora batterica e sui gas con il carbone; è necessario rinforzare la milza e pacificare il fegato oppure armonizzare milza e fegato. Esistono una quantità elevatissima di ricette di fitoterapia cinese antiche orientate in questo senso. Incredibile se ci pensate, visto il periodo storico in cui furono create: parliamo del 265 d.c. per i primi reperti scritti ufficialmente riconosciuti.

Potremmo dire che il sistema digestivo è come il motore di una macchina: il rischio che si ingolfi è elevato e così è sempre stato sin dalla notte dei tempi anche in condizioni igienico sanitarie e stile di vita completamente diversi dai nostro contesto attuale. Un tempo poteva essere il freddo, la fatica fisica, i cibi non freschi a creare problemi. Oggi possono essere l’abbondanza di cibi anche non adatti, la fatica mentale e le rimuginazioni a costituire l’altra faccia della stessa medaglia.

La fitoterapia cinese e l’agopuntura offrono possibilità terapeutiche poco conosciute e poco studiate ma molto efficaci per risolvere il gonfiore addominale meglio conosciuto come distensione addominale. Esistono numerosissime ricette per scaldare il jiao medio,  eliminando le mucosità e la stasi di cibo, tutto sta ovviamente nel porre un’adeguata diagnosi in medicina cinese e non un fai da te il più delle volte pasticciato e poco efficace.

Quindi anche se i rimedi sono considerati integratori alimentari si tratta di sostanze fitoterapiche che possiedono un’azione precisa, e quindi una possibile interazione con i farmaci, un dosaggio efficace e uno tossico e devono essere sapientemente associati ad altre sostanze a seconda della vostra specifica costituzione e problematica interna.

Ricette ghiotte per celiaci: tofu alle erbe aromatiche – By Gabriella

tofu-alle-erbe-aromaticheQuesto mese vi propongo una ricetta a base di tofu… semplicissima da realizzare, veloce e molto gustosa.

Utilizzate il tofu al naturale a panetto compatto (250g). Tagliatelo a cubetti e fatelo dorare in una padella antiaderente con un porro, qualche rametto di timo, un cucchiaino di curcuma e naturalmente olio extravergine d’oliva e un pizzico di sale. Dopo cinque minuti aggiungete i pomodorini tagliati a metà e una generosa spolverata di origano. Lasciate insaporire per qualche minuto e servite.

Se preferite che il tofu sia particolarmente morbido, prima di saltarlo in padella, tuffatelo per qualche minuto in acqua bollente.

Potete accompagnare questo piatto con spaghetti di zucchine e carote.

Tagliate due zucchine e tre carote con un piccolo utensile simile a un  “temperamatite”, abbiate solo l’accortezza, di tanto in tanto, di spezzare gli spaghetti. Saltate gli spaghetti in padella, per qualche minuto, con un  po’ d’olio extravergine d’oliva, una manciata generosa di menta secca e un pizzico di sale.

Buon appetito!

Agopuntura: le posizioni statiche della medicina convenzionale

AgopunturaNon finisce di stupirmi come ancora oggi per donare il sangue, tra le avvertenze che ne impediscono la donazione, si trovi essere stati sottoposti a trattamenti di agopuntura.

Ora non vorrei sembrare suscettibile ma se gli aghi sono sterili e monouso (e lo sono da innumerevoli anni), come è che non basta? Come è che se fai un prelievo di sangue oppure una qualunque terapia iniettiva non sei considerato ugualmente a rischio?

Che  un medico possa usare una siringa già usata non sfiora l’anticamera del cervello e giustamente non ha nessun senso a meno che non sia un criminale ma che un medico agopunture possa usare un ago già usato per fare un trattamento di medicina non convenzionale invece si?

Ma mi domando e dico: sul serio? Accade ancora oggi di avere pazienti trattati malissimo dai centri di donazione del sangue per aver omesso di indicare il loro trattamento di agopuntura e mi succede spesso di dover scrivere un certificato che dichiara  che la mia paziente ha usato solamente aghi sterili monouso.

Non ha nessun senso pensare che un agopunture possa usare degli aghi infetti senza dargli del criminale. Diverso è se gli strumenti sono da sterilizzare, come il tronchesino dall’estetista oppure la sonda dal dentista allora magari può esserci una mancanza di adempimento dell’adeguato compito di sterilizzazione per distrazione ma si tratterebbe comunque di un incidente. Eppure di estetista e di dentista non si fa menzione come impedimento alla donazione.

Non ci sono neanche dati scientifici e nessun numero che convalidi questa idea, del rischio infettivo post agopuntura. Si tratta di un’idea empirica oltre che datata,  inglobata in modo acefalico nel cosiddetto pensiero scientifico moderno.

Un’idea retrograda e direi tendenziosa che non può non portare dubbi e incertezze su quello che invece ritengo senza alcun dubbio la forma di medicina più efficace e priva di rischi nello stesso tempo. Una medicina non convenzionale che dovrebbe invece essere consigliata molto più frequentemente di quanto non sia comunemente proposta da medici di base, reumatologi, ortopedici, gastroenterologi, allergologi, ginecologi, neurologi, andrologi come una validissima alternativa all’utilizzo di farmaci oppure all’aumento degli stessi per migliorare i sintomi non sufficientemente coperti dalla terapia.

Sto parlando dell’ansia, degli attacchi di panico, delle sindromi vertiginose, della dismenorrea, dell’infertilità di coppia, del colon irritabile, della gastrite, della lombosciatalgia in gravidanza, dell’insonnia, della fibromialgia, della vulvodinia, delle disfunzioni erettili, dell’asma  e della spalla congelata, questo solo per fare alcuni esempi classici dove l’agopuntura potrebbe fare la differenza ma nella maggioranza dei casi viene totalmente ignorata.

Sono molti i lavori scientifici specializzati che dimostrano l’efficacia degli agopunti e il loro complesso meccanismo di azione.

Sarebbe il momento questo per fare un salto di qualità nella formazione dei medici  e nell’apertura dei loro orizzonti. Il Medio Evo è finito da un bel pezzo!

L’intensità della presenza nel movimento

movimento-consapevoleNon riesco a definirla diversamente, si tratta di quella tensione muscolare perfetta durante l’esecuzione di un movimento che non può essere slegata da una attenzione completa. Un’attenzione non solo a quello che stiamo facendo in senso lato ma un vero e proprio ascolto interno di tutti i nostri muscoli, della loro tensione e della loro esatta posizione nello spazio.

La differenza nel solo stare in piedi oppure nel semplice atto di sollevare un braccio o una gamba è sostanziale sia dal punto di vista esterno che interno. Il movimento così praticato e interiorizzato produce un effetto benefico sull’intero corpo molto maggiore che in condizioni abituali.

Questo perché semplicemente abbiamo attivato un circuito neurale in salita e in discesa molto più attivo e potente. In termini chimici possiamo dire che i neurotrasmettitori prodotti a livello della sottocorteccia e della corteccia, stimolati adeguatamente da questo circuito, sono infinitamente maggiori rispetto allo stesso identico movimento eseguito con scarsa attenzione o in modo meccanico.

Il nostro corpo viaggia con una modalità “risparmio energetico”,  un sistema inserito per default in tutti gli esseri viventi, un meccanismo atto a garantire la sopravvivenza della specie ma che oggi ci ostacola fortemente nel raggiungere quell’intensità e quella presenza in tutto quello che facciamo.

Entrambi fondamentali, lo sa bene chi l’ha sperimentata almeno una volta nella vita. Le arti marziali e lo yoga sono discipline antichissime che a questo ascolto interno dovrebbero portare chi le pratica.

Mi capita all’interno del trattamento che definisco motorio, di insegnare esercizi specifici per un determinato disturbo ai miei pazienti, nella maggior parte dei casi si tratta di esercizi all’apparenza molto semplici. Succede infatti facilmente che il paziente li sottovaluti e li esegua in modalità risparmio energetico ovvero in modo automatico dando per scontato tutto o quasi tutto.

Non è sempre facile trasmettere con poche parole come arrivare a questo stato, il respiro diventa fondamentale così come i dettagli e i supporti visivi. Si può immaginare stendendo una gamba una forza a spirale che sale e una che scende una che spinge verso l’interno e una verso l’esterno e questa immagine rinforza l’attenzione e il movimento nella sua intensità e presenza.

Quello che noto spesso quando i pazienti vengono a controllo è che facilmente eseguono gli esercizi che amano maggiormente e che considerano utili mentalmente e vice versa difficilmente eseguono gli esercizi che trovano complicati e a questi attribuiscono una potenziale nocività. A me spetta il compito di far loro capire che è proprio dove trovano la difficoltà che devono impegnarsi con costanza e assiduità e far loro capire la grande differenza tra un esercizio efficace e uno non efficace.

I movimenti  eseguiti con poca attenzione e in modo irregolare infatti seppur specifici per quella persona diventano completamente inefficaci per produrre un miglioramento o un qualsivoglia cambiamento. Senza l’intensità della presenza e senza continuità,  nessun movimento potrà mai raggiungere la soglia dell’efficacia terapeutica. Non si tratta quindi di una difficoltà tecnica da superare, non dovrete alzare la gamba modello Heather Parisi ma di una pura difficoltà mentale che possiamo anche definire impegno.

Una parola questa che spaventa molti ma si tratta di un ingrediente indispensabile e meno costoso di quanto non si possa immaginare. Smettiamola quindi di dare ascolto al quel  bambino capriccioso che picchia i piedi per terra e vuole tutto subito, se lo ignoriamo con la maturità e la pazienza adeguata si calmerà e ci seguirà crescendo e rinforzandosi emotivamente.

Un lavoro questo che si può conseguire a partire da tutti i livelli e che una volta raggiunto produce un netto salto di qualità, in quanto i così detti esercizi motori diventano qualcosa di più esteso,  si può toccare con mano il nostro potenziale di salute e perseguirlo fino in fondo, passo dopo passo.

Il successo non è quindi precluso a nessuno. Provare per credere.

Ricette ghiotte per celiaci: “frittata” di topinambur e erbe di campo – by Gabriella

topinamurerbeIl topinambur o carciofo di Gerusalemme è un tubero “bitorzoluto” che somiglia per consistenza alla patata, ha un sapore delicato che ricorda il carciofo. Può essere gustato sia crudo che cotto in sostituzione delle patate; non contiene amido, è ricco di vitamine A e B e contiene sali minerali quali ferro, potassio, magnesio e tanto altro…

Per la nostra “frittata” utilizzeremo cinque o sei topinambur di media grandezza. Pelateli e tagliateli a fettine sottili; saltateli in padella per cinque minuti con uno o due porri e un mazzetto di erbe di campo (tarassaco, borragine, ortica, ecc.) tagliate a piccoli pezzi. Aggiungete un pizzico di peperoncino, sale e un trito di salvia e rosmarino (qualche foglia di salvie e due o tre rametti di rosmarino). In alternativa alle erbe di campo potete utilizzare un mazzetto di tarassaco, più facilmente reperibile, o altra verdura a foglia che preferite.

Nel frattempo preparate una crema con 120 g di farina di ceci, tre cucchiai di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e acqua. Aggiungete l’acqua poco alla volta per non formare grumi, fino ad ottenere una crema piuttosto liquida e lasciate riposare per almeno mezz’ora.

Disponete i topinambur e le erbe di campo in una teglia rivestita con carta da forno e versate la crema di ceci. Infornate per circa 45 minuti a 180° o fino a quando non si formerà una crosticina croccante e dorata.

Et voilà  la vostra “frittata” è pronta! Servite e… buon appetito!

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